Cento numeri, in versione digitale, di una rivista che oscilla tra il paradosso del web e il rigore della carta. (Quasi) festeggia un traguardo speciale ripercorrendo la sua storia – fatta di scadenze inventate, ottima critica e un pizzico di ossessione – e regalandovi l’elenco completo di tutte le uscite (più una sorpresa fustellata). Buon centesimo numero!
Critica culturale
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Chi è l’intellettuale? E a cosa serve?
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Cosa resta dell’intellettuale nell’era dei “cuoricini con le mani” a Sanremo e dello spettacolo debordiano? Attraverso lo sfogo di Nicola in C’eravamo tanto amati e le riflessioni di Chalamet sulle nicchie culturali, l’autore esplora il fallimento e la bellezza del pensiero critico. Un viaggio che parte da una domanda inespressa e si conclude con un “Boh” collettivo, tra bianco e nero, colore e storie per l’occhio.
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Fight da F.A.I.D.A.
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F.A.I.D.A., Fumettofili Associati Italiani Diversamente Amici, è nata da poco e già minaccia di implodere tra risse, ironie e paranoie redazionali. Tra citazioni colte e bottiglie di vino sprecate, Boris e Paolo mettono in discussione il lessico del fumetto e propongono un declassamento polemico: chiamarlo “narrazione a figure”. Una satira sull’ambiguità del linguaggio, sull’ego culturale e sulla paura di essere presi troppo sul serio.
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Eco e l’interpretazione del reale nell’era di Netflix
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Partendo dalle teorie dei fan sul finale di Stranger Things, l’articolo rilegge il pensiero di Umberto Eco sull’interpretazione, i suoi limiti e il rapporto tra testo, realtà e immaginazione. Da Opera aperta a I limiti dell’interpretazione, fino alle riflessioni sulle teorie del complotto, Eco diventa una chiave per comprendere il presente: un’epoca in cui la libertà interpretativa rischia di trasformarsi in arbitrio e la soddisfazione narrativa prende il posto dei fatti.
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Bonvi e la morale che inciampa
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Un incontro giovanile con le Sturmtruppen diventa l’occasione per ripensare l’opera di Bonvi come un grande laboratorio morale: ridere non come evasione, ma come esercizio critico contro il potere, la guerra e l’obbedienza automatica.
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Il rientro
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Una riflessione caustica sul mito del rientro: l’illusione di ricominciare da capo dopo le vacanze, la routine che torna a schiacciare e l’alienazione che non cambia mai. Da “la rentrée” parigina a Les Inrockuptibles, fino alla versione di (Quasi): nessuna promessa di vita nuova, solo la solita merda capitalista. Eppure, tra fumetti, musica, film e passeggiate, ci sono ancora ottimi motivi per stare al mondo.