Affatto

Guida illustrata al frastuono più atroce

di Francesco “baro” Barilli

Non so se Frank Zappa abbia mai detto davvero «Scrivere di musica è come ballare di architettura». Gli aforismi sono un cammino infido, scivoloso e in fondo poco interessante. Comunque sia, è un po’ che quella frase se ne va in giro come una sorta di avvertimento: di musica non si scrive, la musica non la si racconta. Detta così, mi sembra una grande verità e una grande cazzata al tempo stesso.
È un destino paradossale, comune a molti aforismi. Quindi va bene, non è il caso di allargare il discorso. La musica non la si può raccontare, perché è emozione e magia, ma al tempo stesso tutto ciò che è emozioni e magia può essere raccontato. Altrimenti a cosa serve la narrativa?
Ok, seguite i miei (troppi) incisi.

In realtà musica e immagine non sono poi così distanti. Non sto pensando, ora, a come molte star abbiano fondato il proprio successo “costruendosi” un’immagine o un look ricercato: la questione sarebbe più interessante di quanto possa sembrare, ma è pure già stra-masticata e, in questo contesto, laterale. Penso invece alle copertine di Storm Thorgerson per i Pink Floyd, di Roger Dean per gli Yes (e non solo!), a quella celebre di Robert Crumb per Cheap Thrills (Janis Joplin e Big Brother and the Holding Company). Tutta roba che fa capo a un certo periodo storico, in cui il legame tra musica e immagine affonda le proprie ragioni nella visionarietà, per così dire, psichedelica.
Se poi parliamo proprio di rapporti fumetto/musica, un capitolo “cult” potrebbe essere scritto sulle citazioni del Doctor Strange da parte dei Pink Floyd, in canzoni o nella copertina di A Saucerful of Secrets. Poi c’è l’Uomo Ragno degli 883, gli Spin Doctors e il loro Pocket Full of Kryptonite, fino alla chicca Nobody Loves The Hulk  dei Traits che mi sa che conosciamo io, l’incredibile Hulk e pochi altri. E si potrebbe proseguire…

Adesso però mi sono incasinato la vita, perché fin qui è la musica che ha avuto a che fare, in forme diverse, coi fumetti (o addirittura li ha raccontati). Ma in questo pezzo è d’altro che voglio parlare.

Allora arriviamo al punto.
Che è poi questo. Se chiedere a 72 fumettisti di raccontare 72 storie di rock (e punk e altro) significa sfidare l’assunto di Frank Zappa (o di chi diavolo lo formulò per primo), allora questa sfida è stata raccolta (e vinta) dalla Guida illustrata al frastuono più atroce. Che originariamente autoprodotta in due volumi nel 2009 e 2010 dalle Lamette Comics di Rocco Lombardi e Simone Lucciola, è da poco uscita in unico tomo per In Your Face Comix, mantenendo il titolo rubato (e adattato) a Lester Bangs (con scippo fieramente rivendicato da Simone).

Personaggi diversi, alcuni mainstream (Doors, Bowie, Ramones per dirne alcuni) altri di nicchia, altri ancora di cui, confesso, non ho mai sentito una nota. Una raccolta come uno sguardo eterogeneo e contraddittorio, che so di gente che fucilerebbe i RHCP e pure chi si provasse ad accostarli, in una stessa raccolta, ai Joy Division (quindi occhio, Simone e Rocco…). Però siamo fatti (anche) delle nostre contraddizioni, quindi bene così. E ve lo dice uno che ha appena ascoltato The Concert in Central Park di Simon and Garfunkel dopo una raccolta dei Sex Pistols, per dire. Scherzi della playlist in ordine alfabetico…
Una cosa in comune però c’è, evidente: i fumettisti hanno scelto di chi parlare seguendo la propria passione, con spontaneità, lasciando che i propri sentimenti raccontassero con fuoco e violenza quel personaggio o quella band.
Le storie sono caratterizzate da stili grafici e approcci narrativi anche molto differenti, e non poteva che essere così. Tra gli autori ci trovi gente di fama diversa MA (maiuscolo, eh) i curatori NON ne hanno usato nessuno come “feticcio-acchiappa-lettori”. E questa è scelta estetica prima ancora che etica. Ossia: gli autori godono di fama diversa, esattamente come i personaggi/gruppi musicali da loro raccontati. Ma nella Guida Illustrata nessuno, in un campo e nell’altro, gode di alcun rilievo. E su questo lasciate che asciughi i miei occhi, ormai inclini a senili commozioni. Poi riprendo.

Eccomi, è quasi finita, dài.
Dicevo che il Rock e le sue icone, mainstream o di nicchia che siano, sono ancora oggi fonte di racconti. Che non è neanche quello il punto (TUTTO può essere fonte di narrazione). Sono fonte di sensazioni che fanno vibrare coscienze, passioni ed emozioni. E lo fanno, in questo volume, con personalità più o meno ruvida a seconda degli autori.
Di questi ho già detto, e pure della scelta di tenerli tutti sullo stesso piano. Dunque NON (maiuscolo, eh) per importanza, ma per curiosità o affetto ne citerò alcuni. Mi ha fatto sorridere, ad esempio, trovare uno Zerocalcare all’epoca non ancora così famoso, o disegnatori con cui in seguito ho collaborato io stesso, Matteo Fenoglio e Manuel De Carli, fino allo stesso Simone Lucciola (con cui peraltro scrissi una breve storia su Jim Morrison per “Linus”, un paio d’anni fa). Insomma, se all’epoca della sua prima uscita la Guida illustrata al frastuono più atroce è stata un’istantanea del fumetto underground italiano, ora è anche un’immagine del percorso che molti autori hanno fatto nel frattempo.

Sono racconti brevi, come quasi sempre erano le canzoni che illustrano, veloci come il taglio di lametta che non a caso (sulla copertina), sbuccia la banana di Andy Warhol e dei Velvet Underground, primo omaggio a un mondo ancora oggi pieno di fascino.

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