{"id":2924,"date":"2020-09-28T16:00:00","date_gmt":"2020-09-28T14:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=2924"},"modified":"2020-09-27T08:05:47","modified_gmt":"2020-09-27T06:05:47","slug":"cambia-canale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2020\/09\/28\/cambia-canale\/","title":{"rendered":"Cambia canale"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"178\" height=\"283\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Neuromancer.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2925\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel 1984 William Gibson pubblica <em>Neuromancer<\/em>, il primo capitolo della Trilogia dello Sprawl. In Italia esce nel 1986 grazie all&#8217;Editrice Nord; Cosmo Serie oro 80, 260 pagine. Io me lo ritrovo in mano un anno dopo, forse, due, in casa di un antico fidanzato. Amo da sempre la fantascienza, ma \u00e8 da molto tempo che non ricevo una suggestione potente. \u00c8si \u00a0meglio la televisione, o il cinema. Invece: \u00ab<strong>Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto<\/strong>.\u00bb L&#8217;incipit mi sale come un rush da zuccheri raffinati, cos&#8217;\u00e8? Devo leggerlo tutto subito. E siamo io e Case e Molly per un paio di sere e notti. Case, il &#8220;cowboy della consolle&#8221;, l&#8217;hacker dal sistema nervoso danneggiato che non pu\u00f2 pi\u00f9 collegarsi alla &#8220;Matrice&#8221;, la rete informatica globale, e Molly, la \u201csamurai della strada&#8221;, la combattente dal fisico artificialmente manipolato. Di lei mi restano le lenti scure che le rivestono le orbite, creando un viso che allora mi era difficile interpretare come interamente umano, per l&#8217;impossibilit\u00e0 di vederne gli occhi, mentre oggi mi sembrerebbe assolutamente leggibile. Case viene reclutato mentre \u00e8a Chiba in Giappone, alla ricerca di una cura, e la missione \u00e8 poco chiara, ma riguarda un&#8217;identit\u00e0 digitalizzata, un&#8217;intelligenza artificiale che cerca di affrancarsi dai controlli di Turing che le impediscono di evolversi. E c&#8217;\u00e8 lo Sprawl, l&#8221;immensa area metropolitana che si estende lungo la East Coast da Boston ad Atalanta. Ci sono le grandi Corporation, allora, in piena bolla economica nipponica, immaginate come Zaibatsu. Ma soprattutto c&#8217;\u00e8 il Cyberspazio, la Matrice:<br>\u00abCyberspazio: un&#8217;allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione [&#8230;] Una rappresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessit\u00e0. Linee di luce allineate nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci di una citt\u00e0, che si allontanano&#8230;\u00bb<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"570\" height=\"428\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Il-giovane-William.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2926\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Il-giovane-William.jpg 570w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Il-giovane-William-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 570px) 100vw, 570px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La Matrice, la digitalizzazione di qualsiasi cosa, arrivava in forma di racconto epico proprio mentre i personal computer entravano anche nelle vite di chi non praticava i videogames. Il 6 febbraio 1987 Steve Wozniak lascia la Apple; un mese e dieci giorni dopo io prendo servizio all&#8217;Aler, allora Istituto Autonomo Case Popolari. \u00c8 appena arrivato il primo pc, che troneggia al centro dell&#8217;atrio, se ne parla con soggezione e meraviglia, con un po&#8217; di paura, perch\u00e9 si usavano ancora le macchine da scrivere, si correggeva con il bianchetto. Ma da adesso, a turno si ha la possibilit\u00e0 di accedere a quell&#8217;installazione con lo schermo nero e strisce di caratteri bianchi luminosi, una versione rovesciata e perturbante dello sfondo a pagina bianca di oggi.<br>Ci \u00e8 voluto moltissimo perch\u00e9 i dipendenti pi\u00f9 vecchi comprendessero, per esempio, il concetto di <em>file<\/em>: che \u00e8 un insieme di dati, e traduce musica, matematica, parole, immagini, qualsiasi cosa. Non pi\u00f9 il nome di un oggetto fisico, ma quello di un oggetto immateriale che, come Finanza e Mercati, nei successivi trenta, quarant&#8217;anni sarebbe diventata di uso comune, reificata almeno nello spazio della comprensione. Ho perso un file, cazzo. I Mercati hanno deciso.<br>Faccio parte di una generazione che ha scollinato. Ancora per me capire la differenza di funzioni di piattaforme, motori di ricerca, sistemi operativi, non \u00e8 istintivo. Spiegamelo bene, dico spesso ad amici informatici. Tuttavia, quando nel 1999 mi siedo in sala a vedere <em>Matrix<\/em>, dopo venti minuti dico, \u00abOh no, certo, sono in una matrice\u00bb. E la famosa scena del risveglio nel cocoon, con i cavi infilati nella nuca, mi ha affascinato per il realismo, ma non era un colpo di scena: odio indovinare le sceneggiature. Ma per me e il gruppo di amici e amiche che si erano passati Neuromante con l&#8217;avidit\u00e0 della scoperta della cosa figa, quella di cui parlare al bar di notte per ore e ore, era scontato. Il mondo che vedi \u00e8 una simulazione. Ribaltamento della strategia di <em>Neuromante<\/em>, sei nella Matrice, che ti possiede, non ne vai all&#8217;assalto. Per\u00f2 esco dal cinema felice, la realt\u00e0 \u00e8 modificabile, non solo da oscuri poteri, ma anche dalla nostra mente. Trinity, congelata come un Nureyev onirico-bionico a met\u00e0 di un balzo impossibile, mentre annienta i suoi nemici, anticipa per me ogni possibile <em>Kill Bill<\/em>, ogni eroina combattente.<br>E Matrix fornisce, trent&#8217;anni dopo, materiale narrativo ai Redpill, quella frangia di maschi frustrati che si rif\u00e0 alla famosa scena in cui Morpheus, uno dei leader della Resistenza, offre a Neo le due pillole, la rossa e la blu, in una notte di tempesta. La Matrice \u00e8 ovunque, \u00e8 la realt\u00e0 che ti \u00e8 stata messa davanti agli occhi perch\u00e9 tu non veda la verit\u00e0: che sei uno schiavo.<br>Se scegli la pillola rossa, la menzogna si disintegrer\u00e0, e avrai a che fare con la verit\u00e0.<br>E incredibilmente un gruppo di maschi si appropria della metafora per definirsi \u201crisvegliato\u201d a una verit\u00e0 anacronistica: donne e uomini sono diversi, hanno ruoli precisi, e i diritti delle donne sono lesioni di un diritto primigenio dei maschi.<br>Fatevi un giro sulle pagine dei Redpill, in italiano redpillati, o degli Incel, Celibi involontari. Scoprirete l&#8217;emozionante mondo in cui ogni affermazione di libert\u00e0 della sfera sessuale, dei diritti, del desiderio si storpia in una lagna per cui le donne sono cattive, o stupide, o avide, ma soprattutto non obbedienti,<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"512\" height=\"267\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/RED-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2928\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/RED-1.jpg 512w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/RED-1-300x156.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Poi, bomba, il 4 settembre di quest&#8217;anno Lilly Wachowski, che insieme alla sorella Lana ha diretto la trilogia di Matrix e recentemente ci ha regalato la bellissima serie <em>Sens8<\/em>, ammette che le teorie che circolavano in rete, quelle di un sottotesto sulla transessualit\u00e0 nella trilogia, sono tutte vere. Lei e Lana, allora entrambi uomini all&#8217;anagrafe, volevano raccontare proprio la trappola di un corpo sbagliato, cio\u00e8 di una realt\u00e0 falsa. Ok Redpill, ah ah ah!<br>E da allora, anche grazie a loro due, come \u00e8 cambiata l&#8217;immagine del corpo. Innesti meccanici, variazioni genetiche, ma anche semplicemente la variet\u00e0 delle forme fisiche delle persone, della loro et\u00e0 e dimensione, sono entrate nella rappresentazione della serialit\u00e0 televisiva, quella che secondo me pi\u00f9 massicciamente influenza l&#8217;immaginario collettivo. La Queerness di cui parla Lilly nell&#8217;intervista a Netflix \u00e8 dilagata, in silenzio, e io esulto.<br>La transizione, non solo da A a B, da maschio a femmina, ma da A a G a Z per tornare ad A, si rivela in mille trame, in cui anche i confini tra la realt\u00e0 condivisa e i fatti, e gli stati alternati di coscienza, sono diventati pezzi del Lego con cui giochiamo tutti, attivamente o passivamente, guardano uno schermo che per molti \u00e8 diventato quello di un computer, mentre la televisione \u00e8 scomparsa.<br>La TV non ha pi\u00f9 i canali, ha le piattaforme. Il canale morto dell&#8217;incipit di Neuromante si pu\u00f2 al massimo trovare facendo zapping sul digitale terrestre, ma \u00e8 nero perch\u00e9 le striature sullo schermo se ne sono andate insieme al tubo catodico, e questa cosa a me ormai capita solo a casa dei miei genitori, quando incasinano la programmazione del telecomando.<br>Eppure la poesia di quelle prime righe \u00e8 innegabile. <em>Blade Runner<\/em>, nel 1982, mi aveva fatto parzialmente lo stesso effetto. Un mondo piovoso, creature perfette condannate a una morte precoce, una ribellione, un cacciatore. Il monologo di Rutger Hauer, Roy Batty, che mi convinceva del fatto che non sarebbe rimasto altro, di qualunque cosa magnifica, che \u00ablacrime della pioggia. \u00c8 tempo di morire.\u00bb. Restituito alla sua dignit\u00e0 originale solo da Final Cut del 2007, gi\u00e0 nel 1982, anche con quel finale melenso e la voce fuori campo,<em> Blade Runner<\/em> ci aveva consegnato un nuovo immaginario. I mutamenti climatici che riducono il mondo a un pantano piovoso, un immenso suk su cui si ergono i giganteschi edifici della ricchezza, delle Corporation. I mondi esterni come piano B \u2013 pi\u00f9 volte Elon Musk, che sta investendo miliardi nel progetto Space X, ha parlato di Marte come \u201cpiano B\u201d della Terra. Il piano A \u00e8 gi\u00e0 stato censurato, evidentemente. E i corpi come contenitori. I corpi cambiano, slittano, si traducono.<br>\u00c8 bello pensare alla fluidit\u00e0. \u00c8 pauroso pensare alla frattura che si allarga tra mondo sensibile, bisogni, desideri, e soddisfazione, sopravvivenza. Altro che non dualit\u00e0 di mente-corpo, ciao Buddha. Il corpo \u00e8 un vettore, una<em> sleeve <\/em>come hanno deciso di chiamarlo recenti produzioni di fantascienza. \u00c8 la struttura del pensiero che potr\u00e0, forse, essere salvata, in una versione ipotizzabile dell&#8217;aldil\u00e0. <em>Black Mirror<\/em>, la serie che ha insinuato ogni dubbio possibile sulla relazione tra tecnologia e vita umana, conta un&#8217;unica puntata con un lieto fine, ed \u00e8 proprio di questo che parla. Le nostre reti neurali assunte nel cielo di un enorme serbatoio di dati, in cui vivere per sempre, o almeno finch\u00e9 ci sar\u00e0 una fonte di energia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"640\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/wall-e-1-1024x640.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2930\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/wall-e-1-1024x640.png 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/wall-e-1-300x188.png 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/wall-e-1-768x480.png 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/wall-e-1-464x290.png 464w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/wall-e-1.png 1280w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ogni corpo pu\u00f2 essere un canale morto. Se non funzioni, cambia canale. <em>Neuromante<\/em> \u00e8 stato il primo romanzo a fare man bassa di tutti i maggiori premi letterari dedicati alla science-fiction: Premio Hugo, Nebula e Philip K. Dick Award.<br>Nel &#8217;74, credo, il premio Hugo per il miglior racconto l&#8217;ha vinto <em>The Girl Who Was Plugged In<\/em> di Alice Bradley Sheldon, che scriveva, guarda caso, con uno pseudonimo maschile: James Tiptree jr.<br><em>La ragazza collegata<\/em> \u00e8 ambientato in un mondo in cui le grandi Corporation governano, di fatto, qualsiasi cosa ma la pubblicit\u00e0 \u00e8 stata abolita. I prodotti vengono reclamizzati attraverso l&#8217;utilizzo che ne fanno le star. Ma non sarebbe pi\u00f9 comodo, pi\u00f9 controllabile usare corpi artificiali controllati a distanza da esseri umani \u201ccollegati\u201d? La protagonista del racconto viene reclutata dopo un tentativo di suicidio. \u00c8 malata, grassa, \u201cbrutta\u201d. Il suo avatar \u00e8 bellissimo. Lei si rivela la migliore in assoluto, e comincia a vivere collegata 24 ore al giorno, non si staccherebbe mai, deve essere convinta a nuotare un po&#8217;, la notte, per evitare le piaghe da decubito. Il distacco, l&#8217;odio palpabile per il proprio corpo fisico e sbagliato ne fanno un racconto formidabile.<br>Cambiare corpo era orrore, dolore, segretezza. E dietro al corpo nuovo restavi tu, il mostro pallido che nuota la notte nella piscina deserta.<br>Forse i redpill rimpiangono questo scenario.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"259\" height=\"384\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/the-girl-who-was-plugged-in.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2931\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/the-girl-who-was-plugged-in.jpg 259w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/the-girl-who-was-plugged-in-202x300.jpg 202w\" sizes=\"(max-width: 259px) 100vw, 259px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Cambiare, trasformarsi, restare meno solidi possibile, anche solo per sopravvivere.<br>Una delle trasformazioni avvenute per <em>Neuromantre<\/em> \u00e8 quella della traduzione.&nbsp; Il secondo e terzo volume della <em>Trilogia dello Sprawl<\/em> hanno sofferto, oltre che di uno sfocarsi della vicenda, di due traduzioni italiane imperdonabili: <em>Count Zero<\/em>, (1986) era diventato <em>Gi\u00f9 nel ciberspazio \u2013<\/em> ma gi\u00f9 dove? \u2013 e <em>Mona Lisa Overdrive<\/em> (1988) era stata banalizza in <em>Monna Lisa Cyberpunk<\/em>, cos\u00ec, per far capire gli ingredienti anche all&#8217;acquirente frettoloso da stazione. L&#8217;ICE, Intrusion Countermeasures Electronics (Contromisure elettroniche anti-intrusione) diventa il <em>Ghiaccio<\/em>, ed \u00e8 buffo pensare che ora abbiamo i Firewall, i muri di Fuoco.<br>Cos\u00ec anche Mondadori ha rinnovato la traduzione, che inizialmente cominciava cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u00abIl cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto.<br>\u2013 Non \u00e8 come al solito. \u2013 Case lo sent\u00ec dire da qualcuno, mentre si faceva largo tra la calca, a gomitate, per infilarsi nella porta dello Chat. \u2013 \u00c8 come se all&#8217;improvviso il mio corpo avesse un bisogno disperato di droga. \u2013 Era la voce dello Sprawl, una delle espressioni pi\u00f9 tipiche. Il Chatsubo era un bar per espatriati di professione: potevate andarci per un&#8217;intera settimana senza mai sentire due sole parole in giapponese.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Mentre dal 2017 suona, in modo assai pi\u00f9 convincente, cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u00abIl cielo sopra il porto era del colore di uno schermo televisivo sintonizzato su un canale morto.<br>\u201cNon \u00e8 che mi faccio\u201d disse qualcuno mentre Case si apriva un varco a spintoni tra la calca per infilarsi dentro il Chat. \u201cSolo che all\u2019improvviso il mio corpo ha una drastica carenza di droga.\u201d Era un accento da Sprawl, in una delle espressioni pi\u00f9 tipiche dello Sprawl. Il Chatsubo era un bar per espatriati di professione: potevi andarci a bere per una settimana di seguito senza mai sentire due sole parole in giapponese.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>(Entrambe le traduzioni sono di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)<\/p>\n\n\n\n<p>Questo strano anello \u00e8 composto da:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>William Gibson, <em>Neuromante<\/em>, Mondadori, 2017<\/li><li><em>Matrix<\/em> di Lana e Lilly Wachowski, 1999<\/li><li><em>Sens8<\/em>, stagione 1 e 2 di Lana e Lilly Wachowsky, 2016 \u2013 2017<\/li><li><em>Blade Runner<\/em> di Ridley Scott, 1982<\/li><li><em>La ragazza collegata<\/em> di Alice Bradley Sheldon, 1973 in <em>Antologia- i premi Hugo 1953-1975<\/em>, Ed. Nord, 1978<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>L&#8217;immaginario \u00e8 diventato di massa. I riferimenti, immediatamente comprensibili. Le parole restano importanti. Quelle che all&#8217;uscita di <em>Neuromante<\/em> erano scintillanti di novit\u00e0 sono adesso strumenti utili e duttili, anche troppo, come dimostrano i Redpill. Se <em>Neuromante<\/em> e <em>Matrix<\/em> mi lasciavano un&#8217;esplosiva voglia di cambiamento, <em>Black Mirror <\/em>mi disturba e mi deprime, no future. Ma mi rifiuto di pensare che il canale sia morto. Sono cambiate tante cose. In contemporanea, belle e brutte, o strane, semplicemente, cose di cui non sappiamo ancora bene cosa fare. Perci\u00f2 se il canale \u00e8 morto, cambio canale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1984 William Gibson pubblica Neuromancer, il primo capitolo della Trilogia dello Sprawl. 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