QUASI

Nessuno

QUASI, la rivista che non legge nessuno, inizia ad avere una forma. Una forma semplice, dritta e priva di eccezioni. La forma, un po’ noiosa, della freccia del tempo. Una timeline che compone gli articoli, uno dietro l’altro, senza discontinuità. In questo modo, ci illudiamo che tutti gli ammennicoli digitali che teniamo sempre in mano siano in grado di ricomporre i tasselli di QUASI in modo coerente nelle schermate del browser o della app che usi.

Non pensare che questa sequenzialità da “unisci i puntini” ci faccia piacere. Sogniamo un mondo in cui tutto si tenga, per quanto a fatica. Per questo ci piacciono le riviste. Quelle di carta, intendiamo. Ci piacciono perché, da copertina a copertina, esprimono la visione del mondo di chi le fa. Alternano bruttezza e bellezza, colpi di genio ed errori, banalità e articolazione di pensiero. E refusi, che a differenza di quelli di un blog, restano indelebili. Pagina dopo pagina, diventano il catalogo del mondo di chi ha fatto quella rivista. E della sua disarmante umanità.

Le uscite periodiche, quasi sempre tenute insieme dalla povertà di un paio di punti metallici, possono essere cestinate, ritagliate, smembrate, conservate con cura in una scatola, disposte maniacalmente su una mensola, nascoste nel cesto portagiornali del tinello, ritrovate dopo anni, all’improvviso, su un banchetto dell’usato…

Volevamo fare una rivista di carta e siamo atterrati su un blog. Sappiamo bene quello che stai pensando. «Ok, boomer!»

È vero. Siamo due vecchi che trascinano sulle proprie spalle un secolo di vita in due. Sappiamo che preferiresti usare degli eufemismi. Roba come attempati signori, anziani, tipi agée, vintage, ma anche vegliardi, matusa, muffibuffi… A noi poco importa: siamo a nostro agio con la presbiopia, il maldischiena e la memoria che fa cilecca. Siamo due boomer (in realtà siamo due X, ma per la maggioranza dei lettori che NON abbiamo, quasi tutti millennial, tra boomer e X non c’è alcuna differenza) e abbiamo un paio di convinzioni da boomer.

La prima è che la forma rivista (e anche quella blog), così come rende possibile una lettura non lineare, violando la freccia del tempo, costruisce progressivamente una mappa personalissima della forma che l’immaginario aveva nel periodo in cui quella testata è uscita. Ci piace pensarci capaci di fornire ai nostri lettori una carta precisa per aggirarsi nell’oggi. E abbiamo un’idea molto chiara di quanti questi lettori siano. Un’idea così chiara che ci sentiamo autorizzati a dichiararla addirittura nel sottotitolo di QUASI. La pubblicazione su QUASI rende questa mappa segreta e come tale, lo sai, condurrà a un’isola del tesoro (stiamo, senza esitazione alcuna, dalla parte di Long John Silver).

La seconda convinzione si riferisce a quella strana locuzione che abbiamo usato un paio di volte qui sopra: “le riviste esprimono la visione del mondo di chi le fa”. Già… ma chi fa quasi? Sicuramente Boris e Paolo. Poi ci sono Alberto e Claudio. E poi? Poi tutti quelli che, non sempre consapevolmente, contribuiscono a sviluppare la cascata di articoli e immagini che compone questa pagina. Qualche nome l’hai già visto: Onofrio, Alessio, Tommy, Walter, Vincent, Paolo, Patrizia, Paolo, Giorgio, Massimo, Federica, Ugo e Michel, Alessandra, Francesco… Gli altri verranno.

Ci piace molto pensare che una rivista che non legge nessuno sia fatta da molti.

Long John Silver e la sua mappa sono disegnati da Francesco Checco Frongia

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