Ecco… quella locuzione, «Bonaccia d’agosto», all’incrocio tra Franco Battiato e Lino Banfi, ci scatena buon umore. Fa caldo e speriamo che tu sia riuscitə a raggiungere posti in cui immergere il corpo, guadagnare refrigerio, goderti qualche birra gelida, sentire un po’ di musica cattiva imposta da altoparlanti molesti, indistinguibile dall’inquinamento acustico, e sentirti, anche tu come noi, un po’ “bonaccia d’agosto”.
Come (Quasi), abbiamo fatto del nostro meglio perché ciò accadesse.
Lo scorso anno, abbiamo rinunciato alle nostre vacanze estive, per donarti uno speciale numero agostano tutto dedicato a Hugo Pratt. E, da quel momento, non ci siamo risparmiati e ti abbiamo presentato articoli – spesso molto belli, diciamocelo – con cadenza regolarissima. I temi dell’anno sono stati: “Il rientro” a settembre, “Talk Dirty” a ottobre, “(Quasi) un premio 2025” a novembre, “Il Bonvi” a dicembre, “Ma tu ci vai ad Angoulême?” a gennaio, “F.a.i.d.a.” a febbraio, “Bambini” a marzo, “(Poi ci pensiamo): Sei anni di (Quasi)” ad aprile, “Storie per l’occhio” a maggio, “Fantastici quei quattro!” a giugno, e la centesima uscita che stai godendoti in tempo reale.
Tutto questo lavorio intorno a una rivista che non legge nessunə non ci è bastato. Abbiamo costruito anche dei manufatti da portare in spiaggia senza aver paura dei riflessi che picchiano sullo schermo e della sabbia che si infila negli interstizi dei tuoi dispositivi.
Vogliamo essere sicuri che tu ne abbia goduto.

Innanzi tutto, dovresti proprio leggere il Quaderno di Comicon e di (Quasi) dedicato all’underground statunitense. Si chiama California Dreaming e lo pubblica Comicon Edizioni. Lo trovi in libreria e sugli store digitali. E racconta: le fonti che hanno ispirato il fumetto underground, i corpi che si sono mossi per gli Stati Uniti – spesso su carri circensi – per portare in giro quella rivoluzione, l’introduzione dell’LSD, la nascita della controcultura, le memorie di fumettisti che da cuccioli sono stati cambiati completamente da quell’idea di fumetto, la lingua parlata su quelle pagine, le piante italiane cresciute dai semi dell’underground e, poi, Harvey Kurtzman, Robert Crumb, Justin Green, Trina Robbins, Art Spiegelman, Harvey Pekar e un sacco di altri loschi figuri.
California Dreaming è curato da Boris e Paolo e contiene contributi di: Boris Battaglia, Claudio Calia, Lorenzo Ceccherini, Marco Bertoli, Massimo Giacon, Michele Mordente, Omar Martini, Paolo Bacilieri, Paolo Interdonato, Valentina Restivo e Valerio Bindi.

Durante l’anno, abbiamo avviato la nostra collana di storia e critica del fumetto. Si chiama “Universale (Quasi) Economica”, per gli amici “u(Q)e”, e si presenta come un’enciclopedia modulare del fumetto. Per il momento ha un solo volume, ma da qualche parte dovevamo pur cominciare.
Per aprire la collana, abbiamo pubblicato Lo Sconosciuto di Magnus: La vita, che sciocchezza starci a pensare di Paolo Interdonato. Magnus, a metà del ciclo narrativo, ha dovuto stendere il suo personaggio sul tavolo operatorio: gli ha aperto l’addome e lo ha svuotato, lo ha aggiustato, lo ha rabberciato alla bell’e meglio, e lo ha ritirato in piedi. E poi lo ha nuovamente ferito, massacrato, drogato, quasi ucciso e, infine, ricostruito nuovamente, per riportarlo al punto di partenza. Seguendo l’esempio dell’autore, il nostro testo critico stende sul tavolo ogni storia dello Sconosciuto, la osserva nel suo contesto e nelle sue evoluzioni, la apre con bisturi e divaricatori, e cerca di capirne il mistero di enorme bellezza.
Per comprarlo, devi necessariamente andare QUI.

Claudio Calia non è solo il nostro editore. È anche – e soprattutto – un fumettista di grand pregio, i cui libri iniziano a occupare un sacco di spazio sulle nostre mensole e nei nostri affetti. Tra questi ce n’è uno che amiamo particolarmente e che è finalmente tornato in una nuova edizione. Si chiama I giorni così: Supergiallo a fumetti. ti riproponiamo un pezzetto della prefazione firmata da Paolo.
Se lo vuoi, devi andare QUI.
«Si parla spesso di “giornalismo a fumetti” in questi anni. Di solito, con quella denominazione, si indicano i lavori di persone che realizzano un paio di pagine su un periodico, alcuni libri noiosi oppure interventi d’occasione per riviste che raccolgono pagine bolse e poco ispirate. Claudio è il capostipite italiano di quella gente e, quando lo dico, non sto facendogli esattamente un complimento. Da qualche tempo, la sua pulsione al racconto di realtà, militante e dalla parte del torto, ha iniziato a fargli male: lui, che è un tipo che si infila in posti in cui io non andrei neppure sotto minaccia per raccogliere informazioni di prima mano, ha avuto dei problemi con il suo essere autore che racconta l’altrui dolore da posizione di conforto.
Ha dovuto prendersi una pausa, Ha deciso di dedicarsi a racconti di genere. È proprio vero che «si può far politica coi fumetti», come canta Gaber. Anzi, si deve. E, Claudio lo sa, se non stai raccontando una delle innumerevoli porcherie che tassellano la nostra storia recente, puoi fare uso di metafore. Puoi estrarre dal cilindro una serie di supereroi come “I Baccanti”, oppure puoi cercare nella storia dei formati del fumetto del tuo paese un modo che ora ha pochissimi esponenti.
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L’arrivo di “Diabolik” nelle edicole, nel novembre 1962, ha prodotto una piccola rivoluzione. Al “re del terrore” si sono progressivamente affiancati innumerevoli personaggi che offrivano ai lettori massicce dosi di sesso e violenza. Quegli albi, pubblicati con periodicità serratissima (i più importanti, nei periodi di maggior successo, erano quindicinali), avevano tutti il medesimo formato: centoventi pagine di fumetto, con due quadretti per tavola, pubblicate in albi tascabili ed economici. La realizzazione di quegli albi a ritmi vertiginosi costringeva i disegnatori a mettere in atto trucchi e strategie per velocizzare il lavoro. Il più grande di tutti, Magnus, per riuscire a rispettare le date di consegna e mantenere un altissimo livello qualitativo, aveva inventato un montaggio straordinario fatto di primi piani, silhouette, campiture nere e particolari. «Se in una vignetta devi disegnare uno sfondo e non hai tempo», diceva il maestro, «mettici una scala o una tenda».
Partendo proprio da quella lezione, Claudio ha costruito I giorni così. Un racconto denso, che sente di provincia e piccola criminalità. Un racconto come è difficile trovarne nel fumetto odierno. Un racconto che fa bene leggere. È pure istruttivo. Per esempio, io ho imparato che forma ha una trebbiatrice.»