{"id":26826,"date":"2025-05-25T08:00:00","date_gmt":"2025-05-25T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=26826"},"modified":"2025-06-27T11:04:15","modified_gmt":"2025-06-27T09:04:15","slug":"come-se-fosse-antani-9-di-12","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2025\/05\/25\/come-se-fosse-antani-9-di-12\/","title":{"rendered":"Come se fosse Antani (9 di 12)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Capitolo nono \u2013 Titti e le altre<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Capitolo nono di dodici. Dove ti racconto di vagoni modificati, schiaffi veri e scherzi finti, delle balle che raccontano gli sceneggiatori, di una scrittrice da riscoprire e del suo romanzo osceno da cui fu tratto un film che non ha niente a che vedere con quello di cui ti sto raccontando da nove capitoli, ma la cui interprete principale, invece, con Amici Miei c\u2019entra davvero tanto. E poi di un saggio del 1956, ma ancora imprescindibile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Schiaffi veri dati per finta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPronti. Motore. Azione!\u00bb Il vagone comincia a muoversi a una lentezza esasperante, non comune per i treni in partenza. \u00c8 un vagone solo, trainato da una motrice. Poi tutta bravura del montatore, <strong>Ruggero Mastroianni<\/strong>, non fartene accorgere e darti l\u2019impressione che sia un normale convoglio. Tra l\u2019altro non potevano mica averne di pi\u00f9 di vagoni. Gi\u00e0 modificare quello \u00e8 costato una fortuna. Hanno dovuto abbassare i finestrini di quasi mezzo metro per poter girare la scena. Fossero anche stati pi\u00f9 giovani, nessuno dei cinque attori sarebbe riuscito a saltare dalla banchina all\u2019altezza dei finestrini di un treno vero. Avrebbero dovuto avere quanto meno la prestanza di un <strong>Enzo del Forno<\/strong> e una rincorsa di almeno una decina di passi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giorgio Olmoti<\/strong> sosteneva che non si dovrebbe \u00ab&#8230;mai fare a gara con la realt\u00e0!\u00bb \u00c8 vero. Sono fermamente convinto che non abbia senso scervellarsi per inventarsi delle storie quando la realt\u00e0 ce ne propone di continuo tra le pi\u00f9 assurde. Basta pescare nella cronaca o nel proprio vissuto. \u00c8, per esempio, in quest\u2019ottica, quella del racconto di fatti reali pi\u00f9 interessanti e assurdi della fantasia di qualsiasi giallista, che va osservato il successo del genere true crime, e non in morbosi e infondati sociologismi. Tutto quello che raccontiamo ha la sua origine nel mondo fenomenico che ci circonda. Non ho nessun problema quindi, a credere a <strong>Leo Bevenuti<\/strong>, sceneggiatore di <em>Amici miei<\/em> con lo stesso Monicelli, Pietro Germi, <strong>Piero De Bernardi<\/strong> e <strong>Tullio Pinelli<\/strong>, quando racconta che i personaggi del film, i cinque amici, sono ispirati a un gruppo di goliardi suoi amici che erano soliti fare scherzi eclatanti. Non posso pi\u00f9 credergli per\u00f2, quando indica come le scherzo pi\u00f9 famoso quello di schiaffeggiare i turisti in partenza dalla stazione di Castiglioncello. \u00c8 una balla, che la realt\u00e0 smentisce per motivi fisici e meccanici. Come \u00e8 una balla la versione raccontata da un certo <strong>Bacher,<\/strong> oscuro cronista a \u201cLa Nazione\u201d, che attribuiva l\u2019origine dello scherzo a un gruppetto di scapestrati suoi amici fiorentini che all\u2019inizio degli anni Settanta schiaffeggiavano i viaggiatori in partenza dalla stazione di Santa Maria Novella.<\/p>\n\n\n\n<p>Vero niente. Senza il vagone modificato, lo scherzo non era possibile e se ci provavi gli schiaffi te li prendevi tu dai passeggeri. Come in effetti succeder\u00e0 agli amici superstiti in <em>Amici miei &#8211; Atto III<\/em>. Mai fare a gara con la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/w1040__images.ctfassets.net_7dc7gq8ix1ml_1zu7973mnsuvXeKLPWxHXz_8cc255baf7d393674fa8f1d0529425c1_amici-miei-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26834\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/w1040__images.ctfassets.net_7dc7gq8ix1ml_1zu7973mnsuvXeKLPWxHXz_8cc255baf7d393674fa8f1d0529425c1_amici-miei-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/w1040__images.ctfassets.net_7dc7gq8ix1ml_1zu7973mnsuvXeKLPWxHXz_8cc255baf7d393674fa8f1d0529425c1_amici-miei-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/w1040__images.ctfassets.net_7dc7gq8ix1ml_1zu7973mnsuvXeKLPWxHXz_8cc255baf7d393674fa8f1d0529425c1_amici-miei-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/w1040__images.ctfassets.net_7dc7gq8ix1ml_1zu7973mnsuvXeKLPWxHXz_8cc255baf7d393674fa8f1d0529425c1_amici-miei.jpg 1040w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Comunque. Sul binario 16,<strong> Ugo Tognazzi<\/strong>, <strong>Gastone Moschin<\/strong>, <strong>Philippe Noiret<\/strong>, <strong>Duilio Del Prete<\/strong> e <strong>Adolfo Celi<\/strong> sono fermi in posizione, a un cenno di <strong>Carlo Vanzina<\/strong> (il familismo del cinema italiano lo conosci bene: nonostante sia una nullit\u00e0, aiuto regista di Monicelli in questo film \u00e8 il figlio minore del suo antico sodale <strong>Steno<\/strong>\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026 a questo punto lasciami spezzare, in uno dei miei soliti e noiosi incisi, una lancia in favore di Monicelli: per quanto padre \u2013 per usare un eufemismo \u2013 assente (dell\u2019incapacit\u00e0 di Monicelli come padre racconta molto bene sua figlia Ottavia in <em>Guai ai baci<\/em>), o forse proprio per quello, non ha piazzato \u2013 a differenza del collega Comencini che ne ha infestato Cinecitt\u00e0 -nessuna delle tre figlie nel mondo della regia\u2026<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/carlo-vanzina-1920x1080a-1024x576.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-26860\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/carlo-vanzina-1920x1080a-1024x576.webp 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/carlo-vanzina-1920x1080a-300x169.webp 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/carlo-vanzina-1920x1080a-768x432.webp 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/carlo-vanzina-1920x1080a-1536x864.webp 1536w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/carlo-vanzina-1920x1080a.webp 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u2026 chiuso inciso, riprendiamo: a un cenno di Carlo Vanzina, i cinque cominciano a saltellare e a schiaffeggiare violentemente \u2013 sono tutti schiaffi veri &#8211; le comparse affacciate ai finestrini. Non abbiamo notizia precisa di quante volte la scena \u00e8 stata girata. Le cronache dicono molte, perch\u00e9 i figuranti, spesso, al momento dello schiaffo, si ritraevano d\u2019istinto. Questo sfata la leggenda, messa in giro sembra da Moschin (l\u2019ho trovata attribuita a lui dal \u201cCorriere della Sera\u201d, cosa quindi priva di qualsiasi serio fondamento) che le comparse non sapessero cosa li aspettava e che dopo aver girato la scena, scesi dal vagone, volevano menare attori e regista.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Maurizio Scattorin<\/strong>, l\u2019attore che interpreta il figlio del Perozzi, Luciano, racconta&nbsp; &#8211; in un\u2019intervista a \u201cRepubblica\u201d del marzo 2023 &#8211; di ricordarsi che la scena fu girata almeno quattro volte, che ogni volta, nell\u2019indifferenza di Monicelli, Vanzina faceva sostituire le comparse che si ritraevano, e che alla fine a causa degli schiaffi gli era venuto un gran mal di testa. Poi i cinque attori invitarono tutti a cena per farsi perdonare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"589\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Chiara-Rapaccini-foto-Andrea-Vierucci-1130x650-1-1024x589.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26864\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Chiara-Rapaccini-foto-Andrea-Vierucci-1130x650-1-1024x589.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Chiara-Rapaccini-foto-Andrea-Vierucci-1130x650-1-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Chiara-Rapaccini-foto-Andrea-Vierucci-1130x650-1-768x442.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Chiara-Rapaccini-foto-Andrea-Vierucci-1130x650-1.jpg 1130w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Chiara Rapaccini<\/strong>, che proprio in quella scena fa la comparsa, non una passeggera che si prende lo schiaffo, ma una ragazza con lo zaino in spalla tra i passeggeri in movimento sulla banchina, nel suo <em>Mio amato Belzeb\u00f9<\/em> (Giunti, 2023), la racconta un po\u2019 diversa. Racconta che a tirarsi indietro per non prendere lo schiaffo fu un solo generico della troupe romana e che a incazzarsi per quel comportamento fu lo stesso Monicelli che se lo fece portare al cospetto gridandogli:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abAscoltami bene. Tu sei pagato per prendere gli schiaffi, hai capito? No per fa\u2019 la gita de piacere a Firenze a mangiare la ribollita, ma per essere menato! \u00c8 per quello che te pagamo, e parecchio: per esse\u2019 menato! Chiaro???\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Per poi, dopo le sue scuse<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abMe scusi sor Mario, me so\u2019 distratto un attimo, m\u00f3 ce riprovo, lo ggiuro.\u00bb L\u2019omaccione tiene gli occhi bassi falsamente contrito. \u00abIo gli schiaffi li so prendere, pure i cazzotti, so\u2019 specializzato\u2026 qui lo sanno tutti che so\u2019 bravo\u2026 solo che m\u2019ero distratto un attimino, tutto qui. Ho fatto a cazzotti nei western con Leone, lo chieda in giro! Li do e li ricevo! Me rimetta alla prova sor Mario! Giuro, nu\u2019 me scanzo pi\u00f9! Io li voglio prendere gli schiaffi de Noiret, per me \u00e8 un dovere, un piacere, vedr\u00e0 m\u00f3 come li prendo\u2026 me voglio fa\u2019 male, lo giuro sor Ma\u2019!\u00bb &#8211;<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>mandarlo via senza piet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Che Monicelli si preoccupasse delle semplici comparse mi sembra piuttosto improbabile e tendo a credere pi\u00f9 alla versione di Scattorin, cio\u00e8 che se ne occupasse l\u2019aiuto regista, ma la narrazione di Rapaccini nel suo libro di memorie \u00e8 funzionale alla costruzione del personaggio cui \u00e8 dedicato il titolo, quel Belzeb\u00f9 che diventer\u00e0, proprio durante le riprese di <em>Amici miei,<\/em> il suo compagno di vita.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una bomba di sesso a 100 mila volt<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/milena-milani-142755.large_.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26858\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/milena-milani-142755.large_.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/milena-milani-142755.large_-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/milena-milani-142755.large_-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00abQuesto romanzo \u00e8 orribile, osceno, impubblicabile. Per la salvezza della sua anima spero non lo proponga ad altri editori.\u00bb In una bellissima intervista rilasciata il 9 agosto 1982 a \u201cStampa Sera\u201d, <strong>Milena Milani<\/strong> racconta che, nel 1962 quando glielo propose, Mondadori rifiut\u00f2 il suo nuovo romanzo con quelle parole. Non ci dice chi fu a pronunciarle, ma dato che era un\u2019autrice pubblicata dallo zio di Monicelli fin dal 1947, \u00e8 probabile che a parlarle in quei termini fu <strong>Vittorio Sereni<\/strong>, che allora era il direttore letterario della casa editrice. Risposte dello stesso tono ricevette da <strong>Geno Pampaloni<\/strong> per Rizzoli e da <strong>Giorgio Bassani<\/strong> per Feltrinelli. Lo so\u2026 Feltrinelli in quello stesso 1962 pubblica <em>Tropico del Cancro<\/em>, di <em>Henry Miller<\/em>, che in quanto a \u201coscenit\u00e0\u201d non \u00e8 \u2013 nelle leggende letterarie e nella mente malata di qualche giudice dell\u2019epoca- secondo a nessuno. Ma Miller era maschio. Poteva scrivere le oscenit\u00e0 che voleva. Milani, in quanto donna era meglio pensasse alla sua anima anche per Feltrinelli. Alla fine, Milena uno al quale della sua anima non gliene frega niente e che decide di pubblicare il suo romanzo, lo trova. \u00c8 <strong>Mario Monti<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ridere! L\u2019accademico burocrate, figlio di un banchiere, che ci ha governati dal 2011 al 2013, che ti viene in mente sentendo quel nome, all\u2019epoca aveva vent\u2019anni ed era un privilegiato e viziato studente della Bocconi. Banale omonimia. Il Mario Monti in questione era il direttore editoriale di Longanesi, l\u2019uomo a cui -almeno io &#8211;&nbsp; devo la scoperta, nella collana Longanesi Pocket, ideata proprio da lui, di due autori che mi hanno formato: <strong>Zane Grey<\/strong> e <strong>Sven Hassel<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma. Com\u2019\u00e8, come non \u00e8, nell\u2019aprile del 1964 Longanesi pubblica, anche se Monti le aveva consigliato di cambiare titolo ma lei aveva rifiutato, <em>La ragazza di nome Giulio, <\/em>il terzo romanzo di Milena Milani<em>.<\/em> Tempo due mesi e il romanzo, in seguito alla denuncia di un\u2019associazione cattolica di Brescia \u2013 non mi hanno concesso l\u2019accesso agli atti, non so dirti che associazione fosse, ma pubblicavano un periodico la cui testata era \u201cLa Madre\u201d, comunque va benissimo dimenticarsela \u2013 viene sequestrato in tutte le librerie della Repubblica e la casa editrice \u00e8 obbligata a distruggerne i piombi tipografici.<\/p>\n\n\n\n<p>Milena Milani e Mario Monti vengono rimandati a giudizio per pubblicazione oscena, in quanto, sono parole del sostituo procuratore della Repubblica <strong>Pasquale Carcasso<\/strong> (nomen eius contumelia), il romanzo <\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00aboffende il comune senso del pudore, essendo una bomba di sesso a 100 mila volt, la cui protagonista che ha perversamente un nome maschile, \u00e8 un essere squallido e abietto, immorale e cinico, che impersonava tutti i mali del mondo, senza mostrare alcun nessun pudore.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p> Il processo si conclude nel marzo del 1966 con la condanna per entrambi a 6 mesi di reclusione e a 60.000 lire di ammenda (attualmente qualcosa come 700,00 euro). Intendiamoci, nessuno far\u00e0 un giorno di carcere e l\u2019anno dopo, in appello, saranno entrambi assolti con formula piena, perch\u00e9<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abGli spunti erotici si inseriscono armoniosamente nel tessuto narrativo e rispondono alle esigenze descrittive che il tema della donna condannata alla solitudine suggeriva e che sono state felicemente realizzate nell&#8217;unit\u00e0 poetica dell&#8217;opera\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p> La multa se l\u2019hanno pagata oppure no, non sono riuscito a scoprirlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dubito il romazo tu lo abbia letto. L\u2019ultima volta che \u00e8 stato ristampato era il 2017 per i tipi di SE. Se hai voglia di leggerlo lo trovi nel loro catalogo che affolla gli scaffali di ogni Libraccio d\u2019Italia. Se non ne hai voglia hai la mia massima comprensione, \u00e8 stilisticamente noioso e involuto come il 95% della letteratura italiana, ed \u00e8 molto meglio il film. E poi, visto che a parlarti del film volevo arrivare, la trama te la riassumo io. In molti punti si discosta dal romanzo, ma chissenefrega.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"465\" height=\"640\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/LA-RAGAZZA-DI-NOME-GIULIO-SILVIA-DIONISIO-Locandina-film.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-26862\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/LA-RAGAZZA-DI-NOME-GIULIO-SILVIA-DIONISIO-Locandina-film.webp 465w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/LA-RAGAZZA-DI-NOME-GIULIO-SILVIA-DIONISIO-Locandina-film-218x300.webp 218w\" sizes=\"(max-width: 465px) 100vw, 465px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Titti e le altre<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Venezia. Giulio, \u00e8 una ragazza adolescente. Porta quel nome in memoria del padre, morto prima della sua nascita. La madre ricca e fatua \u00e8 completamente anaffettiva e assente. Giulio viene cresciuta da una governante che la inizia a un rapporto omosessuale e la mette in guardia dai maschi, che lei identifica come il male. Giulio per\u00f2 vuole provare anche l\u2019amore eterossessuale. Si sottrae al legame morboso con la governante e vive varie storie con uomini diversi. In seguito a queste esperienze scopre di non riuscire a trovare il pieno appagamento sessuale e tenta di risolvere la cosa con un non meglio specificato intervento chirurgico. Che ovviamente non sortisce alcun effetto. In preda alla rabbia, durante l\u2019ultimo incontro sessuale, tenta di evirare il suo malcapitato partner.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti ho detto che il film \u00e8 meglio del romanzo, non \u00e8 difficile \u2013 per qualsiasi cosa \u2013 essere meglio di un romanzo, ma comunque, l\u2019avrai capito solo dalla trama \u2013 non si fa mai, ma in questo caso&#8230;-, \u00e8 un film mediocrissimo. D\u2019altra parte, non \u00e8 che potessimo aspettarci un capolavoro da <strong>Tonino Valerii<\/strong> (che un grandissimo regista come <strong>Quentin Tarantino<\/strong> non capisca un cazzo dei film degli altri \u00e8 dimostrato dal fatto che ha inserito il suo <em>I giorni dell\u2019ira<\/em> tra i 20 migliori spaghetti western).<\/p>\n\n\n\n<p>Bene. Il film esce nel 1970. Giulio \u00e8 interpretata da <strong>Silvia Dionisio<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"758\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/PLAYBOY-1974008-758x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26828\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/PLAYBOY-1974008-758x1024.jpg 758w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/PLAYBOY-1974008-222x300.jpg 222w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/PLAYBOY-1974008-768x1037.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/PLAYBOY-1974008.jpg 801w\" sizes=\"(max-width: 758px) 100vw, 758px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Dionisio esordisce, appena quattordicenne, in uno dei tanti capolavori di <strong>John Schlesinger<\/strong> (<em>Darling<\/em>, 1965) e chiude la propria carriera sedici anni dopo, appena trentenne, nel pi\u00f9 brutto tra tutti i brutti film di <strong>Riccardo Freda<\/strong> (<em>Murder Obsession<\/em>, 1981). Dalla fine degli anni Sessanta comincia ad avere ruoli sempre pi\u00f9 rilevanti: la Lisa di un bruttissimo musicarello di <strong>Bruno Corbucci <\/strong>(<em>Lisa dagli occhi blu<\/em>, 1968); la Patrizia di una divertente satira reazionaria di <strong>Vittorio Sindoni <\/strong>(<em>Italiani! \u00c8 severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate<\/em>, 1969); <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"248\" height=\"330\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/p14144506_i_v9_aa-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26837\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/p14144506_i_v9_aa-1.jpg 248w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/p14144506_i_v9_aa-1-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 248px) 100vw, 248px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>la Giulio del morbosetto film di Valerii (1970); la Clara di un soporifero melodramma di <strong>Carlo Infascelli<\/strong> (<em>Il bacio di una morta<\/em>, 1974); la Barbara dell\u2019irrisolto thriller erotico di suo marito <strong>Ruggero Deodato<\/strong> (<em>Ondata di piacere<\/em>, 1975); e soprattutto la Titti di <em>Amici miei<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"536\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Silvia-Dionisio-1-1024x536.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-26832\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Silvia-Dionisio-1-1024x536.webp 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Silvia-Dionisio-1-300x157.webp 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Silvia-Dionisio-1-768x402.webp 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Silvia-Dionisio-1.webp 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Titti \u00e8 la giovanissima amante del conte Mascetti. Tognazzi e Dionisio avevano gi\u00e0 lavorato insieme, sei anni prima, in <em>Il commissario Pepe<\/em> di <strong>Ettore Scola<\/strong>. Tognazzi, allora quarantaseienne, interpretava \u2013 ovviamente &#8211;&nbsp; il commissario. Vedovo, sessantenne e prossimo alla pensione \u2013 non mi avventuro adesso in una digressione sulla diversa percezione dell\u2019et\u00e0 e dell\u2019anzianit\u00e0 dei corpi tra il 1975 e oggi, solo perch\u00e9 sar\u00e0 argomento del prossimo capitolo \u2013 il Pepe di Scola e Tognazzi, inverosimilmente dato il suo essere sbirro, \u00e8 un uomo integerrimo, comprensivo e tollerante (leggermente diverso dal Pepe creato nel 1965 da <strong>Ugo Facco De La Garda<\/strong> che \u00e8 un personaggio decisamente pi\u00f9 ambiguo e trasgressivo, soprattutto nel rapporto con la sua amante Matilde) che gestisce con assoluta discrezione il suo rapporto con Matilde (interpretata da <strong>Marianne Comtell<\/strong>). Un po\u2019 bacchettone addirittura il pulotto scoliano, al punto che quando scopre che la sua Matilde ha una doppia vita nella quale si dedica al porno, ne rester\u00e0 disgustato al punto da fare una scelta di resa radicale. Anni luce distante dal Raffaello Mascetti di <em>Amici miei<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel film di Scola, Dionisio interpreta la figlia diciassettenne del prefetto (il film venne girato a Vicenza, ma la citt\u00e0 non viene mai nominata) implicata volontariamente in un giro di prostituzione. Mentre Tognazzi recita un personaggio pi\u00f9 anziano, Dionisio e il suo personaggio hanno la stessa et\u00e0. In <em>Amici miei<\/em> la situazione \u00e8 ribaltata. Tognazzi e il conte Mascetti hanno la stessa et\u00e0 (52 anni) mentre Dionisio ne ha 24 e Titti ne ha 18. Tra i due amanti ci sono, diegeticamente, 34 anni di differenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Alice, la moglie del Mascetti (interpretata da <strong>Milena Vukotic<\/strong>) viene informata dal colonnello Ambrosio, padre di Titti \u2013 che ha appena preso a fucilate, mancandolo, il Mascetti &#8211; della relazione tra suo marito e la figlia, tenta il suicidio. Apparentemente scosso dal senso di colpa, Mascetti decide di troncare la storia con Titti. La va a prendere fuori da scuola (l\u2019uscita del liceo \u00e8 in realt\u00e0 il Museo archeologico di Firenze, in via della Colonna) e la accompagna a casa per farle un lungo discorso d\u2019addio. Il giro che fanno \u00e8 assurdamente lungo: da via della Colonna al lungarno della Zecca Vecchia, passando per viale Antonio Gramsci. Fino davanti al portone di casa della Titti. C\u2019\u00e8 qui un particolare interessante, dal vago valore simbolico (poi vedremo perch\u00e9): la scena davanti a casa Ambrosio \u00e8 girata in via Calboli a Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giro \u00e8 lungo perch\u00e9, come racconta la voce narrante del Perozzi, Mascetti \u201cparl\u00f2 quasi un\u2019ora con voce ferma, la voce dell\u2019uomo che vede chiaramente qual \u00e8 il suo dovere ed \u00e8 deciso a farlo anche se gli costa met\u00e0 del suo sangue\u201d. Da questa introduzione \u00e8 gi\u00e0 evidente che tutto il discorso non \u00e8 altro che una supercazzola dal mero valore fatico (interesse del Mascetti \u00e8 semplicemente mantenere il contatto con Titti, che &#8211; non a caso- resta zitta per tutta la scena) priva di qualsiasi implicazione comunicativa. Infatti, quando il conte chiude il discorso: \u00abAddio Titti!\u00bb, lei gli risponde: \u00abAddio merdaiolo, ci si vede domani al solito posto a mezzogiorno!\u00bb Ecco che Mascetti toglie la maschera e rivela la natura ironica di tutto il suo discorso, chiudendo con un gioco di parole magistrale: \u00abNo, alla mezza! A mezzogiorno ho un pignoramento.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p> \u00c8 evidente che, a differenza di Alice che incarna stolidamente quel senso del dovere (il continuare a essere la moglie di un pezzo di merda per un impegno assunto in un tempo indefinito) millantato dal Mascetti durante il discorso, Titti esprime invece una versione femminile (attenzione: femminile per come lo percepivano quei maschi cis e impregnati di patriarcato che erano gli autori del film) della stessa assoluta mancanza di coscienza e responsabilit\u00e0 del conte. Ma anche della natura parafiliaca del loro rapporto ne discutiamo nel prossimo capitolo. Qui mi limito ad annotarne il puro dato narrativo\/anagrafico. Una ragazzina che, per propria volont\u00e0 (la scena del discorso che ti ho appena raccontato \u00e8 messa ad arte per non far cadere sul Mascetti il sospetto di intenzioni predatorie) da circa sei mesi ha una storia con un vecchio che potrebbe essere suo padre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tra realismo e finzione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni Sessanta il dibattito teorico italiano sul cinema era dominato da personaggi come Luigi Chiarini (lo abbiamo gi\u00e0 incontrato, te lo ricordi?) che mantenevano tutto nell\u2019ambito asfittico della contrapposizione tra realismo e finzione. Quindi, quando nel 1962 l\u2019editore milanese Silva traduce <em>Le cin\u00e9ma ou l\u2019homme imaginaire <\/em>di <strong>Edgar Morin<\/strong>, non se ne accorge praticamente nessuno. Bisogner\u00e0 aspettare il 1982, 26 anni dopo l\u2019edizione originale francese, quando lo ripropone Feltrinelli perch\u00e9 anche da noi ci si renda conto della portata epocale di questo saggio. Mi piace sottolineare che Feltrinelli, e pi\u00f9 recentemente Cortina (nel 2016) hanno riproposto la stessa brutta traduzione dell\u2019edizione del 1962, e mi chiedo perch\u00e9 i nostri editori fanno continuamente ritradurre romanzi, quando non ce ne sarebbe alcun bisogno, e mai saggi fondativi che ne avrebbero invece un gran bisogno? Ma torniamo a Morin. Te la taglio gi\u00f9 con la sega elettrica e ti dico in due righe qual \u00e8 il concetto rivoluzionario espresso in quelle pagine. Quando parliamo di cinema, dei film, non possiamo fare nessuna netta distinzione tra realismo e finzione. Il cinema \u00e8 una macchina per produrre sincretismo dialettico tra il reale e l\u2019immaginario. Quello che fa <strong>Georges M\u00e9li\u00e8s<\/strong> non \u00e8 in contraddizione con quello che hanno fatto i <strong>fratelli Lumiere<\/strong>, ne \u00e8 la continuazione e lo sviluppo. Quando facciamo e fruiamo i film ci\u00f2 che vediamo si connette al vissuto, fino, in casi estremi, a coincidere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"395\" height=\"650\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/livre_galerie_2707302104.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26878\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/livre_galerie_2707302104.jpg 395w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/livre_galerie_2707302104-182x300.jpg 182w\" sizes=\"(max-width: 395px) 100vw, 395px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Capisci che una teoria simile lascia senza lavoro tutti i Chiarini del mondo. Vabb\u00e8, dirai tu, ma questo cosa c\u2019entra con il conte Mascetti e la Titti? Aspetta. Ci arrivo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Belzeb\u00f9<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Considera una cosa. L\u2019impossibilit\u00e0 dovuta alla configurazione meccanica della realt\u00e0, di mettere in pratica, senza puntuali modifiche strutturali, lo scherzo degli schiaffi ai passeggeri di un treno, il fatto cio\u00e8, che quello scherzo fosse possibile solo su un set costruito appositamente, non ha impedito \u2013 nonostante tutti sapessero come erano fatti i treni nel 1975 \u2013 che venisse ritenuto reale. Dando vita, in alcuni, addirittura al ricordo di averlo praticato. Certo questo ha implicazioni soprattutto psicologiche e Morin se ne \u00e8 occupato in un capitolo specifico. Ma considera un\u2019altra cosa, decisamente pi\u00f9 concreta. Durante le riprese di quella sequenza, Monicelli nota una giovanissima comparsa, che \u00e8 stata reclutata, insieme ad altri, dal Vanzina per comodit\u00e0 tra i dipendenti dell\u2019albergo dove alloggia la troupe. Lei \u00e8 Chiara Rapaccini. Ha 19 anni, 40 meno del regista. Tra i due nascer\u00e0 una relazione che durer\u00e0 fin quasi alla morte di Monicelli. Il modo in cui Rapaccini racconta l\u2019approccio di Monicelli (nel gi\u00e0 citato <em>Mio amato Belzeb\u00f9<\/em>) a me ha fatto venire in mente pari pari il comportamento del Mascetti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\"><div class=\"wp-block-group__inner-container\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"320\" height=\"244\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Sul-Romanzo_Amici-Miei-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26879\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Sul-Romanzo_Amici-Miei-1.jpg 320w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Sul-Romanzo_Amici-Miei-1-300x229.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"224\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/img-1.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-26880\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/img-1.webp 224w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/img-1-187x300.webp 187w\" sizes=\"(max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>Oltre alla sincronicit\u00e0 della loro costruzione, ci sono altre due cose che accomunano i due rapporti. La prima consiste in una sorta di autoassoluzione non richiesta, come quella in conclusione al discorso del Mascetti, che fa ricadere la responsabilit\u00e0 del rapporto sull\u2019elemento pi\u00f9 giovane. Nell\u2019intervista a \u201cVanity Fair\u201d di cui gi\u00e0 ti ho detto, all\u2019affermazione della giornalista: \u00abLei a 59 anni si \u00e8 messo con una ragazza di soli 19. Fu scandalo.\u00bb Monicelli rispose brusco: \u00abNo, scusi, \u00e8 lei che si \u00e8 messa con un uomo molto pi\u00f9 vecchio. \u00c8 facile per un vecchio mettersi con una giovane. Chi \u00e8 il vecchio che si rifiuta?\u00bb La seconda ha, forse, valore solo simbolico, ma \u00e8 cos\u00ec che mi piace chiudere questo capitolo. La passeggiata con cui Raffaello e Titti riconsolidano la loro relazione viene girata in vari punti di Firenze, ma si conclude in un set a Roma. La storia di Mario e Chiara, nasce tra i set di Firenze, e si conclude a Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>Io la tengo fissa davanti a me la regola di non fare mai a gara con la realt\u00e0, per\u00f2 capitano delle volte, come questa, che \u00e8 la realt\u00e0 a sorprendermi, mettendosi a fare a gara, addirittura con il cinema.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Capitolo nono \u2013 Titti e le altre Capitolo nono di dodici. 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