
Io di Bonvi mi ricordo una storia scema assai. C’era quest’uomo che, fra le macerie, si portava una ragazza tutta nuda in spalla, come un sacco di patate, immobilizzata con delle corde. L’ha depositata su un tapis roulant collegato a un marchingegno che terminava in una manina e, nudo anche lui come un verme, le ha intimato di correre. Lei ha obbedito e la manina gli ha sparato una pippa furiosa, velocissima. Ecco, io mi sono spaccato in due dal ridere. Oh, l’ho detto subito che era una scemata, una storia grossolana, tipo quelle da osteria ma un filo più pensata, roba che se la pubblichi adesso ti appendono tipo le tesi di Lutero alla cattedrale di Wittenberg. Non mi è arrivata subito, ci ho messo qualche secondo, poi mi ricordo che ero piegato sul pavimento.

Eh, capirai, che gran pezzo di comicità!
A mia discolpa erano gli anni delle mie prime pippe furibonde, quelle in cui l’umorismo caccapupupisellino ti fa ridere tantissimo. Non che a quarantaquattro anni sia diverso, ma all’epoca avevo forse una scusante. La storia era di Bonvi, nella fattispecie viene dalle Cronache del dopobomba, uno dei suoi lavori che preferisco per mille motivi, diversi dei quali legati ai miei ricordi e mi sa che è lì che mi impunterò col presente pezzo perché il critico qui c’è chi lo fa meglio e da più tempo di me, e poi ho voglia di divertirmi, oggi mi dice così.
E partiamo dalla tematica. Cronache del dopobomba è un post atomico. Un post atomico di Bonvi, con lo stile di Bonvi, con l’umorismo cazzone di Bonvi. E a me i post atomici piacciono. Profumano di copertine di Karel Thole, di Urania vecchi, di una fantascienza fatta di taniche, camicie strappate e fucili da caccia, di roba anche strana che trovavi nelle edicole, soprattutto al mare, e nelle librerie, roba che capivi sì e no e ti mangi le mani perché adesso la vedi sulle bancarelle e ti prosciughi il conto per comprartele, l’avessi capito all’epoca avresti prosciugato il conto dei tuoi, quantomeno.
E Bonvi c’era dentro, in questo frullato doppio fritto misto di roba stramboide, solo che anche se non lo sapevi era più mainstream degli altri. Se ne trovava in dosi massicce in formato striscia, sugli albi della Acme, prima ancora dell’avvento di Macchia Nera, in quella testata matta dura che era “Cattivik”. Che all’epoca lo disegnava già Silver, ma le prime storie di Bonvi venivano comunque pubblicate insieme alle Sturmtruppen, e se pensi che i ragazzini roba così se la leggevano dici “ma che davvero”?
Perché Bonvi era ruvido, mezzo da adulti, non proprio delicato nel suo raccontare e nel suo far ridere, e far leggere a figli e nipoti roba così è dar loro fiducia, accesso a roba che schiaccia l’occhio a età un pelino più avanzate delle loro è concepire il fatto che le possano capire. Nutrirli bene. Ora questa lettura pedagogica di Bonvi sembra forse esagerata ma l’umorismo cazzone, i disegni comunque belli e dettagliati, i giochi di parole, insomma se con quella roba ci cresci è tutt’altro paio di maniche quando sei più grande perché non sembra ma il gusto, quando è affinato, è uno di quegli air bag immateriali che ti attutiscono l’impatto con la realtà non nel senso che ti ci allontanano, tutt’altro, ma ti insegnano a rotolare e rimetterti in piedi con una capriola che ti copre di escoriazioni ma per lo meno ti lascia il femore intero.
Impari a essere greve, con Bonvi, ma anche a non smettere di giocare perché Storie dallo spazio profondo, per dire, è pieno di quella roba lì un po’ bambinesca, pupazzosa, che ti fa ridere e ancora una volta ti sembra non sia sottile sotto è pensato, il lavoro di Bonvi, sembra di no perché avrà pure quel modo di fare da macho, ma macho vero da libro d’avventura, mica da palestrato metrosessuale finto macho, da macho che fuma le sigarette e ha la barba incolta, ma dentro il cranio ha il cervello fine come tutti quelli che sanno fare umorismo.

Stefano Tevini e l’Onorevole Beniamino Malacarne sono un reboot del classico Dottor Jekyll e Mister Hyde ma, invece di seguire il trend contemporaneo dell’inclusività, deviano dal canone nel fatto di essere ambedue dei fetenti. Nati entrambi nel 1981, uno è una specie di scrittore (romanzi, fumetti, articoli, quella roba lì), l’altro è un lottatore di wrestling. Tevini ti parlerà di fumetti, fantastico e simili, Malacarne di Wrestling (oltre a occuparsi della gestione operativa dei reclami e soprattutto di chi li esprime).