If I Can't Dance, It's Not My Revolution

La patata bollente

Gavin Bryars nel 1971 registra un vagabondo che canta dei versi strazianti: «Jesus blood never failed me yet». A casa li mette in loop su un nastro e, da quel momento, cerca di liberarsi di questa nenia ossessionante. un giro semplice, che ti entra dentro e ti percuote. Bryars continua, in crescendo, ad aggiungere strumenti alla voce del vagabondo e si illude, ogni volta, di essersi liberato di quella patata bollente. La prima esecuzione dal vivo è del 1972; la prima incisione dura 25 minuti ed è del 1975; nel 1990 ne incide una versione che dura un’ora; nel 1993 ci aggiunge la voce di Tom Waits e arriva a 74 minuti; nel 2019 ne incide una versione con i suoi quattro figli e ne dirige un’esecuzione dal vivo alla Tate Modern art gallery di Londra che dura tutta la notte, dodici ore. Quella patata gli scotta ancora tra le mani. [PI]

La patata qui non è bollente, però Ella Fitzgerald e Louis Armstrong con Let’s Call the Whole Thing Off e quel tormentone “poteito”/”potaito” continuano a venirmi in mente e non riesco a liberarmene io. [LC]

Ci sarebbe poi la questione di Coltrane che va in studio con la band a registrare Giant Steps ma il pezzo è così radicale (velocità bebop e 26 cambi di accordo in 16 battute) che il pianista, Tommy Flanagan, si pianta malamente sul solo. Va detto che Coltrane ci rimuginava su da mesi, mentre la band, quando si è presentata in studio, non aveva ancora visto uno spartito. «Buona la prima!», nel 1959 facevano così. Flanagan non era esattamente un signor nessuno, quindi non si è fatto certo schiacciare dal peso di quella patata bollente, tanto che nel 1982 ha pure registrato un album tutto di pezzi di Coltrane con dentro, ovviamente, Giant Steps. Si è tenuto in caldo la patata bollente per 23 anni, diciamo. [LC]

Quel modo di dire significa anche delegare, nascondere, camuffare argomenti e situazioni normalissime ma che alla morale comune paiono sconvenienti. La musica italiana ci ha giocato parecchio, dal velato «tu come me» nella Stella di mare di Lucio Dalla (1979) al più esplicito «che male c’è? Sei diverso da me» del Tango diverso di Totò Savio degli Squallor, che era proprio nel film di Steno La patata bollente (pure questo, guarda caso, del 1979). [FP]

Scusate ma solo nel bresciano la patata è chiaramente la vagina? E bollente evoca desiderio? Perché allora una bella Gianna Nannini con America ci starebbe proprio bene. (Lo so, dopo mail e post a mantenere la posizione femminista, sono io la prima a stupirsi per questo momento…). [AS]

Allora, per la patata bollente è necessario sfoderare una canzone erotica irresistibile Jolie Mome di Leo Ferrè. Per evitare che Arabella, dopo aver tirato in mezzo la metafora lubrica, mi accusi di sessismo e patriarcato (come fa ormai due volte al giorno), scelgo la versione cantata da Juliette Greco. Però prendo questa ripresa televisiva in cui la Greco fa gesti con le mani che metterebbero in imbarazzo il più orgoglioso lettore delle riviste di Saro Balsamo. [PI]

E, allora, per chiudere Jane Birkin e Serge Gainsbourg con 69 année érotique (del 1969, appunto). [AS]

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