{"id":27048,"date":"2025-06-22T08:00:00","date_gmt":"2025-06-22T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=27048"},"modified":"2025-06-02T05:28:05","modified_gmt":"2025-06-02T03:28:05","slug":"millenovecentosettantatre-il-filo-e-il-vuoto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2025\/06\/22\/millenovecentosettantatre-il-filo-e-il-vuoto\/","title":{"rendered":"Millenovecentosettantatr\u00e9: Il filo e il vuoto"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La parafrasi del tempo<\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"752\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/HM-752x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27049\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/HM-752x1024.jpg 752w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/HM-220x300.jpg 220w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/HM-768x1045.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/HM.jpg 1102w\" sizes=\"(max-width: 752px) 100vw, 752px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Heavy Metal <\/em>di <strong>Gerald Potterton<\/strong> \u00e8 un film d\u2019animazione del 1981. Mi ci sono imbattuto un po\u2019 dopo. Avevo gi\u00e0 letto gli articoli dedicatigli in un numero dell\u2019edizione italiana della rivista \u201cM\u00e9tal Hurlant\u201d e mi ero perso nei fotogrammi che corredavano quegli interventi. A un certo punto, sul finire degli anni Ottanta, mi sono procurato quel film in videocassetta e ho iniziato a guardarlo e a riguardarlo. Era emozionante. Si apriva con una Corvette del 1960 che attraversava l\u2019atmosfera e atterrava, con dolcezza, nel deserto. E, da l\u00ec in avanti, sfere di cristallo verde portatrici di tutti i mali, taxisti cinici con disintegratori laser installati tra i sedili, Den, Sternn, e decine di altri personaggi meravigliosi. Fino al finale con Taarna, bellissima guerriera silenziosa in sella a uno pterodattilo bianco. Quell\u2019episodio mi ha turbato tantissimo.<br>Dopo aver sorvolato un deserto pieno di picchi rocciosi, lo pterodattilo atterra in un luogo di culto. Tarna, avvolta in una veste marrone e pesante, smonta dalla sua cavalcatura, si scopre il capo, mostrando una stupenda chioma bianca, e si sfila la tunica, rimanendo completamente nuda. Attraversa a nuoto una piscina limpida, per giungere ai piedi dell\u2019enorme statua dedicata a una dea guerriera. Da una cassa antica, raccoglie i pochi elementi di un abito da guerra e inizia a vestirsi. Molto lentamente. Certo, \u00e8 una donna sessualizzata e oggettificata, ma quella sequenza \u00e8 potentissima.<br>A quel punto, ho fatto quello che, nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta, avrebbe fatto qualsiasi postadolescente con un videoregistratore: ho riguardato la sequenza, in modalit\u00e0 <em>reverse<\/em>, godendomi lo striptease.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Heavy Metal (1981) - Taarna&#039;s Flight Scene | Movieclips\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Ic0pAU8Ud98?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Le bobine di una videocassetta VHS, avvolgibili in entrambi i sensi, mi hanno spiegato, meglio di qualsiasi trattato scientifico, il paradosso della freccia del tempo. Il tempo, a guardare le leggi della fisica con miope sguardo teorico, dovrebbe essere simmetrico e l\u2019applicazione delle forze fisiche dovrebbe essere reversibile. Nel 1927, l\u2019astrofisico <strong>Arthur Eddington<\/strong> ha iniziato a descrivere il verso unidirezionale del tempo, che scorre sempre dal passato al futuro e mai viceversa. Come sempre fanno gli scienziati, ha iniziato a descrivere un fenomeno evidente a tutti, stupendoci.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre mi interrogo su questo quesito paradossale e, a oggi, per quanto ne sappiamo io e <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/List_of_unsolved_problems_in_physics\">Wikipedia<\/a>, ancora irrisolto, mi accorgo che molta interpretazione della storia deriva da un pervertimento di quell\u2019insegnamento. La freccia del tempo, mentre ci raccontiamo il passato, diventa un filo teso in cui infilare fatti sequenziali, con dipendenze evidenti, che ci aiutano a capire relazioni di causa-effetto ineludibili. Il verificarsi di un fatto ha sempre cause e motivazioni chiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi c\u2019\u00e8 <strong>Carlo Emilio Gadda <\/strong>che ci fa spiegare tutto, ma proprio tutto, dal dottor Ciccio Ingravallo in <em>Quer pasticciaccio brutto de via Merulana<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abSosteneva, fra l\u2019altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l\u2019effetto che dir si voglia d\u2019un unico motivo, d\u2019una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicit\u00e0 di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Lo gnommero \u00e8 una matassa di concause, impossibile da dipanare. Eppure, anche se, da umani, trascorriamo le nostre vite a chiederci come abbiamo fatto a infilarci nei casini in cui galleggiamo continuamente, tutte quelle perline infilate in un filo lineare ci affascinano un sacco. Quando leggiamo i fumetti, per esempio, ci piace credere nella freccia del tempo. Ci piace quella definizione un po\u2019 sciocca che ci suggerisce che i fumetti funzionano perch\u00e9 sono \u201carte sequenziale\u201d. Metti le vignette in fila e inizi a srotolare la storia, da sinistra verso destra, dall\u2019alto verso il basso.<\/p>\n\n\n\n<p>Febbraio 1978, l\u2019editoriale del primo numero della rivista belga \u201c(\u00c0 Suivre)\u201d promette \u00abl\u2019irruzione selvaggia del fumetto nella letteratura\u00bb. E per confutare, fin da subito, la vacuit\u00e0 di questa affermazione, pubblica l\u2019inizio di <em>Ici M\u00eame<\/em>, un lunghissimo fumetto di <strong>Jean-Claude Forest<\/strong> e <strong>Tardi<\/strong>. Si tratta di una storia straordinaria che scardina la linearit\u00e0 sequenziale del fumetto.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"523\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/A-Suivre.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27050\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/A-Suivre.jpg 400w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/A-Suivre-229x300.jpg 229w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Arthur M\u00eame \u00e8 il custode solitario di un dedalo di mura che attraversano propriet\u00e0 altrui. Sono confini assurdi, di cui lui possiede le chiavi, che dividono spazi, affetti e potere. Le mura diventano trincee della memoria e del tempo, margini su cui si cammina senza mai appartenere, argini che impediscono al tempo di esondare dallo spazio. Arthur vive sul bordo, esattamente dove la vita si frattura. E in questo modo, col suo muoversi nello spazio bianco, con piglio da funambulo, diventa il padrone del fumetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 1973 \u00e8 l\u2019anno in cui un funambulo reale, <strong>Philippe Petit<\/strong>, compie una delle sue imprese pi\u00f9 grandi. L\u2019Harbour Bridge di Sidney \u00e8 maestoso: otto corsie, per una cinquantina di metri di larghezza. Petit tira un cavo tra i due piloni nord e, vestito di nero e con un\u2019asta per bilanciarsi, ci passeggia con la tranquillit\u00e0 che impareremo a conoscere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 1973 \u00e8 anche l\u2019anno in cui vengono inaugurate le torri gemelle del World Trade Center. I due grattacieli pi\u00f9 alti del mondo che arrivano a lambire gli d\u00e8i con le loro guglie che si spingono fino a 527 metri. Il 7 agosto 1974, Philippe Petit tirer\u00e0 un cavo a 420 metri di altezza e passegger\u00e0 nel vuoto per quarantacinque minuti.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"568\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/wtc-1024x568.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27051\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/wtc-1024x568.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/wtc-300x166.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/wtc-768x426.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/wtc.jpg 1038w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il 1973 \u00e8 l\u2019anno in cui il filo viene teso nel vuoto. Non ce ne accorgiamo, perch\u00e9, se nessuno ci cammina sopra, \u00e8 quasi invisibile.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Didididiciannove<\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Paul Hardcastle - 19 (Single Version)\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/00TEUo9I194?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 1985 si balla al ritmo del massacro. <strong>Paul Hardcastle<\/strong>, un musicista londinese, incide <em>19<\/em>, un singolo che scala le classifiche un po\u2019 ovunque. La base elettronica costringe chiunque l\u2019ascolti a scuotere il culo e, dopo un po\u2019, la voce narrante, resa ossessiva dai campioni, inizia a riverberarti in testa:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abNel 1965 il Vietnam sembrava solo una guerra in territorio straniero come tutte le altre. Ma non lo era. Era diversa in molti modi, cos\u00ec come lo erano quelli che si battevano. Nella Seconda guerra mondiale l\u2019et\u00e0 media dei soldati era di ventisei anni. In Vietnam era diciannove. In Vietnam era diciannove. Diciannove. Didididiciannove.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Proprio come Philippe Petit, anche la guerra in Vietnam, nel 1973, sembra sospesa sul vuoto. Gli accordi di pace di Parigi, firmati il 27 gennaio, sanciscono un ritiro ordinato delle forze statunitensi. I soldati possono tornare a casa, per partecipare inconsapevoli a ritualit\u00e0 statistiche. Il Vietnam \u00e8 stato anche uno straordinario laboratorio nel quale studiare gli effetti del PTSD, Post Traumatic Stress Disorder. Lasciamo che sia ancora la canzone di Hardcastle a dircelo:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abCentinaia di migliaia di uomini che videro i combattimenti dopo il concedo sono stati arrestati. La probabilit\u00e0 che finissero in carcere era almeno doppia rispetto a quella dei non veterani della stessa et\u00e0. Non esiste una stima accurata di quanti di questi uomini siano finiti in prigione. Uno studio della \u201cVeteran Administration\u201d dimostra che pi\u00f9 a lungo i veterani sono stati al fronte, pi\u00f9 \u00e8 alta la probabilit\u00e0 che siano stati arrestati o condannati.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Quell\u2019accordo di pace \u00e8 una messinscena. L\u2019uomo che cammina su un filo invisibile sa che i punti di appiglio sono solidi, saldi, reali. Gli Stati Uniti, invece, stanno cercando di convincere il mondo che sotto i loro piedi non c\u2019\u00e8 il vuoto. E ci riescono abbastanza bene: in novembre, <strong>Henry Kissinger<\/strong> viene insignito del premio Nobel per la Pace e, mostrando insospettabile buon gusto (ch\u00e9 le motivazioni del premio sono disattese dai fatti e <strong>L\u00ea \u0110\u1ee9c Th\u1ecd<\/strong>, premiato a sua volta, rifiuta la targhetta), non si presenta al ritiro.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra in Vietnam \u00e8 un precipizio scavato con perseveranza inconsapevole. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, ogni singolo Paese \u2013 in particolar modo nel Sudest asiatico \u2013 che precipita nel comunismo diventa una tessera del puzzle di quello che si configura come l\u2019Impero del Male. Se cadesse l\u2019Indocina, con un effetto domino, potrebbe cadere tutta l\u2019Asia. Cos\u00ec, dopo la ritirata dei francesi nel <a href=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2025\/02\/16\/millenovecentocinquantaquattro-lanno-del-miracolo\/\">1954<\/a> (umiliati a \u00d0i\u1ec7n Bi\u00ean Ph\u1ee7), gli Stati Uniti riempiono il vuoto con armi, dollari e consiglieri militari. Il Vietnam del Sud diventa una vetrina del capitalismo da salvare a ogni costo, come la Corea del Sud pochi anni prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questa vetrina \u00e8 instabile, in continuo riallestimento. I manichini sono spesso vestiti di stracci. Il presidente sudvietnamita <strong>Ng\u00f4 \u0110\u00ecnh Di\u1ec7m<\/strong> viene assassinato nel 1963, la guerriglia del Nord si infiltra ovunque, e la giungla inghiotte ogni idea di guerra tradizionale. L\u2019invenzione dell\u2019incidente del Golfo del Tonchino del 1964 permette al presidente <strong>Lyndon B. Johnson <\/strong>di iniziare un\u2019escalation militare devastante. Pi\u00f9 di mezzo milione di soldati americani finiscono invischiati in un conflitto che non capiscono, contro un nemico che non si vede, per un alleato che non si regge in piedi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"695\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1061px-Vietnam_peace_agreement_signing-1024x695.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27052\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1061px-Vietnam_peace_agreement_signing-1024x695.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1061px-Vietnam_peace_agreement_signing-300x204.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1061px-Vietnam_peace_agreement_signing-768x521.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1061px-Vietnam_peace_agreement_signing.jpg 1061w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Gli Stati Uniti si illudono di poter vincere una guerra popolare con mezzi imperiali. Bombardano il Nord, distruggono villaggi, irrorano la giungla con il napalm, mentre i soldati vengono ammazzati nella giungla da nemici invisibili. Intanto, a casa, i giovani cominciano a rifiutare la leva. I caduti tornano in patria in sacchi di plastica, con la targhetta di riconoscimento sotto la lingua. Ma la patria ha smesso di applaudire. I movimenti per i diritti civili, la controcultura, il rock psichedelico e la protesta universitaria si muovono all\u2019unisono sotto la bandiera dell\u2019antimilitarismo. Ce lo dice anche Hardcastle:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abForse la pi\u00f9 drammatica differenza tra la Seconda guerra mondiale e il Vietnam \u00e8 stato il ritorno a casa. Nessuno dei veterani del Vietnam ha ricevuto un benvenuto da eroe. Secondo uno studio della \u201cVeteran Administration\u201d la met\u00e0 dei veterani ha sofferto di quello che gli psichiatri chiamano Disturbo da Stress Post Traumatico. Molti veterani lamentano alienazione, rabbia o sensi di colpa. Alcuni soccombono a pensieri suicidi. Decine di anni dopo il ritorno a casa quasi ottocentomila uomini stanno ancora combattendo la guerra del Vietnam.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Una guerra che \u00e8 diventata impresentabile. Sul piano militare \u00e8 una palude; su quello politico, una bomba che mina la democrazia; su quello culturale, una vergogna che spacca le generazioni. La pubblicazione dei \u201cPentagon Papers\u201d nel 1971 rivela che il governo sapeva di star perdendo fin dall\u2019inizio. L\u2019eroismo si dissolve nella menzogna.<\/p>\n\n\n\n<p>Il presidente <strong>Richard<\/strong> <strong>Nixon<\/strong> \u00e8 gi\u00e0 logorato dal Watergate e vuole uscire dal pantano vietnamita. Firma a Parigi, stringe mani, parla di pace con onore. I giornali titolano che la guerra \u00e8 finita. Ma \u00e8 una bugia diplomatica: le truppe americane si ritirano, s\u00ec, ma il Vietnam del Sud resta appeso a un filo. E quel filo si spezzer\u00e0, due anni dopo, nel 1975, con la caduta di Saigon.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno perso. Hanno perso 58.000 uomini. Hanno perso la fiducia dei cittadini. Hanno perso l\u2019illusione di imbattibilit\u00e0 e di superiorit\u00e0 militare. Hanno perso il controllo narrativo del proprio ruolo nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra in Vietnam non finisce nel 1973. Si trasforma: da tragedia a trauma. Un PTSD nazionale, indistinguibile da una lunga camminata sopra il nulla, senza rete. E con un sacco di spettatori morbosi che non sanno se sperare o temere la caduta e lo schianto.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">U\u00e8, si curiuso \/ mentre scave stu pertuso<\/h2>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abDio parl\u00f2 ancora a Mos\u00e8: \u201cIl decimo giorno di questo settimo mese sar\u00e0 il giorno delle espiazioni; avrete una santa convocazione, umilierete le vostre anime e offrirete a Dio dei sacrifici mediante il fuoco. In quel giorno non farete nessun lavoro; poich\u00e9 \u00e8 un giorno destinato a fare espiazione davanti a Dio. Ogni persona che non si umilier\u00e0 in quel giorno sar\u00e0 eliminata. Ogni persona che far\u00e0 qualsiasi lavoro in quel giorno, io la distrugger\u00f2. Non farete nessun lavoro. \u00c8 una legge perenne, di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete. Sar\u00e0 per voi un sabato di completo riposo, e umilierete le anime vostre; il nono giorno del mese, dalla sera alla sera seguente, celebrerete il vostro sabato\u201d.\u00bb<\/p>\n<cite>(Levitico 23:26-32)<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Il 6 ottobre 1973 \u00e8 lo Yom Kippur, il Giorno dell\u2019Espiazione. Il dio chiacchierone e minaccioso della Torah \u00e8 stato proprio chiaro: quello \u00e8 il giorno pi\u00f9 sacro del calendario.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"603\" height=\"354\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/kippur-war.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27053\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/kippur-war.jpg 603w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/kippur-war-300x176.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 603px) 100vw, 603px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>L\u2019attacco coordinato degli eserciti dell&#8217;Egitto e della Siria coglie di sorpresa Israele. Gli egiziani, equipaggiati con missili sovietici anticarro e antiaereo, attraversano il canale di Suez; le forze corazzate siriane entrano nel Golan. L\u2019esercito israeliano vacilla per un istante. Poi reagisce con vigore. Respinge i siriani e riconquista i territori e penetra in Egitto. Sono diciannove giorni convulsi, didididiciannove, di grande paura, in cui si teme un\u2019escalation che potrebbe condurre a un nuovo conflitto mondiale. Devono intervenire Stati Uniti e Unione Sovietica e imporre il Cessate il fuoco. Il conflitto si conclude all\u2019improvviso, proprio come era nato, senza esiti risolutivi. I confini e i centri di governo non vengono intaccati in alcun modo, ma gli arabi hanno colto di sorpresa la potenza militare israeliana, fino ad allora apparentemente invincibile. E l\u2019hanno messa in difficolt\u00e0. Le dimissioni arrivano in blocco: il primo ministro <strong>Golda Meir<\/strong>, il ministro della difesa <strong>Moshe Dayan<\/strong> e il capo di stato maggiore <strong>David Elazar<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La Guerra del Kippur \u00e8 uno shock. Non si pu\u00f2 pi\u00f9 fingere che il conflitto arabo-israeliano sia una faccenda locale. Lo spargimento di sangue lontano non \u00e8 mai un problema. Ma, in quella regione, ci sono liquidi che ci fanno pi\u00f9 male. La breve guerra del Kippur \u00e8 ancora in corso quando l\u2019Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, l\u2019OPEC, decide di usare il cuore fossile dell\u2019energia come arma politica. Avvia un embargo che blocca l\u2019esportazione di petrolio verso le nazioni occidentali che sostengono Israele. Questo blocco quadruplica il prezzo del greggio. Dal 17 ottobre al 18 marzo dell\u2019anno dopo, per cinque mesi, l\u2019occidente scopre che la disponibilit\u00e0 di energia non \u00e8 pi\u00f9 garantita. Arriva l\u2019inverno e bisogna scaldare le case, muovere le automobili, accendere le vetrine natalizie, produrre, andare, camminare, lavorare. E invece di fare coda alla cassa per tornare a casa carichi di doni e leccornie, sono mesi di code ai distributori, negozi con le luci spente, fabbriche rallentate, domeniche a piedi. \u00c8 la fine dell\u2019abbondanza come premessa della vita moderna. Il petrolio non \u00e8 pi\u00f9 solo carburante; diventa una pistola sul tavolo durante ogni trattativa. Il Medio Oriente smette di essere al margine: ha conquistato centralit\u00e0 nel dialogo, mostrando il cuore nero del suo potere.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"320\" height=\"220\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1973austerity2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27055\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1973austerity2.jpg 320w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1973austerity2-300x206.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>La crisi petrolifera non \u00e8 solo economica. \u00c8 un attacco alla sicurezza. La modernit\u00e0 perfetta, che si fonda sul mito della crescita felice, continua e inarrestabile, pu\u00f2 essere messa in crisi da chi gestisce i rubinetti. Basta girare una manopola e l\u2019occidente si scopre vulnerabile.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il diritto di vivere in pace<\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Victor Jara - El Derecho de Vivir en Paz (audio oficial)\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/XkXise2bHE0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 1971, <strong>Victor Jara<\/strong> incide il suo sesto album in studio. Dodici canzoni che confermano la vocazione poetica e politica del cantante cileno. Il disco si apre con il brano che d\u00e0 il titolo al disco, <em>El derecho de vivir en paz<\/em>, che si schiera apertamente con il popolo vietnamita. Non lo sa ancora, ma anche lui sta camminando su un filo teso nel vuoto. Senza protezioni.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abEl derecho de vivir<br>poeta Ho Chi Minh,<br>que golpea de Vietnam<br>a toda la humanidad.<br>Ning\u00fan ca\u00f1\u00f3n borrar\u00e1<br>el surco de tu arrozal.<br>El derecho de vivir en paz.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Il 4 settembre 1970, si tengono le elezioni presidenziali in Cile. Le vince, per poco pi\u00f9 di un punto percentuale, <strong>Salvador Allende<\/strong> del Partito Socialista del Cile, in rappresentanza della coalizione dell\u2019Unidad Popular. Il fronte popolare, che raccoglie socialisti, comunisti, radicali e parte dei democristiani, sconfigge di misura il Partito Nazionale che sostiene la candidatura dell&#8217;ex Presidente conservatore <strong>Jorge Alessandri<\/strong>. Allende \u00e8 il primo presidente marxista eletto democraticamente in un paese dell\u2019America Latina. Un\u2019elezione democratica che fa tremare i polsi al governo statunitense. Il programma di Allende, per quanto incline alla socialdemocrazia, prevede riforme radicali. Dalla nazionalizzazione delle miniere di rame (soprattutto quelle statunitensi) alla statalizzazione delle banche, dalla riforma agraria alla sanit\u00e0 e l\u2019istruzione gratuite.<\/p>\n\n\n\n<p>Un governo intollerabile, presto sabotato dalla borghesia cilena, da settori delle forze armate in attesa di colpire, dalla CIA e dalle multinazionali statunitensi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra il 1972 e il 1973, la situazione economica precipita: carenza di beni, inflazione altissima, scioperi dei camionisti finanziati dalla CIA che paralizzano la distribuzione dei beni di prima necessit\u00e0, disordini continui. Allende \u00e8 in una morsa: da un lato, le classi medie che si mobilitano contro il suo governo; dall\u2019altro, i movimenti popolari che chiedono l\u2019accelerazione della trasformazione rivoluzionaria.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u201911 settembre 1973, si scopre che il generale <strong>Augusto Pinochet<\/strong>, da poco promosso comandante in capo dell\u2019esercito, non \u00e8 leale al governo come sembrava. All\u2019alba, l\u2019esercito e l\u2019aviazione cilena attaccano il Palazzo della Moneda, sede del governo.<\/p>\n\n\n\n<p>Allende si rifiuta di fuggire, tiene una serie di discorsi radiofonici. L\u2019ultimo, alle 09:10, si chiude con queste parole:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abIl popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare n\u00e9 crivellare, ma non pu\u00f2 nemmeno umiliarsi.<br>Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, pi\u00f9 prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passer\u00e0 l\u2019uomo libero, per costruire una societ\u00e0 migliore.<br>Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!<br>Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sar\u00e0 vano, sono certo che, almeno, sar\u00e0 una lezione morale che castigher\u00e0 la fellonia, la codardia e il tradimento.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Muore all&#8217;interno del palazzo. Si sparge la voce che si sia suicidato, ma \u00e8 pi\u00f9 probabile che lo abbia fatto qualcun altro per lui.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Allende-1024x576.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-27057\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Allende-1024x576.webp 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Allende-300x169.webp 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Allende-768x432.webp 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Allende-1536x864.webp 1536w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Allende.webp 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Pinochet assume immediatamente il potere alla guida di una Junta Militar. Comincia una repressione brutale.<\/p>\n\n\n\n<p>Campi di prigionia vengono allestiti negli stadi, nelle scuole e nelle basi militari. Migliaia di arresti, torture, sparizioni. La repressione si abbatte su sindacalisti, militanti, studenti, artisti. La dittatura durer\u00e0 fino al 1990. Pinochet smanteller\u00e0 l\u2019eredit\u00e0 di Allende e trasformer\u00e0 il Cile in un laboratorio del neoliberismo sotto la guida dei \u201cChicago Boys\u201d, economisti formati alla scuola di <strong>Milton Friedman <\/strong>(che nel 1976 guadagna anche un premio Nobel)e<strong> Arnold Harberger<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo il golpe, Victor Jara, il cantante, viene arrestato e portato nello Stadio Nazionale del Cile. Viene torturato selvaggiamente: gli spezzano le mani, lo deridono, lo costringono a suonare con i polsi. Poi lo uccidono a colpi di mitra. Quando il suo corpo viene ritrovato ha quarantaquattro fori di proiettile. La sua canzone pi\u00f9 nota \u00e8 <em>Te recuerdo Amanda<\/em> del 1969. Quando Jara la presenta il 17 luglio 1973, poche settimane prima del golpe, durante il suo ultimo concerto, usa queste parole: \u00abRacconta dell&#8217;amore tra due operai, di quelli che si vedono ogni giorno in strada, e a volte non ci rendiamo conto della profondit\u00e0 della loro anima. Due operai, di qualsiasi fabbrica, in qualsiasi citt\u00e0, in qualsiasi parte del nostro continente.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Te recuerdo Amanda. V\u00edctor Jara 1972\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/4yOjnpVKsoQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Un amore che si deve accontentare dei cinque minuti di intervallo tra le sirene di fabbriche in cui la vita non c\u2019\u00e8, com\u2019\u00e8, cos\u2019\u00e8?<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Mentre chiudo gli occhi sono tua<\/h2>\n\n\n\n<p>Il 1973, negli ascolti musicali, non \u00e8 un anno come tutti. Nelle classifiche italiane, al primo posto per almeno sei mesi, c\u2019\u00e8 <em>E poi<\/em>, un blues struggente eseguito da <strong>Mina<\/strong> e composto da <strong>Andrea Lo Vecchio e Shel Shapiro<\/strong>. \u00c8 una storia di tradimenti e di ricongiungimenti impossibili. Pare proprio che anche l\u2019amore, in quest\u2019anno instabile, sia una camminata sul filo. A confermare la sensazione, c\u2019\u00e8 anche <strong>Patti Pravo<\/strong> con quello che diventer\u00e0 il suo successo pi\u00f9 grande, <em>Pazza idea<\/em>, a raccontare il lato nascosto, quello oscuro, dell\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abPazza idea di far l&#8217;amore con lui<br>Pensando di stare ancora insieme a te<br>Folle, folle, folle idea di averti qui<br>Mentre chiudo gli occhi sono tua\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Eppure, l\u2019anno si \u00e8 aperto, il 14 gennaio, con un evento quasi consolatorio. Il primo concerto televisivo, trasmesso via satellite, in quasi contemporanea in tutto il mondo, \u00e8 <em>Aloha From Hawaii<\/em>. Sul palco ad agitare le pelvi e a far sentire il suo rock c\u2019\u00e8 <strong>Elvis Presley<\/strong>. \u00c8 ancora in forma splendida, ma ha quasi quarant\u2019anni, incide da venti e la sua musica, un tempo rivoluziona, \u00e8 gi\u00e0 diventata la colonna sonora dei genitori. La separazione dalla moglie \u00e8 arrivata nel febbraio dell\u2019anno precedente; a ottobre Elvis e Priscilla divorziano. Da quel momento, la depressione, le pessime abitudini alimentari e gli accessi farmacologici fanno il loro mestiere. Il cantante che sale il \u00a026 giugno 1977 sul palcoscenico del Market Square Arena di Indianapolis \u00e8 un ipovedente sovrappeso, strizzato in un completo bianco, reso sbrilluccicante dalle paillettes di cui \u00e8 intarsiato: un abito di scena mitico che svela tutta la sua pacchiana euforia in quell\u2019ultima camminata sulla pedana.\u00a0 Muore meno di due mesi dopo, ucciso da un infarto e dalle quattordici sostanze diverse che vengono identificate nel suo corpo macilento durante l\u2019autopsia, tutte regolarmente prescritte dal medico curante.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Elvis Presley - Aloha from Hawaii 1973 (Full Concert 4K - 60 FPS)\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/DfjIOL5MxLY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma la musica pop \u00e8 molto altro in questo 1973. Il 30 gennaio i <strong>Kiss<\/strong> si esibiscono per la prima volta dal vivo al Coventry Club di New York. Il 25 maggio <strong>Mike Oldfield<\/strong> inaugura la Virgin di <strong>Richard Branson<\/strong> con l\u2019album <em>Tubular Bells <\/em>e, siccome nella parafrasi del tempo tutto si tiene,campioni del brano che d\u00e0 il tiolo all\u2019album sono usati da Paul Hardcastle in <em>19<\/em>. Il 3 luglio <strong>David Bowie<\/strong>, alla fine del suo tour inglese, annuncia il ritiro dalle scene di Ziggy Stardust ed \u00e8 la fine della \u201cstranezza spaziale\u201d. Il 13 luglio esce <em>Queen<\/em>, album d\u2019esordio del gruppo omonimo. L\u201911 agosto nasce l\u2019hip hop: lo crea <strong>DJ Kool Herc<\/strong> a New York ed \u00e8 big bang. A ottobre la crisi petrolifera colpisce anche il vinile: stamparne le enormi quantit\u00e0 richieste dal mercato discografico \u00e8 impossibile. Gli album vengono ritardati o tirati in numeri limitati di copie. Ci\u00f2 nonostante, il 19 ottobre esce <em>Quadrophenia<\/em> degli <strong>Who<\/strong>, un piccolo miracolo musicale. L\u2019anno si chiude, il 31 dicembre a Sidney, dove mezzanotte arriva nove ore dopo che in Italia, con la prima esibizione dal vivo degli <strong>AC\/DC<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"viva freestyle kool dj herc live\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/CjmXMvLU1ps?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma il disco pi\u00f9 importante dell\u2019anno esce il primo marzo. \u00c8 <em>The Dark Side of the Moon<\/em>, ottavo album dei <strong>Pink Floyd<\/strong>. \u00c8 un concept album costruito durante le tourn\u00e9e degli anni precedenti ed \u00e8 tutto teso a esplorare il conflitto, l&#8217;avidit\u00e0, il tempo, la morte e la malattia mentale, dopo che, nel 1968, <strong>Syd Barrett<\/strong>, Crazy Diamond, ha lasciato la band. \u00c8 un disco incredibile, strumentalmente sontuoso, colmo di registrazioni multitraccia, di loop di nastro, di sintetizzatori analogici e digitali. A illuminare quello che sar\u00e0 uno dei pi\u00f9 grandi miracoli commerciali della storia della musica pop c\u2019\u00e8 un\u2019immagine che rappresenta il buio squarciato dalla luce. La copertina, ideata da <strong>Storm Thorgerson<\/strong>, \u00e8 semplice e geniale: mostra un prisma, nero come il petrolio; un raggio di luce bianca colpendolo viene scomposto nei colori costituenti, formando uno spettro. Sono raggi cos\u00ec densi che viene voglia di camminarci sopra.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/thedarksideofthemoon.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-27058\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/thedarksideofthemoon.webp 1000w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/thedarksideofthemoon-300x300.webp 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/thedarksideofthemoon-150x150.webp 150w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/thedarksideofthemoon-768x768.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Malizie, esorcismi e draghi<\/h2>\n\n\n\n<p>Il 31 agosto muore <strong>John Ford<\/strong>, il grande regista di western. La sua produzione si era rarefatta negli anni Sessanta e non dirigeva un film dal 1966 ma quell\u2019idea di cinema era stata cos\u00ec influente da non poter essere relegata sullo scaffale del cinema di genere. Negli ultimi anni le sue posizioni conservatrici si sono irrigidite: \u00e8 un sostenitore di Nixon e un interventista in Vietnam. Con lui se ne va anche l\u2019illusione che ci sia ancora un confine da esplorare, un orizzonte da conquistare, una frontiera dove redimersi. <strong>Sergio Leone<\/strong> ha cambiato le regole del western, negli stessi Sessanta, mentre Ford usciva di scena, ha diretto la trilogia del dollaro e ha impostato la trilogia del tempo. Del western di Ford restano la polvere, il sangue secco, la rabbia e la paura. Scompaiono, un po\u2019 alla volta, i pellerossa dipinti male e quel modo, tutto maschile e traballante, di mantenersi in bilico su un baratro western mentre il mondo cambia.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 per questo che, mentre la realt\u00e0 barcolla e il futuro sembra sospeso, il cinema si rifugia nel genere. Ma lo fa in modo storto, perturbato, radicale.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Esorcista.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27059\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Esorcista.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Esorcista-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Esorcista-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>A Natale esce <em>L&#8217;esorcista<\/em>. \u00c8 il film pi\u00f9 visto dell\u2019anno. Il male non \u00e8 pi\u00f9 metafora, ma sostanza. Non viene da fuori: \u00e8 dentro casa, dentro la stanza, dentro il corpo di una bambina. Il male non impugna una pistola, non si nasconde nella giungla, non sventola nemmeno bandiere rosse. Il male \u00e8 il diavolo e gioca a ping pong, con i corpi, con le deiezioni e, soprattutto, con la tua fede.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cinema si fa rituale apotropaico, incubo collettivo, bisogno urgente di una spiegazione che non arriva. L\u2019esorcismo non \u00e8 una soluzione, \u00e8 solo una forma di resistenza disperata. Bisogna avere fede. Ma chi ce l\u2019ha?<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche mese prima, <strong>Michael Crichton<\/strong> fa muovere robot assassini in un parco a tema western: <em>Westworld<\/em> \u00e8 la frontiera della frontiera, il luogo dove anche la finzione cede, e i cowboy non assomigliano n\u00e9 a quelli di Ford n\u00e9 a quelli di Leone. Non hanno onore n\u00e9 vendetta. Hanno solo un loop narrativo e un bug nel sistema: uccidono gli spettatori. \u00c8 il primo film della storia del cinema con effetti digitali. Ed \u00e8 gi\u00e0 un film su ci\u00f2 che accade quando la tecnologia diventa mitologia che si ribella.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Enter-The-Dragon-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27060\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Enter-The-Dragon-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Enter-The-Dragon-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Enter-The-Dragon-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Enter-The-Dragon-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Enter-The-Dragon-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il 22 luglio, due giorni dopo la morte di <strong>Bruce Lee<\/strong>, esce <em>Enter the Dragon<\/em>. Non \u00e8 un testamento (quello ce lo ha lasciato \u2013 incompleto \u2013 nei trenta minuti di girato di <em>Game of Death<\/em>). In ogni caso, il corpo di Lee \u00e8 perfetto, si muove in modo infallibile e infaticabile. Ma \u00e8 gi\u00e0 morto.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto, in Italia, si inneggia alla vita. <em>Malizia<\/em> di <strong>Salvatore Samperi<\/strong> fa scandalo. <strong>Laura Antonelli<\/strong> \u00e8 la proiezione erotica di un paese che non ha ancora capito come desiderare senza sensi di colpa. Il corpo, come ne <em>L\u2019Esorcista<\/em>, \u00e8 il campo di battaglia. Samperi lo filma con una lente ambigua, febbrile, come se la libido fosse l\u2019unica energia rimasta in circolo, dopo che il petrolio ha smesso di arrivare.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"916\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/makizia-giapponese.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27061\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/makizia-giapponese.jpg 800w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/makizia-giapponese-262x300.jpg 262w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/makizia-giapponese-768x879.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Nel 1973, il cinema si aggrappa al corpo, alla paura, all\u2019archetipo. Non racconta la realt\u00e0, la esorcizza attraverso lo specchio deformante del genere. Mette in scena mostri, soglie, mutazioni. \u00c8 come se ogni evento, ogni film, si svolgesse in una delle aree separate dalle mura su cui cammina un Arthur M\u00eame che non ha alcuna intenzione di sporgersi per aprire le porte.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il fumetto sul filo<\/h2>\n\n\n\n<p>Nel 1973 il fumetto sta cambiando pelle. \u00c8 un anno di mezzo, uno di quelli in cui si cammina con attenzione, allineando bene i piedi e muovendo il bilanciere per non perdere l\u2019equilibrio e la rotta.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo un anno prima, il \u201cCorriere dei Piccoli\u201d ha deciso di dire con chiarezza qual \u00e8 il suo vero pubblico. Si \u00e8 ribattezzato \u201cCorriere dei Ragazzi\u201d e, per qualche mese, ci ha creduto davvero, prima di sdoppiarsi e recuperare anche la testata originaria, nella speranza di raddoppiare i lettori. All\u2019inizio di questo anno di transizione, proprio sul \u201cCorriere dei Ragazzi\u201d, <strong>Alfredo Castelli<\/strong> e <strong>Ferdinando Tacconi<\/strong> iniziano a raccontare <em>Gli Aristocratici<\/em>, un gruppo di ladri gentiluomini, debitori tanto della serie televisiva inglese <em>The Avengers<\/em> (da noi <em>Agente speciale<\/em>) quanto dell\u2019irriverenza surreale di <em>Alan Ford<\/em> di <strong>Magnus<\/strong> e <strong>Bunker<\/strong>. \u00c8 un modo nuovo per raccontare una criminalit\u00e0 \u201cpositiva\u201d nel fumetto italiano, ancora dominato da personaggi neri con una \u201cK\u201d nel nome.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"746\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cdr19730225_0708_087-746x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27062\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cdr19730225_0708_087-746x1024.jpg 746w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cdr19730225_0708_087-219x300.jpg 219w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cdr19730225_0708_087-768x1054.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cdr19730225_0708_087-1119x1536.jpg 1119w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cdr19730225_0708_087.jpg 1275w\" sizes=\"(max-width: 746px) 100vw, 746px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>In Francia, su \u201cPilote\u201d, meravigliosa rivista settimanale diretta da <strong>Ren\u00e9 Goscinny<\/strong>, il 1973 \u00e8 l\u2019anno degli addii. Vengono pubblicati per l\u2019ultima volta episodi di <em>Asterix<\/em> (<em>Asterix in Corsica<\/em> di Goscinny e <strong>Uderzo<\/strong>), <em>Blueberry<\/em> (<em>Il fuorilegge<\/em> di <strong>Charlier<\/strong> e <strong>Giraud<\/strong>) e <em>Lucky Luke<\/em> (<em>L\u2019eredit\u00e0 di Rantanplan<\/em>, ancora di Goscinny e <strong>Morris<\/strong>). A compensare il dolore delle partenze, esordisce <em>Le G\u00e9nie des alpages<\/em> di <strong>F\u2019Murr<\/strong>. Non ti preoccupare se non lo conosci: da noi \u00e8 completamente inedito. E questo dice molto della miopia dell\u2019editoria italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPilote\u201d aveva gi\u00e0 perso pezzi: tra il 1971 e il 1972, <strong>G\u00e9b\u00e9<\/strong>, <strong>Cabu<\/strong> e <strong>Reiser<\/strong> sono passati a \u201cHara-Kiri mensuel\u201d. Nel 1972, <strong>Nikita Mandryka<\/strong>, <strong>Marcel Gotlib<\/strong> e <strong>Claire Br\u00e9techer<\/strong> hanno fondato \u201cL\u2019Echo des Savanes\u201d. Il successivo distacco pesante avverr\u00e0 alla fine del 1974, con la partenza di <strong>Philippe Druillet<\/strong> e <strong>Moebius<\/strong> verso la neonata \u201cM\u00e9tal Hurlant\u201d. Ma per allora, anche Goscinny se ne sar\u00e0 andato.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli Stati Uniti, intanto, il fumetto underground squassa tutto. Il mercato mainstream \u00e8 ancora schiacciato sotto l\u2019idiozia del Comics Code, il codice censorio che l\u2019industria si \u00e8 autoimposta per evitare gli strali dei benpensanti. In un panorama popolato da supereroi con superproblemi ma tenuti alla larga da sesso, droga e rock\u2019n\u2019roll, una generazione di fumettisti cresciuta nella controcultura di New York e, soprattutto, di San Francisco, decide che col fumetto si pu\u00f2 fare tutto. Si chiamano <strong>Robert Crumb<\/strong>, <strong>Gilbert Shelton<\/strong>, <strong>Trina Robbins<\/strong>, <strong>Spain Rodriguez<\/strong>, <strong>Vaughn Bod\u00e9<\/strong>, <strong>Art Spiegelman<\/strong>\u2026 Le loro storie vengono smerciate sottobanco negli Head Shop (i negozi di articoli per fumatori frequentati dai freak), eppure vendono tantissimo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"666\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Howard-666x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-27063\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Howard-666x1024.png 666w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Howard-195x300.png 195w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Howard-768x1182.png 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Howard-998x1536.png 998w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Howard.png 1040w\" sizes=\"(max-width: 666px) 100vw, 666px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>L\u2019editoria maggiore \u2013 quella che gli americani chiamano mainstream, intendendo i supereroi con le mutande sui pantaloni \u2013 prova a infilarsi in quel segmento. Con esiti discontinui. Ma sul finire dell\u2019anno, <strong>Steve Gerber<\/strong> inventa quella meraviglia sghemba che si chiama <em>Howard the Duck<\/em>, un\u2019anatra nichilista e disillusa che far\u00e0 da traghettatore verso qualcosa che ancora non ha un nome.<\/p>\n\n\n\n<p>E siccome lo spirito del tempo se ne frega della parafrasi e dei fili tesi, poche settimane prima, sulle pagine de \u201cIl Giornalino\u201d \u2013 settimanale cattolico venduto unicamente nelle parrocchie \u2013 <strong>Massimo Mattioli<\/strong> inventa <em>Pinky<\/em>, coniglietto rosa che si mantiene facendo il fotografo e racconta, settimanalmente, alcune delle storie pi\u00f9 eversive che il fumetto abbia mai prodotto.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il vuoto e il filo<\/h2>\n\n\n\n<p>Il 1973 \u00e8 un anno di equilibrismi. Non \u00e8 una svolta, non \u00e8 un inizio, non \u00e8 nemmeno una fine. \u00c8 un momento sospeso, una pausa carica di tensione. Il filo viene teso, ma nessuno ci cammina ancora sopra. Le guerre sembrano concluse, ma non lo sono. Le energie sembrano infinite, ma iniziano a mancare. I corpi si esibiscono, si spezzano, si contaminano. I generi \u2013 musicali, cinematografici, narrativi \u2013 si deformano, si chiudono, esplodono, implodono. Tutto \u00e8 ancora possibile, ma niente \u00e8 pi\u00f9 sicuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Philippe Petit si prepara a camminare tra le torri, ma non lo fa ancora. L\u2019uomo sul filo non \u00e8 un simbolo: \u00e8 un presagio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La parafrasi del tempo Heavy Metal di Gerald Potterton \u00e8 un film d\u2019animazione del 1981. 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