Strani anelli

Un pessimo fine settimana

Uno delle serie che leggiamo con maggior godimento in questo periodo è Criminal di Ed Brubaker e Sean Phillips. Ogni episodio è una perla nera, tenuta accanto alle altre da un filo apparentemente esile. I tanti personaggi della serie si incontrano e scontrano, amano e tradiscono, in un ambientazione comune. A ben vedere il solo collante di tutti quei frantumi narrativi è la consapevolezza che dal crimine non ci si risolleva mai. Non c’è redenzione: le colpe dei padri (e delle madri) macchieranno per sempre le anime dei figli.

I miei eroi sono sempre stati tossici, uscito negli Stati Uniti nel 2017, per Image Comics, e da noi sul finire dell’anno scorso, mostra che Brubaker e Phillips conoscono bene le regole del loro gioco e si muovono benissimo sul campo. Forniscono ai lettori coordinate temporali perché possano ricomporre la storia del loro mondo, incastrando alla perfezione i tasselli narrativi. Il quadro d’insieme dà un’immagine nitida e spaventosa. E, al contempo, ogni singolo frammento, ogni singola perla, fa ululare di gioia.

È un gioco lontanissimo da quello di Lewis Trondheim e Joann Sfar con la saga di Donjon. Là, un mondo fantastico si ricompone attorno alla costruzione (e alla distruzione) di una fortezza e i due autori scelgono un punto temporale, in un arco molto ampio, e immaginano quale possa essere la situazione in quel momento; una sorta di stato avanzamento lavori. Trondheim e Sfar accolgono nel loro affresco le suggestioni e gli stimoli di tutti gli amici che invitano a giocare. Ogni episodio di Donjon diventa così un esercizio di stile, un modo per spiegare come, partendo da punti noti, si possa giungere a momenti che il lettore già conosce, cercando di produrre comunque stupore.

Allo stesso modo, quello di Brubaker e Phillips è un gioco lontanissimo dalla distruzione della freccia del tempo operata da Quentin Tarantino, nel 1994, in Pulp Fiction. Certo, anche nel mondo di Criminal possono tornare i morti e la fine e l’inizio possono congiungersi in uno strano anello. I personaggi, però, non si limitano a essere attori che agiscono funzioni narrative, citando e omaggiando la cultura ultrapop degli autori e parlando tutti con la medesima voce.

I protagonisti, sicuramente stereotipati, di Criminal sembrano muoversi nel medesimo mondo di Burke, il protagonista del ciclo di romanzi di Andrew Vachss, iniziato nel 1985 con Oltraggio. Un fuorilegge che vive, con il suo cane, ai margini della società, castiga i pedofili, protegge gli oppressi e ha eroi musicali che sono sempre stati tossici. Vachss, avvocato specializzato nella difesa di minori, conosce bene le vittime della violenza e sa che la preda di oggi può diventare il predatore di domani. Le sue costruzioni narrative, che intende come cavalli di Troia per insinuarsi nella coscienza dei lettori, puzzano di vita vissuta e di esperienza raccolta sul campo. Allo stesso modo, non serve che Brubaker racconti la lunga storia di dipendenze della madre per capire che le sue invenzioni poggiano su una profonda conoscenza dell’animo umano e dei piccoli traffici condotti da chi vive di espedienti.

Proprio a quegli espedienti pensano Ornella Vanoni e Giorgio Streheler quando inventano le canzoni della mala. Milano, nel 1959, è nel pieno del Miracolo economico, eppure quel lezzo doloroso di povertà ed esasperazione è ancora acre nelle narici.

«Sont saraa su in ’sta ratera
piena de nebbia, de fregg e de scur,
sotta a ’sti mur passen i tramm,
frecass e vita del ma Milan…
El coeur se streng, venn giò la sira,
me senti mal, e stoo minga in pee,
cucciaa in sul lett in d’on canton
me par de vess propri nissun!
L’è pegg che in guera staa su la tera:
la libertà la var ’na spiada!»

L’ultimo volume fino a ora uscito di Criminal è Bad Weekend. Ancora non è disponibile in italiano ma, se leggi in inglese, fatti un favore: procuratelo. I protagonisti del volumetto sono fumettisti un po’ criminali e criminali che trafficano con i fumetti. La vicenda è ambientata tra gli stand di una convention americana a metà degli anni Novanta del secolo scorso. Come sai, per un po’ non vedremo fiere del fumetto e rischiamo di dimenticarci com’era l’aria che ci si respirava. Ecco: non appena l’avremo dimenticata del tutto, potremo forse illuderci che fossero interessanti come quella raccontata in questo fumetto

Lo strano anello si compone di:

  • Ed Brubaker e Sean Phillips, I miei eroi sono sempre stati tossici, Panini comics, 2019 (ed. orig. 2017).
  • Lewis Trondheim e Joann Sfar, Donjon, Delcourt, 38 volumi dal 1998 al 2020.
  • Quentin Tarantino, Pulp Fiction, 1994.
  • Andrew Vachss, Oltraggio, Interno Giallo, 1989 (ed. orig. 1985).
  • Giorgio Streheler e Fiorenzo Carpi, Ma mi…, incisa nel 1959 da Ornella Vanoni e nel 1964 da Enzo Jannacci.
  • Ed Brubaker e Sean Phillips, Bad weekend, Image Comics, 2019 (raccoglie due numeri della serie più recente di comic book, pubblicata da Image).

Per definirlo, abbiamo bevuto più di un gin tonic fatto con “Bombay Sapphire” e “Tonica superfine Tassoni” (che, in questo momento, ci piace più della “Fever Tree”).

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