Margiagrazia Minardi intreccia esperienza personale e riflessione teorica per interrogare la natura del pensiero e la sua irriducibilità al linguaggio. A partire dal rapporto con una madre affetta da Alzheimer, il testo mette in crisi l’idea del pensiero come contenuto accessibile e traducibile. Il libro A che pensi? di Laurent Moreau diventa così un dispositivo per esplorare una grammatica visiva dell’interiorità: non una rappresentazione fedele del pensiero, ma un tentativo necessario di dargli forma. Tra opacità, relazione e perdita, emerge una tensione costante tra ciò che può essere detto e ciò che resta irrimediabilmente interno.
linguaggio
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A che pensi? Archiviata sotto la voce sbagliata
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Piccoli niente, grandi idoli e altre forme di sopravvivenza
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Dal fumetto di Matticchio alle icone linguistiche svuotate, dai giorni in cui non succede niente alle morti che occupano tutto, fino ai regali che salvano dal Natale. Diario settimanale.
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Se ti devo dare del “coglione”…
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Un viaggio ironico e appassionato nel linguaggio sboccato dei fumetti e oltre. Dai dialoghi scatenati di Saga e DanDaDan ai simboli censori di Tom King, fino al ricordo di un professore che insegnava l’importanza di dire “coglione” e non “testicolo”. Un elogio del turpiloquio come forma di libertà e autenticità, contro ogni imposizione del “parlare bene”.
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La grammatica della volgarità necessaria di DanDaDan
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DanDaDan di Yukinobu Tatsu usa la volgarità come vero e proprio strumento narrativo. Non semplice provocazione, ma un lessico che tiene insieme caos, azione e autenticità dei personaggi. Tra alieni e spettri, le parolacce diventano ritmo, comicità e resistenza, distinguendo questo manga dai soliti battle shonen.
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Talk Dirty
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Dal fumetto porno di Matthias Schultheiss a Lenny Bruce, dal consenso al linguaggio osceno, fino alla bestemmia più vera. Un editoriale sul senso del parlare sporco, tra desiderio e verità.