If I Can't Dance, It's Not My Revolution

Microplastiche

DISC 1: Riciclati

#1

Fregando tutti sul tempo mi accaparro la canzone definitiva sull’inquinamento. Il fatto che, occasionalmente, sia anche una delle canzoni più belle che la canzonetta italiana ci abbia mai donato mi pone in una condizione di vantaggio che voglio proprio vedere se gli altri amichetti di QUASI riusciranno a infilare nella playlist pezzi all’altezza. Come è profondo il mare di Lucio Dalla. [PI]

#2

Che poi è importante capire cosa sia inquinamento e cosa no, Sono certo che un concerto rock non faccia particolarmente bene all’ambiente. Eppure per tutta la vita sono sempre stato d’accordo con gli AC/DC: Rock And Roll Ain’t Noise Pollution. [PI]

#3

Diciamocelo. “Save the planet” è l’eufemismo più grande di tutti. Quelli che vanno in giro brandendo quello slogan mica vogliono davvero salvare il pianeta. Sarebbe più onesto se dicessero “Salva l’umanità”, oppure “Salva la balena”, o al limite “Salva la vespa Sphinx”. Ecco… Questi sarebbero inviti più credibili. Gli è che il pianeta, pur esistendo, condivide con un eventuale divinità la più sgradevole tra le caratteristiche: è indifferente. E allora suggerisco l’ecatombe raccontata da Noi non ci saremo. A indicare il Guccini di Folk Beat n.1 proprio non ce la faccio: I nomadi con Augusto Daolio.[PI]

#4

La plastica ha già quasi un secolo di vita, quando negli anni cinquanta del novecento oggetti di uso comune, fatti con le resine di melanina (la fòrmica), nylon e poliestere, entrano di prepotenza nella vita quotidiana delle persone. Léo Ferré, acutissimo osservatore del mondo, nel 1956 ci racconta – con anarchica, divertita ironia – la trasformazione che sta avvenendo. [BB]

#5

Se la profezia di Ferré si è avverata, e viviamo in un mondo pieno di microplastiche, non siamo un po’ tutti come quell’uomo di plastica di cui, 13 anni dopo Léo, cantavano i Kinks? [BB]

#6

Arrivati nei plastici anni Ottanta, quanto sia pervasiva la plastica, non solo in quanto materia, ma proprio come idea platonica, ce lo spiegano i Cure, con questa incredibile canzone in cui la masturbazione diventa una passione di plastica. [BB]

#7

E in un mondo di plastica, abitato da umani di plastica, in cui ci si fanno seghe di plastica, l’amore non può che essere di plastica. A questo punto pensavo che ci sarebbe stata bene Plastic, dei New Order, ma poi, a proposito di seghe, mi è venuto in mente tutto l’amore che portai, da subito, già durante quel Sanremo del 1996 (quasi 20 anni prima della canzone dei New Order), alla PJ de no’antri: Carmen Consoli. Allora, ascoltiamo lei. [BB]

#8

Un gioiellino pop, title track dell’album omonimo, terzo lavoro in studio dei nostri amati Gorillaz. Tutta la terribile bellezza del mondo, anche se un mondo di plastica, in una manciata di minuti. Ballabili. Se non mi dà almeno una speranza di rivoluzione, fosse anche solo musicale, non è il mio ballo. [BB]

DISC 2: Riciclabili

#1

Microplastiche è uno di quei nomi senza i quali staremmo probabilmente tutti meglio. Un nome schifoso che però non compare nell’elenco che fece il compianto Allain Leprest nella sua Tout ce qu’est dégueulasse porte un jolie nome, ovvero, come ha tradotto Alessio Lega nella sua versione suonata e arrangiata con i Mocacyclope, Le cose schifose hanno un gran bel nome. [FP]

#2

Plastic Bertrand, belga (belga?) che cantava – ma non era lui, nel disco cantava Lou Deprjic, il suo produttore – Ça plane pour moi. La backing track viene riciclata nel novembre dello stesso anno, 1977, come Jet boy jet girl, dagli Elton Motello. 
Entrambi i pezzi sono stati coverizzati da tantissimi artisti, la mia cover preferita di Ça plane è quella dei Sonic Youth, di Jet boy quella dei Damned. Ma niente ha la spinta, il “pucio” come diciamo a Brescia, di quella prima versione, con Plastic Bertrand in copertina. Chitarre punk basic, un sassofono che non so perché non odio, una scomposizione del cantato che mi faceva pogare da sola in camera a 13 anni. 
Il titolo del pezzo di Plastic Bertand, Roger François Jouret, leggo in un forum, non vuole dire “per me va bene”, ma qualcosa di più, “è una figata”, “questa si che è vita”, perché in Belgio l’espressione ha questa sfumatura di godimento, e il testo è pieno di espressioni belghe, e si trovano le traduzioni più disparate e assurde del testo perché è decrittabile solo da un altro belga.
«It’s not the day that le ciel me tomberà sur la tête», mi ricorda sempre il capo del villaggio gallico. [AS]

#3

Dai Joy Division ai New Order ce ne corre musicalmente però il patto dei superstiti ha dato vita a un sodalizio pluridecennale. Già questo attributo di bassa degradabilità evoca metafore da materiale di sintesi. I suoni pure, c’è tanto tributo alla sintesi elettronica, alla dance pop di quattro decenni di storia della musica. Una elegia pop dell’artificialità (tra le distanze rispetto alle origini va tracciata sicuramente anche quella dai testi dei Joy Division) messa in opera con un dispiegamento massiccio di artifici. Che poi ci sono anche sul disco più folk e acustico, quindi niente ipocrisie. [LC]

#4

Se la plastica è stupida (ma è un pregiudizio – la stupidità non è intrinseca del materiale, è certamente dell’uso che ne facciamo. Quando penso alla plastica immagino una città in Cina dove si producono solo addobbi natalizi di plastica, tutto l’anno, ogni anno, potenzialmente per sempre) Barbie Girl è l’inno storico a tale stupidità. «Life in plastic, is fantastic!» è lo slogan della faciloneria con cui ci siamo avvelenati, anche metaforicamente – e ci abbiamo messo decenni anche solo a riscontrare le prevedibilissime conseguenze. Tutte le volte che lavo il plaid di pile finisco per sentirmi in colpa. Però si asciuga così velocemente! [LC]

#5

«Pop!» é certamente il rumore di una particella microplastica che esplode. Non potrebbe avere altra onomatopea. I Soerba nel 1998 a Sanremo si dicevano davvero molto felici «because the pop is pop», con Morgan come padrino e ovviamente Battiato come punto di riferimento. Il riff tutto sintetico di questo pezzo grandioso che trova poesia nella merce, fa lo stesso rumore di due o più particelle microplastiche che si sfregano fra loro.  [FP]

#6

«Cos’é il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione», ci diceva il Perozzi mentre il Necchi depositava una sonora cagata nel vasino del rampollo di una ricca famiglia. Ma Il Genio è anche il nome di questo duo che gli rende perfettamente giustizia con la loro Pop porno. Perché la plastica è il porno hanno un legame indissolubile. A prova di riciclo. [FP]

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