Post-it: Quasi Natale

È QUASI Natale. Non sai mai cosa regalare. Ecco una sfilza di consigli.
Orsù!

Il regalo di Claudio Calia

Con Lello Voce ci ho fatto fumetti, eventi dal vivo, addirittura ci ho vinto un premio con Piccola Cucina Cannibale (un premio vero di quelli che pagano una bolletta, non cose di fumetti). Lello è il poeta che ha importato in Italia il Poetry Slam, evento dal vivo che ha saputo ridare fiato e circolazione a questo strano linguaggio che è la poesia. Lello è un “poeta sonoro”, la maggior parte delle sue pubblicazioni ha un CD in allegato, in quanto la poesia, mi insegna, nasce orale ed è nell’oralità che si esprime al suo meglio. Dopo qualche anno di assenza dalle scene, a settembre è uscito, per La Nave di Teseo, Razos. I razos, da quello che capisco da illetterato autore di fumetti, sono dei componimenti in prosa che precedevano e, in qualche modo spiegavano, le poesie nel medioevo. Non c’è un CD allegato, e a parte dei madrigali muti alla fine del testo… non ci sono le poesie. Ce le dobbiamo costruire noi, a partire dai testi che le presentano. Che è un po’ come quando leggi un bell’articolo di QUASI su un autore o un fumetto che non hai, e cerchi di immaginartelo.

Il regalo di Ginevra Gambi

D Editore: Ultima fatica del fumettista concettuale greco-belga Ilan Manouach, Fastwalkers è un imponente hentAI di 512 pagine pubblicato da D Editore nella collana D_Pressa a cura di Valerio Bindi. Partorito da algoritmi GAN e GPT-3 appositamente nutriti con un amalgama d’immagini tratte da anime e manga giapponesi, vuole rispondere a una domanda precisa: possiamo insegnare alle macchine il linguaggio dell’erotismo? Il risultato è un fumetto cyberpunk unico nel suo genere, allucinato e lirico, che tramite la discussa tecnologia delle reti neurali smuove riflessioni su una sessualità non-umana, in assenza di corpi e generi predefiniti, ma anche sulla natura dell’arte e dell’autorialità, e sulle potenzialità del deep learning. L’edizione (in inglese) di Fastwalkers per il pubblico italiano è limitata a 175 copie, quindi se desideri metterla sotto l’albero tieni d’occhio i canali social dell’editore.

Il regalo di Leda Barozzi

The Owl House: Aspirante Strega: La serie televisiva animata The Owl House, creata da Dana Terrace, è un horror-comedy statunitense disponibile su Disney+.
Alternando situazioni classiche e momenti struggenti, il programma, che, come dimostra la sua accanitissima fanbase è adatto a tutte le fasce d’età, ci introduce in un mondo splendidamente mostruoso e alternativo, in cui tutti sono “diversi” e dove non esistono discriminazioni di genere.
La protagonista Luz Noceda, un’adolescente allegra con interessi singolari, si trova casualmente catapultata in questo universo popolato da creature mostruose e personaggi curiosi.
Anche se inizialmente un po’ frastornata, Luz inizia ad apprezzare la diversità di quel luogo e a costruire legami con le persone del posto, come l’anticonformista criminale “Dama Gufo” Eda o l’adorabile “re dei demoni” King, finendo poi per innamorarsi della sua “dea dai capelli di zucchero filato”, su cui non aggiungo altro per non fare spoiler.
Facendoci attraversare quello che è stato il passato dei personaggi, Dana Terrace ci mostra, nel susseguirsi degli episodi, un grande cambiamento e una grande crescita spirituale in loro; tra questi anche la stessa protagonista Luz Noceda, che, dopo innumerevoli incidenti di percorso, impara ad apprezzare finalmente sé stessa.
Sebbene la serie sia stata rilasciata nel 2020, ho pensato comunque di segnalarla visto che si dovrebbe concludere nel 2023 con la terza ed ultima stagione.
Io personalmente vi suggerisco di “regalarvi” The Owl House anche solo per entrare a far parte della “TOH community”, una temibile unione di nerd, ognuno con la sua schiera di meme – come l’indimenticabile “lego Eda” – di teorie, di piccole osservazioni, fan art e con un’incredibile ostinazione nell’immaginare improbabili fidanzamenti tra personaggi mai apparsi nello stesso episodio.

Il regalo di Andrea Ciccarelli

«E se invece fossi solo un coglione?» In pratica la domanda che da sempre permea tutta la fantascienza con al centro l’essere umano. Pensateci: è una frase perfetta se messa in conclusione al 2001 di Kubrick. Meglio di quella, forse, solo scoprire che, sostituendo «C’è figa?» a tutti gli squittii elettronici di R2D2 / C1P8 nei film di STAR WARS, ogni dialogo si regge.
Ed è la frase che troviamo in quarta di copertina di Barbarone sul pianeta delle scimmie erotomani, ultima fatica fumettistica di Gipi che inaugura una futura trilogia di fantascienza in cui un po’ si sfreccia gagliardi attraverso le stramberie dell’universo e un po’ si ride di sé stessi e del vuoto nero dello spazio – quello esterno e quello interiore – che tutti ci circonda e ci comprende.
Il malinconichetto e stropicciato personaggio che dà il nome al libro, l’astronauta Barbarone, assomiglia parecchio al suo autore e, come lui, accende i motori della sua astronave (o quelli della creatività, nel caso di Gipi) per sottrarsi alla morsa fredda e annichilente dei buchi neri che tutto ingoiano, compreso il labile senso che di tanto in tanto riusciamo a trovare alle nostre vite.
C’è una trama nella storia di Barbarone – anzi, due: una orizzontale e una verticale, come fanno gli autori bravi – e quella trama ci guida attraverso un universo che è divertente scoprire, alieno dopo alieno, pianeta dopo pianeta. È come giocare a No Man’s Sky avendo Ugo Tognazzi come voce narrante. Come leggere Ted Chiang annotato da Achille Campanile. Come, appunto, immaginare la Barbarella di Jean-Claude Forest con Gipi al posto di Brigitte Bardot.
Perché nel gelido buio dello spazio infinito galleggiano come spettri le persone che non ci sono più, la puzza di sudore e di piscio, lo schifo, il corpo che cede, la voglia che scompare. Ma, sparpagliate su quel campo nero, brillano anche come stelle l’amicizia, l’avventura, la sorpresa di ritrovarsi ancora vivi, la voglia di ridere e di rotolarsi per terra, di lanciarsi attraverso il tempo e lo spazio per non indietreggiare più nemmeno di un passo di fronte alla paura tutta umana di non essere.
Gipi è bravissimo a mettere tutto questo in una storia necessaria – per lui e per noi lettori che amiamo leggere i suoi libri – che si conclude con una promessa che dovremmo tatuarci da qualche parte: «Tra un momento tornerai a essere la mezza sega di sempre». Perché il nostro avversario, quello più feroce e più capace di colpire dove fa davvero male, è il nostro io interiore. E non potremo mai sconfiggerlo ma solo un giorno, forse, farci pace.

I regali di Titti Demi

Ciao
Questo anno niente letterine a babbo natale. Tutte le volte chiedo cose fighissime e quello mi rifila calzini con pupazzetti o quaderni comprati da Tiger.
Per questo, se c’è tra i lettori di QUASI un affezionatə a Titti Demi lascio il mio IBAN per una colletta e il regalo me lo faccio da sola: voglio un torchio calcografico! Mica di quelli enormi, eh, che non ho il posto, ma uno piccolo da tavolo, allego foto.
In cambio offro piccole e buffe stampe. ♥️
Titti

I regali di Monia Marchettini

Per questo Natale, sotto l’albero vorrei trovare tutto all’insegna del medioevo maccheronico. Il Pataffio di Luigi Malerba è sicuramente il libro che vorrei, mentre La compagnia della forca di Magnus è il fumetto che si addice a questo filone. Il libro si trova facilmente (è uscito da poco anche il film), il fumetto va cercato nei banchetti dell’usato.
Buon Natale!

I regali di Francesca Pilla

Più passano gli anni e più mi accorgo che per me la chiave della felicità per cercare di stare il meno peggio possibile è dedicare pochissimo tempo a fare le cose noiose, e cercare di andare a letto la sera pensando di aver vissuto un altro giorno.
Grazie al tram direte voi, facendo una crasi tra due famosi detti che hanno in comune il cazzo, comunque i miei consigli hanno in comune invece questa caratteristica zero-zen: il gusto non è manutenere la motocicletta, è proprio andarci in giro.

Risotto cacio e pepe:

Le porzioni sono per uno perché non capisco il motivo per cui nelle ricette le mettano sempre per 4, come se nessuno si fidasse del fatto che abbiamo fatto tutti le medie e le moltiplicazioni le sappiamo fare – e comunque, giallozafferano, per favore fammi invitare a cena quanta gente dico io.
Sostanzialmente fate diventare caldissimo il riso, un buon carnaroli, possibilmente in una padella, senza soffritti, senza menate, quando, toccandolo con la mano è caldo come una pietra della sauna è il momento di aggiungere un mestolo di brodo, man mano che asciuga si aggiunge;
Dopo una quindicina di minuti di questo tango metti il brodo-fai asciugare-aggiungi il brodo, il riso dovrebbe essere cotto.
Togliete dal fuoco, unite pecorino, burro, pepe e mantecate (che vuol dire girare forte in modo che entri dell’aria e il riso  si mescoli coi grassi).
PRO TIP: in fase di mantecatura aggiungere due gocce di aceto. Me lo ha detto uno chef superstellatissimo di cui non faccio il nome perché poi diventa un casino coi diritti d’autore, però funziona.

The good fight

se vi è piaciuto come era scritto The good wife ma non volete quella palla al cazzo di Juliana Marguiles questa è la serie che fa per voi.
Probabilmente è la migliore critica al governo Trump, successivi e, in una puntata, anche ipotetici: cattivissima, ironica, funghetti e microdosing, terrorismo interno – ma di sinistra, quindi compagni che boh, sbagliano? Mhe… –, lobby, riscaldamento globale, attaccamento al ‘novecento, alcolismo diffuso e accettato, scontri razziali.
Se vi fidate, andate a recuperarla su amazon prime, su tim vision o su quei siti piratosi che frequentate voi.
È un cliché ma Christine Branski che ride aggiunge valore alla visione, anche se ogni tanto ne abusano.

I regali di Stefano Tevini

Ne avrei tanti di regali da mettere sotto l’albero Quasinatalizio, ma ne metto uno, il più strambo che ho trovato a Lucca Comics quest’anno: VERMIS, una guida illustrata in pixel art a un videogame mai esistito. L’atmosfera del gioco ipotetico è profondamente weird nel senso più disturbante del termine, con la stranezza che fa pendant con la cupezza in un’ambientazione fatta di stregoni che si disfano i connotati legandosi strette delle pietre al volto, saggi pazzi prigionieri di mascheroni di metallo e divinità ctonie che emergono dalle nebbie. Un esempio inquietante, per quanto riuscito, di uso creativo di strumenti narrativi inconsueti.

I regali di Hurricane (Ivan Manuppelli)

Sotto l’albero ne metto cinque di sorprese:

  • Carambola Dormiente di Adam Tempesta (Eris Edizioni).
  • Un abbonamento a vita alla rivista “Snuff Comix” di Oral Giacomini.
  • Qualunque cosa prodotta dalla casa editrice In Your Face Comix.
  • Una ceramica di Francesca Ghermandi.
  • La tessera foto giornalista di Strade Bianche di Stampa Alternativa.

I regali di Federico Beghin

Caro Babbo Natale,
Come stai? Mi sembra giusto iniziare questa lettera con delle scuse. Spero che non ti sia legato al dito quella volta in cui, da piccolino, ti definii stupido. In ogni caso, eccomi qui a fare ammenda. Perdonami, Babbo.
Bene, tolta l’incombenza, passiamo alle cose serie. Vorrei chiederti di farmi trovare sotto l’albero di Natale la salute sufficiente per tornare a giocare a calcio. Mi mancano tantissimo le partite, sono ormai cinque mesi che non posso scendere in campo. Purtroppo, però, temo che tu non sia in grado di esaudire il mio desiderio, quindi ripiego su qualcosa di materiale. Sì, i fumetti, ovvio.
Allora… dai, mi limito a tre titoli, non voglio riempire troppo la tua slitta. Il primo fumetto che ti chiedo è That Texas Blood. Qui in Italia l’ha pubblicato Editoriale Cosmo, l’ho sfogliato in fumetteria e mi è sembrato un figata. Costa tanto, perciò ho bisogno che tu faccia questo sforzo al posto mio. C’è la gente grezza che fa le cose brutte, è come un western ambientato nel Texas di oggi. Anche i disegni non sembrano affatto male e un personaggio ha il volto di Sam Elliott, il che è un po’ scontato, mi sa, ma mi fa sempre piacere vedere quei baffoni. Poi quei brutti ceffi indossano le camicie a quadri di flanella che mi piacciono tanto.
Il secondo volume che ti chiedo gentilmente è Creepy Presents Alex Toth, edito sempre da Editoriale Cosmo. Sto leggendo Bravo For Adventure dell’artista e quest’estate, con il Covid-19 a tenermi compagnia, ho divorato Zorro. Quante volte ho guardato e riguardato le puntate del telefilm con Guy Williams nei panni della volpe! Con l’entusiasmo di quand’ero bambino ho ammirato i disegni e mi sono fatto qualche risata con il Sergente Garcia, ho fatto risuonare nella mia mente le battute dell’eroe e i grugniti del Capitano Monastario. Vabbè, Babbo, la mia passione per Zorro la conosci: chissà quanti regali a tema ti ho chiesto da piccolo.
Infine, mettiti una mano sul cuore e, per favore, portami il volumone di Marshal Law che Panini Comics ha pubblicato di recente. Fallo anche per Kevin O’Neill che purtroppo non è più tra noi. Se lo vedi, mettiamo che con i tuoi poteri tu possa beccarlo in giro, salutalo e ringrazialo da parte mia. Ecco, chiedigli anche scusa, sempre a nome mio, perché sulle prime, anni fa, rimasi un po’ interdetto davanti al suo tratto. Ebbene sì, dubitai. Fortunatamente mi incamminai presto per la diritta via. Quindi, è giunta l’ora di leggere le storie di Pat Mills: vorrei proprio fare un salto a San Futuro, anche per prendere un po’ in giro quei soldati con gli elmi a forma di supposta.
Ora, non so quale sia la situazione dalle tue parti, magari anche al Polo le bollette del riscaldamento fanno dormire sonni agitati agli elfi, perciò ti vengo incontro. Se dobbiamo tirare la cinghia, rinuncio a That Texas Blood, però continuo a sperare di ricevere Creepy Presents Alex Toth e Marshal Law. Sono stato bravo, anche troppo, me li merito.
Ti auguro di passare un bel Natale, ti chiedo ancora per favore e ti ringrazio già, so che farai il possibile.
Federico

I regali di Omar Martini

Quest’anno ho preso finalmente coscienza e accettazione della mia fissazione per il libro (e i libri in tutte le loro accezioni), per cui quest’anno la letterina a Babbo Nachele sarà all’insegna della carta stampata.

1. Regalo per ricchi annoiati: se hai voglia di provare il brivido di simulare l’emozione di essere il primo lettore di un manoscritto che sai già che verrà considerato un capolavoro, la SP Books è la casa editrice (francese) che fa per te. Riproducendo in edizioni lussuose i testi scritti a mano (precedenti quindi a tutti gli aggiustamenti, suggerimenti e modifiche fatti apporre dagli editor) di Rudyard KiplingOscar Wilde o Mary Shelley, tanto per citarne qualcuno, ti accompagna in un viaggio diretto nella mente degli scrittori. Se avessi 190 sterline che mi ballano in tasca, mi regalerei l’edizione del “Grande Gatsby” di F. Scott Fitlzgerald, per riassaporare quelle pagine che tanto mi avevano colpito e conquistato, e per rileggere (scritta a mano, quasi fosse stata realizzata per me) una delle frasi conclusive più bella della storia della letteratura statunitense.

2. Regalo per trascorrere serate pazienti: non conoscevo l’esistenza di oggetti (decisamente superflui, ma straordinariamente belli) come questi “finti libri cartonati”, il cui interno è un puzzle 3D di librerie, vicoletti o case. Sembra che aziende leader siano società come Cutebee e Robotime, che si sono specializzate nel creare questi oggetti che sfidano le capacità manuali e mettono a dura prova la vista degli acquirenti con pezzi microscopici da staccare, incastrare e/o incollare. Le foto (e qualche video) mi hanno rapito e so già che, prima o poi, ci cadrò… a meno che non avvenga già questo Natale.

3. Regalo per lettori impazienti: non mi piacciono tanto i cartonati, soprattutto se non hanno delle caratteristiche cartotecniche particolari. Preferisco di gran lunga la semplicità modesta (ma raffinata) del brossurato tascabile, ma se vorrò leggere immediatamente il dittico che ha scritto Cormac McCarthy, temo che dovrò cedere a questo principio. Il primo libro, The Passenger è appena uscito, mentre il secondo, Stella Maris, verrà offerto al pubblico il 6 dicembre. Un’occasione decisamente da non perdere, per uno scrittore che non si è mai concesso molto ai lettori…

I regali di Alessandra Ioalè

Per questo Natale in generale, per quanto riguarda i fumetti, consiglio tutti quelli selezionati e presentati per la rassegna Fumetti&Popcorn in collaborazione con Cinema Arsenale di Pisa, in particolare quelli che ho recensito per #fumettiepopcornconsiglia, ovvero Mingus di Squaz e Massaruzzo edito da Coconino Press, Si può fare! di Isabella di Leo edito da BeccoGiallo, Anche le cose hanno bisogno di Eliana Albertini edito da Rizzoli Lizard, Tango di Antonio Pronostico e Fulvio Risuleo edito da Coconino Press. Ai quali aggiungerei Da sola, l’esordio di Percy Bertolini per Diabolo edizioni, Gainst Machine di LRNZ per Bao Publishing, di cui tutti hanno potuto seguirne in diretta l’evoluzione sul suo canale Twitch, che abbiamo ospitato all’interno del progetto espositivo SOTTOSOPRA curato da me per CreteCon Festival nel 2021; sempre riguardo i fumetti esposti in tale progetto segnalo La prima bomba di Marco Rizzo e La Tram per Feltrinelli comics, purtroppo passato inosservato nel 2020, ma secondo me meritevole di essere recuperato, così come Urgenza Livello 3 di Joshua DysartJonathan DumontPatt MasioniAlberto Ponticelli il reportage a fumetti sul lavoro del Programma Alimentare dell’Onu in Iraq, Sudan del Sud e in Ciad uscito per Star Comics. Infine due fumetti usciti da poco: Dritto per dritto di Fabio Tonetto per Rizzoli Lizard e The cyan’s anthem, la ultima fatica di Lucia Biagi per Eris.

Per quanto riguarda i libri d’arte, per me indispensabili al momento sono Memestetica di Valentina Tanni uscito per Nero Editions (cercatelo nelle librerie fisiche perché in quelle online credo sia esaurito) e della stessa casa editrice per la collana NOT, Accelerazione di Edmund Berger. Inoltre L’estetica dell’intelligenza artificiale di Lev Manovich, edizione a cura di V. Catricalà per Luca Sossella Editore. Infine il super librone VIRUS. Il punk è rumore a cura di Marco Teatro e Giacomo Spazio per Goodfellass.

Mentre per i romanzi, visto che sono un’appassionata di fantascienza e del giallo/thriller, se non li avete ancora nella vostra libreria, vi consiglio di recuperare Solaris di Stanislaw Lem pubblicato da Sellerio, che quest’anno ricorre il 50° anniversario del l’omonimo film cult; poi per me imperdibili I reietti dell’altro pianeta e La mano sinistra del buio di Ursula K. Le Guin pubblicati da Mondadori. Infine tutti i gialli scritti da Matsumoto Seicho, alcuni pubblicati da Adelphi mentre altri da Mondadori.

Per quanto riguarda le mostre, visto che posso fare autopromozione, segnalo che fino al 14 dicembre è visibile Ultimo spettacolo a Milano progetto site-specific pensato da Guido Segni per Edicola Radetzky (Milano Viale Gorizia lato Darsena) curato da me e Andrea Tinterri. Mentre su Roma segnalo il progetto 1 Metro sotto la Metro curato da Arianna Forte in collaborazione con Fusolab, che dal 1 al 4 Dicembre porterà delle fantastiche installazioni e opere d’arte interattive in alcune delle stazioni della Metro C della Capitale. Infine su Modena segnalo Most to Least Viewed, la prima mostra personale dei pionieri della Net Art, Eva e Franco Mettes.

I regali di Francesco Pelosi

Fa brutto regalare qualcosa che hai fatto tu? Assolutamente no, anzi di solito a me piace un sacco ricevere cose fatte dagli amici. Per cui, per quanto sia usanza comune crederlo, non fa brutto nemmeno consigliare di regalare qualcosa che hai fatto tu.
Ok, l’assioma è un po’ forzato, ma in qualche modo dovevo togliermi dall’impasse dovuta alla dicotomia imbarazzo-desiderio nel parlare in questi regali di Natale di QUASI dei miei libri. In parte però mi salvo, perché la carta sprecata che ho prodotto in questo 2022 non è stata imbrattata solo da me. Per cui, srotoliamo-scrolliamo la lista dei miei consigli auto promozionali di Natale:

  • Guido Picelli. Un antifascista sulle barricate: lo trovi in libreria, io l’ho scritto e Rise l’ha disegnato superbamente, mentre a pubblicarlo è stata Round Robin Editrice. È una storia di esattamente cento anni fa: barricate antifasciste nei borghi di una cittadina emiliana, sindacalisti rivoluzionari, rivoluzionari che han fatto i sindacalisti, comunismo, socialismo, Arditi del Popolo, Brigate Internazionali e persino Antonio Gramsci. Non dico altro.
  • Regina invece lo trovi solo sullo store online di Spaghetti Comics o alle fiere specializzate (sia quelle dove ci siamo sempre e solo noi del microcosmo fumetto, sia a quelle un po’ più grandicelle). È un noir distopico che guarda al fumetto argentino, scritto da me e Emme e da lui anche disegnato e colorato, dove al suo bisogno di raccontare i personaggi abbiamo provato a unire il mio di raccontare la società. Se lo leggi poi dimmi come ti pare (occhio perché il prezzo non è trascurabile, ma il sangue che ci abbiamo sputato sopra potrebbe ripagarti).
  • Carlo Marrone: anche questo lo trovi sullo store di Spaghetti Comics e alle fiere ed è un picture-novel-strip. Cosa vuol dire? Non lo so bene nemmeno io, ma mi piace come suona. Questo l’ho scritto e disegnato da solo, mentre Chiara Raimondi l’ha colorato e ci ha fatto una post produzione forsennata. Sono strip, vignette, e vengono dall’amore infinito che provo fin da piccolo per questa forma di fumetto. Come recita la frase di lancio: «Se la tua vita è come un gekiga, Carlo Marrone è il fumetto che fa per te».
  • In ultimo, una cosa non di carta: si chiama Sortevacca e la trovi solo su Instagram e Facebook. Anche queste sono strip ma mute, dove la protagonista, una bimba carina che mena tutti, mena tutti e riceve soldi dai malcapitati che ha menato. Io la scrivo e Chiara Raimondi la disegna da paura. A me fa ridere un sacco per cui vattela a guardare, anche perché, a differenza degli altri qui sopra, questa e gratis.

I regali di Alessandra Falca

Allora, visto che sono libraia, questa volta faccio il mio lavoro:

01. Liz Moore – Il peso (Trad. Ada Arduini) NN Editore
Questo è il primo libro di Liz Moore, da noi uscito quest’anno, ma se trovate gli altri due anch’essi editi da NN Editore, recuperateli. Una scrittrice superba che racconta la provincia americana e che si fa leggere. Un libro con un mistero e che parla d’amore e di solitudine. Consigliatissimo.

02. Vitaliano Trevisan – Works – Einaudi
Questo è un memoir. Trevisan si è ucciso a gennaio di quest’anno e ci ha lasciato questo bellissimo romanzo autobiografico. Non ha fatto altro che prendere il suo libretto di lavoro e raccontarsi. Non smetterete di leggerlo. Io l’ho bevuto.

03. Patricia Highsmith – Diari e Taccuini 1941-1995 (Trad. Viola Di Grado) – La Nave di Teseo
Per la prima volta stampati in Italia i diari e i taccuini della più grande: Patricia Highsmith. Colei a cui si ispirano tuttə. Se non avete mai letto i suoi gialli correte in libreria a comprarli. Recuperateli. Ripley vi rimarrà nel cuore. Nei diari, dopo aver letto i romanzi, scoprirete una Highsmith iperattiva, folle, innamorata, passionale, ubriaca e ossessionata dallo scrivere. Un libro per amatori. Anche perché sono più di mille pagine. Emozionante.

04. Alessandro Ceccherini – Il mostro – Nottetempo Edizioni
Questo è un “romanzo” sul mostro di Firenze, non è un reportage, non è una cronaca. Questo è il primo romanzo scritto sul mostro di Firenze. E Alessandro Ceccherini fa centro. È al suo primo romanzo e corre come un treno. Il libro si legge come se fosse un film. Si riescono a vedere tutti i personaggi e lo sappiamo, la trama è avvincente. Ve lo consiglio. Io l’ho letto in tre giorni e mi è rimasto sotto pelle. Ceccherini non risparmia niente e nessuno. Datemi retta. Fatevi un regalo. Il ragazzo si farà. E voi avrete letto il suo primo libro. Chirurgico.

I regali di Arabella Urania Strange

L’unica cosa che mi piace del natale è la colossale regressione all’infanzia che consente (anche se solo per poco, e in certe circostanze). Dolci! Regalini! Cose che luccicano! Un libro che parla di infanzia in modo sommesso, misterioso e incantevole è Storie del pavimento di Gherardo Bortolotti (Tic, 2018). 50 pagine, paragrafi brevi, luminosità imprevedibile, presenze microscopiche e fatate. Non è nuovo ma chissene, ne ha scritti tanti di libri Gherardo ma questo è il mio preferito. Le figure non ci sono, mi dispiace, ma in un cervello appena un po’ attivo si scatenerà Miyazaki.

I regali di Lella Parmigiani:

Tira aria di Natale e QUASI, la rivista che non legge nessunə mi chiede: «Cosa metti sotto l’albero di Natale? Vale tutto: dischi, libri, cibo, viaggi, progetti…»
Allora io ci metto un progetto bello, nato dal nulla qualche anno fa che si sta espandendo silenziosamente in gran parte d’Italia.
Vorrei mille progetti simili: sono progetti d’amore, ciò di cui più abbiamo bisogno.
Un’amica, la Begni  (da noi l’articolo per un’amica è d’obbligo), affiancata da Simona e Patrizia, nel 2015, inizia ad aggregare il maggior numero di persone possibili in un’opera relazionale a scopo benefico, usando semplicemente il lavoro a maglia, da sempre, di fatto, momento di  aggregazione femminile.
Il progetto accoglie chiunque voglia partecipare e parte dalla ricerca di un luogo fisico dove ci si possa incontrare, a tutte le ore, per fare quadrati di lana. Nasce “VIVA VITTORIA”, in uno spazio dato dal Comune di Brescia, alle spalle di Piazza Vittoria, e diventa da subito luogo di creazione e collaborazione ma anche di aggregazione, conoscenze e amicizie.
Persone di ogni età, genere, provenienza e lingua lavorano al progetto. Chi arriva torna con amici, partner, familiari e il cerchio si allarga fino a fare partecipare migliaia di persone all’opera. Le stanze dove si lavora hanno sei vetrine sulla strada. La gente si ferma, guarda incuriosita, entra, chiede e partecipa in un flusso di 150 persone in media al giorno.

Si tira tardi e mentre si lavora si mangia, si chiacchiera, si ride e si canta.
I quadrati vengono etichettati, timbrati e uniti fra loro con un filo rosso in piccole coperte di un metro quadro che verranno poi vendute in piazza Vittoria, in un fine settimana di novembre, tappezzando il pavimento della piazza con 15.000.000 quadrati di colori e decori diversi in un opera dalla partecipazione immensa, indimenticabile.
Lo scopo finale è donare il ricavato alle associazioni in aiuto contro la violenza alle donne.
Ricordo quei giorni: sole, aria fredda, migliaia di persone e di sorrisi e noi stupite e felici di tanto successo.
Un successo al di sopra delle aspettative, un ricavato importante, la richiesta inaspettata di collaborazioni  e l’inizio di una sorellanza in tutta Italia.
Viva Vittoria da quel giorno si replica dove ne venga fatta richiesta, in fitta collaborazione; a oggi sono ventisei i siti che hanno aderito, per marzo 2023 sono previste le piazze di Darmstadt (Germania) e Modena, in autunno Busto Arsizio, Firenze ,Vigevano
Sembra un nulla, detto e fatto ma non è così.

Bisogna conoscerla la Begni per sapere che cinquanta chili di ottimismo riescono a fare l’impossibile.
Tenacia, costanza e generosità muovono Cristina, entusiasta trascinatrice sta aggregando migliaia di persone con un progetto alla portata di chiunque, e un nugolo di persone nell’associazione e fuori l’aiutano.
Arrivano quadrotti dalle scolaresche, dai reparti degli ospedali, dalle carceri, dalle RSA, dalle associazioni di quartiere.
La forza di questo progetto sta nel non aver bisogno di finanze per l’attuazione, di usare uno strumento di aggregazione di facile apprendimento, di fare rivivere la tradizione anche tra i giovani e rimarcare in ogni occasione il concetto che «La violenza si può fermare cominciando da noi stesse e dalla consapevolezza che noi decidiamo della nostra vita».

VIVA VITTORIA

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Noi diamo spesso per risolti e superati alcuni concetti preistorici e alieni sulle donne ma l’ignoranza, la sudditanza e la violenza si insidia da sempre nelle nostre vite.
Quella psicologa è la più usata ,quella che ti fa sentire sbagliata e la cultura alle nostre spalle non ci aiuta.
C’è un libro illustrato della fumettista svedese Liv Strömquist che dovrebbe essere diffuso in tutte le scuole. Efficace, persino esilarante, ti svela come anche personalità impensabili, considerate eccellenze nei loro ambiti abbiamo diffuso idee errate e preconcetti fomentando ignoranza, disagio e repressione.
Liv Strömquist in Il frutto della conoscenza, con vignette essenziali e istruttive, ti racconta in modo documentatissimo come è stata vissuta la donna nel tempo e cosa accomuna Jean-Paul Sartre e altri agli inquisitori.

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Il Signor Harvey Kellogg (1852-1943), quello dei corn-flakes, era anche medico  e scrisse testi sulla salute sostenendo che la masturbazione femminile provocava il cancro all’utero, l’epilessia e la follia.
Sant’Agostino (354-430) capovolse il concetto che il sesso era un dono degli Dei e lo fece diventare un  tradimento nei confronti di Dio, in cui la donna era la grande peccatrice perché portatrice di sporche tentazioni .
Jean-Paul Sartre (1950-1980) in L’essere e il nulla spiega  che la donna ha bassa autostima perché non ha un sesso ed è bucata.

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Questo libro, vuoi per l’uso delle immagini nitide, per chiarezza, semplicità, vuoi per i testi documento, racconta la visione maschile della donna dalla preistoria ed è fondamentale.

Sì, dai, metto anche questo sotto l’albero!

I regali di Francesca Colaluca

Sotto l’albero di Natale trovi una bacchetta magica. Puoi esprimere tre desideri: quali e perché?

«Mi colse un’inquietudine enorme. Pensai: “Giacché mi fa male non fumerò mai più, ma prima voglio farlo per l’ultima volta”. Accesi una sigaretta e mi sentii subito liberato […]. [N]on era la mezzanotte, ma le ventitré, un’ora impossibile per un’ultima sigaretta.»

(Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923, III capitolo “Il fumo”)

La stessa inquietudine coglie me a dicembre. A differenza di quella di Zeno quale manifestazione della tensione tra il dovere e il piacere, e in questa altalena, la volontà di non scegliere e quindi di procrastinare, la mia inquietudine nasce dalla percezione dell’incompiuto. Sento, a dicembre più che in altro momento, l’affanno per il tempo che è trascorso, per la vita che è passata. Per tutto quanto non mi è possibile più fare. Non voglio scrivere di persone che avrei dovuto chiamare, di cene che ho eternamente rimandato o di quelle che non preparerò più, di concerti ai quali non sono andata e neppure di carezze che non potrò più dare. Non racconterò neanche del sentimento di tristezza che mi assale pensando a quanto avrei potuto dire, fare e baciare. No, non voglio. E non perché è fra le quaranta regole della bustina di Minerva ma perché, allo stesso modo in cui Zeno ha provato l’ebbrezza della libertà accendendo quella che in quel momento costituiva l’ultima sigaretta quale soluzione al suo apparente malessere, io sento di aver trovato un regalo sensato e originale, certamente impegnativo, da mettere accanto all’abete di QUASI.

Il regalo da mettere sotto le lucine è lo spartito di John Cage. Una composizione in tre movimenti del 1952 per qualunque strumento musicale o ensemble. Lo spartito dà istruzione all’esecutore di non suonare nulla (tacet) per tutta la durata del brano. Il primo movimento dura 30 secondi, il secondo 2 minuti e 23 secondi ed il terzo 1 minuto e 40 secondi; la durata totale, ossia 4 minuti e 33 secondi, dà il titolo all’opera. Offro 4’33” per tre ragioni. La prima come metafora del silenzio: far tacere il mondo per sentire i suoni del proprio corpo. Per iniziare si potrebbe rimanere all’ascolto per un paio di minuti. Non è facile ma è una bella sfida. Una volta scopertisi, ci si potrebbe concentrare sui rumori del mondo. Insospettabili scoperte. La seconda ragione sposta l’interesse sull’azione compiuta dalla rivelazione dell’ascolto nella sfera fisica e psicologica. L’azione di percepire il rumore o il suono all’interno e all’esterno dell’involucro provoca cambiamento. Questo mutamento accende lo sguardo e illumina inevitabilmente, proprio come le lucine dell’albero, punti di vista nuovi che mostrano come due bottiglie di coca-cola non sono mai uguali. La terza ragione: nulla è solamente come appare. In una occasione, Cage suonò con strumenti musicali improbabili quali una vasca da bagno, un innaffiatoio, cubetti di ghiaccio, una pentola a vapore e un vaso di fiori, a riprova che niente è scontato. Cosi anche uno spartito segnato solamente da pentagrammi racconta una storia con una punteggiatura alternativa alle note musicali facendo udire suoni “invisibili”.

Mentre Zeno si prepara alla mezzanotte accendendo l’ennesima ultima sigaretta, io voglio augurare a tutte, tutti e tuttə delle Serene Feste. Auguri!