Plat du jour

100 cose belle dei fumetti

di Giorgio Trinchero

1. Le strisce dei Peanuts messe sfasate per farle stare nel formato verticale della serie BUR.

2. Corto Maltese che si accende il cigarillo recitando per un pubblico che non c’è.

3. Le feste di Asterix e Obelix in cui cercare Assurancetourix imbavagliato.

4. I tratteggi al tempo stesso gommosi e pietrosi di De Vita.

5. L’operazione per salvare la vita allo Sconosciuto.

6. Il capitolo di Lone Wolf and Cub dove passeggiano tra le risaie mentre qualcuno canta.

7. Il finale di That Yellow Bastard.

8. Quando trovi una citazione di Krazy Kat in un fumetto brutto.

9. I primi webcomic.

10. Quando i balloon ti portano in giro per la tavola.

11. Cercare di capire come è stato realizzato un certo effetto con la china.

12. Muñoz che parla del perché si fanno i fumetti.

13. Litigare con gli autori perché non ti piacciono i finali delle loro storie.

14. Litigare con i lettori perché non capiscono un cazzo.

15. Litigare con i critici perché fanno finta di non essere critici.

16. Pranzare con Palumbo.

17. Tezuka che mette cazzeggi metatestuali e demenziali in mezzo alle atrocità.

18. Le vignette quadrate.

19. Le copertine della Marvel, probabilmente degli anni ‘60, che sono l’unica cosa che conosco della Marvel.

20. Quei momenti alle fiere in cui faccio il matto e la gente un po’ ride e un po’ si preoccupa.

21. Non vedere l’ora di parlare con Andrea Tosti per pentirsene subito dopo.

22. Guardare le tavole di Toppi e non capire come un’impostazione così statica possa vorticare.

23. La mostra di De Luca a Bilbolbul 2008.

24. Parlare male dei fumettisti ai lettori.

25. La ristampa di un Tex doppio con una guerra lunghissima tra Navajo e Settimo Cavalleggeri che era l’unico fumetto nella casa in campagna, e lo lessi avanti e indietro così tante volte che ora posso attribuirlo a Galep senza averlo mai più cercato da allora, perché ho ancora le vignette stampate in testa.

26. Topolino che fa esplosivi con il salnitro.

27. Asterix e Obelix stampati in bianco e nero e rimontati a caso negli Oscar Mondadori, ed è questo il motivo per cui era difficile trovare Assurancetourix alle feste.

28. Io a sei anni che cerco di appassionare mio cugino a Mafalda, sfogliando l’edizione integrale e mio cugino che mi guarda stranito.

29. Io a 12 anni che passo a mio cugino un bonellide con una sequenza soft porno e lui che mi guarda ammirato.

30. Scòzzari che davanti alla casa di Frigolandia dice a Sparagna «Vincenzo, porcoddio, ma cos’è questa merda!?»

31. Una delle centinaia di storie di Martin Mystère che non rileggerò mai perché so che sono brutte, ma nei ricordi sono tutte simpatiche.

32. Io e il Ciampi che, alla seconda fiera più desolata mai vista, conosciamo Filosa che mi fa i complimenti per la fanzine che avevo fatto con i compagni della Comics e dopo 10 minuti da quando ci siamo presentati mi dice che, se voglio andare al Crack, mi ospita a Roma.

33. Io che, alla prima fiera più desolata di sempre, litigo con gli organizzatori, scrivo un pezzo sul mio blog che degenera nei commenti e mi becco una denuncia per diffamazione.

34. La polizia postale che ride per le cose che ho scritto in anonimo in quei commenti e cerca di convincermi a non confessare.

35. Tutti ubriachi fradici sul treno notte per Angoulême e Francesco Rossi che ha trovato un bottone e, a tutti quelli che passano, grida: «HAI MICA PERSO UN BOTTONE???»

36. La storia con la città degli insetti dentro un volume enorme di Silly Symphony regalatomi da chissacchì.

37. Un fumetto che non mi ricordo più a casa di Marcellino, un cugino ganassa di mio nonno, che mi lessi mentre loro guardavano un televisore molto grande appena comprato. Forse era una raccolta di storie di Barks, forse qualcosa di Jacovitti.

38. La sensazione di pace e possibilità illimitate di avventura che mi dava guardare le illustrazioni di Pepito in un volumone che raccoglieva storie dello Studio Bierreci.

39. Quanto mi divertiva la cattiveria di Re di Picche di Bottaro.

40. Gli alberi di Bottaro.

41. Pippo che non crede nelle cose.

42. I gravissimi episodi di disturbo ossessivo compulsivo e paranoia di Zio Paperone presentati come cose ok.

43. Il mago Wiz negli Oscar Mondadori di mio padre.

44. Mia mamma che, quando si accorge che sono un fumettista, mi chiede scusa per avermi buttato via i fumetti, quando occupavano troppo spazio.

45. Mia madre che, buttando via fumetti, ha ammantato di magia il ricordo di una copertina di un Classico Disney con Topolino vestito da pirata, e di un’altra in cui aveva un cappello di frutta, ed era vagamente queer in entrambe.

46. Tutti che giocano con lo yo-yo e Mafalda che si incazza.

47. I Selen nascosti nella cassettiera.

48. Bottero che su quello stesso treno per Angoulême cerca di capire chi è Gipi.

49. Gipi, che aveva appena vinto il Micheluzzi 2004 come miglior disegnatore italiano, che sempre più incredulo e imbarazzato fa l’elenco delle sue pubblicazioni a Bottero che, comunque, non sa chi è.

50. Gus che salta nel canyon.

51. La pistola sul davanzale, mi sembra in una storia di Esterno Notte.

52. Tamburini.

53. La recensione comparata di John Doe e Interni, in cui sostengo che Recchioni e Ausonia sono la stessa persona, che non ho mai pubblicato perché avrebbe modificato il corso della storia del fumetto italiano.

54. La sera in cui dissi a Francesco Rossi di disegnare dei personaggi qualsiasi ai quali io avrei aggiunto i dialoghi e lui disegnò un abat-jour con a fianco un paio di occhiali da sole.

55. Il Bordo che tutte gli anni comprava l’agenda Comix e io me la leggevo sotto il banco.

56. Una vignetta, forse di The Far Side, letta sulla Comix del Bordo, che ricordo perfettamente ma non riesco a ritrovare on line.

57. Il primo numero di Mickey Mouse Mistery Magazine.

58. La prima sequenza di volo di Nausicaa sull’aliante.

59. I colori di Professor Bell.

60. L’amore tra Corto Maltese e Rasputin.

61. I primi due numeri di Dampyr.

62. Mio padre che difende tiepidamente il mio diritto a leggere le Sturmtruppen, messo in discussione da mia madre, fallendo.

63. Mia madre che finalmente con Lo scontro quotidiano e Ritorno alla terra inizia ad apprezzare i fumetti.

64. A Natale, regalare a tutta la famiglia fumetti per poterli poi leggere.

65. I segreti della vita spiegati da Mamma Mumin in tre vignette.

66. Valerio in botta piena da Signore degli Anelli che fa disegnare a tutti orchi su un bloc-notes dedicato, e Ugolini che alla richiesta di un orco dice «ok» e gli disegna un apache.

67. Disegnare dal vero con Marchino e La Came.

68. La Came incazzata nera perché non le ho restituito in tempo per l’esame della Comics una tavola che avevo pubblicato sul Peso del Martello.

69. Daveti che guida andata e ritorno da Angoulême e io che gli faccio da navigatore.

70. Dare un’occhiata alla prima pagina di Verso la Tempesta e finirlo in piedi in cucina.

71. I sogni in cui entro in un’edicola stipata e trovo fumetti mai visti prima.

72. Inventare storie con Daveti.

73. Essere libero di non fare fumetti.

74. Comprare tutte le autoproduzioni che trovi, anche se poi non c’è quasi niente di leggibile.

75. Andare effettivamente al Crack a Roma ospite di un amico di Filosa.

76. Paul Karasik che, mentre aspettiamo che si liberi la saletta dove andremo a cenare, inizia a parlare del numero dei clown che escono dalla macchina, e adatta perfettamente il racconto al ritmo con cui le persone escono dalla saletta.

77. Mort Molson in Hicksvile che dice «Questa è roba seria, figliolo.»

78. Quando ho scoperto che la versione originale dell’Eternauta ha meno didascalie della versione italiana degli anni ‘70.

79. La voglia di disegnare che ti mette L’Immortale.

80. I fumetti senza testi.

81. La sensazione di armonia che mi diede leggere per la prima volta Capire il fumetto di McCloud.

82. I due protagonisti di From Hell che parlano sulla spiaggia.

83. Palumbo in piazza Santa Croce che, dopo una cena deludente al messicano, grida e gesticola «Questo burrito mi è bastato per il braccio destro, e il sinistro? E le gambe? Sono Jeeg Robot d’Acciaio! Lanciatemi i componenti!»

84. Io che guardo accigliato le tavole del Saviori e gli dico solo «RIFARE! RIFARE MEGLIO!»

85. Quella volta che con Ravazzani siamo andati a chiedere a Watterson di ricominciare a fare fumetti e lui ci ha sparato dietro.

86. Checco che ti tiene un’ora e mezza al telefono per dirti che ha quasi finito il fumetto, e il numero delle tavole cambia ogni dieci minuti.

87. Provarci solo con le fumettiste di cui ti piacciono anche i fumetti.

88. L’arrogante metatestualità di B.C.

89. Le campiture nere in Dick Tracy.

90. Leggere Buzzelli e non capire come una cosa così vecchia a vedersi possa essere così contemporanea.

91. Iniziare a leggere Bone e trovarsi così tanto in media res da avere il dubbio di essersi persi il primo volume.

92. I classici del fumetto di Repubblica.

93. Fondare imprese strampalate.

94. Quando qualcuno ti racconta un fumetto che lo ha segnato, e il racconto è molto più bello del fumetto di cui parla.

95. Saltare tutte le didascalie di Blake e Mortimer.

96. Dire che Crepax era un grande artista e un pessimo fumettista a uomini nati attorno alla fine degli anni ‘60.

97. Vedere fumetti in tutta la storia dell’arte.

98. Le onomatopee.

99. Dupond e Dupont.

100. Tutti i fumetti ancora da fare.

* * *

56 P.S. L’ho trovata! non era di The Far Side, era di Non Sequitur! E, in realtà, non l’ho trovata io, l’ha trovata Elena per riuscire a farmi smettere di parlarne.
Continuo a ritenerla una bellissima striscia, e la chiamo striscia anche se tecnicamente è una sola vignetta perché è fatta così bene che riesce ad avere 3 momenti perfettamente distinti senza neanche bisogno dello spazio bianco.
Se volete leggere Non Sequitur è tutta disponibile QUI.

3 thoughts on “100 cose belle dei fumetti

  1. N.54 non so cosa hai scritto tu, io avrei scritto:
    Venghino signori venghino: smorzaluce per il giorno e per la notte !

    saluti e grazie

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