QUASI

Ci vediamo il 10 alle 8

Un 2020 bastardo e infame che ci ha visti rinchiusi tra le mura di casa per troppe ore. Lo sai, siamo due anziani che non amano la piazza, quella delle verifiche e i confronti di gaberiana memoria, ma che si sentono a proprio agio solo quando possono sedersi sulle panche di legno di osterie trattorie e ristoranti da poco.

Quello è il nostro habitat. Se ci tieni lontani da quei luoghi, ci sentiamo in cattività e moriamo. Non smettiamo di leggere, di guardare, di ascoltare, di dire la nostra, di contraddirci, di bere, di amare. Ma tutte quelle sensazioni, se non vengono riversate nella convivialità delle nostre chiacchierate a tavola, si accumulano dentro e rischiano di farci esplodere. Di rabbia, di paura, di tormento, di rimpianto. Poco importa. Non vorremo crepare.

L’11 marzo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che l’epidemia di Covid-19 è una pandemia. Il 25 aprile è nato il blog di QUASI. E non possiamo negare la relazione tra i due eventi. E man mano che quest’anno, bastardo e infame, affondava la lama nelle nostre carni, abbiamo aumentato il volume di fuoco. Dapprima due articoli al giorno, tutti i giorni, per comporre, dalla domenica al sabato successivo, un’idea di settimanale intorno alle narrazioni a fumetti. Poi abbiamo capitolato al mondo in cui viviamo. I fumetti ci interessano tantissimo ma non esclusivamente, e tutte le amiche e gli amici, con cui solitamente sediamo in osteria e che fanno QUASI con noi, hanno iniziato a parlare di ciò di cui parliamo davanti a un bicchiere di vino o di orzata. Poi quel settimanale si è dato un tema e una struttura. E ora, come forse hai notato, i due articoli quotidiani non ci bastano più. E siamo tanti. QUASI, la rivista che non legge nessuno, è fatta da molte persone che dialogano tra di loro e fanno un discorso che tocca tutto ciò che ci rende vivi: storia, memoria, narrazioni, cibo, sesso, discriminazioni, rabbia, comicità, morte…

Ventotto numeri del settimanale che raccolgono quattrocento articoli. E non ce n’è uno solo che sia stato messo lì perché dovevamo riempire un buco. Siamo orgogliosi del nostro gioco. Siamo orgogliosi dell’autorevolezza che esprime, grazie anche alla gratuità con cui viene fatto e reso disponibile.

Adesso ci fermiamo per tre settimane. Approfittiamo delle festività natalizie per tirare il fiato e capire come continuare. Ti lasciamo con ventotto copertine da inseguire e leggere o rileggere fino a quando, puntualissimi, torneremo. Ci vediamo il 10 alle 8, con l’editoriale del primo numero del 2021.

Buone feste!

PS: L’edizione settimanale di QUASI si è aperta, il primo maggio, con un editoriale che enumerava amici, amici degli amici e mastri. Per onorare il debito di riconoscenza che sentiamo di avere nei loro confronti, alla fine di questo anno funesto, il nostro pensiero corre a Terry Jones, George Steiner, Kirk Douglas, Vittorio Spinazzola, Hubert Boulard, Claire Bretécher, Ėduard Limonov, Lucia Bosè, Albert Uderzo, Juan Giménez, Mort Drucker, Tony Allen, Sandro Mazzinghi, Mory Kanté, Dennis O’Neil, Giulio Giorello, Ennio Morricone, Sergio Zavoli, Franca Valeri, Diana Rigg, Enrique Irazoqui, David Graeber, Rossana Rossanda, Quino, Juliette Greco, Enzo Mari e Lea Vergine, Gigi Proietti, Diego Armando Maradona, Daria Nicolodi, Richard Corben, Paolo Rossi, Kim Ki-duk, John le Carré e Gigi Dall’Aglio.

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