Di corpi, bende, mummie e tatuaggi

Paolo Interdonato | post-it |

Come creatura orrorifica, la mummia è la meno spaventosa. A confronto con il vampiro, il fantasma, il licantropo o la creatura della laguna è una mammoletta. Non appena è stato possibile, la si è sostituita con gli zombie, che sono morti pure loro, si muovono lenti uguale, ma almeno sono contagiosi. La mummia ha qualche difficoltà a fare paura.

C’è poi La mumma, la poesia di Corrado Guzzanti che mi fa ridere da trent’anni.

«Aiuto,
mi hanno imbarzamato vivo!
Hanno strappato le mie varie interiora
mettendo strani unguenti.
Ma io sono vivo.
Hanno cavato il mio cervello dar narice
tramite uncinetto,
in grigi e bianchi grammoli di memoria e di sangue,
mettendo strani unguenti.
Ma io sono vivo.
Hanno cosparzo il mio corpo de zorfo
e disseccato la mia pella cor muriatico,
hanno disciolto i genitali cor muriatico,
hanno sbiancato le pupilla cor muriatico,
mettendo strani unguenti tra cui er muriatico.
Ma io sono vivo.
Oggi sò una mumma residente il museo,
i bambini se impressiona: ma che è? una mumma?
io sempre zitto dentro alla scatola,
ma sono vivo!
Lo stesso nun se pò di der custode Arvaro!»

Ma oggi non volevo parlarti di mummie spaventose. Ho trovato “High-resolution near-infrared data reveal Pazyryk tattooing methods”, un articolo accademico firmato da Gino Caspari, Aaron Deter-Wolf, Daniel Riday, Mikhail Vavulin e Svetlana Pankova, uscito il 31 luglio su Antiquity: A Review of World Archaeology (Cambridge University Press).

L’articolo è divertente, ben scritto e racconta una ricerca interessantissima. Te lo riassumo come l’ho capito io, ma se lo vai a leggere ti diverti di più.

Età del Ferro, Siberia. I Pazyryk erano persone a modo che abitavano sui monti Altai, in un’area che oggi comprende Russia, Kazakistan, Cina e Mongolia. Benché nomadi, se moriva qualcuno, non solo praticavano la sepoltura, ma eseguivano una mummificazione artificiale con un processo elaborato, non troppo dissimile da quello raccontato da Guzzanti. Il freddo siberiano e la tecnica hanno garantito una conservazione straordinaria dei corpi. Nel permafrost le mummie dei Pazyryk sono arrivate a noi con un livello incredibile di integrità.

Sono state ritrovate in tombe a tumulo, i kurgan, scavati nel permafrost. L’acqua infiltrata si è congelata conservando in modo eccezionale non solo i corpi, ma anche vestiti, tappeti, carri e oggetti funerari. Una manna per gli studiosi. Nei kurgan, per dire, è stato trovato il tappeto di Pazyryk, considerato il più antico al mondo. L’analisi delle mummie ha rivelato che i Pazyryk avevano tratti caucasici, si dedicavano all’allevamento di bestiame (soprattutto cavalli da sella) e portavano numerosi tatuaggi. Questi raffiguravano animali mitologici e scene di caccia, probabilmente non solo decorativi ma anche simbolici, legati a status e fede.

Proprio da quei tatuaggi parte la ricerca. Fino a oggi mancavano dati di qualità adeguata per studiarli davvero. L’articolo presenta i risultati di un nuovo esame su una mummia femminile della tomba 5 di Pazyryk, usando dati High-Resolution Near-infrared (non oso tradurre, la mia ignoranza tecnica mi farebbe fare una brutta figura). Con questa tecnologia i ricercatori hanno distinto dettagli invisibili nelle vecchie, orribili foto in bianco e nero.

Hanno ricostruito metodi e tecniche di tatuaggio usate 2500-3000 anni fa. Con la fotogrammetria hanno creato un modello 3D e poi hanno verificato i risultati con uno studio sperimentale: uno degli autori si è tatuato una gamba, producendo otto modelli identici con strumenti e tecniche pre-elettriche, per confrontare i segni sul suo corpo con quelli della mummia (c’è da amare tanta dedizione alla scienza). L’analisi suggerisce che i tatuaggi di Pazyryk fossero realizzati soprattutto con uno strumento appuntito per introdurre il pigmento nella pelle, una tecnica simile a quella ancora in uso oggi e nota come “Stick and Poke” o “Hand Poke”. Non ci sono prove di incisioni o tatuaggi sottocutanei. Le sovrapposizioni in alcune linee mostrano che il tatuatore si fermava di tanto in tanto, forse per cambiare posizione o ricaricare lo strumento di pigmento.

Inoltre, il fatto che i disegni siano armoniosi nel corpo, non si sovrappongano e portino la mano di tatuatori diversi (con abilità ed esperienza differenti) suggerisce che fossero concepiti per essere realizzati nell’arco di una vita.

E, infine, quei tatuaggi sono davvero belli.

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