{"id":28829,"date":"2025-12-03T08:00:00","date_gmt":"2025-12-03T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=28829"},"modified":"2025-12-03T08:41:31","modified_gmt":"2025-12-03T07:41:31","slug":"due-canzoni-per-un-amico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2025\/12\/03\/due-canzoni-per-un-amico\/","title":{"rendered":"Due canzoni per un amico"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Questo capitolo di <\/em>&#8230;e l\u2019ultimo chiude la porta<em>, lo dedico espressamente a un mio grande amico. Grande in tutti i sensi: dimensionali e affettivi, sodale di vent\u2019anni di scorribande e baldorie. Era un po\u2019 che non ci si vedeva Zampa, vecchio orso, ma se me lo avessi detto ci saremmo presi l\u2019ultima colossale sbronza insieme. Mi manchi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il neanche troppo lento declino di <strong>Francesco Guccini<\/strong> comincia subito dopo il 1990. Anzi, in realt\u00e0 comincia proprio in quell\u2019anno. Infilata, in un decennio, una sequenza di dischi fondamentali (<em>da Via Paolo Fabbri 43<\/em> del 1976 a <em>Signora Bovary<\/em> del 1987) e un romanzo \u2013 per quel che mi riguarda \u2013 tra i pi\u00f9 significativi e seminali degli anni Novanta: <em>Cr\u00f2niche<\/em><em> epaf\u00e0niche<\/em> pubblicato da Feltrinelli nel 1989, con <em>Quello che non<\/em>&#8230; il cantautore cinquantenne sembra subire una battuta d\u2019arresto. Certo, nell\u2019album ci sono almeno tre pezzi molto belli (la title track, <em>Canzone per Anna<\/em> e <em>Ballando con una sconosciuta<\/em> scritta da <strong>Claudio Lolli<\/strong>), ma tutto il resto scivola via senza lasciare il segno \u2013 anche <em>Cencio<\/em>, che dovrebbe essere il commosso ricordo di uno sfortunato amico dell\u2019adolescenza, non riesce ad andare mai oltre a una compiaciuta compassione retorica &#8211; &nbsp;e il disco si chiude con una canzone di una banalit\u00e0 disarmante: quell\u2019<em>Aemilia <\/em>scritta con un Lucio Dalla ormai irrimediabilmente affetto dal carusismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo so. Nel giudizio su questo album ho usato una formula dubitativa: avrebbe potuto essere solo una sorta di momento riflessivo, prima che Guccini entrasse nel secondo mezzo secolo di vita pronto a darci nuova e diversa bellezza. Lo speravo. Invece no. Nel 1993, <em>Parnassius Guccinii<\/em> mi toglie ogni dubbio. Tutto l\u2019album scorre via anonimo, e l\u2019unica canzone che mi suscita interesse \u00e8 <em>Dovevo fare del cinema<\/em>, ma \u00e8 un pezzo che <strong>Gian Piero Alloisio<\/strong> ha scritto almeno dieci anni prima. Il fatto che gli venga attribuita la Targa Tenco come disco dell\u2019anno, non so se la dice pi\u00f9 lunga sullo stato della canzone d\u2019autore o su quello di questo premio sanremese.<\/p>\n\n\n\n<p><em>D\u2019amore, di morte e di altre sciocchezze <\/em>arriva tre anni dopo, nel 1996 ed \u00e8 pure peggio. Su nove canzoni, una pi\u00f9 brutta dell\u2019altra (fino all\u2019imbarazzante <em>I fichi<\/em>) ce n\u2019\u00e8 solo due che salvo. La stronzissima <em>Quattro stracci<\/em> in cui Guccini sfoga \u2013 con una capacit\u00e0 affabulatoria di cui non si era pi\u00f9 dimostrato capace da quasi un decennio &#8211; tutto il suo rancore per quella che non \u00e8 pi\u00f9 la sua compagna di vita, e la traccia d\u2019apertura: pezzo che, per la prima volta dai tempi di <em>Le piogge d\u2019aprile<\/em>, mi parla direttamente. I cinque album successivi, personalmente, preferisco far finta che non esistano.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"301\" height=\"300\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/bonvi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28832\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/bonvi.jpg 301w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/bonvi-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 301px) 100vw, 301px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Il 9 dicembre 1995, <strong>Bonvi<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/10\/10\/uccidere-un-fumettista\/\">muore in un incidente stradale<\/a>. Ha 54 anni ed \u00e8 uno dei pi\u00f9 geniali e prolifici fumettisti italiani (nonch\u00e9 probabilmente, da quando \u00e8 morto <strong>Andrea Pazienza<\/strong>, il pi\u00f9 bello). Il funerale si tiene, il 13 dicembre, alla Certosa di Bologna, nel cui cimitero sar\u00e0 sepolto. Ci sono tutti gli amici. Cio\u00e8, proprio tutti no. Ne manca uno importante: <a href=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/12\/05\/distrattamente-incontro-alla-mia-giovinezza\/\"><strong>Hugo Pratt<\/strong><\/a>, che \u00e8 morto meno di 5 mesi prima, il 20 agosto. Non posso affermarlo con certezza perch\u00e9 i testimoni non sono affidabili e le loro versioni troppo contradditorie, ma probabilmente manca anche il suo amico pi\u00f9 caro, <strong>Magnus<\/strong>. Il cancro al pancreas che lo avrebbe ucciso (vabb\u00e8, in realt\u00e0 sar\u00e0 lui stesso a battere il cancro sul tempo) meno di due mesi dopo, era nella fase terminale, quella che causa, oltre a grave inappetenza, estrema stanchezza, sonnolenza invincibile, difficolt\u00e0 respiratorie e dolori addominali irriducibili. L\u2019allora sindaco di Bologna, <strong>Walter Vitali<\/strong>, che era presente al funerale, racconta in un\u2019intervista rilasciata al \u201cCarlino\u201d per il decennale della morte di Bonvi, di avere incontrato Magnus pochi giorni dopo all\u2019Osteria delle Dame e di ricordare che quasi piangeva. Credo che, quantomeno, l\u2019ex-sindaco si confonda. Dubito che Magnus, che non lasciava mai Castel del Rio nemmeno ai tempi in cui ancora stava bene, fosse sceso a Bologna per andare all\u2019Osteria delle Dame proprio quando il cancro lo stava privando di ogni forza. Probabilmente, se al funerale del suo amico, c\u2019era o non c\u2019era, non lo sapremo mai. L\u2019omelia la tiene padre <strong>Michele Casati<\/strong>, il frate domenicano fondatore dell\u2019Osteria delle Dame, poi \u2013 con la commozione che puoi immaginare &#8211; prendono la parola Guccini e <strong>Silver<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"345\" height=\"590\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/506831473_10234063007429231_4242824934033212176_n.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28831\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/506831473_10234063007429231_4242824934033212176_n.jpg 345w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/506831473_10234063007429231_4242824934033212176_n-175x300.jpg 175w\" sizes=\"(max-width: 345px) 100vw, 345px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Il 13 dicembre \u00e8 il giorno di Santa Lucia, quello in cui al portico dei Servi si inaugurano i mercatini di Natale (immortalati da Guccini in <em>Eskimo<\/em> con questi versi: \u201cRicordi fui con te a Santa Lucia\/ al portico dei Servi per Natale&#8230;\u201d). \u00c8 una giornata fredda ma tersa. Nel momento dell\u2019inumazione <strong>Guido De Maria, <\/strong>che si era portato un mangianastri, schiaccia il tasto play e in quell\u2019aria gelida si diffondono le note di <em>Non, je ne regrette rien<\/em>. E proprio a questo punto, con l\u2019abusato trucco analettico dei mestieranti della scrittura, seguendo la voce di <strong>\u00c9dith Piaf<\/strong>, ti faccio fare un piccolo salto all\u2019indietro. Due, forse tre settimane. Quindi diciamo, met\u00e0 novembre.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo a casa di De Maria, Bonvi gli ha portato le versioni rimontate di tutte le storie di Nick Carter, gi\u00e0 pubblicate sul \u201cCorriere dei Ragazzi\u201d, per una nuova edizione definitiva in volume (quella Dardo del 1976 era quanto meno incompleta). Edizione che, per inciso, vedr\u00e0 la luce solo nel 2020 per i tipi della Editoriale Cosmo. Probabilmente quando arrivano a parlare dell\u2019avventura intitolata <em>La legione straniera<\/em> a Bonvi (esperto e appassionato di storia militare) parte la lezione:<em> &#8220;<\/em>Quando si sciolse la Legione Straniera i legionari marciarono per l&#8217;ultima volta lungo le strade di Algeri non al suono del loro inno <em>Le K\u00e9pi Blanc<\/em> bens\u00ec sulle note di <em>Non, je ne regrette rien<\/em>, non rimpiango nulla.&#8221;&nbsp; A quel punto De Maria gli chiede di sentirla, Bonvi scende in auto a prendere un nastro, risale e lo mette nel mangianastri di De Maria. Mentre dopo il giro introduttivo di accordi in maggiore SOL RE DO SOL, la voce potente, vibrante e al contempo sofferente di Piaf attacca a cantare, sulla ripetizione dello stesso giro, le parole: \u201cNon, rien de rien&#8230;\u201d, Bonvi comincia a marciare in modo ipnotico e a tradurre i versi della canzone. De Maria racconta di esserne rimasto affascinato e al contempo inquietato. Come se quella scena prefigurasse qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando, il 5 ottobre 1960 alle cinque del pomeriggio, <strong>Charles Dumont<\/strong> suona al 67\/bis di Boulevard Lannes a Parigi, gli apre <strong>Danielle Bonel<\/strong>, amica intima e segretaria personale di<strong> <\/strong>\u00c9dith Piaf<strong>.<\/strong> Le parole con cui lo riceve sono, per lui, una doccia fredda: \u201cCosa ci fa qui? \u00c8 da ieri sera che cerco di contattarla. Stamattina le ho mandato anche un telegramma. \u00c9dith non sta bene, non pu\u00f2 riceverla.\u201d \u00c8 vero, \u00c9dith Piaf non sta bene. \u00c8 un anno che si sta curando un\u2019epatite virale che l\u2019ha obbligata ad annullare tutti i concerti in programma, ma dato che \u00e8 la terza volta che \u2013 con motivazioni diverse &#8211; evita di riceverlo, Dumont si convince che proprio non lo voglia incontrare. Invece la voce di \u00c9dith che arriva dalla sala \u00e8 perentoria: \u201cVisto che \u00e8 qui, Danielle, fallo entrare. Sentiamo cosa ha da proporre.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019appartamento \u00e8 enorme. Sono pi\u00f9 di 300 mq. Il salone \u00e8 spoglio, c\u2019\u00e8 solo \u2013 proprio nel mezzo &#8211; un grande piano a coda. \u201cVolevo farle sentire questa\u201d balbetta Dumont. \u201cVa bene, ma faccia in fretta!\u201d Lui \u00e8 sicuro che lei lo metter\u00e0 alla porta senza nemmeno finire l\u2019ascolto del pezzo ed \u00e8 con questo stato d\u2019animo che si mette al piano. \u00c8 un pezzo che ha composto quattro anni prima (con l\u2019amico <strong>Michel Vaucaire <\/strong>che ne ha scritto le parole), quando ancora nessuno sapeva dei problemi di salute dell\u2019Usignolo e lei ancora non aveva confessato alla pubblica opinione di aver fatto troppi abusi e troppi errori, ma di non avere nessun rimpianto. Comincia con quei quattro accordi di maggiore: SOL RE DO SOL, poi, quasi parlando perch\u00e9 per l\u2019emozione non trova la voce, sulla ripetizione dello stesso giro attacca: \u201cNon, rien de rien\u201d, a questo punto rif\u00e0 ancora per due volte lo stesso giro ma rimuovendo la terza maggiore, il suono \u00e8 quasi lo stesso, ma pi\u00f9 semplice e potente e su questi accordi canta: \u201cNo! Je ne regrette rien\/ Ni le bien q\u2019on m\u2019a fait\u201d, subito tenendo gli accordi di base aggiunge una sesta maggiore e continua a cantare \u201cNi le mal. Tout \u00e7a m\u2019est bien egal!\u201d Prosegue poi ripetendo lo stesso schema e cambiando solo i due versi finali della strofa: \u201cC&#8217;est pay\u00e9, balay\u00e9, oubli\u00e9 \/ Je me fous du pass\u00e9\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Man mano che Dumont suona e canta, \u00c9dith si trasfigura, questa canzone riflette perfettamente il suo stato d\u2019animo e le sue intenzioni per il futuro. \u201cRagazzo \u2013 gli dice \u2013 le tue preoccupazioni sono finite. Torner\u00f2 in scena con questa canzone. <em>Non, je ne regrette rien <\/em>far\u00e0 il giro del mondo e ti rester\u00e0 legata addosso per il resto della tua vita.\u201d<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Non je ne regrette rien\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/2yamgtDg4dw?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec fu. Incisa a novembre, la canzone esce nel formato 45 giri nel dicembre 1960. Il 2 gennaio dell\u2019anno successivo, \u00c9dith Piaf apre il concerto all\u2019Olympia che segna il suo ritorno sulle scene dopo quasi due anni di assenza, proprio con la canzone di Dumont. \u00c8 un trionfo senza eguali. A febbraio (e fino a giugno) il disco arriva in testa alle classifiche di vendita. Negli anni successivi Charles scriver\u00e0 per \u00c9dith una quarantina di canzoni. Lei morir\u00e0 il 10 ottobre del 1963 (a soli 48 anni, dopo una vita di eccessi), nulla di tutto quello che ha cantato e inciso in questi due anni avr\u00e0 la potenza e la forza di questa canzone, che resta per sempre come il suo testamento spirituale.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 la Legione Straniera non \u00e8 mai stata sciolta. <strong>De Gaulle<\/strong> non se l\u2019\u00e8 mai sognato di fare a meno di un simile corpo militare. La Legione esiste ancora. Ad essere sciolto fu il 1\u00b0 reggimento paracadutisti dopo il tentato golpe del 1961 in Algeria. Il 30 aprile, saputo che il loro reggimento sarebbe stato disciolto e che loro sarebbero stati assegnati ad altri reparti, i legionari fecero esplodere la loro caserma e, narra la leggenda, si diressero verso il porto di Algeri cantando <em>Non, je ne regrette rien. <\/em>Che questo aneddoto sia vero o meno, \u00e8 comprensibile il fascino che ha esercitato sull\u2019autore delle <em>Sturmtruppen<\/em>. Ci dedico un capitolo al paradosso del fascino esercitato dal militarismo sull\u2019autore pi\u00f9 antimilitarista che il fumetto italiano abbia avuto. Ma pi\u00f9 di tutto \u00e8 comprensibile che nel periodo che stava vivendo (la separazione; un incidente automobilistico di ritorno da Lucca di quelli da cui, quando esci illeso, non sei pi\u00f9 lo stesso; la malattia di uno dei suoi pi\u00f9 grandi amici; le contraddizioni ideologiche che arrivano a presentarti il conto; la \u201csete mai appagata\u201d; una probabile depressione mai diagnosticata) sentisse profondamente come sua quella dolorosa rivendicazione del proprio passato cantata da Piaf. Con buona pace di De Maria non era una premonizione, ma solo una comprensibile identificazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Bene. Adesso con un altro trucco retorico, una furba prolessi, ti faccio seguire le note della <em>Non, je ne regrette rien<\/em> cantata dai legionari del 1\u00b0 reggimento paracadutisti fino a ritrovarci il 13 dicembre 1995 al cimitero della Certosa di Bologna, mentre sul mangianastri di De Maria la stessa canzone \u00e8 agli accordi finali. Improvvisamente comincia a nevicare. Quel giorno ne scese tanta di neve sulla parte meridionale della Pianura Padana e sui primi rilievi dell\u2019appennino tosco-emiliano. Bologna fu coperta da 10 cm di coltre bianca. Mentre la neve scricchiola sotto le suole delle scarpe che lo stanno riportando a casa, Guccini rimugina dei versi che, appena arrivato a casa, diventeranno una canzone. Si intitola <em>Lettera<\/em> ed \u00e8 l\u2019altra delle uniche due da salvare dell\u2019album <em>D\u2019amore, di morte e di altre sciocchezze<\/em>. \u00c8 dedicata all\u2019amico che ha appena salutato per l\u2019ultima volta. Negli anni successivi (tanti, ormai praticamente 30, mica solo due come quelli di Piaf) Guccini di canzoni, racconti e memorie ne ha scritte tante (troppe) ma nessuna ha pi\u00f9 avuto la forza e la potenza di <em>Lettera<\/em>. Possiamo considerarla a tutti gli effetti come la sua ultima canzone, ed \u00e8 interessante che l\u2019ultimo suo capolavoro non sia un testamento come <em>Non, je ne regrette rien <\/em>(avrebbe fatto ridere un simile testamento scritto da uno che \u00e8 finito a fare il pensionato ottuagenario un po\u2019 rincoglionito, e lo ammette lui stesso: \u00abio sdraiato sull&#8217; erba verde\/ fantastico piano sul mio passato\/<br>ma l&#8217; et\u00e0 all&#8217; improvviso disperde\/ quel che credevo e non sono stato\/ come senti tutto va liscio\/ in questo mondo senza patemi\/ in questa vista presa di striscio\/di svolgimento corretto ai temi\u00bb) ma il sommesso addio a un amico carissimo, la cui perdita causa rabbia e smarrimento:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p>\u00abMa il tempo, il tempo chi me lo rende?<\/p>\n\n\n\n<p>Chi mi d\u00e0 indietro quelle stagioni<br>di vetro e sabbia, chi mi riprende<\/p>\n\n\n\n<p>la rabbia e il gesto, donne e canzoni,<br>gli amici persi, i libri mangiati,<\/p>\n\n\n\n<p>la gioia piana degli appetiti,<br>l&#8217;arsura sana degli assetati,<\/p>\n\n\n\n<p>la fede cieca in poveri miti?\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Francesco Guccini - Lettera\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/MwkQ7Q7AjH8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma, se c\u2019\u00e8 smarrimento davanti alla perdita di un amico, se la morte prematura di chi ti \u00e8 stato caro ti fa incazzare, non c\u2019\u00e8 rammarico n\u00e9 pentimento per tutto quello che \u00e8 stato, per la vita trascorsa in scorribande e baldorie. Gli amici, Bonvi e Magnus, se ne sono andati. E l\u2019ultimo, Guccini quello rimasto, pu\u00f2 solo spegnere la luce e chiudere la porta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo capitolo di &#8230;e l\u2019ultimo chiude la porta, lo dedico espressamente a un mio grande amico. 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