Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama …
Giacomo Leopardi era convinto che fino all’ultimo istante di vita fossimo in grado di cambiare il nostro destino e di conseguenza quello di chi è intorno a noi. Penso sia la cosa più vicina al concetto e alla pratica della resistenza, che è scelta individuale e soggettiva, prima di essere un agire collettivo e condiviso.
Sollecitato dai direttori sull’argomento di aprile, sempre il più crudele dei mesi, vi parlo di un gioco che parte dall’esperienza della Resistenza dei partigiani in una città della Francia occupata durante il secondo conflitto mondiale.
Una esperienza soggettiva e solitaria che, con materiali semplici e meccaniche fluide e azzeccate, riesce a trasportare chi gioca nel clima di tensione e lotta di quelle vicende. Il tutto supportato da un impianto grafico e di racconto che deve molto, se non tutto, al fumetto franco belga post conflitto.

Maquis nasce nel 2013 come gioco Print & Play ideato da Jake Staines. Partecipa da subito al concorso “Solo Print & Play Design Contest” su BoardGameGeek, la bibbia telematica dei giocatori, dove il gioco ottiene un successo straordinario, vincendo categorie come Miglior Gioco Solitario, Miglior Grafica, Miglior Nuovo Designer e Miglior Gioco Assoluto.
Maquis è un gioco da tavolo solitario, ambientato nella Francia occupata durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel ruolo di un membro della Resistenza francese, il giocatore deve completare due missioni segrete, come sabotare infrastrutture o pubblicare giornali clandestini, entro 15 giorni virtuali. Il successo dipende dalla capacità di pianificare attentamente le azioni e gestire le risorse, evitando nel contempo le pattuglie nemiche.

Le meccaniche di gioco per realizzare le missioni sono il piazzamento lavoratori, in questo caso i partigiani: il giocatore posiziona agenti della Resistenza su vari luoghi della città per raccogliere risorse, reclutare nuovi membri o eseguire missioni cercando di evitare il pattugliamento nemico.
Le pattuglie della Milice e della Wehrmacht si muovono sulla mappa di gioco in base a un mazzo di carte, cercando di bloccare o arrestare i partigiani. Per questo i Maquis si devono garantire dei percorsi di fuga: i partigiani devono avere sempre un percorso libero per tornare salvi ai vari rifugi, o alle case sicure: se bloccati, vengono arrestati e rimossi dal gioco.

Tutte le azioni fatte dai partigiani o dagli occupanti influiscono su una tabella di gestione del morale della cittadinanza: azioni come l’uccisione di nemici possono abbassare il morale della cittadinanza e determinare l’aumento della presenza nemica nei turni successivi.
In sostanza Maquis offre un’esperienza intensa e strategica per gli appassionati, dove la combinazione del piazzamento dei partigiani e la gestione del rischio creano una tensione costante, richiedendo decisioni ponderate a ogni turno e restituendo una esperienza di gioco, e storica, completa e immersiva.
Molto della bellezza e del successo del gioco è dovuto a vari fattori: a differenza di molti giochi che “adattano” una versione solitaria alle loro meccaniche, Maquis è progettato sin dall’inizio per un solo giocatore, il partigiano, che sceglie di schierarsi per combattere l’occupazione e riconquistare la libertà.
Il gioco ha poi basato la sua evoluzione sul supporto di una community che ha testato e raffinato meccaniche ed esperienze permettendo, al momento della pubblicazione della scatola e della sua distribuzione nei negozi, nel 2019, di avere un prodotto finito, apprezzato e condiviso.

Quello che colpisce è uno spettacolare design orientato al contesto storico; Maquis non è solo un gioco di strategia, ma una vera narrazione interattiva ambientata nella Francia occupata del secondo conflitto mondiale. L’autore, Jake Staines, ha voluto rendere l’esperienza immersiva ma rispettosa, ispirandosi alla resistenza reale: il nome stesso, “Maquis”, è il termine usato per indicare i combattenti partigiani francesi. Le missioni si riferiscono ad azioni storiche, come il sabotaggio di infrastrutture, la propaganda clandestina, gli scontri contro gli occupanti tedeschi.
Questo dimostra una volontà editoriale di non banalizzare il tema, ma usarlo per un’esperienza intensa e significativa ripercorrendo vicende e modalità della lotta di resistenza volta a riconquistare e difendere la democrazia e la libertà … che è tutto.
…. ora e sempre
RESISTENZA

Il nome di battesimo è troppo lungo e complesso, l’ho abbreviato a Duccio ed è comunque complesso. Ho studiato per fare lo storico e non è andata, ho fatto il rivoluzionario e non è andata … in generale non è andata ma non mi arrendo: la vita è un gioco, l’unico che sai come finisce, quindi divertiamoci.