“Vedi Augusto, aristocratici si diventa, non si nasce. Mi sono preso questa villa in Svizzera non per snobismo, ma perché finalmente posso starmene da solo senza rompicoglioni che ronzano attorno. Qua ci viene chi dico io. E con gli Svizzeri ho raggiunto un buon rapporto, pagando s’intende, ma stanno ai patti”

Augusto ha 31 anni e s’è improvvisato concorrente alla seconda edizione di Lascia o raddoppia?. La materia è Corto Maltese. S’è impallinato qualche anno fa e un suo amico malandrino, vedendolo addirittura andare in giro vestito come il marinaio, l’ha arruolato d’ufficio nella G.C., che è un’invenzione di Rasputin (…E riparleremo dei gentiluomini di ventura). Non lo sa ancora, ma gli stanno per succedere cose grosse. L’idea primaria, quando capisce che nessuno può spiegarli meglio una lunga serie di punti interrogativi se non l’autore stesso di Corto Maltese, è quella di andare a chiedere spiegazioni proprio a lui. Combinazione fortunata o destino in agguato, un suo amico di Venezia conosce Guido Fuga, che disegna locomotive, auto e aerei per Corto. Lo beccano al suo solito bacaro, la “Vedova”, che gioca a tarocchi. Augusto spiega i suoi interrogativi e Guido scrolla la testa: bisogna proprio parlare col “grande capo”.

Il 2 o 3 di gennaio 1988 Augusto e Guido si trovano alla stazione di Milano e prendono il treno per la Svizzera. Alla stazione di Losanna l’unico taxi disponibile è un vetusto Mecedes nero tirato a lucido, con un conducente magro e scheletrico vestito con un soprabito di pelle nera e cappello militare nero, che sembra Von Stroheim messo a dieta stretta. «Hugo lo chiama Dracula, ma tu vedi di non fare fesserie» dice Guido. Sono davanti alla porta d’ingresso della villa di Grandvaux, immersa nel verde e nel silenzio della neve. Fa un freddo polare. Un attimo di panico: «Come devo chiamarlo?» chiede Augusto. «Maestro» è la risposta lapidaria di Guido. Lui apre la porta, e Augusto ha subito un’allucinazione. Hugo Pratt è a torso nudo, gigantesco, tanto che sembra occupare tutto il vano della porta. Stringe la mano di Augusto in modo delicato e si avvia verso l’interno parlando quasi da solo: «Meno mal che c’è neve così posso farmi gli impacchi sulla spalla che mi fa male. Me l’ha consigliato un naturopata». Va in balcone e si strofina vigorosamente la spalla destra. Si asciuga e poi si riveste. Senza preamboli si rivolge ad Augusto: «Guido mi ha parlato della sua ricerca». Si siede e invita a fare altrettanto. «Bene, che cosa vuole sapere?». Augusto è pietrificato. In un flash rivede una vignetta di Andrea Pazienza;
E poi ho conosciuto Hugo Pratt. L’ho conosciHugo. Mi odia moltissimo e se non mi odia dopo questo mi odierà. Mi guarda e mi trafigge coi suoi occhi di ghiaccio da sopra la versione in aramaico di un libro di polizze celtiche.. Pensando che sto gettando via la vita come un fesso.

Augusto guarda un attimo Guido e poi spiattella il primo dubbio (da Tangos- Y todo a media luz): perché la data sulla tomba di Louise è 1924 mentre tutti gli indizi sparsi nel racconto portano a dire che è morta nel 1923? Augusto esibisce la fotocopia della vignetta. Hugo è a sua volta pietrificato. Si alza e ad Augusto stavolta sembra una montagna scura. Va rapidamente al telefono bestemmiando a mezza voce. Segue telefonata di venti minuti con qualcuno della redazione della Rizzoli-Milano Libri. Il volume della voce è basso ma Augusto non vorrebbe mai e poi mai essere nei panni dell’interlocutore dall’altra parte del filo. Quando Hugo torna al tavolo sembra calmissimo, quasi gelido e la domanda che segue è spiazzante: «Sono tutti così i suoi dubbi?». Augusto gli mostra la corposa pila di fogli che ha portato con sé. «Ok, cominciamo». Augusto parla a raffica, Hugo risponde, sempre sinteticamente, Guido s’è rannicchiato sulla sedia. Augusto non ricorda se hanno mangiato qualcosa o sono andati a dormire senza cenare. Ricorda solo che era molto, molto tardi.

Nel futuro Augusto assisterà a diverse telefonate private, sul cui contenuto integrale ancora tace per rispetto, tutte incredibili e tutte diverse: memorabile fu quella con Ornella Vanoni; l’altra, epica, con Umberto Eco sulla geografia di Corto Maltese, che finiva così:
AQ: ti vedo perplesso, Maestro
HP: (bofonchia qualcosa tra se e se, poi sbotta guardando Augusto): No gà capio un casso. Ti gà capio che la carta che usa Rasputin no la xe quea de Bouganville?
AQ (esitando, preso di sorpresa): Mah, devo riguardarci
HP: Và in mona anca ti! (Si allontana sbuffando e si chiude in studio).

Il resto di quella visita e della successiva sfortunata partecipazione al quiz televisivo è un incarico che pesa come e più di un macigno: ricostruire tutte le fonti (non visive) usate da Pratt per costruire le storie di Corto Maltese. Servirà a dimostrare al mondo intero quanto Pratt sia un vero scrittore vero e non «un semplice fumettaro». Augusto ricorda perfettamente la ricerca, frustrante, tra biblioteche universitarie e bibliotecari poco collaborativi e i mille spostamenti a cui si sottopone. Il risultato, piuttosto presuntuoso, è una pila-monstre di fogli col testo con su incollate le immagini ritenute più pertinenti. Internet è ancora lontano da venire. Ma il cartaceo c’è tutto. Viene consegnato a HP in Piazza San Marco, dove HP offre la colazione dandogli poi appuntamento a Milano alla Rizzoli. Leggerà il tutto e lo porterà all’attenzione di Fulvia Serra, allora responsabile editoriale. L’appuntamento a Milano va bene: nel senso che il contratto viene scritto e stipulato con versamento di un buon anticipo. Salvo che la Fulvia con gli occhialini rosa rimane seccata dal fatto che Augusto non sia un vecchietto, un pensionato topo di biblioteca, ma un baldo trentenne. Augusto ci passa sopra e HP non ti dico. Ma succede che alla Rizzoli c’è una mezza rivoluzione: Fulvia viene spodestata e il nuovo direttore preferisce buttare a mare cinque libri già approvati e finanziati piuttosto che pubblicarli. HP ci rimane molto male. Augusto è disperato. Continua a fare ricerche che HP gli passa sporadicamente e visita più e più volte Gradvaux dove conosce e stringe amicizia col braccio destro di HP per i disegni, cioè Lele Vianello, oltre che discutere con HP dei risultati della ricerca. Augusto si offre addirittura di mettere in ordine la spaventosa biblioteca di Grandvaux pur di rimanere in contatto con lui. Il rapporto tra i due si è fatto via via sempre più amichevole. Guardando vecchi film in bianco e nero, di cui HP ricorda anche le minuzie, si scambiano ricordi di famiglia, di vita vissuta e soprattutto parlano di musica, soprattutto di Dizzy Gillespie. Augusto è stato tra gli organizzatori di un concerto a Imola per la rassegna Jazz at the Rock, Hugo l’ha conosciuto a New York. Dizzy si ricordava di HP come un pazzo che voleva comprargli la moglie manco fosse John Belushi da Chez Pierre nei Blues Brothers. Durante uno di questi colloqui viene fuori la musica del labirinto di MU: Hugo ha una teoria, Augusto un’altra. Si danno tempo due settimane. Quando si rivedono Augusto è trionfante perché “scientificamente” non può trattarsi che di uno specifico raga indiano, eseguito da Ravi Shankhar proprio un giovedì di primo pomeriggio al Monterey pop festival del 1969. Magari integrato con il Canon per tonos dall’ Offerta Musicale di Bach (canone cancrizzante). HP è sommamente compiaciuto, anche se la sua soluzione è più “pop”: si tratterebbe di Thursday Afternoon di Brian Eno. Ma la contraddizione è solo apparente. HP spiega ad Augusto la sua filosofia della narrazione, che è una lezione immensa, ancora oggi a disposizione di tutti:
“Io racconto un sacco di cose, alcune assulutamente vere, altre assolutamente false. Solo che mi diverto a raccontare quelle vere come false, ed è il divertimento maggiore, perché ci metto dentro una serie di dettagli verissimi. Molti se le bevono così. Altre mi danno semplicemente del ballista. Altri ancora, e tra questi ci sei tu, vanno ad approfondire e fanno ricerche. Vedi quante belle cose sono saltate fuori? Non sei contento? Non è come la storia del Lago delle Tre Frontiere? Valà che sei proprio un bravo ricercatore.”
Quella frase Augusto se l’è vissuta come l’impartimento di un sacro carisma, ed è anche superfluo spiegare perché. La cosa è confermata da una serie di “aperture” sempre maggiori in senso confidenziale e amicale, che vanno infallibilmente a finire sul lato personale. Come quella delle fidanzate che ognuno dei due ha (aveva) a Linz e della visita alla ferrovia sotterranea dei nanetti sulla collina del Postlingberg. E poi HP che si appropria di un incubo di Augusto, quello di finire a lavorare al catasto di Linz per via della morosa che voleva trovargli lavoro a tutti i costi per convincerlo a vivere in Austria, e lo racconta a Dominique Petitfaux (che si è bevuto questa e altre balle) così:
“Non so che cosa sia la morte: può darsi che in questo momento io stia sognando e che la morte sia di fatto un risveglio, abbandonerò questo sogno in cui io sono Hugo Pratt e mi ritroverò impiegato al catasto di Linz.“
Ma i mesi passano e la clessidra della vita di HP si sta svuotando. C’è un agosto di caldo terribile a Bologna. Augusto è squagliato sul divano quando riceve una telefonata da Lele Vianello che gli comunica, piangendo, che Hugo non c’è più. Gli anni che seguono sono un buio immenso di dolore. Augusto mette via tutto il lavoro e cerca di ricominciare a vivere. Sono anni bui per tutta la squadra, costellati di brutte notizie, di rifiuti editoriali, di un senso di abbandono totale per una squadra di orfani inconsolabili. La vita li disperde. Inutile raccontare i particolari. Augusto e Lele si sentono ogni tanto per telefono. Solo nel 2020 o giù di lì Augusto scopre su Internet una pagina Facebook intitolata “Fans di Corto Maltese”. Si incuriosisce, adotta uno pseudonimo, comincia a scrivere qualche commento. Lo prendono subito sul serio ed entra nella squadra. Di lì a poco Augusto, emigrato per amore in Olanda, ricomincia a mettere il naso nelle carte mai pubblicate. Grazie all’incontro con Walter Pozzi, delle edizioni Pagina Uno, prende nuovamente corpo l’idea di pubblicare in nuova veste il libro che fu a suo tempo. La pandemia accelera il processo. Internet si rivela una miniera e Augusto riscrive da capo tutto il libro chiarendo anche a sé stesso una serie di punti rimasti in sospeso (non tutti, sennò non sarebbe Pratt). Nel 2021 esce Corto Maltese dietro le quinte e Augusto finalmente si rilassa perché sente di aver portato a termine quello che per lui è un legato testamentario. Ma al tempo stesso deve osservare con amarezza che quel legato, spirituale prima che materiale, non funziona come dovrebbe. Le nuove uscite delle avventure di Corto sono orfane, irrimediabilmente, non tanto del segno di HP, ma della sua poetica. Augusto non si dà per vinto e si decide a scrivere il secondo volume. Non per tigna o polemica, quanto per dimostrare che si più ancora scavare e molto tra le storie di Corto ideate e realizzate da HP, preparando e prefigurando storie future. A certe condizioni. Gli lascio la parola (il testo è ancora inedito, ma Inshallah sarà pubblicato tra poco autonomamente).
Gli editori suppongono che i lettori consolidati di Corto siano oramai preda di un Alzheimer avanzato, per cui gli si può propinare tranquillamente un Corto del tutto difforme dall’originale, tanto non noteranno la differenza. Supposizione del tutto infondata viste le reazioni, dall’indignato al beffardo, che il nuovo Corto ha suscitato.
Gli editori, oltre all’oblio dei lettori originari, suppongono ulteriormente che le nuove generazioni siano del tutto irrecuperabili per una rilettura delle storie passate, persino quelle ripubblicate a colori. Contano cioè, su di una forma di ignoranza pervicace e consolidata, per la quale ogni cosa fatta in bianco e nero è disprezzabile (come i film) e semmai conta solo il qui e ora dell’opera proposta sul mercato. Anche qui una sciocca forma di supponenza, visto che numeri sempre più consistenti di utilizzatori giovani di un medium vecchio vanno inevitabilmente a pescare nel sapore retrò (questo sì, sempre irresistibile), scoprendo ad esempio la bellezza della musica in vinile e delle sue copertine, così come gli albi a fumetti dei loro padri e madri.
Gli editori, e qui il discorso si fa scivoloso, pensano che apportare delle modifiche sostanziali a un personaggio consolidato non sia pericoloso, viste le supposizioni di cui sopra. Vuoi che quei vecchi rincoglioniti dei nostri lettori si ricordino il carattere di Corto? E vuoi che i giovani sappiano qualcosa di lui, ignoranti e allergici alla lettura come sono? Per cui: invitiamo i ragazzi a scrivere delle storie nuove di Corto Maltese, così abbiamo il futuro del personaggio assicurato e una buona scorta di nuove storie. Senza storia né memoria. Ecco il futuro. E noi (me compreso) che ci ostiniamo a coltivare storia e memoria del personaggio originario, immenso com’è, veniamo paragonati a becchini che scavano in un cimitero. E con questo si mette davvero la pietra tombale su Pratt da parte dei suoi esecutori testamentari. Tutto per rincorrere il nuovo a tutti i costi.

Beh, avrei anche qualcos’altro da dire, oltre a far polemica. E in senso costruttivo, come ho già dimostrato. Al di là di queste sciocche supposizioni, rimane infatti (almeno per me) un dato che è indiscutibile, questo: cambiare decisamente carattere a un personaggio consolidato porta fatalmente a inventare un personaggio nuovo, e quindi anche delle storie del tutto differenti. Estrapolare un personaggio nuovo da uno vecchio, essendo ben viva la memoria di quest’ultimo, porta non solo mugugni, ma anche disaffezione. E per i nuovi utenti, presenta un rischio piuttosto alto di indifferenza, se non rigetto. O pensano gli editori che modellare Corto e la sua amica giornalista su due personaggi del glamour effimero dei social attragga masse consistenti di nuovi lettori? Io non sono un vecchio bacucco arteriosclerotico che guai a deviare dal programma. Sono un lettore con le antenne alzate che sa per esperienza consolidata quanti rischi presenti un’operazione del genere. E quale sarebbe la ragione profonda dietro questi rischi? Semplice: ogni personaggio dalla fama consolidata assume la valenza di un Archetipo, anzi in moltissimi casi è modellato su un Archetipo (per questi concetti rimando al mio Scrivere con gli Archetipi) che funziona e funziona bene. Per cui se si cambiano decisamente i connotati non è detto che il personaggio nuovo funzioni bene come il precedente, anzi! Ad esempio, nella transizione tra lo Sherlock Holmes letterario e quello televisivo e cinematografico non ci sono slittamenti né cambiamenti di Archetipo. Le fondamenta del personaggio rimangono esattamente le stesse e il pubblico si può divertire e amare allo stesso modo uno Sherlock classico come Basil Rathbone o uno contemporaneo come Robert Downey Jr. o Benedict Cumberbatch. Tutto questo per dire che se non si sa giocare bene coi personaggi è meglio non giocare. E per questo il Corto nuovo, in salsa giovanilista, è un fallimento e un tradimento. Totale. Tanto vale essere veramente radicali e chiedere (non si conoscono gli esiti) a un grandissimo del fumetto come Frank Miller di scrivere un suo Corto Maltese per una serie televisiva: è sicuramente più rispettoso per la memoria e per il valore di Pratt e su una prospettiva del genere non ho nulla da dire. Sempre che si riesca a fare. Vengono buone a questo punto le osservazioni di Tim O’Brien sul sito Facebook “Fans de Corto Maltes” che riporto integralmente e faccio mie:
“Noi usiamo parole come onore, letteratura, fedeltà, immagine. Usiamo queste parole come spina dorsale di una vita spesa per comunicare cultura. Per voi non sono altro che una barzelletta. Io non ho né il tempo né la voglia di venire qui a spiegare me stesso a un uomo che passa la sua vita a dormire sotto la coperta di quella cultura che irride e disprezza. E poi contesta il modo in cui gliela fornisco! Preferirei che mi dicesse: la ringrazio… e se ne andasse per la sua strada. Altrimenti gli suggerirei di prendere un libro di Pratt, impararlo a memoria e di mettersi di sentinella al mondo magico, complesso, reale, fantastico, che ha letto. Se ne é capace…“
2 risposte su ““E poi l’ho conosciHugo”. Il giorno che Augusto è arrivato a Grandvaux e altre avventure”
Nina Grenzwert
Mi è piaciuta tanto questa storia. Ma proprio tanto.
Augusto Q. Bruni
Grazie Mille Nina. Se vuoi divertirti ancora con un sacco di storie prenditi il secondo volume delle mie indagini su Corto Maltese “Corto Maltese: nuove esplorazioni” su Amazon. Tschuess