Il Gorilla si diverte più di tutti

Beniamino Malacarne | Squared Circle |

La Gorilla Position è una posizione d’importanza cruciale nel ciclopico casino che è l’arena di un grande evento di wrestling. Prende il nome da Gorilla Monsoon, leggendario wrestler e commentatore che forse ricorderà chi guardava l’allora WWF, prima che il panda prendesse a sediate Vince McMahon esattamente come in quella maglietta buffa che vedo girare in rete e che prima o poi mi farò, quando al commento c’era Dan Peterson. Ecco, se dovessimo definire la Gorilla Position in poche parole potremmo pensare al demiurgo platonico che si licenzia dai manuali di filosofia e va a lavorare come produttore in una federazione di wrestling. O per lo meno di quelle che un produttore possono permettersi di pagarlo.

La Gorilla Position si trova dietro il backstage e ospita i responsabili dell’aspetto creativo della federazione. Non tanto gli sceneggiatori quanto i producer, che spesso sono l’una e l’altra cosa ma non è automatico. Gente che deve pensare veloce, cambiare in corsa decisioni prese da tempo, guidare arbitri, commentatori e registi sbraitando in cuffia. Urla tantissimo, chi regge il timone della Gorilla Position. «Inquadra John Cena! Dì a Cody Rhodes di chiamare il pubblico! Oh cazzo ma s’è rotta un dente?». Roba del genere. Ora, il paragone con Platone può essere altisonante ma, a parte il fatto che Platone era un lottatore, un wrestler a modo suo, ma se ci pensi la Gorilla Position sta tra il mondo delle idee, gli uffici dei booker (gli sceneggiatori, in wrestlinghese), e il ring, dove le idee vengono realizzate nella dimensione terrena. E dove spesso ti rendi conto che erano delle cagate, ma a quel punto è tardi.

Ora, il sottoscritto non è solo un campione di wrestling (sì, dall’ultima volta che mi hai letto ho vinto un paio di cinture e, avendo perso peso, mi stanno pure allacciate in vita), ma anche un booker, uno sceneggiatore, quello che decide perché due energumeni sudati si abbracciano in una stretta mortale. E sai cosa? Mi diverto un casino. Per certi versi più che a stare sul ring. Sì, ok, non hai quella botta assurda di adrenalina, manca lo schiaffo fisico di energia ma quella davvero alla fine è la dose del tossico. Magari è perché a quarantaquattro anni sai di non essere più er ghepardo de ‘na vorta, ma capisci quei filosofi tipo stoici ed epicurei con quella loro concezione più profonda, più completa di divertimento. E poi sono uno scrittore, a me piace pasticciare con trame e personaggi. E siccome negli show indipendenti a cui partecipo del tempo, nemmeno poco, lo passo nella Gorilla Position, ecco, mi diverto.

Sì, ok, ma tutto questo pippone per dire che?

Che trovi su Netflix una docuserie, WWE: La storia dietro le quinte, che per me, alla luce del suddetto pippone, è la roba più bella che ho visto sul wrestling negli ultimi anni. Te lo racconta da lì, dalla Gorilla Position, e dall’ufficio dei booker. Ti racconta come si costruiscono i personaggi, come li si fa amare e odiare, come si fa a girare heel (in wrestlinghese far diventare cattivo) un personaggio in modo da farlo davvero odiare al pubblico. Ti mostra come si scolpisce con le emozioni, ti mostra come mira alla pancia, ti mostra quella parte che a me diverte un casino. Ecco, è tipo un manuale di scrittura ma divertente.

Il wrestling è complesso. Un tempo Alex Shane mi disse che per capire davvero il wrestling devi essere incredibilmente intelligente e un booker che conosco, uno di quelli che ha fatto crescere alcuni wrestler di livello planetario, Barry Charalambous, è oggettivamente una delle persone più intelligenti che abbia mai conosciuto in vita mia. Spaventosamente intelligente. Una testa grande così. Ed è lo stesso motivo per cui Triple H fanno bene a chiamarlo The Cerebral Assassin. Sì, ok, è un nome che gli han dato sul ring ma vederlo nelle vesti di producer ti fa capire molto di lui, e del fatto che probabilmente tutto quel che ha avuto se l’è meritato. Certo, uno dice «eh ma ha sposato la moglie del capo». Appunto, chiamalo scemo. Lui e tanti altri, si vedono in azione in WWE: La storia dietro le quinte, e sono tutti uomini con un cervello fuori dal comune. Ecco, lavorare intorno al ring, nel wrestling, è forse più difficile che lavorare sul ring. Anche se fisicamente non è altrettanto massacrante.

C’è poi da dire che la docuserie è raccontata bene. Si focalizza su una serie di wrestlers, anzi, superstars, perché in WWE si chiamano così e non a caso, proprio per niente, e racconta le loro Roads to Wrestlemania, che se vivi sotto un sasso sappi che è l’evento di wrestling più importante al mondo. La serie ne analizza certamente le motivazioni umane ma non solo, analizza il loro lavoro e il lavoro fatto su di loro, che è la parte più interessante. E dopo aver finito l’ultima puntata, me ne torno con maggior consapevolezza al mio posto. Alla Gorilla Position.

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