La rilettura completa di Mortimer smonta definitivamente il mito: una serie mediocre, con poche buone idee disperse in una produzione seriale frettolosa. Il discorso sul tempo resta un gioco incompiuto, mentre emerge una riflessione più ampia sulla critica e sulla tentazione di sovrainterpretare fumetti nati per essere consumati e dimenticati. A volte non c’è nulla da decifrare: sono solo disegnetti per perditempo. Ed è anche per questo che valgono la pena.
fumetto italiano
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Mortimer: Intervallo etico e autodenuncia
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La rilettura di Mortimer si trasforma in un’interruzione etica. L’idea sul tempo nel fumetto, che aveva reso memorabile la serie, emerge ora come un accidente isolato dentro un’opera mediocre, segnata da scrittura disordinata, lavoro forzato e una gestione delle figure femminili profondamente violenta. Il testo diventa un’autodenuncia: dello sguardo di chi legge, della cultura tossica che permea il fumetto popolare e dell’alibi teorico del tempo come rifugio maschile.
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Mortimer: Un western erotico alimentare
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Mortimer è un western erotico pubblicato nel 1973 da Ediperiodici, apparentemente allineato alla produzione dei tascabili da edicola. Sotto la superficie di genere, però, il fumetto rivela una tensione tra consumo industriale e ambizione autoriale, grazie al lavoro di Giorgio Pedrazzi e Victor De La Fuente e a un immaginario che riflette sul tempo, sulla violenza e sul mito della frontiera.
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Bonvi, le storie brevi e una questione privata
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Francesco Pelosi riflette su Bonvi partendo da una questione privata: perché le storie brevi sono l’ossatura del fumetto e dell’immaginario. Attraverso confronti con letteratura, serialità e altri grandi autori, il pezzo difende la brevità come forma essenziale, artigianale e onesta del narrare, capace di segnare il gusto e il modo di guardare il mondo.
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Bonvi e la morale che inciampa
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Un incontro giovanile con le Sturmtruppen diventa l’occasione per ripensare l’opera di Bonvi come un grande laboratorio morale: ridere non come evasione, ma come esercizio critico contro il potere, la guerra e l’obbedienza automatica.
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Bonvi e l’avventura: Dal pulp al paradosso
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Un viaggio dentro l’avventura secondo Bonvi: niente eroi granitici, niente mitologie viriliste, ma figure fragili, paradossali, umane. Dal mito tecnicizzato all’immaginario comunitario, dalle Sturmtruppen alle suggestioni pulp, il fumettista modenese smonta le icone del potere per restituire al racconto d’avventura la sua sostanza: rischio, paura, vulnerabilità.
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Il corpo di Patsy
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Dalle Sturmtruppen a Nick Carter, il corpo disegnato da Bonvi si muove anche quando è immobile: polsi spezzati, posture esasperate, spasmi congelati nella vignetta. Questo articolo ricostruisce la lunga storia del corpo comico – dalla commedia dell’arte al mimo, dal vaudeville al cinema muto, da Totò a Jerry Lewis – che Bonvi eredita e deforma per creare una fisicità unica nel fumetto italiano.
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Il Bonvi
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Editoriale di dicembre di (Quasi), dedicato ai trent’anni senza il Bonvi. Un mese trascorso tra retini, nebbie, soldatini tedeschi e criminali rimbalzanti. Il cazzeggio redazionale viene interrotto da un’assenza che ci pesa. Nessuna celebrazione, però. Solo immersione. Prendiamo tutto il Bonvi che amiamo e che ci serve e lo coccoliamo e gli facciamo i dispetti. Per un mese intero. Come sempre si fa con i veri amori.
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Da poeti a poeti: Andromalis & Simone Lucciola ci appassionano a Corazzini
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Alla Risma Bookshop di Roma, Carlotta Vacchelli si tuffa tra amici, fumetti e poesia per raccontare la presentazione di Vita breve, opere e scorribande di Sergio Corazzini, il graphic novel di Andromalis e Simone Lucciola edito da Barta. Ne nasce un racconto pieno di calore, di corpi e di voci, dove l’amore per i fumetti diventa modo di stare al mondo, di condividere tempo e desideri. Corazzini rivive tra parole e disegni, e Vacchelli ci ricorda che leggere insieme, parlarne, emozionarsi, è ancora una delle forme più alte di felicità.