{"id":16678,"date":"2023-03-20T08:00:00","date_gmt":"2023-03-20T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=16678"},"modified":"2023-03-09T14:37:44","modified_gmt":"2023-03-09T13:37:44","slug":"prospettiva-luce-e-genio-nedeljko-bajalica-racconta-jacovitti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2023\/03\/20\/prospettiva-luce-e-genio-nedeljko-bajalica-racconta-jacovitti\/","title":{"rendered":"Prospettiva, luce e genio: Nedeljko Bajalica racconta Jacovitti"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Appena ho saputo che <\/em>QUASI<em> avrebbe dedicato uno speciale a <strong>Jacovitti<\/strong>, ho pensato a Ned. Cos\u00ec gli ho scritto su Telegram e gli ho chiesto se avrei potuto fargli un po\u2019 di domande su Jac, confidando nell\u2019amore che mette e trasmette sempre quando parla di fumetto. \u201cNed\u201d \u00e8 <strong>Nedeljko Bajalica<\/strong> e lo conosco da qualche anno, ormai. Non ci siamo mai incontrati di persona, ma ci siamo visti in videochiamata e sentiti in chat, perch\u00e9 condividiamo l\u2019impegno di collaborazione con &#8220;<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/\" target=\"_blank\">Lo Spazio Bianco<\/a>&#8220;.<\/em><br><em>Nato in Svizzera nel 1975 e trasferitosi subito a Lecce, Ned frequent\u00f2 la Scuola Internazionale di Comics a Roma per coltivare la sua passione per i fumetti e in particolare per Jacovitti. Nel 1992 conobbe il suo idolo e divenne suo collaboratore. Per cinque anni, lavorando con Jac, Ned disegn\u00f2 e inchiostr\u00f2 salami, vermi, dadi, illustrazioni e i celebri personaggi dell\u2019artista, come Cocco Bill. Dopo la morte di Jacovitti, Ned si prese una pausa dal fumetto e vi torn\u00f2 successivamente con la graphic novel <\/em>Ci vediamo domani<em> edita da Edizioni BD\/J-Pop. Contemporaneamente e in seguito si dedic\u00f2 ad altri lavori fumettistici, illustrazioni e corsi. Attualmente Bajalica gestisce la sua libreria <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/nedbooklibreria\" target=\"_blank\">Ned Book<\/a> a Lecce e conduce incontri con grandi fumettisti nella sua rubrica live <\/em><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/@LoSpazioBiancolive\/streams\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Comics Night<\/a><em> per &#8220;Lo Spazio Bianco&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"549\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin00.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16682\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin00.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin00-300x161.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin00-768x412.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Domanda: Lavorando con Jacovitti, hai coronato il tuo sogno. Ma perch\u00e9 proprio lui e come sei arrivato a centrare l\u2019obiettivo? Racconta un po\u2019\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nedeljko Bajalica:<\/strong> Ho coronato il mio sogno, lavorando per Jacovitti, perch\u00e9 ho conosciuto il fumetto a tredici anni grazie a un \u201cDiario Vitt\u201d che mi fu regalato da mio padre. Ero ragazzino e, quando ricevetti quel diario con un fumetto di Cocco Bill all&#8217;interno, rimasi folgorato dalla storia, dai disegni e dall\u2019artista e decisi che volevo diventare un disegnatore, volevo essere come Jacovitti, essere lui, disegnare con il suo stile. Allora mi misi a lavorare per tre anni, consumando carta e togliendo tempo allo studio, e a diciassette anni mi presentai al suo agente, <strong>Vezio Melegari<\/strong>, che gestiva l\u2019immagine di Jacovitti e una parte dei suoi lavori a Milano, presso l\u2019agenzia Il Soldatino. Melegari vide i miei lavori e credo che sia rimasto entusiasta, perch\u00e9 quando stavo tornando a Roma, dove frequentavo la Scuola Internazionale di Comics, mi contatt\u00f2 dicendo che aveva parlato di me a Jacovitti e che Jacovitti stesso mi avrebbe aspettato il giorno successivo, la domenica, a casa sua. Allora mi presentai con mio padre da Jac, che aveva gi\u00e0 pronto del lavoro per me. Quindi nell\u2019ottobre 1992 iniziai a lavorare per lui.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>D: Grazie al lavoro, hai conosciuto l\u2019artista e l\u2019uomo. Che cosa ti ha colpito dell\u2019uno e dell\u2019altro? Com\u2019era avere a che fare con entrambi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>NB:<\/strong> Tante cose colpiscono di Jacovitti. Non era una persona semplice, era un uomo molto buono e molto generoso, un artista geniale, che rispecchiava perfettamente il folle mondo surreale che aveva creato. Era abbastanza solitario e frequentava raramente le fiere. Sono tra le persone che l&#8217;hanno frequentato di pi\u00f9, perch\u00e9 andavo da lui circa quattro volte a settimana per prendere i disegni che dovevo inchiostrare. Quasi nessuno l&#8217;ha mai visto disegnare, ma lui lavorava solo con la luce solare e quindi disegnava quasi al buio. Nei mesi invernali, quando andavo a prendere i disegni, verso le 16:30 o le 16:45, lo vedevo mentre metteva la mezzatinta al buio e una volta gli chiesi come facesse. Mi disse che, quando finiva la luce naturale, smetteva di lavorare e andava a guardare la televisione o a leggere. Ma in realt\u00e0 la luce gi\u00e0 non c\u2019era pi\u00f9! \u00c8 una cosa che mi ha sempre colpito molto, geniale. Poi Jacovitti era molto onesto: non mi ha mai sfruttato, mi ha sempre pagato, fin dal primo disegno che ho fatto, senza mai approfittare della sua posizione. Molti mi definivano un suo allievo, ma non lo sono mai stato. Non faceva neanche parte del suo personaggio avere allievi, insegnare non era il suo mondo. Quando sono andato da lui, sapevo gi\u00e0 disegnare e inchiostrare. Mi ha preso perch\u00e9 ero gi\u00e0 pronto per lavorare e non doveva spiegarmi niente. Avevo guardato i suoi disegni e i suoi libri, usando la lente d&#8217;ingrandimento per capire come inchiostrava, perch\u00e9 il vero cruccio era capire che cosa usasse per farlo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>D: Mi racconti la giornata tipo con Jacovitti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>NB:<\/strong> Siccome andavo da lui per ricevere i disegni e poi tornavo nella pensione in cui vivevo, non c\u2019era una vera \u201cgiornata tipo con Jacovitti\u201d. Per\u00f2, a volte, ci fermavamo a parlare. Jac disegnava direttamente a china, non usava mai la matita, se non per fare qualche linea di prospettiva, infatti le sue tavole originali non hanno quasi mai traccia di matita. Disegnava con l\u2019inchiostro anche le tavole pi\u00f9 incasinate, piene di elementi: questo \u00e8 il simbolo della sua genialit\u00e0. Lavorava su un foglio Fabriano F2, una carta molto scadente, faceva la traccia con un pennino, poi chiamava me che inchiostravo. Dapprima usavo un Rapidograph, poi riuscii a trovare dei pennini con cui potevo riprodurre il suo tratto con la maggiore fedelt\u00e0 possibile. In base alla grandezza del disegno dovevo aumentare lo spessore del tratto. L&#8217;inchiostrazione di Jacovitti \u00e8 fatta da tantissimi segni, si chiama \u201ctratto multilinee\u201d o \u201ctratto un po\u2019 arricciato\u201d, come lo chiamavo io. Quando finivo, gli riportavo il disegno e lui metteva la mezzatinta. Se il disegno doveva essere colorato, veniva dato ad <strong>Alfonso Castellari<\/strong>, che era il suo colorista di fiducia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin01-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16684\" width=\"393\" height=\"297\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin01-1.jpg 728w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin01-1-300x227.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 393px) 100vw, 393px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>D: Ci sono degli aneddoti di studio che puoi condividere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>NB: <\/strong>Oltre all\u2019aneddoto sul lavoro al buio di Jacovitti, posso dire che nel suo studio aveva appeso una targa con scritto \u00abVietato cosare\u00bb, una tipica \u201cjacovittata\u201d. Poi mi colp\u00ec una riproduzione in un formato 70&#215;50 della vecchia banconota delle 10.000 lire degli anni Settanta. L\u2019aveva fatta incorniciare con l\u2019obiettivo di guadagnarne una al giorno, mi disse. Era una cosa comprensibile, perch\u00e9 Jacovitti era nato in una famiglia molto povera, quindi aveva visto la guerra e la vera povert\u00e0. Perci\u00f2, memore del passato, cerc\u00f2 di non restare mai senza soldi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>D: Ricevevi molte indicazioni dal maestro sul lavoro che dovevi svolgere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>NB: <\/strong>Solitamente no. Per\u00f2 mi disse delle cose. Mi spieg\u00f2 come concepiva la prospettiva: era un metodo molto particolare, fatto con una gabbia. Poi mi parl\u00f2 della luce: quando metteva la mezzatinta, le ombre solitamente, doveva venire sempre dalla stessa direzione, la fonte di luce era sempre la stessa per tutti i suoi disegni. Lui amava molto la simmetria, per\u00f2 al riguardo non mi disse molto. Mi diceva qualcosa sulla stampa, ma a volte quelle indicazioni si rivelarono sbagliate. Per esempio, per un libro che illustrai interamente io, <em>Burle e fatti alla fiorentina!<\/em>, mi disse che sarebbe stato di grande formato e che quindi avrei dovuto usare un tratto spesso, altrimenti si sarebbe perso nella stampa; invece il libro fu stampato in A5. Questa \u00e8 una cosa che mi diverte ancora oggi. Quindi, pi\u00f9 che indicazioni, c\u2019erano delle cose importanti da fare, come usare sempre un inchiostro di china e mai inchiostri sintetici, perch\u00e9 il tratto doveva essere resistente all\u2019acqua. Infatti il colorista usava l\u2019Ecoline e c\u2019era il rischio di sbavature.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>D: Qual \u00e8 il personaggio o l\u2019oggetto o la situazione che ti sei divertito di pi\u00f9 a realizzare per Jac?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>NB: <\/strong>Le situazioni divertenti sono tante. Per quanto riguarda i personaggi, dico Cocco Bill e Tom Ficcanaso, perch\u00e9 furono i primi personaggi che disegnai. Bisognava fare delle copertine per il mercato giapponese, che poi furono utilizzate per lo \u201cJacovitti Magazine\u201d. Erano venti copertine, quattordici di Cocco Bill e sei di Tom Ficcanaso, e mi divertii molto a farle. Erano di grande formato e Tom Ficcanaso era il mio personaggio preferito. Per\u00f2 mi divertii di pi\u00f9 e smadonnai di pi\u00f9 quando feci la prima copertina natalizia di \u201cComix: il giornale dei fumetti\u201d, edito da Panini. Era una sorta di quotidiano, ma usciva una volta a settimana e all\u2019interno c\u2019erano le varie strisce, un po\u2019 all\u2019americana, da <strong>Bonvi<\/strong> a <strong>Disegni &amp; Caviglia<\/strong>, <strong>Silvia Ziche<\/strong>, <strong>Roberto Totaro<\/strong>, <strong>Ferruccio Alessandri<\/strong> e Jacovitti. Jac fu incaricato di fare la prima copertina natalizia: doveva disegnare un Babbo Natale che si apriva in due e da cui uscivano le figurine dei vari personaggi che \u201cComix\u201d pubblicava. Pass\u00f2 l\u2019incarico a me e mi disse di imitare lo stile dei vari artisti, per disegnare i loro personaggi. Cos\u00ec, mi ritrovai a disegnare il Babbo Natale che si apriva a met\u00e0, con le figurine che uscivano, e a imitare gli stili, usando il pennello per imitare Bonvi, il pennarello per imitare Silvia Ziche e smadonnai abbastanza. Ma quando portai il disegno a Jacovitti, lui mi disse che ero stato bravissimo e mi pag\u00f2 il doppio perch\u00e9 avevo fatto quello sforzo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>D: Tra i vari personaggi di Jacovitti, quello a cui penso subito, quando sento nominare l\u2019autore, \u00e8 Zorry Kid. Magari sembra strano, ma siccome da bambino ero appassionato di Zorro mio pap\u00e0 me ne parlava spesso. Qual \u00e8 il tuo personaggio preferito?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>NB: <\/strong>Zorry Kid non \u00e8 il personaggio pi\u00f9 famoso di Jacovitti ma \u00e8 tra i pi\u00f9 amati o il pi\u00f9 amato dagli intenditori, perch\u00e9 \u00e8 stato una meravigliosa parodia di Zorro, piena di idee geniali, con un linguaggio innovativo e cos\u00ec particolare che dovettero dire a Jac di semplificare, perch\u00e9 era un fumetto rivolto ai bambini. Per esempio, per far capire il mutismo di Carmelito Battiston, il servitore di Kid Paloma, metteva una vignetta bianca. Qui si vede il genio di un autore.<br>Il mio personaggio preferito di Jacovitti, per\u00f2, \u00e8 Tom Ficcanaso, un reporter della \u201cGazzetta di Mezza Sera&#8221; un po&#8217; sfigato, una sorta di detective molto particolare. Una storia che ho adorato e rimane la mia preferita si intitola <em>Little Tom<\/em> ed \u00e8 ambientata negli anni Trenta americani. \u00c8 bellissima ed \u00e8 piena di trovate geniali. Poi ci sono tantissimi personaggi che mi piacciono, da Pippo, Pertica e Palla, a cui sono molto legato perch\u00e9 erano nelle prime storie di Jacovitti che ho letto, a Cocco Bill, poi Gamba di Quaglia e Gionni Galassia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16685\" width=\"394\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin02.jpg 750w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin02-300x151.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 394px) 100vw, 394px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>D: Tra le cose che pi\u00f9 mi colpiscono dei disegni di Jacovitti ci sono le posture dei personaggi. In particolare il modo in cui sono messe le braccia e ancor pi\u00f9 in particolare i gomiti. Sai quale fosse la fonte di ispirazione per queste pose cos\u00ec espressive? Pura fantasia oppure osservazione della realt\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>NB: <\/strong>Anch\u2019io adoro le pose di Jacovitti. Le gambe curve sembrano fatte con un ellissometro e in effetti Jac era molto geometrico, amava la simmetria. Ci sono posture ingobbite che sono bellissime e fatte a mano, senza usare strumenti particolari. Jac non aveva ispirazioni particolari, forse era uno dei pochi autori con uno stile cos\u00ec personale da risultare unico. Sicuramente all\u2019inizio, negli anni Quaranta, la sua derivazione si pu\u00f2 cercare in <strong>Segar<\/strong>, l\u2019autore di Braccio di Ferro. E, come Segar metteva il sigaro, Jacovitti metteva la lisca di pesce. Per\u00f2 poi se n\u2019\u00e8 distaccato velocemente e gi\u00e0 negli anni Cinquanta il suo stile era personale, unico. Non c\u2019era neanche l\u2019osservazione della realt\u00e0, a dire il vero, perch\u00e9 Jac era un tipo molto metodico e abitudinario, amava la gente ma non gli piaceva starci in mezzo. Infatti, mi diceva di non essere mai stato a un concerto e a una partita di pallone. Era riservato, ma stare con lui era molto divertente, esilarante. Quando lo invitavano alle fiere, il 90% delle volte declinava, anche se and\u00f2 a Lucca nel 1992 e ci fu lo storico incontro con <strong>Mordillo<\/strong> nel 1994. Noi fumettari di solito siamo osservatori della realt\u00e0, ma lui no. Prendeva ispirazione dai film e dalla televisione, osservava la realt\u00e0 attraverso quei mezzi. Dal punto di vista mimico, lui si faceva degli autoscatti e con la sua mimica facciale faceva quasi paura per quanto era geniale. Era quasi un attore del cinema muto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>D: Mi sveli un segreto? Come faceva Jac a usare i cubi in assonometria dentro cui sviluppava persone che si muovevano in citt\u00e0 senza citt\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>NB: <\/strong>Per quanto assomigli a un\u2019assonometria, in realt\u00e0 non lo \u00e8: \u00e8 sempre una prospettiva. Jacovitti aveva un metodo particolare per la prospettiva: se vedi le sue panoramiche e procedi dal basso verso l\u2019alto, dal basso sembrano in effetti delle assonometrie, ma sono sempre prospettive. Tracciava due linee ai due lati verticali del foglio, come se fosse una gabbia, e poi lo suddivideva procedendo di due centimetri in due centimetri. Quindi: due, quattro, sei, otto, dieci\u2026 da una parte e dall\u2019altra. Tracciava una riga dal due al quattro, dal quattro all\u2019otto e cos\u00ec via. In base alla prospettiva, faceva i personaggi, comprese le nuvolette che assumevano la prospettiva dettata dalla griglia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>D: In un disegno di Jacovitti gli elementi potevano essere tantissimi. Creava una gerarchia mentale o proprio \u201cfisica\u201d prima di disegnarli? Aveva delle priorit\u00e0 o procedeva istintivamente?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>NB: <\/strong>Jacovitti era un artista istintivo, lavorava di getto come <strong>Basquiat<\/strong>, <strong>Pollock<\/strong> o <strong>Henry Miller<\/strong>, quando scriveva i suoi romanzi. Non ha mai usato un canovaccio, un bozzetto, uno studio preparatorio, non ha mai scritto una sceneggiatura o un soggetto. Era tutto nella sua testa e poi si riversava nella tavola. Tutti gli elementi che disseminava in una vignetta, come i famosi salami, gli servivano per ammazzare il tempo, mentre nel frattempo pensava alla vignetta successiva. Erano quasi dei passatempi che gli servivano per pensare, mi disse. Erano elementi comuni alla quotidianit\u00e0 di tutti, erano nelle case di tutti, ma sono diventati caratteristici del suo stile.<br>Posso farti capire quanto fosse istintivo con un aneddoto. Al tempo disegnavo un personaggio e gli portai gli studi e lui mi disse di portargli direttamente le tavole. Secondo lui, gli studi erano belli, ma diceva che mi facevano perdere tempo. Per\u00f2 quello era il suo stile, lo padroneggiava e non poteva andare bene per tutti. Anche <strong>Crepax<\/strong> e <strong>Schulz<\/strong>, per esempio, erano istintivi. Quando questi artisti hanno uno stile personale e lo padroneggiano da tempo, non hanno bisogno di studi o di altre cose, fanno e basta. Una volta Jacovittii cre\u00f2 una storia per <strong>Rinaldo Traini<\/strong> per \u201cComic Art&#8221; e, arrivato a trenta tavole senza aver scritto niente della storia, se l\u2019era dimenticata e dovette adattare le tavole a un\u2019altra storia. Lavorava vignetta per vignetta, tavola per tavola, improvvisava, non sapeva mai come il fumetto sarebbe andato a finire.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>D: Capitava che Jacovitti recitasse delle scenette o delle battute che poi avrebbe inserito nei suoi fumetti per \u201ctestarle\u201d dal vivo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>NB: <\/strong>Anche se ci sono dicerie e leggende sul suo conto, Jacovitti non recitava scenette o battute. Sicuramente, come dicevo, aveva una mimica facciale molto forte. Faceva degli autoscatti con delle facce a cui dava dei nomi e le usava per i suoi personaggi. Lo faceva per divertimento e per ironia, non era qualcosa di fondamentale per il suo lavoro, perch\u00e9 comunque era l\u2019intero personaggio a essere espressivo, non solo il volto. Se un personaggio aveva paura, la esprimeva con tutto il corpo, che diventava il simbolo della paura.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"798\" height=\"213\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin03-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16687\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin03-1.jpg 798w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin03-1-300x80.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Quasi-marzo-Federico-Beghin03-1-768x205.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 798px) 100vw, 798px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>D: Il fumetto fa parte della mia vita, perch\u00e9 ne sono un appassionato. Tu sei andato oltre, perch\u00e9 per te \u00e8 diventato un lavoro e immagino che ci sia qualcosa dell\u2019esperienza fatta con Jac che ti torna utile in tal senso\u2026 ti chiedo, inoltre, se c\u2019\u00e8 una parte di te che \u00e8 stata modellata dai fumetti del maestro. Magari l\u2019umorismo, ma \u00e8 solo un esempio che faccio perch\u00e9 il mio \u00e8 stato pesantemente influenzato dai manga di Toriyama oltre che dai film di Tot\u00f2\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>NB: <\/strong>Hai citato due grandi maestri. <strong>Tot\u00f2<\/strong> \u00e8 forse il pi\u00f9 grande comico della storia del cinema insieme a <strong>Chaplin<\/strong>. Quella della lettera rimane la sequenza comica pi\u00f9 divertente della storia del cinema italiano, \u00e8 quella che tutt&#8217;oggi mi fa ridere di pi\u00f9. <strong>Toriyama<\/strong> \u00e8 un disegnatore pazzescamente bravo, geniale nel raccontare, capace nella narrazione: <em>Dragon Ball<\/em> \u00e8 un capolavoro. A mio parere, Jacovitti \u00e8 tra i dieci artisti e fumettari pi\u00f9 grandi di sempre. \u00c8 come <strong>George Herriman<\/strong>, <strong>Moebius<\/strong> e <strong>Tezuka<\/strong>. Ha creato un suo universo pieno di personaggi, con uno stile personalissimo. Pur senza lo stesso successo commerciale, \u00e8 al livello di <strong>Disney<\/strong>. In ogni decade Jac aveva uno stile differente, era impossibile classificare il suo lavoro.<br>Ovviamente, quella trascorsa con lui \u00e8 stata una parte fondamentale della mia vita, un\u2019esperienza unica. Oggi, col senno di poi, penso un po\u2019 al fatto che, quando iniziai a collaborare con lui, io avevo solo diciassette anni ed ero molto ragazzino. Forse era una cosa pi\u00f9 grande di me. Quindi non so se l\u2019ho mai gestita bene, per\u00f2 sicuramente sono stati anni fondamentali. Dopo essere stato suo collaboratore, non ho mai continuato a percorrere la sua strada. Per me i geni non hanno una continuazione. Per esempio, Schulz ha fatto bene a dire che i Peanuts sarebbero finiti con la sua morte, idem Crepax. Sono autori con uno stile troppo personale e la riproduzione non sar\u00e0 mai allo stesso livello. Onestamente, gi\u00e0 al quarto anno in cui lavoravo con lui, non volevo essere il continuatore di Jacovitti. Quando non fui scelto io dopo la sua morte, ci rimasi male, per\u00f2 allo stesso tempo penso che sarei rimasto imprigionato in qualcosa che non mi avrebbe fatto sviluppare il mio stile, quello che ho adesso. Dopo il lavoro con Jac, ho fatto una graphic novel che si intitola <em>Ci vediamo domani<\/em>, pubblicata da Edizioni BD\/J-Pop con uno stile differente. Se la leggi, non immagini che abbia lavorato con Jacovitti, perch\u00e9 volevo fare altro, confrontarmi con uno stile realistico e affrontare nuove sfide.<br>L\u2019unico rimpianto che ho \u00e8 che non abbiamo mai portato a termine il nostro progetto <em>Cocco Story<\/em>, cio\u00e8 l\u2018infanzia di Cocco Bill. Chiss\u00e0 se un giorno vedr\u00e0 la luce. Magari oggi lo disegnerei in digitale, ho gi\u00e0 tutto pronto, non avrei problemi. Oppure tornerei su carta, con pennelli e chine buoni. Per\u00f2 non mi ha pi\u00f9 allettato l\u2019idea di disegnare come Jacovitti o di rifare i suoi personaggi. Anche perch\u00e9 farlo significa confrontarsi con un mostro sacro e, anche se il risultato \u00e8 bello, rimane lontano anni luce dalle opere dell\u2019artista.<br>In generale, senza dubbio, Jac mi ha trasmesso un po&#8217; del suo umorismo. La sua ironia era formidabile e un po\u2019 provocatoria, come quando nelle interviste indossava degli occhiali senza lenti e si puliva un occhio. Ancora oggi rileggo le sue storie, ripenso a quei giorni molto belli con lui, al lavoro e alle chiacchierate. Attualmente faccio il libraio, perch\u00e9 i libri sono un&#8217;altra mia passione, e forse non mi ritrovo pi\u00f9 nel mondo del fumetto di adesso, non mi interessa pi\u00f9 tutto ma solo alcune cose. Infatti, oltre a <em>Ci vediamo domani<\/em>, ho lavorato per La Scolastica e ho illustrato vari libri, ho disegnato giocattoli insieme a Jacovitti, per\u00f2 poi ho fatto dell\u2019altro.<br>Al di fuori del fumetto in s\u00e9, Jac mi ha trasmesso la testardaggine, perch\u00e9 lui era molto testardo. A causa del nome, Benito, lui \u00e8 sempre stato classificato come un tipo di destra, ma in realt\u00e0 era un anarchico con la \u201ca\u201d maiuscola, non voleva padroni: la frase \u00abnessuno deve dirmi quello che devo fare\u00bb era proprio indicativa. Rifiut\u00f2 il contratto per il \u201cDiario Vitt\u201d perch\u00e9 voleva fare <em>Kamasultra<\/em> con <strong>Marchesi<\/strong> negli anni Settanta e ovviamente i cattolici non potevano permettere una cosa simile, allora lui li mand\u00f2 al diavolo. Quindi, era generoso e onesto, ma tanto tanto testardo. Quando dico che mi ha trasmesso la testardaggine, ne vado fiero, perch\u00e9 \u00e8 giusto avere dei principi e rispettarli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Appena ho saputo che QUASI avrebbe dedicato uno speciale a Jacovitti, ho pensato a Ned. 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