Paolo Interdonato intervista Spugna, autore di Rust Kingdom, Fingerless, Fat Rot Things e della recente graphic novel di Cattivik. Tra Popeye, Cartoon Network, Mattioli, Bonvi, Hollow Press e One Piece, emerge il ritratto di un fumettista che costruisce mondi, ama i pupazzetti e rivendica una poetica semplice e brutale: fare fumetti con i mostri che si menano.
fumetto italiano
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Mostri, pupazzetti e mazzate: intervista a Spugna
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Il respiro e il sogno: 4 fantastici episodi!
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Quattro stagioni, quattro episodi e zero balloons: “Il respiro e il sogno” rappresenta il vertice espressivo e formale del Ken Parker di Berardi e Milazzo. Un’analisi critica di un’opera rivoluzionaria per il fumetto seriale italiano, dove la narrazione cinematografica e la poesia dell’acquerello ridefiniscono i confini del fumetto popolare tra il 1984 e il 1987.
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Che cazzo ci fai nel fumetto, Calia?
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Paolo Interdonato e Boris Battaglia dialogano con Claudio Calia a partire dalla nuova edizione di È primavera. Intervista ad Antonio Negri. Il risultato è una riflessione ampia sul graphic journalism, il rapporto tra fumetto e politica, la fatica di raccontare il dolore degli altri, il desiderio di fare narrativa e il progressivo sconfinamento del fumetto fuori dai suoi confini editoriali tradizionali.
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Però e sempre un «Poi ci pensiamo»
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Quattro chiacchiere con Paolo Castaldi Paolo Castaldi è un ottimo amico. Ci si vede spesso in pausa pranzo (io lavoro…
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Dal tavolo operatorio alla tavola a fumetti
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Partendo da un ricovero ospedaliero del 2020, Michele Ginevra riscopre una tavola capitale de Lo Sconosciuto di Magnus: quella dell’operazione chirurgica in La fata dell’improvviso risveglio, pubblicata su Orient Express nel 1983. Attraverso un’analisi ravvicinata della composizione visiva — le tre unità spaziali, il ritmo del monologo chirurgico, la legatura tra balloon, il corpo inerme di Unknow ridotto a campo operatorio — Ginevra mostra come Magnus costruisca esperienza reale nel lettore. Un omaggio alla capacità del fumetto popolare di rendere accessibile il mondo senza semplificarlo, e alla rivista Orient Express come soglia verso un universo nuovo.
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Nasce l’Universale (Quasi) Economica: una collana di saggi brevi sul fumetto
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Dal 15 aprile 2026 è disponibile il primo volume dell’Universale (Quasi) Economica, la nuova collana di saggi brevi sul fumetto ideata da Boris Battaglia e Paolo Interdonato sotto l’egida di (Quasi). Obiettivo della collana: costruire una biblioteca critica agile e accessibile, lontana dai manuali accademici, capace di raccontare perché certe opere continuano a emozionarci. Ad aprire la serie è Interdonato stesso, con un saggio dedicato a Magnus — al secolo Roberto Raviola — e al suo ciclo Lo Sconosciuto: un attraversamento dell’opera tra anni di piombo, tensioni internazionali e fumetto popolare. La collana esce in print on demand su Amazon. In lavorazione i prossimi volumi su Moebius, Massimo Mattioli, Jack Kirby, Grant Morrison e Leo Lionni.
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Nasce U(Q)E con Lo Sconosciuto di Magnus
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Nasce U(Q)E – Universale (Quasi) Economica, nuova collana editoriale di (Quasi) dedicata alla storia e alla critica del fumetto. Il primo volume, firmato da Paolo Interdonato, è dedicato a Lo Sconosciuto di Magnus e ne attraversa temi, immaginario e rilevanza culturale. La prefazione di Claudio Calia introduce sia l’opera che il progetto editoriale, sottolineando l’idea di una biblioteca critica, agile e militante.
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Da Dove muoiono i Titani a Un alito di ghiaccio
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Francesco Baro Barilli prosegue la rilettura di Ken Parker, intrecciando le storie Dove muoiono i titani e Un alito di ghiaccio con il contesto storico degli anni Ottanta e la memoria personale del lettore. Tra fughe, inseguimenti e nuovi personaggi, emergono temi centrali della serie come l’umanità tormentata, la disabilità e la tensione morale. Il racconto si muove continuamente tra tempo diegetico e tempo reale, mantenendo il tono ironico e disordinato tipico della rubrica.
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Mortimer: I cerchi del tempo
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La rilettura completa di Mortimer smonta definitivamente il mito: una serie mediocre, con poche buone idee disperse in una produzione seriale frettolosa. Il discorso sul tempo resta un gioco incompiuto, mentre emerge una riflessione più ampia sulla critica e sulla tentazione di sovrainterpretare fumetti nati per essere consumati e dimenticati. A volte non c’è nulla da decifrare: sono solo disegnetti per perditempo. Ed è anche per questo che valgono la pena.