{"id":12693,"date":"2022-03-24T08:00:00","date_gmt":"2022-03-24T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=12693"},"modified":"2022-03-23T19:56:06","modified_gmt":"2022-03-23T18:56:06","slug":"lo-sguardo-oscuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2022\/03\/24\/lo-sguardo-oscuro\/","title":{"rendered":"Lo Sguardo Oscuro"},"content":{"rendered":"\n<p>Quarant&#8217;anni fa, di marzo, moriva <strong>Philip Kindred Dick<\/strong>. Se diamo retta ai suoi biografi non se la stava passando neppure male in quel periodo ma io non ricordo pi\u00f9 bene se ho letto la biografia di <strong>Sutin <\/strong>o quella di <strong>Carr\u00e8re <\/strong>o quella di qualcun altro. E non ho neppure troppo tempo per andare a recuperare, quindi questo non sar\u00e0 un omaggio da quarantesimo anniversario ma solo uno scompattamento da memorie di mie letture dickiane degli ultimi trent&#8217;anni. Con un abbinamento musicale di cui ipotizzo soltanto la concomitanza storica della mia fruizione ma di cui sono certo della sincronia di pubblicazione. Correva l&#8217;anno 1969 e tutti e due i prodotti di cui tratter\u00f2 oggi guardavano avanti di brutto, con uno sguardo decisamente cupo.<\/p>\n\n\n\n<p>Appare una fatica immane sia tentare di fare un riassunto di dove siamo in termini di storia di questa societ\u00e0 umana sia provare a evitarlo \u2013 c&#8217;\u00e8 un tot di bieca convenienza che si esprime nel salire sulle spalle di un gigante outsider morto per prenderne in prestito lo sguardo, ma \u00e8 anche vero che, visto che siamo pi\u00f9 sensibili alle voci pienamente profetiche (e con pienamente intendo passate attraverso una ridda di ordalie che distinguano il vero oracolo dall&#8217;imbonitore) che a quelle di semplice buon senso.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/gabriellagiudici.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/philip-dick.jpg\" alt=\"Philip K. Dick | ~ gabriella giudici\"\/><figcaption>Miao<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come la Pizia, Dick quella vista profetica ce l&#8217;ha consegnata un bel po&#8217; di volte, spesso innervata negli spasmi di personaggi (e di noi lettori con loro) che si trovano a interrogarsi su cosa sia reale e cosa no, senza che la domanda abbia potuto sorgere in modo progressivo \u2013 perch\u00e9 se riusciamo ad abituarci a qualcosa, spesso metabolizziamo anche le incertezze pi\u00f9 vertiginose, ma \u00e8 parecchio diverso il discorso se il fulmine del dubbio colpisce <em>in medias res<\/em>. La morte della gemella Jane, un mese dopo la nascita dei due fratellini, prematuri di circa due mesi, nel 1928, probabilmente delinea quella propensione a guardare all&#8217;antinomia vita-morte con uno spirito di sfida e di colpa, e di irrimediabile immanenza. In <em>Ubik<\/em> c&#8217;\u00e8 una figura femminile, Ella Runciter, che permane in uno stato labile di coscienza dopo essere morta, in una struttura chiamata <em>moratorium<\/em> dove, con artifici tecnici, si riescono a mantenere in uno stato residuale di quasi-vita i defunti. La vita di Dick, al di l\u00e0 di sventure e accidenti <em>capitati<\/em>, lo vide poi anche estremamente capace nel procurarsi esperienze sufficientemente lancinanti da tenere sempre aperta la fenditura da cui scaturiva la voce dell&#8217;oracolo.<\/p>\n\n\n\n<p>La reazione tipica agli oracoli, quando non ci troviamo in una cornice di devozione, \u00e8 quella di un aneddoto di cui non sono riuscito a ricavare la fonte ma che vedo riportato spesso: l&#8217;imperatore <strong>Nerone <\/strong>visita Delfi e consulta l&#8217;oracolo, la Pizia non gli fa riverenze e salamelecchi ma lo apostrofa in modo veemente dandogli del matricida e annunciandogli che la sua caduta sarebbe stata segnata dal numero settantatr\u00e9. Nerone non la prende bene e fa bruciare viva la Pizia e uccidere gli altri sacerdoti e astanti presenti. Qualche tempo dopo, la ribellione capeggiata da <strong>Galba <\/strong>rovescia Nerone che fugge e finisce per suicidarsi in Egitto \u2013 Galba aveva settantatr\u00e9 anni. Ovviamente, perch\u00e9 siamo nella storia e non in una fiaba, Galba era particolarmente crudele e avaro, secondo <strong>Svetonio<\/strong>, e nel breve periodo del suo regno non perse occasione per qualificarsi come un vero pezzo di merda sanguinario. Non esistendo arsenali nucleari o altra robaccia simile, non fu un problema per i pretoriani toglierlo di mezzo, aprendo la strada al conflitto tra <strong>Otone <\/strong>e <strong>Vitellio<\/strong>, in quello che pass\u00f2 alla storia come l&#8217;anno dei quattro imperatori.<\/p>\n\n\n\n<p>In un periodo come quello attuale, dove alcune categorie interpretative che in troppi immaginavano di poter relegare nel passato sono tornate a rivelarsi necessarie, ci sono delle sfumature quasi consolatorie, al netto degli spargimenti di sangue sottesi, nell&#8217;economia karmica di queste storie e para-storie antiche, dove il concetto di <em>nemesi<\/em> pare dispiegarsi in modo convincente. Ma poi ti rendi conto che \u00e8 una riduzione romantica e che l&#8217;economia vera \u00e8 quella del sangue e della violenza. Il regno di <strong>Vespasiano <\/strong>e quello di suo figlio <strong>Tito<\/strong>, che faranno seguito a quell&#8217;anno turbolento, segnano anche la conversione dell&#8217;area un tempo occupata dalla Domus Aurea neroniana in polo di intrattenimento, visto che al posto del lago artificiale fatto ricavare da Nerone sar\u00e0 eretto il Colosseo, con il suo palinsesto di cacce, esecuzioni capitali (spesso <em>ad bestias<\/em>, ovverosia a colpi di fiere selvagge tenute a digiuno) e <em>ludi gladiatorii<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/8\/80\/Tunisia-3363_-_Amphitheatre_Spectacle.jpg\/1280px-Tunisia-3363_-_Amphitheatre_Spectacle.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Un po&#8217; <em>that Monday feeling<\/em>&#8230;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;opera di Dick non \u00e8 immediatamente evidente un taglio politico di una riflessione sul potere \u2013 in prima battuta sono gli individui, i singoli, spesso isolati, a essere vittime di sistemi nei quali certi giochi sembrano gi\u00e0 essere stati decisi da forze in atto di portata ben superiore. Al pi\u00f9 si pu\u00f2 essere testimoni privilegiati (e allo stesso tempo vittime). Ma ci sono delle eccezioni. Anche se non sono mai i protagonisti, compaiono personaggi che si muovono al di sopra delle regole, superlativamente ricchi e potenti, in grado di influenzare scelte evolutive su scala planetaria e oltre ma sempre nel proprio bieco interesse \u2013 non c&#8217;\u00e8 nessun progressismo idealista nei <em>business leaders<\/em> di un futuro dove la lotta tra <em>corporation<\/em> sconfina spessissimo in vera e propria guerra. Chiss\u00e0 cosa avrebbe potuto dirci un Dick ormai pi\u00f9 che nonuagenario dei <strong>Bezos <\/strong>e dei <strong>Musk <\/strong>di oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nondimeno, lo straniamento di <em>Ubik <\/em>si incastra perfettamente in una riflessione sulla societ\u00e0 contemporanea e sul rapporto degli individui con la <em>realt\u00e0<\/em> e con l&#8217;esercizio di un potere e di una violenza annessa che si alimenta precisamente di rappresentazioni della realt\u00e0, affogando gli attori, i delegati, gli <em>impiegati <\/em>di quella violenza, in una condizione di incomprensione terminalmente irriconciliabile di cosa stia effettivamente avvenendo. Fino al punto di non sapere neppure bene se stiano effettivamente galleggiando nella semi-vita di un <em>moratorium<\/em>. O no.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei tanti aspetti selvaggiamente e crudelmente brillanti del romanzo \u00e8 che <em>Ubik <\/em>\u00e8 un <em>prodotto<\/em>. La soluzione spray anti-entropica che rimette a posto l&#8217;irrimediabile, fa regredire l&#8217;obsolescenza alla faccia della seconda legge della termodinamica e della freccia del tempo, \u00e8 un prodotto con il suo bravo corredo di campagne di marketing, pubblicit\u00e0 e <em>testimonial<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione dello sgretolamento della realt\u00e0 e il mistero di chi o cosa ne sia la causa \u00e8 un tema centrale ed eclatante ma la mia sensazione \u00e8 che vi sia una cornice pi\u00f9 esterna e distante, ma non troppo, di un mondo post-ideologico, con un sufficientemente confuso margine tra tecnologia e mutazione culturale (se non fisiologica, in <em>Ubik <\/em>ci sono questi tel\u00e8pati incredibili) che sembra una profezia perfetta, ancorch\u00e9 parzialmente implicita, per la nostra societ\u00e0 contemporanea che \u00e8 cos\u00ec post-tutto da non essere andata da nessuna parte, n\u00e9 <em>ad astra<\/em> n\u00e9 <em>ad maiora<\/em>, almeno in termini di benessere e salute. Ma, siamo sinceri, non \u00e8 che quando il trentennio del boom post-bellico stava iniziando ad affievolirsi ci siamo messi a pensare seriamente a cosa avremmo voluto fare da grandi, ora che la situazione iniziava a farsi pi\u00f9 seria e non potevamo pi\u00f9 distruggerci di pugnette in cameretta, scolarci boccioni di Coca Cola e farci metri quadri di pane e Nutella, buttare via tutti i rifiuti nello stesso bidone senza chiederci dove mai finissero. No, no, si \u00e8 continuato a comportarsi ancora secondo dettami da filosofia della cameretta, il tempo \u00e8 passato ed eccoci qui. I mondi di Dick suonano spesso come societ\u00e0 finite su brutte traiettorie grazie a \u00abfilosofie\u00bb di questo tipo \u2013 e il fatto che lui se ne sia andato che era ancora l&#8217;82 mette ancora di pi\u00f9 i brividi, perch\u00e9 nelle sue visioni, prima della deriva mistico-allucinatoria degli ultimi anni (un modo forse di risolvere il discorso in modo creativo, ma il tema \u00e8 per studiosi e biografi e io non ho manco letto le prime milletrecento pagine dell&#8217;<em>Esegesi<\/em> pubblicata), aveva colto quel combinato disposto tra parabola tecnologica, <em>consumo<\/em> come modalit\u00e0 di esperienza della realt\u00e0 e aspirazioni etiche riviste al ribasso, se non al negativo. I suoi artefatti sono ancora pi\u00f9 analogici che digitali, ma non vince quasi mai la rassicurazione dell&#8217;anacronismo, anzi, diventa sempre pi\u00f9 agghiacciante la consapevolezza che gli elementi del fallimento essenziale fossero gi\u00e0 dispiegati e innescati proprio durante quel trentennio, periodo che coincide in modo abbastanza preciso con la cronologia della bibliografia dickiana. Dopo <em>Ubik<\/em> non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 molto tempo, non pi\u00f9 molti romanzi prima dell&#8217;evento 2-3-74 e di quel che vi fece seguito \u2013 materiale che sposta la riflessione dalla responsabilit\u00e0 umana del controllo sociale a argomenti tipo gli Atti degli Apostoli o essere ispirati dal profeta Elia o<strong> Stanislaw Lem<\/strong> non esiste ma \u00e8 un nome fittizio che nasconde un collettivo di comunisti impegnati in attivit\u00e0 <em>psyops<\/em>. L&#8217;ultimo \u00e8 <em>A Scanner Darkly<\/em>, dove il tema del controllo sociale \u00e8 al massimo della cupezza e la dimensione politica \u00e8 finita ormai sullo sfondo di un panorama cos\u00ec totalitario che non \u00e8 neppure mai necessario toccarla. In mezzo a un altro paio di opere di formato romanzo c&#8217;\u00e8 <em>Maze of Death<\/em>, dove il senso di claustrofobia e oppressione \u00e8 trasportato in una dimensione <em>off world<\/em> ma non per questo colpisce meno duro, con una disperata assenza di margini di manovra dei protagonisti che non appare per niente aliena o distante al lettore terrestre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 solo un&#8217;ipotesi perch\u00e9 ho una memoria storica personale abbastanza scadente, ma il mio primo periodo di letture dickiane, al quale risale quella di <em>Ubik<\/em>, deve avere coinciso con quello di una serie di sperimentazioni musicali, sia in termini di ascolto che di esecuzioni. E cos\u00ec deve essere avvenuto da qualche parte tra il &#8217;93 e il &#8217;97 che mi sono trovato ad avere una discreta pila di volumi, in prevalenza edizioni Fanucci, e copie parziali o integrali di CD di un mucchio eterogeneo di gruppi di cui fino a poco prima non sapevo una beata mazza, dagli Infectious Grooves agli Helmet ai Kyuss ai Primus ai Senser ma anche i Soft Machine e, appunto, i King Crimson.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/grindontheroad.com\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Greg-Lake.jpg\" alt=\"GREG LAKE: morto lo storico musicista di ELP e King Crimson \u2013  GRINDONTHEROAD.COM\"\/><figcaption>A volte il bassista non puoi proprio ignorarlo &#8211; ma puoi sempre spingerlo all&#8217;abbandono<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La prima volta che ho sentito <em>21st Century Schizoid Man<\/em> \u00e8 stato a casa del batterista dell&#8217;epoca \u2013 un vinile fatto girare su un impianto audio niente male, il che contribu\u00ec ad accrescere la sensazione di stare venendo investito da qualcosa di assolutamente massiccio e arroventato ma pensato fino all&#8217;ultimo dettaglio da menti superiori e eseguito da musici spietati e implacabili. Solo in seguito avrei avuto qualche nozione del significato delle parole \u00ab<strong>Robert Fripp<\/strong>\u00bb e di certe sfumature del personaggio, fondamentali per il risultato delle produzioni di quell&#8217;<em>ensemble<\/em>, ma anche per lo spirito poco incline al compromesso con cui le cose sono state fatte (pi\u00f9 volte con epurazioni promosse dallo stesso Fripp), a questo punto per pi\u00f9 di un cinquantennio. Insomma, il pezzo, mentre sono l\u00ec con in mano la copertinona del trentatr\u00e9 giri, ancora non so del pugno di ferro di Fripp, o di come il grido dell&#8217;uomo dipinto in copertina sia stata l&#8217;unica <em>cover art <\/em>fatta dal suo autore, <strong>Barry Godber<\/strong>, che non fece in tempo a farne altre perch\u00e9 mor\u00ec nel 1970 per un attacco di cuore, a ventiquattro anni, il pezzo mi investe con la quantit\u00e0 di moto di un treno merci lungo tre chilometri lanciato a centosessanta all&#8217;ora. Canta <strong>Greg Lake<\/strong>, il bassista (!), il testo \u00e8 di <strong>Peter Sinfield<\/strong> \u2013 entrambi, di l\u00ec a poco, non saranno pi\u00f9 parte dei King Crimson, Lake decide ben presto di puntare sul sodalizio con Emerson e Sinfield viene silurato da Fripp nel &#8217;72. Fripp il vizio di fare e disfare non lo perder\u00e0 mai, come dimostra l&#8217;esclusione di <strong>Adrian Belew<\/strong> messa in atto nel 2013. C&#8217;\u00e8 un <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Kg3osMG5yK4\" target=\"_blank\">film uscito da poco<\/a> che penso possa raccontare in modo opportuno molte storie di cui ho una cognizione moooolto imprecisa \u2013 cosa che invece non si pu\u00f2 dire della chiarezza della botta che ricevetti in quell&#8217;occasione.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu un&#8217;illuminazione sulla via di Damasco, ch\u00e9 se lo fosse stata sarei passato per il conservatorio o comunque per studi adeguati a obiettivi musicali di quel livello \u2013 per\u00f2 l&#8217;impressione fu forte, e ancora oggi la memoria di quella sensazione \u00e8 viva. Non ero indifferente neppure a quel che potevo intendere del testo, il titolo mi piacque da subito (nonostante una esperienza di vita da appena ventenne \u2013 ma studiavo storia contemporanea) e certe parole e frasi risuonavano con una posizione e una visione della societ\u00e0 non troppo diverse da quella che ho oggi, che ne so: \u00ab<em>paranoia&#8217;s poison door<\/em>\u00bb o \u00ab<em>innocents raped with napalm fire<\/em>\u00bb. Che poi cadono benissimo anche per accompagnare gli eventi di cronaca bellica internazionale di queste settimane.<\/p>\n\n\n\n<p>********************************************************************<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi il duetto \u00e8 composto da:<\/p>\n\n\n\n<p>Philip K. Dick, <em>Ubik<\/em>, Fanucci, 1995, 246 p.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pictures.abebooks.com\/isbn\/9788834706107-it.jpg\" alt=\"9788834706107: Ubik - AbeBooks - Dick, Philip K.: 8834706102\" width=\"330\" height=\"531\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>King Crimson, <em>21st Century Schizoid Man<\/em>, da <em>In the Court of the Crimson King<\/em>, Island\/Atlantic, 1969<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"King Crimson - 21st Century Schizoid Man (Including &quot;Mirrors&quot;)\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/7OvW8Z7kiws?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Bonus <\/em>(io mi sono guardato solo i primi sette minuti &#8211; o guardavo quello o scrivevo qui. Ok, ho capito che per voi era meglio la prima, ma le cose non vanno mai come si vorrebbe):<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"The penultimate truth about Philip K. Dick\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/QUo1OlnOH-A?start=420&#038;feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quarant&#8217;anni fa, di marzo, moriva Philip Kindred Dick. 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