Lella Parmigiani legge Harold e la matita viola di Crockett Johnson come un’opera radicale sulla costruzione della realtà attraverso il segno. Attraverso il confronto con Steinberg, Cavandoli e Munari, emerge una genealogia della linea come atto generativo e non descrittivo. La consegna del libro alla nipote Zoe diventa così un gesto pedagogico: non offrire una storia, ma un metodo per stare al mondo, fondato sull’autonomia creativa e sulla responsabilità di ciò che si immagina.
letteratura per l’infanzia
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Il ponte di Heinz Janisch e Helga Bansch
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Leggere un albo illustrato con un bambino significa assistere a qualcosa di più di una semplice storia: immagini e parole attivano insieme memoria, empatia e immaginazione. Partendo da questa idea, il testo entra in Il ponte di Heinz Janisch e Helga Bansch (Orecchio Acerbo), un albo di apparente semplicità in cui un orso e un gigante si incontrano al centro di un ponte troppo stretto per due. Attraverso scelte visive raffinate – inquadrature, dettagli, montaggio delle tavole – il libro mette in scena il meccanismo stesso del conflitto e la difficoltà di trovare un equilibrio. Da qui la riflessione si allarga: non solo ai libri illustrati e alla fiducia nelle immagini, ma anche a quelle relazioni che restano sospese, ferme nel punto esatto in cui basterebbe un passo diverso per non tornare indietro.
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La bambina, i lupi e le pareti che ascoltano
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Mariagrazia Minardi parte da un’infanzia senza cameretta e da un lettino che sembrava volerla divorare per arrivare a I lupi nei muri di Neil Gaiman e Dave McKean. Nel buio domestico scopre che la paura è un linguaggio, non un difetto: un modo per conoscere il mondo, trasformando i mostri in coinquilini dell’immaginazione. Tra Freud, Foucault e marmellata, un saggio narrativo sull’arte di convivere con l’assurdo.
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Cling. Clang. Libertà.
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Un’infanzia blindata e un nonno che salva la vita con le parole: Mariagrazia Minardi parte da quei racconti per riflettere su Il narratore di Saki, dove una fiaba ribalta la morale e la virtù si trasforma in condanna. Tra ricordi e classe, Minardi mostra come la lettura – quando non serve a “insegnare” – diventa un esercizio di libertà, un luogo in cui la letteratura smette di educare per tornare a inquietare e far ridere.