{"id":13300,"date":"2022-05-04T08:45:00","date_gmt":"2022-05-04T06:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=13300"},"modified":"2022-05-04T08:44:30","modified_gmt":"2022-05-04T06:44:30","slug":"tra-malibu-e-jugoslavia-due-chiacchiere-con-eliana-albertini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2022\/05\/04\/tra-malibu-e-jugoslavia-due-chiacchiere-con-eliana-albertini\/","title":{"rendered":"Tra Malib\u00f9 e Jugoslavia. Due chiacchiere con Eliana Albertini"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Qualche settimana fa si \u00e8 tenuta la prima edizione del <\/em><a href=\"https:\/\/babajagafest.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Baba Jaga Fest<\/em><\/a><em>, un\u2019operazione lodevole, per raffinatezza delle proposte e cura critica, che si articola intorno a una visione precisa di fumetto:<br>interiore, come punto di partenza per l\u2019analisi creativa del mondo l\u00e0 fuori, non autoreferenziale;<br>sperimentale, nella pacatezza dell\u2019esplorazione meditata, composta;<br>armonioso, di un equilibrio dinamico tra forme, tratti, pennellate, colori, tecniche.<br>Una materia che, a tentare di descrivere, si fa subito peccato: perch\u00e9 \u00e8 come cercare di spiegare un\u2019anima, un\u2019intuizione di consonanze tra senso e segno, una sfumatura, un gusto. Sull\u2019intelligenza organizzativa, che \u00e8 evidente, non mi dilungo: ci sono andata, ho visto la mostra, ho ascoltato molte impressioni positive sugli incontri e sui workshop che si sono tenuti nel corso dell\u2019evento, ho imparato un modo di accostarsi al fumetto, di capirlo e di diffonderlo con consapevolezza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>[per sapere chi ha orchestrato il tutto: vai <\/em><a href=\"https:\/\/babajagafest.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>QUI<\/em><\/a><em> e scorri verso il basso fino alla voce \u201cun progetto\u201d]<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"688\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Hotel-Jugoslavia-1-1024x688.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13303\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Hotel-Jugoslavia-1-1024x688.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Hotel-Jugoslavia-1-300x202.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Hotel-Jugoslavia-1-768x516.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Hotel-Jugoslavia-1-1536x1032.jpg 1536w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Hotel-Jugoslavia-1-2048x1377.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>In questa occasione, ho avuto la possibilit\u00e0 di conoscere e intervistare <\/em><strong>Eliana Albertini<\/strong><em>, che esponeva diversi suoi lavori, un ciclo in linea con il tema principale del festival: storie e disegni dall\u2019Europa Orientale. Eliana ha declinato questo spunto nel senso di vedute di non luoghi turistici ispirati a rappresentazioni promozionali della Jugoslavia degli anni Novanta (come brochure, cartoline, locandine), realizzate con tecniche varie (tempera, pastelli e acquerelli principalmente). Queste opere sono state accostate, in contrappunto dialettico molto calzante, agli altrettanto pregevoli quadri e tavole di <\/em><strong>Maurizio Lacavalla<\/strong><em>. Di entrambi, oltre alla scelta dell\u2019immaginario, interessante di per s\u00e9, perch\u00e9 ancora emergente, nel panorama del graphic novel, fumetto d\u2019autore\/trice\/tor*, illustrazione, tavola di stampo quotidiano, peregrinazioni interiori a fumetti (questo tipo di fumetto e dintorni \u00e8 rappresentato con finezza dalle proposte di <\/em><a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/risma_bookshop\/?hl=en\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Risma Bookshop<\/em><\/a><em>, al Pigneto), mi colpisce la gestione del vuoto e del silenzio, il ritmo meditativo, l\u2019attenzione all\u2019oggetto, la sua interazione con i viventi, la sua capacit\u00e0 di determinare situazioni, scatenare fantasie, plasmare le nostre vite. Questo aspetto \u00e8 stato valorizzato con acume dagli allestitori, che hanno progettato un percorso espositivo \u2013 con esiti di profondit\u00e0 immersiva \u2013 orientato a un tipo preciso di design di interni: una dimensione un po\u2019 troppo impersonale per essere spazio domestico, e un po\u2019 troppo fuori moda per arredare le hall minimaliste degli hotel di oggi. Dell\u2019attenzione a questi e altri cronotopi non visti, ma a qualche livello impigliati nel nostro nervo ottico, introiettati chiss\u00e0 quando, ma gi\u00e0 sostituiti da nuovi e pi\u00f9 smaglianti prodotti e consumi, ho chiacchierato un po\u2019 con Eliana.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Esco ora, molto ammirata, dalla stanza che ospita la tua mostra. Sembra di entrare in una dimensione parallela, di percorrere immagini dimenticate. Vuoi raccontarmi com\u2019\u00e8 nato il tuo interesse per le rappresentazioni turistiche dell\u2019Ex Jugoslavia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sempre stata un\u2019attrazione, sia per questo tipo di immagini, sia per quel tipo di luoghi, che ho anche visitato in occasione di un viaggio nell\u2019Ex Jugoslavia, qualche anno fa. Ho messo insieme le due cose: l\u2019Ex-Jugoslavia e i non luoghi. L\u2019hotel \u00e8 un non luogo, perch\u00e9 \u00e8 un crocevia di persone. La Jugoslavia \u00e8 un luogo che non esiste pi\u00f9. Questo mix di sensazioni mi ha portata a dire: ok, mi piacerebbe lavorare a un progetto di questo tipo. Due quadri esistevano gi\u00e0, sono di un paio di anni fa. Ho ripreso questa idea quando <strong>Alessio<\/strong> [<strong>Trabacchini<\/strong>, sapiente direttore artistico del festival, n.d.r.] mi ha proposto di partecipare al festival. Mi \u00e8 venuto spontaneo tornare a ragionarci: ero presa da un\u2019opera completamente diversa, che non sarebbe stata in linea con il festival. Questi non luoghi per me sono richiami naturali, fanno parte di una ricerca personale, che conduco autonomamente. Il Baba Jaga Fest mi ha dato la possibilit\u00e0 di unire un\u2019espressione che sento istintiva al progetto di esposizione. \u00c8 la prima volta che espongo quadri e non lavori legati al fumetto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Anche perch\u00e9 l\u2019immagine dipinta \u00e8 un genere a se stante. Il fumetto \u00e8 un altro medium, che risponde a esigenze diverse, ha un altro tipo di circolazione. Immagino che quando fai un fumetto, rifletti sulla sua fruizione, pensi ai lettori, a dove, come e quando lo leggeranno. Il rapporto che lo spettatore stabilisce con il quadro pu\u00f2 essere anche molto diverso da quello che si instaura tra lettore e libro a fumetti. Penso che sia importante che gli autori di fumetti continuino a sperimentare e misurarsi con generi diversi. Che ne dici?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, ero proprio in una fase di sperimentazione. Anche l\u2019ultimo libro che ho fatto [<em>Anche le cose hanno bisogno<\/em>, Rizzoli Lizard, 2022, n.d.r.] ho usato un sacco di tecniche, c\u2019\u00e8 molta pittura l\u00ec dentro. Ogni tanto mi piace inserire la pittura nel fumetto. Poi, non ho una tecnica preferita. Ammiro chi ha il suo stile assodato e super riconoscibile, per\u00f2 io non ce la farei.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"737\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Anche-le-cose-2022-737x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13304\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Anche-le-cose-2022-737x1024.jpg 737w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Anche-le-cose-2022-216x300.jpg 216w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Anche-le-cose-2022-768x1068.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Anche-le-cose-2022.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 737px) 100vw, 737px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Credo che tu riesca a essere riconoscibile anche quando sperimenti con tecniche diverse. \u00c8 l\u00ec che emerge la capacit\u00e0 dell\u2019autore. Non necessariamente nel personaggio sempre uguale, che ripete le stesse dinamiche: un tipo di fumetto necessario nel panorama di oggi, che comunque ha le sue esigenze. Tu, per\u00f2, fai qualcosa di diverso: mi sembra che tu faccia piuttosto parte di quella generazione di autori che decisi a esplorare le potenzialit\u00e0 espressive del graphic novel. Ti ritrovi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, il fumetto mi serve per esprimermi, non seguo un filo: vado dove mi porta, lo uso come strumento mio per capirmi, per guardarmi dentro. Fare fumetto per me \u00e8 un processo introspettivo, un\u2019indagine su me stessa, come fanno molti. Fare un quadro \u00e8 pi\u00f9 semplice, uno sfogo, liberare la mente. Dipingere \u00e8 un gesto meccanico, anche perch\u00e9 copio i soggetti. Nei quadri esposti qui c\u2019\u00e8 stata una ricerca precedente, nel selezionare immagini, modificarle \u2013 ho usato campiture piatte, le ho un po\u2019 reinterpretate \u2013 per\u00f2 poi nel momento in cui dipingo sospendo tutto, metto su la musica, mi distendo. Nel fumetto, se devo disegnare una tavola, ho uno storyboard da seguire, mantengo una concentrazione diversa. La tavola poi pu\u00f2 cambiare, mentre la stai facendo pensi che forse la storia dovrebbe prendere una piega diversa, intervieni, devi ragionarci. Fare un dipinto per me \u00e8 una catarsi, un atto liberatorio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 bellissimo ascoltarti, sei molto consapevole di quello che fai. Si vede che \u00e8 una ricerca che porti avanti da anni. Ora ne hai trenta, com\u2019\u00e8 la tua vita di fumettista trentenne?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, ho sempre disegnato. Sono cose che so istintivamente. E poi sono contentissima dei miei trent\u2019anni! Li ho festeggiati in un centro anziani, a Bologna&#8230; sai quelli con le bocce, il ristorante, la sala biliardo. \u00c8 stato fantastico, non ho dovuto prenotare niente, semplicemente siamo andati l\u00ec e ci hanno dato da mangiare e da bere, siamo stati benissimo. Eravamo in mezzo a questi signori che stavano l\u00ec, guardavano la partita.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"632\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Cambi-di-posto-2020-1-632x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13306\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Cambi-di-posto-2020-1-632x1024.jpg 632w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Cambi-di-posto-2020-1-185x300.jpg 185w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Cambi-di-posto-2020-1-768x1245.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Cambi-di-posto-2020-1.jpg 874w\" sizes=\"(max-width: 632px) 100vw, 632px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Questo ci riporta proprio ai temi che tu tratti, a quello che ti piace ritrarre. Tendi a cercare situazioni dimesse, di provincia. Anche la tua mostra, <em>Hotel Jugoslavia<\/em>, \u00e8 molto vicina a questo interesse. C\u2019\u00e8 un rapporto diretto tra i non luoghi dei tuoi quadri e la provincia dei tuoi fumetti. Nel momento in cui ti misuri con te stessa, la tua ambientazione ideale, o quella che esplori di pi\u00f9, \u00e8 la provincia. Giusto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, anche quando sono in una citt\u00e0, frequento i baretti di provincia. Mi ricordano le mie origini, dove sono nata e cresciuta. \u00c8 quello che conosco e io mi sento di raccontare solo quello che conosco. <em>Malib\u00f9<\/em> (BeccoGiallo, 2019) ha proprio il luogo come protagonista, e <em>Anche le cose hanno bisogno<\/em> \u00e8 ambientato in una provincia. Se penso a una scena, mi viene naturale collocarla in questa dimensione, con quello sfondo, anche se ormai sto a Bologna da un po\u2019 di anni. Dovrei vivere a Bologna per trent\u2019anni prima di riuscire ad ambientare una storia l\u00ec. Ho bisogno di conoscere molto bene una cosa per poterne parlare, di osservarla per un po\u2019. Ho un attaccamento per un certo tipo di provincia, cio\u00e8 la provincia di pianura. \u00c8 una zona con dinamiche sociali sue, che poi si ritrovano in tante parti d\u2019Italia, anche perch\u00e9, per la maggior parte, l\u2019Italia \u00e8 provincia. Forse \u00e8 per questo che in tanti si ritrovano in quello che racconto. Parlo di quelle cose perch\u00e9 mi viene naturale, se mi mettessi a raccontare di cose che non so, il risultato sarebbe posticcio, inefficace. Quello da cui vengo \u00e8 un tipo particolare di provincia, perch\u00e9 \u00e8 a met\u00e0 tra due regioni, il Veneto e l\u2019Emilia-Romagna. A livello identitario \u00e8 un bel casino, perch\u00e9 \u00e8 terra di confine, non sai mai quello che sei veramente!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Poi per te la provincia non \u00e8 solo un\u2019ambientazione. Anche la tua tecnica di racconto risponde alla resa della provincia, di quello che succede l\u00ec. Storie sospese che non sono mai paradigmatiche, con una scansione schematica, una struttura impostata, ma piuttosto fotografano momenti indefiniti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, non c\u2019\u00e8 mai una trama vera e propria, uno sviluppo classico. Cerco di rendere la dispersione che caratterizza la provincia: la provincia \u00e8 dispersiva, il suo paesaggio \u00e8 dispersivo, i suoi personaggi sono schegge impazzite. Sono cresciuta osservando queste cose. Poi in Accademia ci hanno anche insegnato la struttura, come si costruisce una storia. Per\u00f2 non mi ritrovavo granch\u00e9, inizialmente ho pensato: il fumetto non fa per me, questo modo di raccontare una storia non mi appartiene.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Invece\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ha cominciato a piacermi quando sono andata a pescare nelle mie cose, nella mia esperienza, costruendo le storie nel mio modo, senza una vera e propria trama, facendo interagire certi elementi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"722\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Good-Girl-2020-722x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13307\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Good-Girl-2020-722x1024.jpg 722w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Good-Girl-2020-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Good-Girl-2020-768x1090.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Good-Girl-2020.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 722px) 100vw, 722px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Infatti, \u00e8 importante conoscere la struttura, per sapere cosa si aspettano i lettori, cosa piace ai critici, etc. Poi un autore declina la struttura a suo piacimento, ci gioca, la tradisce, oppure la sceglie come modo principale per raccontare, mantenendola salda, come cornice per sperimentare con altri aspetti che si possono collocare l\u00ec dentro, per esempio il disegno e il montaggio, etc. Tu invece la scomponi, la frantumi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io mi sento molto pi\u00f9 a mio agio in narrazioni che non hanno un inizio, uno svolgimento e una fine. Nell\u2019impostazione classica mi sento di poter sbagliare in ogni momento. Se qualcuno mi fa notare che le mie storie non hanno un finale, io mi sento molto tranquilla nel rispondere che la realt\u00e0 \u00e8 cos\u00ec, non ha una struttura, la vita non procede mai in modo organizzato, specialmente in provincia. Quindi non mi sento mai di avere sbagliato, anche se non rispetto una forma. Lo troverei forse un po\u2019 pretenzioso, sarebbe una forzatura cercare di rendere un ambiente di provincia attraverso una parabola ben definita.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Infatti, l\u2019ambiente si compone di tante cose diverse, \u00e8 attraversato da una complessit\u00e0 di vettori, traiettorie, rapporti che si intrecciano. Nelle tue storie si legge e si vede un\u2019Italia alternativa, molto diversa dallo sguardo consumistico, stereotipico con cui spesso \u00e8 raccontata.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, io cerco di fare l\u2019anti-cartolina, non mi interessa comporre una visione glam, estetizzante. Ci siamo abituati, ma \u00e8 come nascondere la polvere sotto il tappeto. Quando cerco di raccontare io non voglio neanche proporre una critica socioculturale definita. Semplicemente cerco di rendere la vita come la vedo, senza filtri diversi dal mio sguardo. La prospettiva che mi sembra pi\u00f9 adatta per raccontare la complessit\u00e0 \u00e8 quella di sospendere il giudizio, di diventare semplicemente un punto di osservazione. Questo mi \u00e8 sempre interessato, anche quando guardo un film o leggo un romanzo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Esatto, i due modi di raccontare l\u2019Italia alla fine sono sempre: <\/strong><strong>\u00ab<\/strong><strong>Oh che bello!<\/strong><strong>\u00bb<\/strong><strong>, oppure <\/strong><strong>\u00ab<\/strong><strong>Oddio che schifo!<\/strong><strong>\u00bb<\/strong><strong> Che bel panorama, ma che popolo orrendo, o ridicolo, o sfigato (etc.). La complessit\u00e0 delle tue storie ribalta questa concezione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, l\u2019Italia stereotipata \u00e8 sempre frutto di una visione che estremizza. Io mi sento semplicemente di dire: questo \u00e8 quello che ho visto, che ho sentito, vedete voi che farvene, come\/se giudicarlo. Anche in <em>Malib\u00f9<\/em>, non volevo necessariamente tracciare una critica. Io mi sento parte di questi personaggi, \u00e8 l\u2019esposizione di questo senso di appartenenza che rende la narrazione efficace. A nostro modo facciamo tutti un po\u2019 schifo o siamo tutte persone incredibili: cerco di esprimere queste contraddizioni, mi \u00e8 sempre piaciuto esplorare personaggi non lineari, perch\u00e9 nessuno lo \u00e8. Per questo puoi trovare personaggi stratificati, a tratti belli e a tratti rivoltanti. \u00c8 giusto ricordarsi che a volte facciamo un po\u2019 schifo, \u00e8 liberatorio. Mi piace inserire questo aspetto, nelle persone che ritraggo e racconto\u2026 non mi va neanche di dire personaggi, perch\u00e9 \u00e8 gente che potrei effettivamente incontrare per strada.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"729\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Malib\u00f9-2019-729x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13309\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Malib\u00f9-2019-729x1024.jpg 729w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Malib\u00f9-2019-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Malib\u00f9-2019-768x1078.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Malib\u00f9-2019-1094x1536.jpg 1094w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Malib\u00f9-2019.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 729px) 100vw, 729px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Forse tu non esalti l\u2019aspetto della critica sociale puntando il dito, ma si evince dalla lettura, dal modo in cui resti aderente alla tua visione della realt\u00e0, senza tracciare un giudizio. Questo rifiuto del giudizio si rispecchia anche nel modo in cui ti orienti alla cultura materiale, concentrandoti sulla rappresentazione degli oggetti. Gli oggetti sono i protagonisti, sin dal titolo, di <em>Anche le cose hanno bisogno<\/em>. Qui ti muovi tra tre cose: ambienti, personaggi, oggetti. Studi le interazioni tra questi tre elementi. Com\u2019\u00e8 nata l\u2019idea di partire dall\u2019oggetto, o anche dall\u2019ossessione per gli oggetti che ha la protagonista? Di nuovo, non c\u2019\u00e8 una critica sociale sviluppata distesamente, ma la sensazione che io ho avvertito leggendolo \u00e8: noi siamo pieni di questa roba, questa roba ci sta ammazzando e questa \u00e8 una delle storie possibili che si snodano intorno a questo aspetto della contemporaneit\u00e0.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea mi \u00e8 venuta durante il primo lockdown. All\u2019epoca si passeggiava tanto nei dintorni delle proprie case. Camminando mi accorgevo di tutte queste cose lasciate per terra dalle persone. Ho iniziato a fotografarle, a collezionarle, in un certo senso. Sentivo di avere qualcosa da dire sugli oggetti. La protagonista \u00e8 un pretesto per parlare di questi oggetti, per permettermi di rappresentare le cose che volevo disegnare. Ho pensato a come potesse essere questo personaggio e mi \u00e8 sembrato pi\u00f9 sensato scegliere una spazzina, che sta in mezzo a queste cose tutto il tempo. Sicuramente non sarebbe stato un personaggio canonico, ma un po\u2019 strano, come gli oggetti che raccoglie: una femminilit\u00e0 alternativa, non vista, non raccontata. Ho una fascinazione per tutte le riflessioni che possono stare dietro gli oggetti. Gli oggetti sono cose non vive, ma condizionano la nostra vita, formano le persone: alla fine siamo quello che possediamo ed \u00e8 inevitabile in questo tipo di societ\u00e0, io ci sono dentro fino al collo. Ho cercato di usare questo spunto creativamente, e devo dire che prima di fare il libro non ho riflettuto cos\u00ec tanto. Ci rifletto ora, a posteriori: queste riflessioni sono un po\u2019 come il bozzetto di un disegno che hai gi\u00e0 fatto in definitivo. \u00c8 stato un lavoro molto libero: non ho fatto storyboard, \u00e8 stato tutto molto spontaneo, proprio come la storia raccontata nel libro. La protagonista cammina senza riferimenti e io ho lavorato senza darmi riferimenti precisi, al di l\u00e0 del tema degli oggetti. Si \u00e8 costruito da solo, senza che io stessi tanto a pensarci.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E ne \u00e8 uscito un ritratto femminile molto <em>sui generis<\/em>, insolito. Tante fumettiste donne, tante autrici di oggi, della nostra generazione, partono dall\u2019auto-narrazione, sentendo il bisogno di raccontarsi come donne, dopo secoli di storia femminile invisibile e taciuta: quella che \u00e8 stata, ma anche quella che abbiamo studiato, perch\u00e9 nel canone degli studi ci sono pochissime artiste, letterate, registe e cos\u00ec via, e questo chiaramente ha le sue radici storiche in una mancata presenza delle donne in vari aspetti della societ\u00e0. Questo dato \u00e8 oggetto di molte indagini, sia dal punto di vista critico che creativo, e l\u2019auto-racconto a fumetti del s\u00e9 femminile \u00e8 uno degli strumenti per farlo. Mi sembra che tu preferisca trasferire il tuo auto-racconto negli ambienti e negli oggetti, piuttosto di scegliere una alter-ego, come invece fanno tante altre autrici. \u00c8 un\u2019operazione molto interessante e molto diversa rispetto a quello che si vede normalmente. Ci sono artiste bravissime che partono dal s\u00e9, mentre il tuo io si \u00e8 distribuito sulla cultura degli artefatti: architetture, oggetti, il loro rapporto con le persone, con la natura, con il paesaggio, citt\u00e0, cittadine. Che ne pensi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono d\u2019accordo, io ho pensato molto spesso che se io sono come sono \u2013 il mio carattere, la mia personalit\u00e0 \u2013 molto di me deriva da dove sono nata. Questo l\u2019ho capito quando me ne sono andata dalla mia citt\u00e0 di origine, mettendo in discussione il mio senso di appartenenza. Il tipo di introspezione che porto avanti nei miei lavori \u00e8 il racconto di me stessa attraverso il luogo, perch\u00e9 una parte di me si identifica ancora molto in quello, a volte mi crogiolo anche in questa dimensione. La sento vicina, mi piace, la rivendico, o comunque sono molto serena con le mie origini. Fare storie legate a quei posti \u00e8 un po\u2019 come mettere in ordine il mio rapporto con le origini: il conflitto c\u2019\u00e8 e c\u2019\u00e8 stato, tutti noi lo attraversiamo. Quante volte abbiamo pensato: \u00abme ne vado di qui, perch\u00e9 qui non c\u2019\u00e8 niente, non ci sono le possibilit\u00e0 per diventare quello che voglio\u00bb. Ho avuto bisogno di scrivere queste storie per mettere a posto questo sentimento ambivalente nei confronti della mia provenienza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"701\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Meneghello-2017-1-701x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13311\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Meneghello-2017-1-701x1024.jpg 701w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Meneghello-2017-1-205x300.jpg 205w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Meneghello-2017-1-768x1122.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Eliana-Albertini-Meneghello-2017-1.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 701px) 100vw, 701px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Anche se tu non parti necessariamente dalla narrazione personale e femminile, quando hai cercato tuoi simili per fondare un collettivo, come <\/strong><a href=\"https:\/\/talkwithblanca.tumblr.com\/about\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Blanca<\/strong><\/a><strong>, hai comunque scelto delle donne.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato abbastanza naturale: ci siamo trovate, eravamo in corso insieme in Accademia. Non ci conoscevamo bene all\u2019inizio, ma ci piacevano le stesse cose, cercavamo uno stile simile, anche se chiaramente \u00e8 sempre tutto in divenire. Bologna pullula di collettivi di fumettisti e cos\u00ec abbiamo pensato di fondarne uno anche noi. All\u2019inizio eravamo io, <strong>Irene<\/strong> [<strong>Coletto<\/strong>, n.d.r.], <strong>Martina<\/strong> [<strong>Tonello<\/strong>, n.d.r.], poi abbiamo invitato anche <strong>Noemi<\/strong> [<strong>Vola<\/strong>, n.d.r], e ha accettato. Cos\u00ec siamo partite. Non avevamo un\u2019idea precisa, ma ci interessava un target: vedevamo che il fumetto per bambini era poco rappresentato nei collettivi bolognesi e nelle autoproduzioni, che tendenzialmente si rivolgevano a un pubblico di adulti. Andava molto l\u2019introspezione nel fumetto, c\u2019era molta sperimentazione, ma, in fondo, su un tipo di storia comune a tanti autori. Cos\u00ec abbiamo pensato di fare fumetti per bambini, anche per il fatto che all\u2019Accademia avevamo seguito il corso di Storia dell\u2019illustrazione e ci aveva affascinate tutto il mondo del \u201cCorrierino\u201d: storie divertenti, ma in cui ai bambini non si nascondeva nulla, cosa che invece adesso si fa tantissimo. Nei fumetti per bambini di oggi non si pu\u00f2 parlare della morte, per esempio. Ci siamo dette: non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 una rivista per bambini che non sia patinata, censurata, che non nasconda quella che \u00e8 la vita vera. Quindi abbiamo voluto provare a fare quello. Stavamo tutte cercando la nostra strada e ci \u00e8 servito moltissimo, perch\u00e9 \u00e8 stata la cosa che ci ha fatto girare i festival, qualcosa che potevamo fare al di l\u00e0 dell\u2019Accademia. Abbiamo imparato molto: a collaborare, a curare l\u2019aspetto editoriale, la distribuzione, etc. Ci \u00e8 servito come punto di partenza delle nostre cose. Era molto femminile, questa cosa era molto evidenziata: eravamo quattro ragazze, ma non necessariamente volevamo mettere a tema la femminilit\u00e0. Abbiamo chiamato anche dei ragazzi in un numero, per avere tanti punti di vista diversi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Al di l\u00e0 del \u201cCorriere dei Piccoli\u201d, cosa ti piace leggere e guardare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come forse dicono tanti fumettisti, non leggo tantissimi fumetti. Leggo tanta narrativa, mi piacciono molto gli scrittori americani, soprattutto <strong>Don DeLillo<\/strong> e <strong>Philip Roth<\/strong>. Anche perch\u00e9 allestiscono anche loro storie in provincia, i grandi spazi delle periferie dell\u2019entroterra americano, da riempire. Quando non c\u2019\u00e8 niente, c\u2019\u00e8 tutto da raccontare: cade una foglia da un albero e puoi raccontare quello. Certe cose in un posto del genere fanno pi\u00f9 notizia rispetto ad altri posti, una citt\u00e0 dove succede di tutto e tutto \u00e8 un po\u2019 caotico. Sento l\u2019immaginario della provincia americana molto simile al contesto da dove provengo. In <em>Malib\u00f9<\/em> faccio molto riferimento ad <em>America oggi<\/em>, sia l\u2019adattamento di <strong>Robert Altman<\/strong> (1993), che i racconti di <strong>Raymond Carver<\/strong>, tra cui quello che d\u00e0 il titolo al film: queste storie sconnesse tra di loro, che si intersecano casualmente. Di fumetti, uno che mi ha molto ispirato \u00e8 <em>Beverly<\/em> di <strong>Nick Drnaso<\/strong> (2016). Spesso i miei fumetti sono abbinati a quelli di <strong>Miguel Vila<\/strong> [<em>Padovaland<\/em>, Canicola, 2020 e <em>Fiordilatte<\/em>, Canicola, 2021 n.d.r.], per il tema, anche se la prospettiva \u00e8 diversissima: io da dentro e lui da fuori, perch\u00e9 alla provincia veneta lui \u00e8 arrivato come forestiero, mentre io ci sono nata. Siamo anche molto diversi per il disegno, ed \u00e8 un confronto che mi piace molto, \u00e8 sempre interessante. Un altro autore di fumetti che ammiro molto \u00e8 <strong>Paolo Cattaneo<\/strong>, sono stata contentissima quando la Rizzoli mi ha chiamata per il libro, perch\u00e9 avevano appena pubblicato <em>Non mi posso lamentare<\/em> (2019).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche settimana fa si \u00e8 tenuta la prima edizione del Baba Jaga Fest, un\u2019operazione lodevole, per raffinatezza delle proposte e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":24,"featured_media":13312,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1668],"tags":[4264,2985,1409,4265,4266,4263,1182,4269,4267,15,4268,312,311],"coauthors":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Tra Malib\u00f9 e Jugoslavia. 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