{"id":26503,"date":"2025-05-18T08:00:00","date_gmt":"2025-05-18T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=26503"},"modified":"2025-04-30T06:18:45","modified_gmt":"2025-04-30T04:18:45","slug":"millenovecentoottantatre-il-futuro-non-e-piu-quello-di-una-volta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2025\/05\/18\/millenovecentoottantatre-il-futuro-non-e-piu-quello-di-una-volta\/","title":{"rendered":"Millenovecentoottantatr\u00e9: Il futuro non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La parafrasi del tempo<\/h2>\n\n\n\n<p>Sono due le generazioni che hanno affrontato le letture obbligate degli studi liceali tra la fine della Seconda guerra mondiale e il 1983: Boomer e X. Hanno avuto un corpo docente che afferiva alla Generazione silenziosa, probabilmente chiamata cos\u00ec per l\u2019assenza di proteste durante gli anni del Maccartismo, e ai chiassosi Boomer, sempre impegnati a raccontare il loro risveglio quasi fosse un\u2019epifania collettiva. E, mentre sedevano in classe, come se tutti gli insegnanti si fossero messi d\u2019accordo, i liceali hanno dovuto leggere gli ultimi due romanzi di <strong>George Orwell<\/strong>, <em>La fattoria degli animali<\/em> e <em>1984<\/em>. Due clamorosi atti d\u2019accusa nei confronti della deriva sovietica del socialismo. Il primo, vestito da allegoria, mostra come una rivoluzione giusta possa condurre a uno squilibrio di potere a vantaggio di quelli che erano stati, almeno in apparenza, i pi\u00f9 giusti tra i giusti. Il secondo, con la struttura da distopia, racconta un governo indistinguibile dal nostro in grado di diventare un regime totalitario e di controllare ogni aspetto della vita dei cittadini. La manipolazione del linguaggio, la sorveglianza totale, il controllo sulla sessualit\u00e0 e la negazione della verit\u00e0 oggettiva non sono solo gli elementi centrali della deriva stalinista; sono gli strumenti di oppressione che ogni potere usa per perpetuarsi e modellare a propria immagine e somiglianza gli ideali dello stato e dei governati.<br>Ogni potere. Anche quello che si ammanta di democrazia.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1984-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26504\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1984-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1984-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1984-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1984.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>1984<\/em>, in particolare, ha una connotazione temporale precisa. L\u2019autore l\u2019ha scelta, ponendola a titolo dell\u2019opera, per raccontare un futuro alle porte: ha invertito le ultime due cifre dell\u2019anno durante il quale stava scrivendo. Rapportato ai pochi anni vissuti dai liceali prima di imbattersi nel romanzo, quel breve periodo di attesa (un conto alla rovescia di soli trentasei anni, dal 1948 al 1984) \u00e8 svanito come sabbia nella clessidra: all\u2019inizio era un\u2019eternit\u00e0, poi una vita, poi un bel po\u2019 di tempo e poi, dannazione!, il futuro si stava avvicinando alla velocit\u00e0 del precipizio durante la corsa verso la morte di <em>Giovent\u00f9 bruciata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il 1983, fin dall\u2019inizio, si configura come anno di attesa. Poco prima, nel 1979, <strong>Lucio Dalla<\/strong> cantava <em>L\u2019anno che verr\u00e0<\/em>, una lettera, carica di ironia, indirizzata a un amico ormai lontano, al quale raccontare la paura che stava investendo tutti:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abSi esce poco la sera<br>compreso quando \u00e8 festa<br>e c&#8217;\u00e8 chi ha messo dei sacchi di sabbia<br>vicino alla finestra<br>e si sta senza parlare<br>per intere settimane<br>e a quelli che hanno niente da dire<br>del tempo ne rimane.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Una paura solida e tangibile, in anni intrisi di una tensione tale da farli parere rigidi, inamidati, quasi di piombo. Dalla allora, appoggiandosi a un rassicurante \u00abla televisione ha detto\u00bb, distribuisce una ventata di ottimismo: festivit\u00e0 e ricorrenze sempre pi\u00f9 frequenti, primavera anticipata, cristi che scendono dalla croce, cibo e luce per tutti e soprattutto un sacco d\u2019amore da fare senza distinzioni di genere, razza e religione.&nbsp; Poi, necessariamente, l\u2019immersione in uno sgradevole bagno di realt\u00e0: questa lunga infilata di meraviglie \u00e8 solo una bugia, un\u2019invenzione per prepararsi al futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0\u2026 preparare al futuro \u00e8 ci\u00f2 che provano a fare, da sempre, i profeti, ma a ben pensarci ci riescono abbastanza male, mancano il bersaglio e producono paure sfumate. Per esempio, il millenarismo, al massimo porta ansiette: per riuscire a spaventarci davvero, l\u2019arrivo dell\u2019anno Duemila ha dovuto lasciarci ipotizzare la presenza di un terrificante (e comprensibilissimo) \u201cbug\u201d nei sistemi informatici. Quello s\u00ec che faceva paura: ci pensi a essere su un aereo mentre il quadro di bordo si spegne, la torre di controllo smette di funzionare, le connessioni digitali iniziano a fare pernacchie e a lanciare coriandoli?<\/p>\n\n\n\n<p>George Orwell non ha bisogno di un cambio di millennio. Con<em> 1984<\/em>, racconta un mondo prossimo, con evoluzioni tecniche gi\u00e0 intuibili e presenti. Una fantascienza del dopodomani. E tutte quelle somiglianze, mentre lo leggevamo, ci inquietavano, ma c\u2019era la tranquillit\u00e0 indottaci dalla distanza temporale tra il nostro presente e quella data futura. Il primo gennaio 1983, diventa chiaro a chiunque che resta appena un anno prima del realizzarsi della profezia di Orwell: e andiamo di corsa a rileggere quel romanzo, trovando profonde somiglianze con il mondo in cui viviamo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl futuro non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta\u00bb \u00e8 uno dei versi conclusivi di <em>The Way It Is<\/em>, poesia del 1970 di <strong>Mark Strand<\/strong>. La vita \u00e8 inesorabile, dice il poeta, e non ci sono n\u00e9 illusioni n\u00e9 vie di fuga.<br>Il fatalismo di Strand racconta benissimo il 1983 e ci dice che il menzognero ottimismo di Dalla \u00e8 inutile: ci\u00f2 che deve accadere, semplicemente, accade.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abTutti quelli che si sono venduti vogliono ricomprarsi.<br>Non si fa nulla. La sera<br>consuma le loro membra<br>come una carestia.<br><br>Tutto si offusca.<br>Il futuro non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta.<br>Le tombe sono pronte. I morti<br>erediteranno i morti.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Lucio Dalla - L&#039;anno che verr\u00e0 (Official Video)\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/UAGJEym15Us?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La fine di un sogno, un\u2019illusione<\/h2>\n\n\n\n<p>Nel 1983 sembra quasi che gli italiani stiano assumendo consapevolezza dell\u2019insostenibilit\u00e0 della folle crescita demografica. Mentre la popolazione in altri paesi europei (Spagna e Francia, per esempio) continua ad aumentare in accordo a una linea retta proiettata verso il futuro, gli italiani iniziano a fare meno figli. Certo, si continua a crescere \u2013 il numero delle bare superer\u00e0 quello delle culle solo nel 2015 \u2013 ma decisamente meno. All\u2019anagrafe sono registrati 56,6 milioni di italiani. Nel mondo, gli umani sono 4,7 miliardi.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio dell\u2019anno, si \u00e8 insediato da pochi giorni il quinto governo presieduto dal democristiano Amintore Fanfani. \u00c8 composto da Democrazia Cristiana, socialisti, socialdemocratici, repubblicani, liberali, S\u00fcdtiroler Volkspartei e Union Vald\u00f4taine. All\u2019opposizione Partito Comunista Italiano, Movimento Sociale Italiano, Partito Radicale ePdUP per il comunismo. Quel governo non vedr\u00e0 la fine dell\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p>La traiettoria giovanile, che dalle maglie a righe di Genova nel luglio del 1960 era diventata movimento \u2013 non solo studentesco \u2013 tra 1968 e 1977, si infrange nella risacca. Da un po\u2019 si parla di riflusso. Da quando <strong>Eugenio Finardi<\/strong>, nel 1978, ha dato voce a quella sensazione. La canzone <em>Cuba<\/em>, nel disco <em>Blitz<\/em>, dice:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00ab\u00c8 che viviamo in un momento di riflusso<br>E ci sembra che ci stia cadendo il mondo addosso<br>Che tutto quel cantare sul cambiar la situazione<br>Non sia stato che un sogno o un&#8217;illusione\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Cuba\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/yuwKP1CnaO8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>A Milano, dal 1981, aprono locali dove si possono mangiare panini con hamburger e patatine e bere coca-cola e milk-shake. Appartengono alla catena Burghy. Quello in piazza San Babila, a un tiro di sputo dal Duomo, \u00e8 diventato il punto di ritrovo per i giovani della Milano bene. In un periodo in cui gli ideali di lotta sociale abbracciati dai ragazzi si sono sgretolati e ogni appartenenza politica pare essersi sciolta come una pastiglia effervescente in quella che sar\u00e0 presto chiamata \u201cMilano da bere\u201d, quei ragazzi definiscono le linee guida per una moda fatta di abiti firmati, musica pop inglese e linguaggio carico di giovanilismi. \u00c8 una moda per il momento di riflusso, abbastanza cafona da espandersi rapidamente: dapprima tocca tutto l\u2019hinterland, poi, grazie principalmente alla creazione di macchiette televisive, l\u2019intero paese. Si chiamano \u201cpaninari\u201d e sono immediatamente riconoscibili per il look. Vestono jeans, giacche a vento in piuma d\u2019oca, scarponi da montagna, calze bianche con pattern disegnati e cinturoni. Tutto di specifiche costosissime marche, perch\u00e9 bisogna mostrare di venire da famiglie abbienti. Si pettinano con le mani usando cospicue quantit\u00e0 di gel e dichiarano spesso una confusa prossimit\u00e0 agli ideali fascisti. Ascoltano solo musica commerciale anglofona e amano il cinema statunitense pi\u00f9 becero.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"489\" height=\"705\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Paninaro.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26505\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Paninaro.jpg 489w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Paninaro-208x300.jpg 208w\" sizes=\"(max-width: 489px) 100vw, 489px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Vivono un\u2019Italia del disimpegno. \u00c8 dal 2 agosto 1980 che i neofascisti non mettono pi\u00f9 bombe. La strage alla stazione di Bologna, con i suoi 85 morti e 200 feriti, nel primo sabato di agosto, ha segnato la fine degli anni di piombo. Come i fuochi d\u2019artificio alla fine della festa. Come se quella carneficina fosse servita a chiudere con stile la stagione della paura. Dopo, il nulla. O meglio: il divertimento. Torniamo tutti a casa, basta fare casino, godiamoci un mondo pi\u00f9 ciarliero, vivace, danzereccio e, in definitiva, da bere. Con un sacco di salsa rosa e rucola nei nostri panini, a coprire il sapore acre di un presente che vorremmo passato.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un paese da bere<\/h2>\n\n\n\n<p>Il quinto governo Fanfani \u00e8 una di quelle buffonate istituzionali all\u2019italiana. Non ha la fiducia parlamentare e ha il solo scopo di reggere botta fino alle elezioni. Nella sostanza, la DC, mostrando la propria attitudine da balena bianca, si muove nel mare della cosa pubblica in cerca di nuove alleanze, indifferente a quello stronzetto del capitano Akhab.<\/p>\n\n\n\n<p>Le elezioni arrivano il 26 giugno, con un\u2019affluenza alle urne dell\u201988,4%. Il partito socialista di <strong>Bettino Craxi<\/strong> incassa l\u201911,4% e cresce dell\u20191,6% rispetto alle elezioni del 1979; la DC perde voti e scende al 32,9%, perdendo un 5,4% dei propri elettori; il PCI tiene con un 29,9%. All\u2019ingenuo cui venisse la tentazione di fare le somme e dire che \u00e8 giunto il momento di un governo di sinistra, dovremmo dire che non era successo neppure nel 1976, quando la riduzione del divario tra DC e PCI sembrava la premessa di un sorpasso, e che dovrebbe mollare la matematica per dedicarsi allo studio della finanza. L\u2019inflazione \u00e8 ancora al 16,3% e la disoccupazione al 9%, in crescita: il debito pubblico ha cominciato la sua corsa, e dal trotto \u00e8 passato al galoppo sfrenato.<br>Il 4 agosto si insedia il primo governo Craxi, composto da DC, PSI, PSDI, PRI e PLI, Durer\u00e0 pet tre anni. Il primo esecutivo con un presidente del consiglio socialista nella storia della Repubblica. Facci caso: la composizione del governo somiglia molto a quella di quelli precedenti. Certo, il mix degli ingredienti ha equilibri diversi e ci sono pi\u00f9 ministeri in mano ai socialisti, ma, a ben vedere, non \u00e8 cambiato nulla. Solo qualche nome nuovo e inatteso.<br>Invece cambia tutto. Craxi si propone come figura politica nuova, moderna, capace di superare la dialettica delle opposizioni che aveva contrapposto, fino a quel momento, una DC vicinissima all\u2019Alleanza Atlantica e agli Stati Uniti a un PCI filosovietico. Col suo fare sornione, supera anche la contrapposizione giovanile in piazza, quella che, per una ventina d\u2019anni, ha messo di fronte ragazzi che cercavano espressione in estremismi, di sinistra e di destra, non rappresentati in parlamento. Non \u00e8 solo un\u2019illusione: con Bettino Craxi cambia il modo di raccontare la politica. Lo si fa con la presenza fisica e il carisma, con la comunicazione e gli slogan pubblicitari, con l\u2019immagine che, quasi sempre, arriva prima delle idee.<\/p>\n\n\n\n<p>Milano \u00e8 affetta da sempre da un\u2019invidia oscena nei confronti di Roma. Se quella \u00e8 la capitale del Paese, questa, di volta in volta, si propone come alternativa qualificata da un aggettivo: capitale economica, capitale culturale, capitale morale\u2026 In un paese che \u2013 esattamente come tutti gli altri, salvo sporadiche eccezioni temporanee \u2013 sul territorio dell\u2019economia, della cultura e della morale non riesce proprio a farsi strada.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"SPOT AMARO RAMAZZOTTI | UNA MILANO DA BERE - 1986 - THE 80s DATABASE\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/YL3y5HwbwaU?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>E ora, nel periodo della presidenza degli Stati Uniti di Ronald Reagan, durata otto anni e iniziata nel 1981, si ha un modello da emulare, fatto di gioia intensa e fugace, consumo rapido e rapace, soddisfazione immediata e ricerca disperata. A Milano \u2013 e poi in tutto il paese, ch\u00e9 quella citt\u00e0 capitale da emulare lo \u00e8 veramente \u2013 si trova una declinazione a quella forma di negazione del desiderio a vantaggio del possesso chiamata \u201cedonismo reaganiano\u201d. Nel 1985, il copywriter <strong>Marco Mignani<\/strong> trova lo slogan perfetto per sintetizzare quello che la citt\u00e0 \u00e8 diventata: per la pubblicit\u00e0 televisiva dell\u2019amaro Ramazzotti, si inventa lo slogan \u201cMilano da bere\u201d. \u00c8 interessante notare come sia sempre Mignani, la cui capacit\u00e0 di leggere il presente dovrebbe essere invidiata da generazioni di intellettuali, a inventare, due anni dopo, uno slogan per la campagna della Democrazia Cristiana che avrebbe fatto storia: \u201cForza Italia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019Italia craxiana il benessere non \u00e8 pi\u00f9 un obiettivo: diventa un destino. E, se tutti sono destinati al benessere, la solidariet\u00e0 diventa un inutile orpello. Se sei povero, sfruttato o svantaggiato \u00e8 certo che hai fatto qualcosa per meritartelo. Perch\u00e9 tutti \u2013 \u00e8 certo \u2013 volendo possono raggiungere lo stato di salute e ricchezza cui sono destinati.<br>E il socialismo, dopo aver subito l\u2019affronto della deriva stalinista, in Italia diventa una maschera per la modernit\u00e0 liberale e liberista.<br>A dirci che non stiamo vivendo in un sogno incantato di felicit\u00e0 a portata di mano, il 9 settembre, a una decina di chilometri da Firenze, a Scandicci, <strong>Jens-Uwe R\u00fcsch<\/strong> e <strong>Horst Wilhelm Meyer<\/strong>, due turisti ventiquattrenni tedeschi, vengono ammazzati a colpi di pistola a bordo del loro furgone Volkswagen T1. \u00c8 il sesto duplice omicidio di quello che i giornali hanno battezzato il \u201cMostro di Firenze\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Crimini e organizzazioni<\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"420\" height=\"588\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/La-capra.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26507\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/La-capra.jpg 420w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/La-capra-214x300.jpg 214w\" sizes=\"(max-width: 420px) 100vw, 420px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>La capra<\/em> \u00e8 un film francese del 1981 diretto da <strong>Francis Veber<\/strong>. Pare proprio che \u201cch\u00e8vre\u201d, nel titolo originale, giochi su un significato colloquiale della parola: indica una persona maldestra, la cui goffaggine attira le sventure.<br>Il cinema Statuto, in centro a Torino, \u00e8 specializzato in film di seconda visione. <em>La capra <\/em>\u00e8 uscito da alcuni mesi e, dopo aver riscosso un discreto successo, viene proiettato anche in quella sala. Il 13 febbraio \u00e8 domenica e nevica. A vedere la proiezione del tardo pomeriggio di quel film che ormai hanno visto tutti ci va poca gente. Appena un centinaio di persone entrano in sala e si distribuiscono tra platea e galleria. Alle 18.15 scoppia un incendio. Niente di doloso. I locali sono a norma: sono stati controllati di recente in accordo a procedure obsolescenti e claudicanti che, dopo quell\u2019evento, saranno riviste in maniera radicale. Un cortocircuito incendia una tenda e subito il pubblico si lancia verso le uscite di sicurezza. Peccato che, per evitare che entrassero di frodo spettatori non paganti, quelle siano state sbarrate oculatamente dai gestori del locale. Sessantaquattro morti. La validazione censoria ha classificato quella pellicola come \u201cPer tutti\u201d. Infatti, qualche giorno dopo, durante i funerali di stato, celebrati nel duomo cittadino, nelle bare allineate i conteggi mostrano come un destino bastardo abbia avuto un riguardo morboso per quella che, anni dopo, avremmo chiamato \u201cgender equity\u201d: trentuno uomini adulti, trentuno donne adulte, una bambina e un bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>A proposito di stragi, anche se non esplodono pi\u00f9 bombe fasciste, la criminalit\u00e0 organizzata (che ai fascisti si \u00e8 appoggiata cos\u00ec tanto da risultarne spesso indistinguibile) continua ad avere diritto alle prime pagine dei giornali.<br>Il 17 giugno diventer\u00e0 noto come \u201cvenerd\u00ec nero della camorra\u201d. A Napoli, vengono emessi 856 ordini di cattura contro politici, imprenditori, uomini di spettacolo e avvocati. L\u2019accusa \u00e8 di avere collegamento con la Nuova camorra organizzata di <strong>Raffaele Cutolo<\/strong>. Viene arrestato anche il conduttore televisivo <strong>Enzo Tortora<\/strong>. Tre anni dopo, sar\u00e0 assolto con formula piena, ma da quell\u2019esperienza, debilitante e distruttiva, non verr\u00e0 pi\u00f9 fuori.<br>Mesi dopo, il 25 ottobre, a San Paolo, in Brasile, vengono arrestati i boss di Cosa Nostra <strong>Tommaso Buscetta<\/strong> e <strong>Tano Badalamenti<\/strong>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"774\" height=\"516\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/papa-e-killer.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26509\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/papa-e-killer.jpg 774w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/papa-e-killer-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/papa-e-killer-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 774px) 100vw, 774px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>E, a proposito delle grandi organizzazioni che hanno un controllo fortissimo sulle nostre vite, succedono cose interessanti anche al capo di stato del Vaticano.<br>Il 9 maggio, papa <strong>Giovanni Paolo II<\/strong> ritira la condanna della chiesa cattolica contro <strong>Galileo Galilei<\/strong> e la Terra pu\u00f2 ricominciare a fare rivoluzioni attorno al sole senza rischiare la scomunica.<br>Il 13 luglio 1981, il terrorista turco <strong>Mehmet Ali A\u011fca<\/strong>, legato all\u2019organizzazione di estrema destra i \u201cLupi grigi\u201d, aveva esploso due colpi di pistola contro il papa. Poi era stato fermato e arrestato. La giustizia non \u00e8 mai stata cos\u00ec veloce come quando, 8 giorni dopo, l\u2019uomo \u00e8 stato condannato all\u2019ergastolo per il tentato omicidio di un capo di stato. Forse sull\u2019onda della comprensione mostrata verso i peccati di Galileo, il 27 dicembre 1983, il papa ha&nbsp; un colloquio di ventuno minuti col terrorista e lo perdona.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stato governato dal papa \u00e8 al centro di una storia che sembra scritta da uno sceneggiatore svogliato: uno di quelli che seminano indizi e poi se li dimenticano. Il 22 giugno scompare <strong>Emanuela Orlandi<\/strong>, cittadina vaticana, quindici anni, figlia di un dipendente della Prefettura della Casa pontificia. Nessuna traccia. Solo telefonate anonime, depistaggi, piste internazionali e il sospetto che qualcuno, dentro le mura leonine, sappia ma non parli. Quaranta giorni prima, il 7 maggio, un\u2019altra ragazza, <strong>Mirella Gregori<\/strong>, era scomparsa a Roma. Anche lei aveva quindici anni. Le due sparizioni sembrano collegate, ma nessuno lo ammette mai.<br>Da allora, in Italia, si \u00e8 creato, per la cronaca, un genere nuova: le scomparse senza verit\u00e0. In un\u2019epoca che vuole dimenticare le bombe, le ideologie e pure i partigiani (che iniziano a essere un po\u2019 divisivi, con la loro condanna irreversibile al fascismo), comincia un\u2019altra stagione: quella dei silenzi che durano decenni, delle verit\u00e0 sepolte tra archivi e segreti di Stato, delle ragazze inghiottite da un nulla che assomiglia al potere.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Maledetto vile, sporco denaro<\/h2>\n\n\n\n<p>Il dollaro mostra i muscoli. Mostra anche una forza notevole rispetto alle principali valute europee e del G7. Ha fatto massa, come un bullo in palestra, grazie alle politiche monetarie restrittive adottate dalla Federal Reserve e alle politiche fiscali espansive dell&#8217;amministrazione Reagan. In questo modo, gli Stati Uniti hanno attratto capitali internazionali, incrementando la domanda di dollari e, di conseguenza, il loro valore.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la Federal Reserve Bank di Cleveland, tra ottobre 1980 e novembre 1982, il dollaro ha aumentato il proprio valore del 40% su base ponderata rispetto a dieci valute reputate chiave, annullando completamente la svalutazione nel decennio precedente. \u200b<\/p>\n\n\n\n<p>Ci hanno insegnato che i sistemi economici non sono mai cos\u00ec semplici da poter essere guardati attraverso il prisma di un\u2019unica variabile, ma fatto sta che quelli che chiamiamo paesi in via di sviluppo tracollano sotto il giogo del Fondo Monetario Internazionale: si apre la crisi del debito per Brasile, Messico e Argentina. E le banche statunitensi impongono riforme in cambio di prestiti. Non \u00e8 esattamente Big Bang, ma non abbiamo ancora una parola per indicare quando i capitali iniziano a circolare pi\u00f9 dei bipedi senzienti che faticano. In mancanza di meglio, chiameremo questo fenomeno \u201cglobalizzazione\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"671\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1649px-G-7_Economic_Summit_Leaders_in_Williamsburg_Virginia-1024x671.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26510\" style=\"width:750px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1649px-G-7_Economic_Summit_Leaders_in_Williamsburg_Virginia-1024x671.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1649px-G-7_Economic_Summit_Leaders_in_Williamsburg_Virginia-300x196.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1649px-G-7_Economic_Summit_Leaders_in_Williamsburg_Virginia-768x503.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1649px-G-7_Economic_Summit_Leaders_in_Williamsburg_Virginia-1536x1006.jpg 1536w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1649px-G-7_Economic_Summit_Leaders_in_Williamsburg_Virginia.jpg 1649w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Tra il 28 e il 30 maggio, a Williamsburg, in Virginia, si tiene il nono G7. Ci sono i leader di Canada, Germania, Francia, Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e Italia, e vedere nella stessa foto tutti quei faccioni allineati a me fa ancora impressione: <strong>Pierre Trudeau<\/strong>, <strong>Helmut Kohl<\/strong>, <strong>Fran\u00e7ois Mitterrand<\/strong>, <strong>Ronald Reagan<\/strong>, <strong>Yasuhiro Nakasone<\/strong>, <strong>Margaret Thatcher<\/strong> e Amintore Fanfani.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vertice deve affrontare due urgenze: da un lato, l\u2019economia mondiale \u00e8 fiaccata dall\u2019inflazione, dagli alti tassi d\u2019interesse e dalla disoccupazione; dall\u2019altro, la pressione della Guerra Fredda si fa sentire sempre pi\u00f9. Reagan usa il vertice per rafforzare la linea dura contro l\u2019Unione Sovietica e ottiene il consenso \u2013 non senza resistenze \u2013 sul dispiegamento dei missili Pershing II in Europa. La dichiarazione finale, breve e letta proprio da Reagan, definisce le regole per uscire dalla crisi: deregulation, privatizzazioni, disciplina fiscale. Si aprono le gabbie dei dogmi del libero mercato, affamati e ringhianti: hanno anche un nome bello da dire al telegiornale, \u201csvolta neoliberale internazionale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 9 giugno Margaret Thatcher \u00e8 rieletta con una maggioranza schiacciante. Ancora pi\u00f9 forte e illuminata dai dettami di Williamsburg, pu\u00f2 proseguire la sua guerra personale al welfare, ai sindacati e chiunque tenti di resistere alla privatizzazione d\u2019ogni cosa. Anche Mitterand in Francia e Kohl in Germania Ovest si muovono in sintonia con le nuove regole: il primo abbandona le riforme socialiste in favore di una linea pi\u00f9 moderata; il secondo punta sulla liberalizzazione dei mercati e rafforza i legami con Reagan e con la NATO.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre le inflazioni galoppano, soprattutto quella italiana, e i cambi tra le valute oscillano al ritmo del rinvigorirsi del dollaro, il Sistema Monetario Europeo, nato nel 1979, adotta una moneta virtuale per definire i budget della Comunit\u00e0 Europea in modo uniforme e stabilizzare i mercati. Si chiama ECU \u2013 una sigla per \u201cEuropean Currency Unit\u201d, \u201cUnit\u00e0 di Conto Europea\u201d \u2013 e il suo valore \u00e8 la media ponderata delle valute che lo compongono. Ponderata perch\u00e9 ogni valuta nazionale partecipa al paniere con un parametro di riferimento, un peso, che dice l&#8217;importanza economica del paese corrispondente. Vale a dire che, all\u2019inizio, la Francia e l\u2019Inghilterra pesano il doppio dell\u2019Italia, e la Germania quasi quattro volte. Bisogner\u00e0 aspettare il 1993 perch\u00e9 i divari si appianino. E il primo gennaio 2002 perch\u00e9 le valute nazionali spariscano per essere sostituite dall\u2019Euro, erede dell\u2019ECU.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Di fame, di pelle e di mercato<\/h2>\n\n\n\n<p>Il 1983 segna l\u2019 inizio della terribile carestia che si abbatte su un quinto della popolazione etiope per tre anni. Alla fine, pure il conteggio dei morti \u00e8 confuso e la forbice della stima ha un\u2019ampiezza oscena: da 300.000 a 1,2 milioni di vittime; 2,5 milioni di sfollati sul territorio nazionale e mezzo milione di profughi; 200.000 bambini rimasti orfani. Certo, la causa della terribile carestia \u00e8 la siccit\u00e0. Per\u00f2 puoi scegliere se prendertela con un dio (o con un grande puffo, o con la creatura di fantasia su cui preferisci scaricare le responsabilit\u00e0) oppure riconoscere le colpe del governo militare guidato da <strong>Mengistu Haile Mariam <\/strong>e delle sue strategie militari contro il Fronte di Liberazione Nazionale e delle politiche di &#8220;trasformazione sociale&#8221; in aree non coinvolte nella guerra civile. Per combattere la fame, <strong>Bob Geldolf<\/strong> e <strong>Midge Ure<\/strong>, l\u2019anno dopo, mettono insieme il supergruppo Band Aid e scalano le classifiche. La montagna di quattrino accumulato chiedendosi se, da quelle parti, sanno che \u00e8 Natale (e con Live Aid, il concerto del 1985) atterra da qualche parte. Ancora non si sa bene dove.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Do they Know it&#039;s Christmas ~ Band Aid 1984\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/bjQzJAKxTrE?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>In Sudafrica, il regime dell\u2019apartheid vara una nuova costituzione e non \u00e8 una buona notizia. Si tratta di una regolamentazione del razzismo che prevede un parlamento tricamerale e divide la rappresentanza politica in base alla razza. In questo modo, sembra proprio che quegli altri, i non bianchi, siano rappresentati pure loro. C\u2019\u00e8 la Camera dell&#8217;Assemblea per i bianchi, con 178 membri, la Camera dei Rappresentanti, per i \u201cColoured\u201d (eufemismo che raccoglie quelle altrimenti definiti razze miste), con 85 membri, e la Camera dei Delegati per gli indiani, con 45 membri. \u00c8 una farsa: la costituzione viene approvata da un referendum riservato ai bianchi e la popolazione nera non ha diritto al voto e non ha alcuna rappresentanza parlamentare. L\u2019apartheid prosegue indisturbato, ma la parvenza di rappresentanza politica asciuga le coscienze. L\u2019ANC \u00e8 fuorilegge, <strong>Nelson Mandela<\/strong> \u00e8 in galera da vent\u2019anni, <strong>Peter Gabriel<\/strong> continua a cantare <em>Biko<\/em>, ma il mondo finge di non vedere. Non \u00e8 ancora il tempo delle sanzioni.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Biko\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jsVieeccpQs?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>In Cina, <strong>Deng Xiaoping<\/strong>, succeduto a <strong>Mao Tse-Tung<\/strong>, non fa proclami. Fa provvedimenti. I contadini possono vendere il surplus agricolo. Le zone speciali si popolano. I campi diventano fabbriche, le fabbriche diventano citt\u00e0. \u00c8 il momento in cui la Cina scopre che pu\u00f2 diventare capitalista senza mai dirlo ad alta voce. Shenzhen \u00e8 un cantiere. I mingong, migranti interni illegali che dalle campagne si spostano alle citt\u00e0 e non hanno diritti, cominciano la loro lunga marcia silenziosa. La rivoluzione cinese passa dalla zappa al tornio, dai campi alle fabbriche.<\/p>\n\n\n\n<p>In Australia, il Partito Laburista vince le elezioni. Ci si aspetta qualcosa di sinistra, invece cosa fa? Liberalizza, deregola, privatizza. <strong>Paul Keating<\/strong> \u2013 che ha un sorriso da cinema espressionista tedesco \u2013 \u00e8 il ministro dell\u2019economia: parla come un banchiere che ha fatto tardi al bar con gli amici. Il partito dei lavoratori si sveste del vello da agnello e mostra il completo da lupo manageriale, mentre indica il mercato. \u00c8 il primo passo del neoliberismo di sinistra, la mutazione genetica della politica. L\u2019ideale non muore: viene venduto. Il prezzo? Un affarone!<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Ma la televisione ha detto che il nuovo anno<\/h2>\n\n\n\n<p>Come faceva osservare Lucio Dalla nella canzone <em>L\u2019anno che verr\u00e0<\/em>, la televisione resta la fonte pi\u00f9 attendibile per sapere a quale bugia credere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 1983 \u00e8 l\u2019anno della svolta per la televisione italiana. Le reti private competono alla pari con i canali RAI, e Canale 5, la televisione berlusconiana per eccellenza, \u00e8 la pi\u00f9 importante tra le reti private.<br>Il 5 gennaio <strong>Edilio Rusconi<\/strong> vende Italia 1 a Fininvest per 35 miliardi. <strong>Silvio Berlusconi<\/strong> \u00e8 il primo privato a possedere due reti private nazionali e pu\u00f2 permettersi di segmentare gli ascolti: Canale 5 \u00e8 una rete generalista; Italia 1 si indirizza a un pubblico pi\u00f9 giovane.<br>Rete 4, di propriet\u00e0 Mondadori, ha una buona programmazione ma una pessima gestione della pubblicit\u00e0. Incamera debiti a velocit\u00e0 vertiginosa.<br>All\u2019inizio dell\u2019anno, il 2 gennaio, un altro editore si lancia nel business della televisione commerciale: <strong>Alberto Peruzzo<\/strong> avvia le trasmissioni di Rete A. L\u2019idea \u00e8 quella di farne un canale generalista, ma nel giro di pochissimo tempo il palinsesto si riempie di televendite e soap opera latinoamericane.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"554\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Fantastico-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26514\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Fantastico-3.jpg 400w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Fantastico-3-217x300.jpg 217w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il 6 gennaio, la quattordicesima e ultima puntata di \u201cFantastico 3\u201d, condotta su RAI1 da <strong>Raffaella Carr\u00e0<\/strong>, <strong>Corrado<\/strong>, <strong>Gigi Sabani<\/strong> e <strong>Renato Zero<\/strong>, ottiene il picco di ascolti televisivi dell\u2019anno. \u00c8 una puntata come tutte le altre: si apre con <em>Ballo ballo<\/em> di Carr\u00e0 e si chiude con <em>Soldi<\/em> di Zero; in mezzo ci sono le due canzoni lanciate nel corso della trasmissione, <em>Carletto <\/em>di Corrado e <em>Viva la Rai<\/em> ancora di Zero. L\u2019ultima puntata \u00e8 dedicata all\u2019estrazione del biglietto vincente della Lotteria Italia. Ad assistere a quella liturgia ci sono ci sono 27,4 milioni di telespettatori.<\/p>\n\n\n\n<p>In maggio, Canale 5, con uno share medio del 13%, supera RAI2 e diventa la seconda rete nazionale pi\u00f9 vista d\u2019Italia. La guerra degli ascolti prosegue fino alla fine dell\u2019anno. Il 21 novembre, Canale 5 trasmette la prima puntata di <em>Uccelli di rovo<\/em> e Rete 4 le oppone la prima puntata di <em>Venti di guerra<\/em>. Le campagne pubblicitarie delle due emittenti sono state impetuose e dispendiose: Canale 5 strabatte Rete 4 nella guerra delle fiction e quest\u2019ultima sprofonda nella crisi, schiacciata dal debito.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"759\" height=\"565\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Uccelli_di_rovo.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-26515\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Uccelli_di_rovo.png 759w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Uccelli_di_rovo-300x223.png 300w\" sizes=\"(max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ci sono alcune trasmissioni che definiscono bene il sentire del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal primo gennaio, a tardissima sera, su RAI2, inizia un programma condotto inizialmente da <strong>Gino Paoli<\/strong> e <strong>Ornella Vanoni<\/strong> e, poi, da <strong>Paolo Mosca<\/strong> e <strong>Rosa Fumetto<\/strong>: \u201cIl cappello sulle ventitr\u00e9\u201d. Simula le atmosfere del night club e propone numeri musicali, balletti, trucchi di prestigio e, soprattutto, spogliarelli che, per la prima volta, arrivano al nudo integrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 3 ottobre, RAI1 anticipa a mezzogiorno l\u2019inizio delle trasmissioni. Fino a quel momento, chi avesse acceso la televisione a quell\u2019ora avrebbe visto solo il monoscopio con il logo del canale. Da quel momento inizia \u201cPronto Raffaella?\u201d condotto da Carr\u00e0. Un talk show, inframezzato da quiz telefonici, che ottiene un grande successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 4 ottobre, \u00e8 la volta di \u201cDrive-in\u201dsu Italia 1, ideato da <strong>Antonio Ricci<\/strong>, con <strong>Gianfranco D\u2019Angelo<\/strong>, <strong>Ezio Greggio<\/strong> ed <strong>Enrico Beruschi<\/strong>. Il programma cambia le regole del gioco televisivo: riduce al minimo i tempi morti, trasformando gli intermezzi musicali in balletti di soubrette discinte e prosperose, e tiene tesissimo un flusso di sketch, parodie, monologhi comici e tette ballonzolanti. Lo spettatore resta in tensione fino all\u2019interruzione pubblicitaria, in attesa di vedere i comici inanellare tormentoni da ripetere oscillando la testa al ritmo dei seni schiacciati nei corpetti delle ragazze danzanti.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"681\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1082px-Drive_In_-_Canale_5-1024x681.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26516\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1082px-Drive_In_-_Canale_5-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1082px-Drive_In_-_Canale_5-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1082px-Drive_In_-_Canale_5-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1082px-Drive_In_-_Canale_5.jpg 1082w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il 21 dicembre \u00e8 la volta di \u201cOK il prezzo \u00e8 giusto!\u201d, gioco a premi condotto da Gigi Sabani. <strong>Iva Zanicchi<\/strong>, che erediter\u00e0 la conduzione della trasmissione nel 1987 e la proseguir\u00e0 fino al 2000, definisce il programma, con una certa precisione, \u00abil trionfo del consumismo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1983, la televisione italiana smette di essere uno specchio e si trasforma in un dispositivo magico. Prima rifletteva; ora puoi chiederle chi sia la pi\u00f9 bella del reame, e lei ti risponde, ma in modo inatteso. Non informa pi\u00f9, non educa, non intrattiene. Addestra. Al consumo, alla semplificazione e, perch\u00e9 no, al libero mercato. In un paese da bere.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Vendere i sogni<\/h2>\n\n\n\n<p>Il 4 giugno, in orario notturno, Canale 5 trasmette la prima puntata di \u201cDeeJay Television\u201d. \u00c8 un progetto voluto da <strong>Claudio Cecchetto <\/strong>che, durante un soggiorno a New York, si \u00e8 imbattuto nelle trasmissioni di MTV. Nel 1979, i <strong>Buggles<\/strong> avevano previsto tutto: <em>Video Killed The Radio Star<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"The Buggles - Video Killed The Radio Star (Official Music Video)\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/W8r-tXRLazs?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 1983 la musica si guarda. Anche se \u00e8 suono. Anche se \u00e8 piena di parole cantate. E canta tutto: canta la guerra e canta la pace, l\u2019amicizia e l\u2019individualismo, l\u2019evasione e la militanza, la carne e il desiderio. Non sembra voler riflettere o raccontare. Sembra voler addestrare. Ovunque. Nelle radio, nei juke-box, nelle palle stroboscopiche delle discoteche, nei televisori. \u00c8 la musica a imporsi sul visivo, e non viceversa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il videoclip \u00e8 lo strumento: non illustra la canzone, la trasfigura. Il suono non \u00e8 pi\u00f9 solo una ragnatela di vibrazioni (buone o cattive) che entra in sintonia o in risonanza con tutto quello che abbiamo dentro. Ha il desiderio di darci forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 29 novembre del 1982 \u00e8 uscito l\u2019album <em>Thriller<\/em> di <strong>Michael Jackson<\/strong>. Il singolo arriva l\u201911 novembre del 1983 e il video, gigantesco, lunghissimo (14 minuti), diretto da <strong>John Landis<\/strong> (che, nel 1981, aveva scritto e diretto <em>Un lupo mannaro americano a Londra<\/em>) e con la voce narrante di <strong>Vincent Price<\/strong>, il 2 dicembre. Nel corso dell\u2019anno, quell\u2019album \u00e8 inarrestabile. Il singolo <em>Billie Jean<\/em> \u00e8 ovunque. Jackson danza sulla luna e si incorona re. Non c\u2019\u00e8 ironia, non c\u2019\u00e8 dubbio: \u00e8 il sovrano assoluto del pop globale. Ma il suo trono \u00e8 fatto di plastica e lo raggiunge camminando all\u2019indietro, scivolando sulla suola di scarpette pi\u00f9 strette di quelle di Cenerentola. La MTV generation non \u00e8 ancora nata e gi\u00e0 ha trovato il suo profeta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Michael Jackson - Thriller (Official 4K Video)\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/sOnqjkJTMaA?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>In quello stesso mondo, <strong>David Bowie<\/strong> si reinventa. Un\u2019altra volta. L\u2019album <em>Let\u2019s Dance<\/em>, prodotto da <strong>Nile Rodgers<\/strong>, \u00e8 un colpo secco. Funk, plastica, estetica patinata e movimento geometrico. L\u2019eleganza aliena del Bowie berlinese cede alla luce, al colore, al passo sintetico.<\/p>\n\n\n\n<p>In luglio esce <em>Kill \u2019Em All<\/em> dei <strong>Metallica<\/strong>. \u00c8 l\u2019inizio brutale del thrash metal. Velocit\u00e0, aggressivit\u00e0, precisione. C\u2019\u00e8 una nuova energia in circolazione, rabbiosa e disciplinata, capace di saltare fuori dalle cantine californiane per arrivare nei giradischi delle case borghesi. \u00c8 il controcanto violento del pop. Ma anch\u2019esso \u00e8 spettacolo.<\/p>\n\n\n\n<p>A Sanremo vince <strong>Tiziana Rivale<\/strong> con <em>Sar\u00e0 quel che sar\u00e0<\/em>, un titolo programmatico nella sua vacuit\u00e0 fatalista. Dopo il successo sul palco del teatro Ariston, non vende niente. <strong>Vasco Rossi<\/strong>, invece, arriva penultimo. \u00c8 la seconda volta che partecipa al festival della canzone italiana e porta <em>Vita spericolata<\/em>.\u00c8 anche l\u2019ultima volta: durante l\u2019esecuzione conclusiva, se ne va prima di concludere il brano e mostra che tutti stanno cantando in playback. Il vero trionfatore \u00e8 <strong>Toto Cutugno<\/strong>, con <em>L\u2019Italiano<\/em>: un concentrato di stereotipi orgogliosi, declamati con mano sul cuore: \u00abBuongiorno Italia, gli spaghetti al dente \/ E un partigiano come presidente \/ Con l&#8217;autoradio sempre nella mano destra \/ Un canarino sopra la finestra. \/\/ Buongiorno Italia con i tuoi artisti \/ Con troppa America sui manifesti \/ Con le canzoni, con amore \/Con il cuore \/ Con pi\u00f9 donne e sempre meno suore. \/\/ Buongiorno Italia, buongiorno Maria \/ Con gli occhi pieni di malinconia \/ Buongiorno Dio \/ Lo sai che ci sono anch&#8217;io.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Vasco Rossi   Live in Sanremo 1983   Vita spericolata\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/CVRspuvw1cI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, la musica elettronica ha conquistato tutto. I <strong>Righeira<\/strong> \u2013 icona torinese dell\u2019alienazione balneare \u2013 diventano leggenda con <em>Vamos a la playa<\/em>. Il pezzo \u00e8 apocalittico e danzereccio: \u00abVamos a la playa, todos con sombrero \/ El viento radiactivo, despeina los cabellos\u00bb. Si balla senza sentire. \u00c8 la canzone dell\u2019estate, \u00e8 la vacanza post-atomica che nessuno vuole vedere. Nello stesso registro, ma con un\u2019altra estetica, esplodono i <strong>Culture Club<\/strong>: <em>Do You Really Want to Hurt Me<\/em>, <em>Karma Chameleon<\/em>. Ambiguit\u00e0, trucco, pop immediato e dissonanza.<\/p>\n\n\n\n<p>In Gran Bretagna, i <strong>New Order<\/strong> pubblicano <em>Power, Corruption &amp; Lies<\/em>: \u00e8 la fine del lutto per i <strong>Joy Division<\/strong>, \u00e8 il salto nel suono artificiale come linguaggio del presente. Dall\u2019altra parte dell\u2019oceano, i <strong>R.E.M.<\/strong> debuttano con <em>Murmur<\/em>: suoni ovattati, testi indistinti, folk-rock obliquo. Sono ancora piccoli, ma stanno scavando gallerie sotto il suolo della normalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E intanto la musica cambia supporto. Il 2 marzo viene lanciato sul mercato europeo il Compact Disc. Suona meglio, si dice. \u00c8 pi\u00f9 comodo, pi\u00f9 pulito. Si pu\u00f2 saltare da un brano all\u2019altro senza smanacciare col braccio del giradischi, con quella puntina che, tutte le volte che sbagli, graffia e grida. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il microsolco analogico, ma tracce digitali su un supporto di plastica. \u00c8 il primo passo verso la smaterializzazione. La musica comincia a separarsi dal suo corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto canta e tutto balla. E tutto si confonde. I <strong>Talking Heads<\/strong> con <em>Speaking in Tongues<\/em> portano l\u2019arte nel ritmo. <strong>Tom Waits<\/strong>, con <em>Swordfishtrombones<\/em>, manda affanculo chi gli vorrebbe far fare sempre lo stesso disco e mostra come, giocando con la sporcizia e con i rifiuti, si possono ottenere canzoni limpide e perfette. I <strong>Police<\/strong>, con <em>Synchronicity<\/em>, sigillano la propria traiettoria e firmano uno dei brani-ossessione dell\u2019anno: <em>Every Breath You Take<\/em>, l\u2019inno morboso del controllo. Niente pi\u00f9 amore: solo sorveglianza, mentre si avvicina il 1984 sotto lo sguardo attento del Grande Fratello.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Eurythmics, Annie Lennox, Dave Stewart - Sweet Dreams (Are Made Of This) (Official Video)\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/qeMFqkcPYcg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Alla fine dell\u2019anno, il dominio \u00e8 completo. <strong>Cyndi Lauper<\/strong> esce con <em>She\u2019s So Unusual<\/em>: colorata, infantile, punk-pop, irresistibile. I <strong>Duran Duran<\/strong> pubblicano <em>Seven and the Ragged Tiger<\/em>, e consolidano la supremazia estetica del bello sintetico. Gli <strong>Eurythmics<\/strong> fanno il pieno con il testo ipnotico e circolare di <em>Sweet Dreams (Are Made of This)<\/em>, che da sola spiega tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. E i sogni sono fatti di ci\u00f2 che si pu\u00f2 vendere.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Si muore, ma prima si cambia<\/h2>\n\n\n\n<p>Moriamo tutti. Lo sappiamo, ma non sappiamo quando. Tutte le morti sono inattese, anche quelle per vecchiaia, malattia o liberazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 3 marzo muore Herg\u00e9. Ha settantacinque anni. \u00c8 un fumettista gigantesco. Anzi, \u00e8 proprio un\u2019idea di fumetto. Con le sue pagine chiare, con il suo segno pulito, con i balloon regolari, il racconto lineare, la scrittura in minuscolo, l\u2019assenza di tratteggi e tessiture, i colori piatti, la contrapposizione etica priva di sfumature. Ha fatto scuola e ci ha dato un piacere inaudito. Il suo personaggio, Tintin, con le sue ventiquattro avventure (l\u2019ultima incompiuta), resta, ma nessuno potr\u00e0 mai proseguirlo. Herg\u00e9, morendo, dice \u00abTintin c\u2019est moi\u00bb, e con la morte si smette di cambiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 5 novembre, muore a quarantadue anni <strong>Jean-Marc Reiser<\/strong>. \u00c8 l\u2019uomo pi\u00f9 intelligente del mondo, cattivo, marcio, doloroso, comico. Il suo corpo \u00e8 malato fradicio, divorato da un tumore. Il suo disegno \u00e8 magnifico e selvaggio. Apparentemente semplice e inimitabile. Ci fa ridere e piangere insieme, come in quell\u2019ultima vignetta sulla copertina del numero speciale di \u201cHara kiri\u201d, dedicato alla sua scomparsa: \u00abReiser sta meglio, \u00e8 andato al cimitero a piedi\u00bb, una bara coi piedini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"756\" height=\"1024\" data-id=\"26518\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Casta-756x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26518\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Casta-756x1024.jpg 756w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Casta-221x300.jpg 221w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Casta-768x1041.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Casta.jpg 1107w\" sizes=\"(max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"776\" data-id=\"26517\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Gros.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26517\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Gros.jpg 600w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Gros-232x300.jpg 232w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p>In un anno racchiuso, quasi simbolicamente, tra la morte del fumettista pi\u00f9 pulito e quella del pi\u00f9 sporco, tutto ci\u00f2 che non muore cambia.<\/p>\n\n\n\n<p>A Northampton, Massachusetts, due tipi che, per mettere insieme il pranzo con la cena, lavorano da McDonald\u2019s fondano Mirage Studios. <strong>Kevin Eastman<\/strong> e <strong>Peter Laird<\/strong> si stanno preparando a lanciare quattro tartarughe ninja mutanti che mangiano pizza, agitano armi da samurai e portano il nome di pittori rinascimentali.<\/p>\n\n\n\n<p>A Chicago, First Comics entra nel mercato del fumetto con una strategia chiara: portare nel sistema l\u2019energia dell\u2019indipendenza. Il colpo grosso \u00e8 <em>American Flagg!<\/em> di <strong>Howard Chaykin<\/strong>: fantapolitica, pornografia, sovversione, un ritmo sincopato, una narrazione a tratti incomprensibile e una grafica pazzesca.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"765\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/AF.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26519\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/AF.jpg 500w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/AF-196x300.jpg 196w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>A Tokyo, <strong>Buronson<\/strong> e <strong>Tetsuo Hara <\/strong>iniziano a raccontare la saga di &nbsp;<em>Hokuto no Ken<\/em>. Un guerriero che si muove in un mondo post-apocalittico, in cui il corpo maschile esplode per eccesso di violenza. C\u2019\u00e8 tutto: le due bombe atomiche sul suolo nazionale, la paura dell\u2019apocalisse, Mad Max, le arti marziali, il mito. E c\u2019\u00e8 anche un sacco di testosterone. Corpi maschili, tesi e turgidi, che si fronteggiano cambiando misura e dimensione, indifferenti alla prospettiva. E, alla fine del confronto, c\u2019\u00e8 sempre un\u2019esplosione che rilascia umori in abbondanza.<\/p>\n\n\n\n<p>A Cleveland, <strong>Alison Bechdel<\/strong> inizia a pubblicare <em>Dykes to Watch Out For<\/em>. \u00c8 una strip politica, lesbica, critica, inattesa, addirittura istruttiva. Sembra piccola, ma ha una forza tellurica. La vita d\u2019ogni giorno diventa un campo di battaglia, e nulla di ci\u00f2 che riguarda l\u2019individualit\u00e0, la quotidianit\u00e0, il desiderio e il gusto pu\u00f2 essere considerato cos\u00ec banale da non meritare un approfondimento in forma di battuta.<\/p>\n\n\n\n<p>A Milano, sul primo numero della rivista \u201cCorto Maltese\u201d, si leggono <em>Dracula<\/em> di <strong>Guido Crepax<\/strong> e <em>Tutto ricominci\u00f2 con un\u2019estate indiana <\/em>di <strong>Hugo Pratt<\/strong> e <strong>Milo Manara<\/strong>. Una rivista nata per dare un senso unitario all\u2019opera di Pratt che, almeno nel primo periodo, decide di declinare l\u2019avventura in racconti, reportage, illustrazioni magnifiche, recuperi storici e novit\u00e0 inattese. Gi\u00e0 nel primo numero pubblica uno dei fumetti feroci e metropolitani di <strong>Andrea Pazienza<\/strong>, che, nello stesso periodo, sulle pagine del mensile \u201cFrigidaire\u201d, sta raccontando il suo rapporto affettuoso e ribelle con il Presidente della Repubblica, <strong>Sandro Pertini<\/strong>, nella serie di pagine <em>Le avventure di Paz e Pert<\/em>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Pert-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26520\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Pert-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Pert-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Pert-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Pert-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Pert.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Un anno prima, nel 1982, <strong>Raymond Briggs<\/strong> ha pubblicato <em>When the Wind Blows<\/em>, <em>Quando soffia il vento<\/em>. C\u2019\u00e8 una coppia di anziani, dediti alla vita quotidiana, fatta di piccoli mutamenti in attesa della morte. Sono i genitori dell\u2019autore, tracciati a pastello e pieni di ossessioni minuscole e insopportabili. Vivono di riti reiterati, quasi per abitudine, e ascoltano alla radio la morte che arriva in forma di testata nucleare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per chi legge quelle pagine, anche nel 1983, quella fine sembra vicina. C\u2019\u00e8 una guerra terribile e inesausta in corso. \u00c8 fredda, ma brucia. C\u2019\u00e8 la paura di un colpo sbagliato, di un bottone premuto per errore. E poi arriva il 26 settembre. E si sfiora l\u2019apocalisse.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La sepoltura del videogioco<\/h2>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un bel momento per il videogioco. Troppa roba, quasi sempre brutta. Il mercato \u00e8 saturo, i giochi si somigliano tutti, le console si moltiplicano e i disastri commerciali (come <em>E.T.<\/em> per Atari) affondano ogni fiducia. Negli Stati Uniti, in pochi mesi, si passa da 3,2 miliardi di dollari di incasso a meno di cento milioni. Atari, che era sinonimo di futuro, viene sepolta in una discarica del New Mexico. Letteralmente: 700.000 cartucce, console, computer vengono interrati ad Alamogordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa disfatta segna la fine della seconda generazione. Il crash del videogioco sembra la fine, ma \u00e8 solo una trasformazione. Mentre l\u2019Occidente si lecca le ferite, in Giappone succede qualcosa. Il 15 luglio esce la Famicom, una scatoletta beige e rossa che Nintendo lancia nel mercato locale. Il giorno prima, sempre Nintendo ha portato nelle sale giochi <em>Mario Bros.<\/em>, un arcade in cui due fratelli idraulici italiani si muovono dentro tubi e combattono mostriciattoli. \u00c8 solo l\u2019inizio. Di l\u00ec a poco, Mario diventer\u00e0 Super e salver\u00e0 principesse in regni abitati da funghi e dinosauri.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cambio di paradigma \u00e8 radicale. Il gioco si fa duro: smette di essere solo meccanica e diventa racconto. Le mascotte sostituiscono gli avatar anonimi, le narrazioni prendono il posto delle partite da tre vite. Il Giappone prende il timone e i videogiochi diventano di nuovo una promessa. La Famicom sar\u00e0 esportata con il nome di NES e ridisegner\u00e0 l\u2019immaginario di una generazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma nel 1983, ancora, tutto \u00e8 precario. Il mondo gioca con l\u2019idea dell\u2019estinzione e i bambini (quelli veri e quelli digitali) continuano a morire: <em>Five Nights at Freddy\u2019s<\/em>, in un retroscena inventato per un gioco creato decenni dopo, ambienta proprio nel 1983 una morte per morso a opera di un robot. \u00c8 un\u2019invenzione, certo, ma fa effetto. Come se, nell\u2019anno del disastro e del rilancio, qualcuno sapesse che il gioco, anche quando \u00e8 gioco, resta una faccenda pericolosa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Zitto e in fila con gli altri!<\/h2>\n\n\n\n<p>Un anno pieno di film enormi. Esce <em>Il ritorno dello Jedi<\/em>, che chiude la trilogia originale di <em>Star Wars<\/em> con una battaglia spaziale piena di orsacchiotti e redenzioni familiari. C\u2019\u00e8 Scarface di <strong>Brian De Palma<\/strong>, che trasforma il sogno americano in una montagna di cocaina. I <strong>Monty Python<\/strong> portano in sala <em>Il senso della vita<\/em>, e dentro \u2013 lo sai \u2013 c\u2019\u00e8 anche quello della morte: \u00abEhi! Ma io non ho mangiato la mousse di salmone. Sono allergico. Non posso essere stato intossicato!\u00bb; \u00abZitto e in fila con gli altri!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Monty Python-The Meaning of Life-Death\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/YoBTsMJ4jNk?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Woody Allen<\/strong> si moltiplica in <em>Zelig<\/em>, e Hollywood si frantuma in mille generi: c\u2019\u00e8 il melodramma (<em>La forza del destino<\/em>), l\u2019horror (<em>Cujo<\/em>), la nostalgia (<em>A Christmas Story<\/em>), l\u2019avventura senza pi\u00f9 senso (<em>Octopussy<\/em>). E l\u2019incubo, davanti e dietro le quinte: <em>Twilight Zone: il film<\/em> \u00e8 funestato da un incidente mortale che cambier\u00e0 per sempre le regole sulle riprese con i bambini.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"601\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/WG.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26521\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/WG.jpg 700w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/WG-300x258.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ma se c\u2019\u00e8 un film che riassume tutto, che ci riguarda e ci interroga, \u00e8 <em>WarGames: Giochi di guerra<\/em>. Esce d\u2019estate e racconta la storia di un ragazzino che, per sbaglio, entra nei sistemi militari degli Stati Uniti e rischia di scatenare la guerra termonucleare globale. Il confine tra gioco e guerra si annulla. Un computer, programmato per vincere, capisce che l\u2019unica mossa vincente \u00e8 non giocare. La guerra, in quel film, \u00e8 una simulazione. Ma i missili sono veri. \u00c8 un film di ragazzi, ma parla agli adulti. Inventa l\u2019hacker, prevede l\u2019IA, annusa l\u2019apocalisse.<\/p>\n\n\n\n<p>Visto oggi, <em>WarGames<\/em> \u00e8 il fratello hollywoodiano e un po\u2019 cafone di <em>When the Wind Blows<\/em>. Da una parte Briggs disegna la morte, con tratto gentile, come un rito domestico, dall\u2019altra un blockbuster americano ci avverte che l\u2019apocalisse pu\u00f2 nascere da una distrazione, da un tasto premuto per sbaglio, da un gioco preso troppo sul serio. Il 26 settembre, davvero, per poco non finisce tutto. Ma nessuno se ne accorge.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Nemmeno un grido risuoner\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p>La Guerra fredda \u00e8 una macchina arrugginita che cigola, ma non smette di macinare terrore. Le retoriche si inaspriscono. Reagan ha trovato un bel nome per definire l\u2019Unione Sovietica: memore del proprio passato da attore e impregnato dell\u2019estetica di <em>Star Wars, <\/em>la chiama \u00abL\u2019Impero del Male\u00bb. Lancia per contrapporsi a quei comunisti che assomigliano a Palpatine, a Darth Vader e a tutti quei soldatini in armatura bianca, lo \u201cscudo spaziale\u201d. A Ginevra si parla di disarmo, ma nel Nevada si fanno esplodere testate nucleari sottoterra, con regolarit\u00e0 da metronomo. L\u2019Unione Sovietica abbatte un aereo civile sudcoreano. Per sbaglio, eh, ma i morti sono 269. L\u2019Occidente grida allo scandalo. L\u2019Oriente tace o mente. L\u2019Operazione Able Archer simula un attacco atomico e da Mosca, per un momento, sembra arrivare l\u2019ordine di rispondere davvero. A ottobre gli Stati Uniti invadono Grenada. A dicembre i sovietici si alzano dal tavolo dei negoziati.<\/p>\n\n\n\n<p>E, in mezzo a questo bailamme, si sfiora la vera catastrofe.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"682\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Petrov-682x1024.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-26522\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Petrov-682x1024.webp 682w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Petrov-200x300.webp 200w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Petrov-768x1154.webp 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Petrov.webp 800w\" sizes=\"(max-width: 682px) 100vw, 682px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il 26 settembre, il sistema sovietico di allerta precoce segnala il lancio di cinque missili intercontinentali dagli Stati Uniti. Cinque. Troppo pochi per un attacco vero, ma troppi per stare tranquilli. Le procedure prevedono la risposta immediata. L&#8217;ufficiale di turno \u00e8 il tenente colonnello <strong>Stanislav Petrov<\/strong>. Sa che non ha prove. Sa che non pu\u00f2 aspettare. Ma sa anche che i satelliti possono sbagliare. Decide che \u00e8 un falso allarme. Decide di non fare nulla. E ci salva la vita. Ai nostri genitori, a me, a te, al panettiere, al barista, a quelli che ti sorridono e a quelli che ti guardano in cagnesco, perfino a Donald Trump e a Matteo Salvini.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo rischiato di non vederlo, il 1984. Non lo sapeva nessuno, in quei giorni. E forse \u00e8 giusto cos\u00ec. Perch\u00e9 quel 26 settembre non \u00e8 un giorno in cui l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 stata migliore. \u00c8 solo un giorno in cui non \u00e8 stata peggiore. Il futuro, quello che ci era stato promesso, non era mai arrivato. Ma la fine, quella vera, era passata a pochi minuti da noi. E aveva dita tremanti, occhiaie e la faccia seria e stanca di un uomo che preme \u201cannulla\u201d invece di \u201clancia\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La parafrasi del tempo Sono due le generazioni che hanno affrontato le letture obbligate degli studi liceali tra la fine&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":26523,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6391],"tags":[6692,1669,6394,172,6697,6625,6688,870,4210,6705,3055,6694,6703,684,6689,4059,6691,6624,6700,6680,1666,6706,6699,5819,2087,1248,6698,6693,2047,3692,6686,570,6678,251,347,2452,6701,147,6677,2282,612,5682,6676,4550,6675,5458,6687,3082,1656,3490,462,6622,541,5207,886,383,30,6695,6690,198,2283,6683,6704,6679,2475,106,2321,5076,6696,1612,628,6707,2398,6682,4211,6702,1564,6681,4874,965,6684],"coauthors":[5922],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.2 - 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