{"id":10109,"date":"2021-09-23T08:00:00","date_gmt":"2021-09-23T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=10109"},"modified":"2021-09-22T19:11:35","modified_gmt":"2021-09-22T17:11:35","slug":"in-the-mood-for-war","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/09\/23\/in-the-mood-for-war\/","title":{"rendered":"In the mood for war"},"content":{"rendered":"\n<p>In <em>Catch-22 <\/em>(<em>Comma 22<\/em>) di <strong>Joseph Heller<\/strong> ci sono tutti i mostri della societ\u00e0 occidentale plasmata dalla geopolitica bellicosa del XX secolo e dalla sua lunga genealogia capitalista e proto-tale. Oh mamma, s\u00ec dir\u00e0, eccolo che riparte, che barba che noia (<em>i.e.<\/em>: <em>che palle<\/em>) con &#8216;sto anticapitalismo condito col sugo pronto di postmarxisti di sessant&#8217;anni fa. In effetti\u2026 Per\u00f2 non sono io a essere noioso e fastidioso (nel caso \u00e8 una verit\u00e0 valida solo <em>localmente<\/em>, basta non leggermi \u2013 e quindi vado in pubblicazione sul <em>medium<\/em> giusto) \u00e8 la realt\u00e0 a essere spiacevolmente simile a una <em>malcomfort<\/em> di cui state, oltretutto, pagando metaforici, ma neppure tanto, mutui pluridecennali.<\/p>\n\n\n\n<p>La violenza della guerra agita, ma pi\u00f9 che altro subita, a distanza grazie alla tecnologia; la morte servita attraverso strumenti e oggetti spropositati; la burocrazia come fonte primaria e unica, non solo di distorta moralit\u00e0, ma anche di vera e propria realt\u00e0 (vedi il morto nella tenda di Yossarian, gli orari di ricevimento del maggiore Maggiori o le lettere al ciclostile del colonnello Cathcart); profittatori, \u00absquali\u00bb, ambiziosi, con agende che si realizzano con lo sfruttamento materiale dei corpi degli altri in nome di entit\u00e0 impersonali (la \u00abpatria\u00bb, il \u00abprofitto\u00bb); il disprezzo, salvo isolate eccezioni, del genere femminile e quello dei socialmente svantaggiati e degli idealisti, il razzismo; il feticismo coprofilo e sadomasochistico dell&#8217;ordine; la vita da emarginati degli <em>outsider<\/em>, dei dissenzienti ai quali restano in mano solo le due carte dell&#8217;\u00abinselvatichimento\u00bb kurtziano o della follia disabilitante; il trauma continuo del \u00abservizio\u00bb, che nessuno si azzarda a denunciare, a pena di una proscrizione che viene, in ultima analisi, comminata anche dal soggetto a s\u00e9 stesso. Tutto questo vive in questo libro di cinquecentoquaranta pagine (che diventano cinquecentosettantasei nell&#8217;edizione del 2019) che dovreste leggere <em>anche <\/em>perch\u00e9 \u00e8 sommamente divertente. Uno dei pi\u00f9 divertenti che siano mai stati scritti.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora uno dice, ma che, dobbiamo sempre confezionarvi tutto in salsa <em>entertainment<\/em> altrimenti non vi si pu\u00f2 presentare un quadro onesto e brutale della tragedia che \u00e8 non tanto l&#8217;<em>esistere<\/em>, quanto il <em>vivere<\/em> in questa, esattamente <em>questa, societ\u00e0<\/em>? Lo sappiamo, il giullare \u00e8 quello a cui si permette di vivere anche se ha detto quello che non doveva ma ci ha fatto cos\u00ec ridere\u2026 e poi \u00e8 cos\u00ec scemo che anche se dice la verit\u00e0 vera verissima \u00e8 cos\u00ec poco autorevole, con quel ridicolo berretto coi sonagli e le fattezze sgraziate. Ne <em>I Versi Satanici<\/em> per\u00f2 Baal il poeta viene fatto fuori perch\u00e9 le sue irrisioni rischiano di corrodere in modo effettivo il potere e ne <em>Il Nome della Rosa <\/em>vari fratacchioni periscono avvelenati perch\u00e9 non devono scoprire il testo perduto di <strong>Aristotele <\/strong>nel quale si loda il riso, risata, me vie&#8217; da ride&#8217; [cit.]. Insomma, come dice Adorno, il rifiuto della bench\u00e9 minima ambiguit\u00e0 \u00e8 il tratto distintivo della personalit\u00e0 autoritaria. E si ride, in primo luogo, proprio per le ambiguit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>[Quanto ad <strong>Adorno<\/strong> prima o poi arriver\u00e0 la \u00abrece\u00bb di <em>Minima Moralia<\/em> e sar\u00e0 una cosa ridicola, fatta con imperizia da un non addetto ai lavori, su un libro di settant&#8217;anni, senza ombra di nozioni sulla produzione filosofica successiva. Sar\u00e0 come una brutta <em>cover<\/em> ma a me mi piace \u2013 nel senso terribile del piacere, perch\u00e9 l&#8217;altoborghese espiantato Theodor la butta dentro praticamente sempre, ma non come nei <em>Saggi <\/em>di un Montaigne, no, in aforismi che possono attraversare epoche barocche e preindustriali e raggiungerci come massime quasi universali, no \u2013 quella che scrive lui \u00e8 una <em>Apocalisse<\/em> perfetta per l&#8217;epoca <em>automatizzata<\/em> che premeva alle porte e che ci ha finalmente, compiutamente raggiunti. Devo ancora capire quale musica abbinarci, forse qualcosa di<strong> Arvo P\u00e4rt<\/strong>]<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in <em>Catch-22<\/em> la risata non \u00e8 edulcorante o eccipiente, non \u00e8 un escamotage motivante, no: \u00e8 <em>consustanziale <\/em>alla tragedia. Lo \u00e8 perch\u00e9 si afferma in modo definitivo la sproporzione tra la dimensione umana, la prestanza dell&#8217;individuo, le sue caratteristiche di destrezza e il mezzo di produzione (o meglio, distruzione) divenuto immane. La proporzione umana non pu\u00f2 che uscirne ridicolizzata. Questo fenomeno ci spiega che la guerra tecnologizzata che diventa pi\u00f9 letale diminuisce la rilevanza degli <em>eroi<\/em>. Se andiamo a leggere le motivazioni per la concessione del medagliame pi\u00f9 prestigioso, come la Medal of Honor americana, ho l&#8217;impressione che troviamo via via sempre meno casi di <em>ammazzasette<\/em> alla <strong>Audie Murphy<\/strong>, smitragliatori solitari che falciano decine di crucchi e ne escono vivi, e pi\u00f9 tizi che si sono sacrificati buttandosi di pancia su una granata innescata per salvare i commilitoni. Pensiamo agli \u00abassi\u00bb della prima guerra mondiale, tutti ne conoscete almeno due (uno italiano e uno tedesco). Della seconda guerra mondiale, nessuno. Eppure nella prima l&#8217;arma aerea era poco pi\u00f9 di una novit\u00e0 che animava l&#8217;eccitazione di un pubblico che immaginava questi cavalieri dell&#8217;aria a giostrare sopra il macello delle trincee. Nella seconda ha fatto milioni di morti. Nessuno ricorda il nome di <strong>Thomas Ferebee<\/strong> ma \u00e8 l&#8217;uomo che ha preso la mira con il dispositivo di puntamento Norden Mk.XV sopra Hiroshima e ha premuto il pulsante di sgancio della <em>Little Boy<\/em>. Nessuno gli ha, appropriatamente, appiccicato l&#8217;epiteto di <em>eroe<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/image-3-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-10114\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/image-3-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/image-3-300x200.png 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/image-3-768x512.png 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/image-3.png 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>La postazione di lavoro del bombardiere sul B-25<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Yossarian, il protagonista di <em>Catch-22<\/em> siede nella capsula di plexiglass del muso di un Mitchell B-25, un bombardiere di medie dimensioni ampiamente utilizzato dagli americani nella seconda guerra mondiale per missioni di bombardamento tattico (da distinguere da quello strategico, eufemismo per definire ondate di centinaia, a volte oltre mille, bombardieri, ciascuno con un paio di tonnellate di bombe incendiarie o dirompenti, rilasciate a distesa sulle citt\u00e0, tedesche e non). Funziona cos\u00ec: Yossarian, nel muso dell&#8217;aereo attende che il pilota, il copilota e il navigatore portino l&#8217;aereo in prossimit\u00e0 del bersaglio, in volo stabilizzato, senza manovre evasive e a quel punto entra in gioco lui, o meglio, il Norden, a dire quando possono essere sganciate le bombe. Se non ci fosse stata la contraerea non sarebbe stato questo granch\u00e9 ma c&#8217;era la FlaK. <em>FlugabwehrKanone<\/em> vuol dire, con la solita leggerezza teutonica, cannone antiaereo, e i tedeschi produssero la migliore arma del settore nel secondo conflitto mondiale, il cannone da 88 millimetri (Flak 18\/36\/37\/41), tanto buona anche come arma anticarro [La producevano Krupp e Rheinmetall \u2013 la seconda oggi fabbrica il cannone ad anima liscia Rh-120 da 120 millimetri che arma un bel po&#8217; di <em>main battle tanks<\/em>, incluso l&#8217;Abrams M1A1 americano e il Leopard 2 tedesco. Come vedete certi talenti non vanno dispersi].<\/p>\n\n\n\n<p>Trovarsi in mezzo al fuoco antiaereo voleva dire che il pi\u00f9 delle volte ce la facevi ma qualche volta no (si stima che nella seconda guerra mondiale i bombardieri siano passati indenni attraverso gli sbarramenti antiaerei il novanta percento delle volte). Questa aleatoriet\u00e0 tutto sommato a favore del bersaglio era in grado di indurre livelli di stress estremi. Se non riuscite a raffigurarveli la lettura potr\u00e0 aiutare. Metto giusto una foto per dare l&#8217;idea.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"825\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/image-5-1024x825.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-10117\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/image-5-1024x825.png 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/image-5-300x242.png 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/image-5-768x619.png 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/image-5.png 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Incontri con la FlaK andati male&#8230; (Italia, aprile 1945)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Certo, gli equipaggi svolgevano, inevitabilmente, una funzione di assassini volanti pronti a rovesciare, essenzialmente a casaccio, le migliaia di chili di ordigni che trasportavano. Quegli altri sotto cercavano a loro volta di ammazzarli prima che arrivassero a destinazione. Tornando al bombardiere: era l&#8217;uomo pi\u00f9 importante nel momento topico della missione. Decideva lui quando sganciare e annunciava il messaggio \u00ab<em>bombs away!<\/em>\u00bb che annunciava al pilota che era ora di chiudere la stiva bombe e iniziare con le manovre evasive pi\u00f9 radicali possibili per tentare di portare le chiappe a casa intere. Lo strumento di lavoro del bombardiere americano, il dispositivo Norden, nell&#8217;anteguerra era stato tenuto segreto a livelli da progetto Manhattan, anche in ragione della probabilit\u00e0 di errore circolare rilevata nell&#8217;ordine di ventitr\u00e9 metri. Durante la guerra, in condizioni di utilizzo <em>effettivo<\/em>, questa probabilit\u00e0 circolare \u00e8 stata stimata in trecentosettanta metri. Se leggete il libro vi fate un&#8217;idea del perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho cercato di non spoilerare, perch\u00e9 vale la pena seguire la trama, per quanto folle e picaresca, e il percorso di Yossarian, un americano sospetto, gi\u00e0 dal nome (\u00abassiro\u00bb, si dice da qualche parte nel libro), non integrato e per niente incline a farsi integrare nel modello di \u00abclasse dirigente\u00bb che gli viene proposto.<\/p>\n\n\n\n<p>In pratica non ho il ricordo di un abbinamento musicale rispetto a questo libro, anche perch\u00e9 l&#8217;ho letto e riletto varie volte. Lo recupero quindi seguendo un altro filo \u2013 quello della prosopopea mediatica che non ha mai smesso di ammantare l&#8217;esperienza bellica di una <em>allure <\/em>totalmente irrealistica. Il prodotto che realizzava questo tipo di operazione in modo pi\u00f9 pieno era il <em>newsreel<\/em>, il cinegiornale. Trovo un paper dal titolo molto interessante, <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/abs\/10.1080\/01411896.2019.1568153\" target=\"_blank\">&#8220;Pitched Battles: Music and Sound in Anglo-American and German Newsreels of World War II&#8221;<\/a>, ma purtroppo nessuna versione gratuita del testo completo. Qualche decina di euro per sapere cosa dice mi pare un po&#8217; troppo \u2013 resto nella mia relativa ignoranza. Per\u00f2 posso dire che, da che ricordi, il <em>sound<\/em> del periodo bellico, nei racconti pi\u00f9 o meno documentaristici, sembra essere quello del <em>swing <\/em>pi\u00f9 che quello dell&#8217;<em>Adagio<\/em> di <strong>Barber <\/strong>o del <em>War Requiem<\/em> di <strong>Britten<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Entra in scena la codificazione dell&#8217;intrattenimento nel teatro di guerra, con la creazione di una nonprofit ancora in esercizio, l&#8217;USO (United Service Organization). Avete presente lo spettacolo in mezzo alla giungla in <em>Apocalypse Now<\/em>? Ecco, quello \u00e8 il tipo di mestiere di cui viene investita questa organizzazione, fondata nel 1941 e ancora in attivit\u00e0 a tutt&#8217;oggi, cosa non sorprendente vista la quantit\u00e0 di guerre inanellate dagli Stati Uniti negli ultimi settant&#8217;anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Diverse star del cinema e della musica abbandonarono le loro redditizie carriere per arruolarsi e contribuire in modi a volte artistici altre meno agli sforzi bellici degli alleati. Uno di essi fu <strong>Glenn Miller<\/strong>. All&#8217;inizio degli anni &#8217;40 era all&#8217;apice del successo, un popolarizzatore del swing, accusato dai critici di avere reso il jazz popolare attraverso un approccio troppo rigido e banalizzante all&#8217;arrangiamento, apprezzato da molti per la capacit\u00e0 di scrivere melodie che ti si piantavano in testa, Miller riesce, all&#8217;et\u00e0 di trentotto anni, a farsi accettare nell&#8217;esercito che lo mette all&#8217;opera come musico, trovando una formula definitiva nel formato della Army Air Force Band, una banda di cinquanta elementi con cui tiene centinaia di concerti in Inghilterra e registra pure vari dischi agli Abbey Road studios di propriet\u00e0 della EMI. Miller \u00e8 sulla cresta dell&#8217;onda, partecipa anche ai programmi del servizio radiofonico del comando supremo alleato, in quel periodo il suo ufficiale comandante \u00e8 <strong>David Niven<\/strong>, tenente colonnello inglese con, alle sue dipendenze, un maggiore americano. Il messaggio di Miller \u00e8 quello America = <em>Freedom<\/em> senza il minimo dubbio che la musica fosse parte essenziale, primaria, dell&#8217;espressione di quella libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pezzo che rappresenta il contrasto pi\u00f9 stringente, tra quell&#8217;afflato di libert\u00e0 \u2013 sincero, ci mancherebbe \u2013 e la costrizione mortale in cui si dibattevano milioni di persone \u00e8 per me <em>In the Mood<\/em>, un pezzo che nei decenni seguenti chiunque avrebbe piazzato sui documentari (spesso cinegiornali rimontati un po&#8217; come veniva) a tema Seconda Guerra Mondiale e \u00ab<em>America Victrix<\/em>\u00bb. Che diamine, nella citt\u00e0 dove sono cresciuto, sarebbe stata l&#8217;insopportabile colonna sonora di un noto commerciante locale di abbigliamento <em>ammeregano<\/em>. Si presentava, nelle pubblicit\u00e0 televisive sulle reti locali, guadando un torrentello alla guida di una Jeep d&#8217;epoca (quale non saprei) dalla quale sbarcava vestito come un Patton <em>de noantri<\/em> e annunciava con tono infervorato e accentaccio dialettale che aveva \u00abspogliato l&#8217;America per voi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rigore con cui Miller fa suonare i suoi pezzi non ha niente di dissimile dall&#8217;inflessibilit\u00e0 con cui sono congegnati i successi pop di oggigiorno. Ancora non si arrivava a quel punto ma la strada, probabilmente, era tracciata \u2013 anche il prodotto musicale si sarebbe trasformato in qualcosa di cos\u00ec <em>standard<\/em> da non essere pi\u00f9 un riferimento, una <em>traccia<\/em>, ma l&#8217;unico modo possibile di eseguirlo e ascoltarlo. <em>In the Mood <\/em>rallegrava platee tra le quali si annoveravano quelli che di l\u00ec a poco sarebbero stati accolti dalle raffiche di MG sulle spiagge della Normandia. Quelli che su quelle spiagge non ci sarebbero sbarcati rimanevano una maggioranza quindi l&#8217;eco dei concerti non aveva molto di diverso da quella del tempo di pace, non fosse per il fatto che c&#8217;erano tutte quelle divise. Alla fine, anche per quelli che avevano superato le spiagge, apparve conveniente non alzare troppo la mano per raccontare una realt\u00e0 diversa, per la quale <em>In the Mood<\/em>, ma anche gli altri cavalli di battaglia, <em>Chattanooga Choo Choo<\/em>, <em>Moonlight Serenade<\/em>, <em>Pennsylvania 65000<\/em>, e cos\u00ec via, non potevano andare, proprio per niente. Non a caso, David Niven evit\u00f2 in modo accurato di parlare dell&#8217;esperienza di guerra per tutto il resto della sua vita nel rapporto con i <em>media<\/em>. Come lui molti dei reintegrati nella societ\u00e0 civile americana sfruttarono le opportunit\u00e0 fornite dal clima economico e culturale e da misure come il <em>GI Bill<\/em> che avevano lo scopo di reintrodurre (<em>Servicemen&#8217;s Readjustment Act <\/em>recita il titolo ufficiale della legge) i reduci nella produttivissima societ\u00e0 del <em>boom<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Glenn Miller non torn\u00f2 mai \u2013 non mise neppure piede in Francia. Scomparve da qualche parte sulla Manica il quindici dicembre del 1944, in un pomeriggio freddo e umido. Nessuno trov\u00f2 mai traccia del piccolo monomotore su cui viaggiava (effettivamente non autorizzato, avendo accettato un \u00abpassaggio\u00bb che non avrebbe dovuto accettare). Scompare come uno dei personaggi di <em>Catch-22<\/em>, in modo un po&#8217; pi\u00f9 solitario e <em>nordico<\/em> \u2013 nel libro, dell&#8217;aereo scomparso si perdono le tracce in una nube al largo dell&#8217;isola d&#8217;Elba in un pomeriggio altrimenti di bel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Heller le cose che scrive le scrive con cognizione di causa \u2013 il posto del bombardiere sui B-25 lui l&#8217;aveva occupato, essendo di stanza in Corsica, per sessanta missioni, anche se la maggior parte di quelle missioni, a sentir lui, altro non erano che <em>milk runs<\/em>, compiti di mero trasporto. L&#8217;accoglienza da eroe riservatagli al ritorno non deve essergli piaciuta, a giudicare da quello che ha scritto nella sua opera pi\u00f9 famosa. Certo, non mi risulta che nessuno che sia sopravvissuto, che ne so, a Stalingrado, abbia scritto opere satiriche sulla guerra, forse \u00e8 una questione di scala \u2013 la guerra vista dalla fittizia isola di Pianosa di <em>Catch-22<\/em> \u00e8 comunque un posto nel quale puoi ascoltare <em>In the Mood <\/em>al grammofono tra una missione e l&#8217;altra \u2013 per\u00f2 mi viene in mente che un grande amico di Heller fu uno che l&#8217;ordine di <em>magnitudine<\/em> della guerra moderna l&#8217;aveva sperimentato appieno. Si chiamava <strong>Kurt Vonnegut<\/strong> ed era americano pure lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse avevamo bisogno della satira spietata dei vincitori su s\u00e9 stessi come anticorpo culturale. Per me \u00e8 andata esattamente cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa puntata abbiamo chiamato in causa:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Joseph Heller, <em>Catch-22<\/em>, edizione italiana Bompiani, 2019 (la mia \u00e8 una ristampa di non so quando dell&#8217;edizione del 1986)<\/li><\/ul>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/dbtitoli.giunti.it\/api\/media\/image\/getImage?cm=B09061&amp;type=P\" alt=\"Comma 22 (Catch-22) - Bompiani\" width=\"399\" height=\"555\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<ul><li>Glenn Miller Orchestra, <em>In the Mood<\/em><\/li><\/ul>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Glenn Miller - In The Mood [HQ]\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_CI-0E_jses?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Catch-22 (Comma 22) di Joseph Heller ci sono tutti i mostri della societ\u00e0 occidentale plasmata dalla geopolitica bellicosa del&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":10145,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2944],"tags":[2022,3111,3474,3479,3477,3476,3339,575,1992,3478,2513,3475,142],"coauthors":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>In the mood for war - (Quasi)<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/09\/23\/in-the-mood-for-war\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"In the mood for war - (Quasi)\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"In Catch-22 (Comma 22) di Joseph Heller ci sono tutti i mostri della societ\u00e0 occidentale plasmata dalla geopolitica bellicosa del...\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/09\/23\/in-the-mood-for-war\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"(Quasi)\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/quasifumetti\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2021-09-23T06:00:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2021-09-22T17:11:35+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/norden.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"960\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"314\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Lorenzo Ceccherini\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Lorenzo Ceccherini\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"12 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/09\/23\/in-the-mood-for-war\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/09\/23\/in-the-mood-for-war\/\"},\"author\":{\"name\":\"Lorenzo Ceccherini\",\"@id\":\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/#\/schema\/person\/1e70bb347ee8f393a6859eb26d7b4910\"},\"headline\":\"In the mood for war\",\"datePublished\":\"2021-09-23T06:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2021-09-22T17:11:35+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/09\/23\/in-the-mood-for-war\/\"},\"wordCount\":2402,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/09\/23\/in-the-mood-for-war\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/norden.png\",\"keywords\":[\"Aristotele\",\"Arvo P\u00e4rt\",\"Audie Murphy\",\"Benjamin Britten\",\"David Niven\",\"Glenn Miller\",\"Joseph Heller\",\"Kurt Vonnegut\",\"Salman Rushdie\",\"Samuel Barber\",\"Theodor W. 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