Un incontro casuale

Francesca Di Carlo | Dulcis in fundo |

Ultimamente seguo un corso di letteratura russa. È successo per caso, un giorno in aeroporto. Vedo una ragazza avvicinarsi a un uomo vestito di nero, indica il suo zainetto e gli dice qualcosa.

La scena mi attrae.

Chi sarà?, penso. Forse qualcuno di interessante.

Fingendo di leggere un libro (Il vagabondo delle stelle di Jack London) allungo l’orecchio per ascoltare la conversazione.

«Posso salutarla?» chiede la ragazza, con un tono misto di timore e ammirazione.

«Sì» risponde lui, secco.

Mi sembrava infastidito ma ora che lo conosco forse era solo sorpreso. O emozionato.

«Ho letto tutti i suoi libri» continua lei. E gli racconta di un passaggio che l’ha particolarmente colpita.

Lui le sorride ma non capisco cosa dice. Capisco però che è uno scrittore. E sotto l’effetto del Vagabondo la mia immaginazione prende il volo: magari va anche lui ad Amsterdam e ha il posto accanto al mio. Magari parliamo per tutto il viaggio e mi racconta dei suoi libri. Magari disegno questa scena e ne esce un bel fumetto.

Ovviamente niente di tutto questo è accaduto. Finita la conversazione lo scrittore, la ragazza e io ci siamo diretti a gate diversi. Inoltre, per quanto mi impegni, devo accettare il fatto che non ho la mano per il disegno. E non ricordo neanche chi mi si è seduto accanto.

Però quell’uomo lo volevo conoscere. Così ho chiesto a Google e l’ho trovato quasi subito. Quando ho scoperto che ha fondato una scuola di scrittura a Bologna ho pensato che fosse un segno del destino. A Bologna sono di casa. E allora mi sono iscritta. Ed eccomi qui, incredibilmente attratta da scrittori russi dai cognomi esotici. Gogol’, Čechov, Tolstòj. Il solo pronunciali suscita in me una sorta di euforico snobismo letterario che non ho mai provato.

Di Tolstòj leggiamo un romanzo breve a settimana e La morte di Ivan Ilè il mio preferito.

Perché? Perché a pagina 88 della Undicesima edizione Universale Economica Feltrinelli scrive:

«C’era un punto luminoso, là, indietro, all’inizio della vita, e poi tutto era diventato sempre più nero, e tutto era diventato sempre più veloce. Inversamente proporzionale al quadrato delle distanze dalla morte».

Inversamente proporzionale al quadrato delle distanze dalla morte!

La forza di attrazione gravitazionale:due masse reagiscono l’una sull’altra con una forza tanto più intensa quanto sono vicine. Oppure tanto più debole quanto sono distanti.

Dove r è la distanza e G = 6.67 x 10-11 [in Nm2Kg-2] la costante di gravitazione universale.

Ivan immagina che più ci avviciniamo al centro di un evento ineluttabile, più la sua influenza si fa intensa. Non parla di masse. Ma la metafora è veramente notevole.

Ancora.

Così come la vita non è descrivibile con una formula “statica”, la legge di gravitazione universale non contempla esplicitamente il tempo e questo è il suo limite. Ivan pare saperlo e premette che nel corso della sua vita (durata quarantacinque anni), a partire da un certo evento – presumibilmente il matrimonio con Praskov’ja Fëdorovna – tutto era diventato più veloce. Cioè aveva cominciato ad accelerare.

All’inizio conduceva una esistenza lineare, come quella di una massa che si muove nello spazio a velocità costante. Un moto rettilineo uniforme privo di accelerazioni positive o negative, come ci si aspetta in assenza di forze perturbatrici.

Ed ecco che sopraggiunge l’evento scatenante: il matrimonio, dopo il quale la regolarità viene perduta. Eventi sfavorevoli iniziano a susseguirsi a intervalli sempre più ravvicinati, determinando una variazione di velocità della massa, che inevitabilmente accelera.

Una accelerazione crescente, sospinta dalla forza degli eventi, che curva la linea retta in una trattoria sempre più ripida (arco di parabola) e conduce Ivan alla soglia di un precipizio:

«La vita, una serie di sofferenze accelerate, precipita sempre più velocemente verso la fine, verso la più terribile delle sofferenze. Io precipito…»

Tuttavia, anche se precipita, l’informazione “Ivan” non può andare perduta. Nulla si crea nulla si distrugge. Altrimenti l’impalcatura della fisica crollerebbe. Cosa accade a Ivan mentre precipita nel buco nero della morte? Niente. Lui neanche se ne accorge. Siamo noi osservatori esterni che assistiamo a un bagliore che piano piano si spegne. Per Ivan, invece, il passaggio è una liberazione:

«E la morte? Dov’è? Aveva cercato la sua solita paura della morte, quella di prima, e non l’aveva trovata. Dov’era? Che morte? Non c’era nessuna paura perché non c’era nessuna morte.

Invece della morte c’era la luce».

NOTA: nel disegno ci sono anche Feynman, che parla della ipotesi atomica e Einstein della Relatività Generale. Te ne parlerò le prossime volte.

CORONA SALATA AL PESTO E SPIANATA PICCANTE

Ora parliamo di vita. Fin quando la Terra mantiene la sua velocità orbitale attorno al Sole non precipitiamo. Rimaniamo saldi sulla nostra geodetica ellittica e possiamo dedicarci alle golosità della cucina. Un pane a forma di corona, spennellato di pesto e farcito con spianata piccante è perfetto per questo periodo.

Non ti piace la spianata piccante? Sostituiscila con l’nduja. Non ti piace il piccante? Usa il salmone affumicato oppure la mozzarella a fette, quella da pizza che non perde acqua. O anche un altro formaggio. Se vivi in Italia hai una scelta pazzesca.

Non ti piace il pesto? Sostituiscilo con il paté di olive e pomodorini secchi. Oppure fai prosciutto cotto e funghetti. Carciofi? E metticeli se ti piacciono. Insomma, puoi personalizzare come ti pare. Però c’è la difficoltà del taglio e se usi pezzettini troppo piccoli esce tutto il condimento.

Per il resto è una corona di pane lievitata grazie all’ausilio dei Saccaromices Cerevisiae o lievito di birra. Ho utilizzato una parte di farina integrale per rendere la corona più saporita e agevolarti il movimento intestinale ma se preferisci farla tutta bianca va bene lo stesso. Solo utilizza meno acqua, perchè la farina integrale con tutta quella crusca ne assorbe parecchia.

Questa volta ho impastato a macchina, non sto a metterti le foto di tutto il procedimento. Fare il pane è facile, basta unire tutti gli ingredienti tranne l’olio. Impastare con il gancio e aggiungere l’olio quando l’impasto ha incordato. Te ne accorgi perchè si arrotola sul gancio. Qui la difficoltà sta nel tenere la forma della corona, ma se hai uno stampo da ciambella anche questo problema è superato. Ricordati di ungerlo e spolverarlo di farina altrimenti la corona resta attaccata.

Ingredienti

Per l’impasto

  • 200 g farina
  • 100 g farina integrale
  • 180g acqua (dosala poco per volta, fermati quando l’impasto è sodo)
  • 10g lievito di birra fresco oppure 4g di lievito di birra disidratato
  • 18g olio extravergine di oliva
  • 5g sale fino

Per la farcitura

  • 100g spianata piccante
  • 3 cucchiai di pesto genovese

Procedimento

  • Sciogli il lievito nell’acqua. Poi aggiungila alle farine mescolate insieme in una grande ciotola e inizia a impastare. Aggiungi il sale e impasta ancora. Se usi la planetaria vai a velocità media.
  • Aggiungi l’olio e impasta fin quando è completamente assorbito.
  • Sposta l’impasto sul tavolo da lavoro spolverato di farina e lavoralo per fare una palla. Poi metti la palla nella ciotola con spolverata con pò di farina, coprila con la pellicola trasparente e fai lievitare a temperatura ambiente fino al raddoppio del volume.
  • Quando l’impasto è lievitato stendilo con il matterello formando un rettangolo dello spessore di circa mezzo centimetro.
  • Spalma il pesto sulla superficie e ricopri con la spianata piccante. Poi arrotola il rettangolo dalla parte più lunga. Otterrai un rotolo.
  • Taglia il rotolo in due parti per il verso della lunghezza e sovrapponile a croce con la parte del taglio verso l’alto. Intreccia le due parti e richiudi a formare una corona.
  • Posa la corona sulla tortiera a forma di ciambella ben imburrata e infarinata. Se non la possiedi forma la corona su un foglio carta forno e riponila su una teglia. Metti una ciotola rovesciata al centro (imburrata e infarinata) per mantenere la forma.
  • Fai lievitare la corona a temperatura ambiente per una mezz’ora, coperta con un canovaccio.
  • Spennella con un albume d’uovo oppure olio extravergine di oliva e cuoci la corona in forno a 180°C per 35 minuti.
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