{"id":300,"date":"2020-05-14T16:00:00","date_gmt":"2020-05-14T14:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=300"},"modified":"2021-11-18T14:30:40","modified_gmt":"2021-11-18T13:30:40","slug":"fabian-negrin-sei-quello-con-cui-ti-guadagni-da-vivere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2020\/05\/14\/fabian-negrin-sei-quello-con-cui-ti-guadagni-da-vivere\/","title":{"rendered":"Fabian Negrin: Sei quello con cui ti guadagni da vivere"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Intervista a Fabian Negrin, originariamente apparsa su &#8220;Lo Straniero&#8221;, novembre 2006.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa rispondi a chi ti chiede che mestiere fai?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quello che dice il mio documento d\u2019identit\u00e0: l\u2019illustratore. Illustro libri, riviste, manifesti\u2026 Oggi la scrittura ha preso il sopravvento ma \u00e8 anche una questione di soldi: sei quello con cui ti guadagni da vivere. Poi, se in queste ultime settimane ho solo scritto, sono affari miei.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come hai iniziato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In Messico. L\u00ec, quando mi chiedevano che mestiere facevo, rispondevo che ero un grafico. Facevo anche molto fumetto e tanti disegni per i giornali, ma non avrei mai detto di essere un illustratore, perch\u00e9 non c\u2019era il colore. Secondo me l\u2019illustrazione \u00e8 legata all\u2019uso del colore. Se uno fa solo disegni in bianco e nero non si pu\u00f2 considerare un illustratore. Di Steinberg dici che era un disegnatore, non un illustratore. E poi in Messico la stampa era quasi esclusivamente in bianco e nero.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Fabian.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-301\" width=\"383\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Fabian.jpg 640w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Fabian-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Fabian-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 383px) 100vw, 383px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>E a un certo punto ti \u00e8 arrivato il foglio di via e ti hanno cacciato dal Messico\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ero l\u00e0 per studiare e mi \u00e8 scaduto il permesso di soggiorno. Ho fatto l\u2019universit\u00e0 e, pi\u00f9 o meno quando stavo finendo, c\u2019\u00e8 stato uno di quei grossi terremoti: 70.000 morti. Tanti edifici pubblici sono crollati perch\u00e9 erano fatti con la sabbia invece della calce, ed \u00e8 caduto anche il Ministero degli Interni con dentro tutti i permessi di soggiorno. Dunque, per due o tre anni, c\u2019\u00e8 stato un interregno in cui se non avevi il permesso di soggiorno dicevi: \u201cB\u00e9\u2026 E\u2019 rimasto sotto le macerie del Ministero degli Interni\u201d. Dicendo cos\u00ec, per un po\u2019 ho fatto il capo dell\u2019ufficio grafico di una rete televisiva locale, l\u2019art director di una rivista superfiga, il fumettista di strisce settimanali. Poi ho fatto un concorso per entrare in universit\u00e0 e l\u2019ho vinto\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Volevi fare carriera accademica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se fossi rimasto in Messico penso che l\u2019avrei fatta. Era una cosa molto comune: la gente appena laureata in grafica iniziava a insegnare nella stessa universit\u00e0. Molto incestuoso. Ho avuto tanti professori con pochi anni pi\u00f9 di me che non avevano mai veramente lavorato come grafici. Allora ho vinto il concorso e l\u2019universit\u00e0 ha dovuto iniziare le pratiche per darmi il posto, hanno chiesto al Ministero il mio permesso di soggiorno, hanno scoperto che non ce l\u2019avevo pi\u00f9 e mi \u00e8 arrivato il foglio di via. C\u2019era la possibilit\u00e0 di insistere e far in modo che alla fine mi dessero il permesso di soggiorno, ma dopo otto anni di Messico avevo voglia di venire in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E sei venuto in Italia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 stato un caso che fosse l\u2019Italia, avevo un amico a Milano e l\u2019ho raggiunto. Qui ho cominciato a girare tutte le redazioni per un paio di mesi col mio portfolio e, subito dopo, ho cominciato a lavorare. Non c\u2019erano tanti illustratori in giro come adesso. E poi i bravi illustratori della mia et\u00e0 mi sembra schifassero i giornali d\u2019attualit\u00e0 e di moda (tranne \u201cVanity\u201d), e io dovevo lavorare. Questi giornali non erano preclusi all\u2019illustrazione, e in pi\u00f9 c\u2019erano alcuni art director alla mano e intelligenti. Tra il 1989 e il 1994 ho fatto \u201cCentocose\u201d, \u201cSette\u201d del \u201cCorriere della Sera\u201d, \u201cMarie Claire\u201d, \u201cPanorama\u201d, \u201cGrazia\u201d\u2026 E\u2019 stato graduale. Su \u201cMarie Claire\u201d, per esempio, ho iniziato facendo qualche disegno; poi una sezione in cui comparivano cinque piccole illustrazioni ogni mese; poi mi hanno chiesto di disegnare l\u2019oroscopo che per loro era importante; poi una pagina piena\u2026 Forse anche il fatto di arrivare dal Messico giocava a mio vantaggio: \u201cAh! Vieni dal Messico? Ehi! Mica \u00e8 Cascina Gobba!\u201d Non erano ambienti chiusi. Adesso nelle redazioni non lasciano neanche entrare gli illustratori. Ti dicono: \u201cS\u00ec, grazie, lasciaci il portfolio!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando hai iniziato a illustrare hai cercato di maturare tecnica e stile o hai iniziato subito sperimentando?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il mio problema era che non sapevo usare il colore, perch\u00e9 il mio lavoro fino ad allora era stato principalmente in bianco e nero. Dipingevo anche, per\u00f2 erano cose cos\u00ec diverse da quello che potevo fare per i giornali che, in quel momento, non ero capace di tradurle in qualcosa di utilizzabile. Dunque ho cominciato a fare dei collage, delle robe piatte. Per fare un collage, ritagliavo lo stesso giornale che poi l\u2019avrebbe pubblicato. Prendevo il numero di luglio di \u201cMarie Claire\u201d ritagliavo pezzi di pubblicit\u00e0, o di moda, facevo i collage e li vendevo per il numero di agosto. E mi davano dei soldi! Poi ho cominciato a provare altre tecniche. Per esempio, su \u201cCentocose\u201d facevo le illustrazioni per la sezione di ginnastica ritmica e l\u00ec dovevo disegnare dei corpi in posizioni precise. Su quei disegni provavo alcune tecniche coi colori che dopo potevo usare nelle illustrazioni pi\u00f9 grandi. E tutto ci\u00f2 \u00e8 durato per i primi due o tre anni in cui ho cominciato a usare veramente il colore. Ho sperimentato soprattutto su \u201cMarie Claire\u201d, \u201cCentocose\u201d e \u201cFortune\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E le illustrazioni per \u201cSette\u201d del \u201cCorriere della Sera\u201d?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Facevo l\u2019ultima pagina. Carlo Rizzi, quando era a \u201cFortune\u201d, \u00e8 stato il primo art director a darmi lavoro. Quando poi ha fatto il restyling di \u201cSette\u201d, ne ha ridotto il formato e ha messo in ultima pagina una cornice illustrata da me con dentro un testo di un libro di comici: Le formiche, Gino &amp; Michele, Michele Serra e tutti quei libri merdosi. Dopo un paio d\u2019anni hanno cambiato il direttore. Claudio Sabelli Fioretti \u00e8 andato a dirigere \u201cCuore\u201d ed \u00e8 arrivato un altro. E\u2019 impressionante come sia cambiato il clima in redazione. Sabelli Fioretti era molto alla mano, andavi nel suo ufficio e chiacchieravi. E\u2019 arrivato quello nuovo e tutti a leccargli i piedi. Ma non credo si tratti di un caso particolare, a confronto con le redazioni dei giornali messicani \u2013 pi\u00f9 democratiche, direi \u2013 in Italia il direttore del giornale \u00e8 praticamente dio.<br>Ero in ferie e, quando sono tornato, avevano ridotto il mio disegno fino a farlo diventare una specie di cornicetta e avevano ripubblicato un\u2019illustrazione vecchia. Sono andato a parlare col nuovo direttore e ho chiesto: \u201cCos\u2019\u00e8 questa roba? Non mi sembra che ci sia la stessa libert\u00e0 che c\u2019era con Sabelli Fioretti\u2026\u201d Lui si \u00e8 irrigidito, si \u00e8 alzato e ha chiuso la porta del suo ufficio. E\u2019 tornato e ha detto: \u201cGuarda, mi hanno messo qua per cambiare le cose e le devo cambiare\u201d. E cambiare quella stronzata che facevo io in ultima pagina era molto visibile e facile. Una delle prime cose che si fanno per \u201crinnovare\u201d un giornale \u00e8 far scomparire le illustrazioni. Lo ho visto succedere pi\u00f9 volte. E\u2019 qualcosa di fisiologico: l\u2019illustrazione nei giornali \u00e8 molto legata al gusto del momento, all\u2019aspetto pi\u00f9 evanescente del visivo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"553\" height=\"716\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Cornice-Sette.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-302\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Cornice-Sette.jpg 553w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Cornice-Sette-232x300.jpg 232w\" sizes=\"(max-width: 553px) 100vw, 553px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>E poi ti \u00e8 venuta una crisi perch\u00e9 le illustrazioni per rivista non durano\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un po\u2019 che non lavoravo pi\u00f9 n\u00e9 per i femminili n\u00e9 per \u201cSette\u201d, sono tornato in redazione a cercare un numero di \u201cSette\u201d di un anno prima, e non l\u2019avevano pi\u00f9. Non esisteva pi\u00f9! Era passato solo un anno e restava solo un esemplare per l\u2019archivio. In quegli anni lavoravo sedici ore al giorno, dal luned\u00ec al sabato. Un lavoro molto intenso. Mi sono sentito come se stessi buttando i disegni dalla finestra: guadagno un sacco di soldi, imparo tante cose col mio lavoro, mi piace pure\u2026 dopodich\u00e8\u2026 non resta nulla! In quello stesso momento, attorno al 1995, Donatella Ziliotto della Salani mi ha chiesto di illustrare il mio primo libro <em>L\u2019uomo che sapeva contare<\/em> di Malba Tahan, ancora in ristampa. Poco dopo sono andato anche alla Mondadori Ragazzi, dove avevano cambiato, e in meglio, l\u2019art director. Era arrivato Giacomo Spazio, che aveva aperto le porte non solo a me ma anche ad altri disegnatori. Ho passato molti anni a lavorare per queste due case editrici. Poi ho trascorso un anno a Londra e questo mi ha permesso di trovare un agente e iniziare a pubblicare per inglesi e americani.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come \u00e8 stato passare dall\u2019immagine per accompagnare articoli all\u2019immagine narrativa destinata a bambini e ragazzi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fare libri per i bambini \u00e8 un po\u2019 come fare libri per i marziani. Ti ritrovi a pensare a loro in modo molto astratto. Capiranno questa frase? Quell\u2019immagine non sar\u00e0 troppo violenta?. Come se i bambini formassero un\u2019entit\u00e0 omogenea e indifferenziata che capisce e reagisce in massa e che, a differenza degli adulti, non comprende degli individui ma, appunto, degli indistinti marziani. I bambini, per\u00f2, a differenza dei marziani, la Terra un giorno la conquisteranno per davvero, e questo finisce per caricare di responsabilit\u00e0 il fatto di lavorare per loro.<br>Ma all\u2019inizio lavorare per le riviste e per i libri per bambini era per me lo stesso, un lavoro che mi permetteva che quei disegni che gi\u00e0 facevo non venissero buttati dalla finestra. Dopo un po\u2019, per\u00f2, ho cominciato a chiedermi cosa ci fosse di specifico in quel lavoro. Ho telefonato ad Antonio Faeti e gliel\u2019ho chiesto: \u201cFaccio questo lavoro da un po\u2019 e comincio a chiedermi di cosa si tratti. Non penso che sia come fare un disegno per un giornale o per la pubblicit\u00e0 delle ferrovie\u201d. Lui mi ha risposto: \u201cE\u2019 bello che tu ti ponga queste domande. Leggi il mio libro <em>Guardare le figure<\/em>\u201d. <br>Nel libro c\u2019era una frase che mi ha colpito che diceva pi\u00f9 o meno cos\u00ec: i libri per bambini devono essere sovversivi. Per\u00f2 \u2013 ho pensato \u2013 capita a fagiolo. Io vengo da una famiglia valdese e trotskista! Poi, attraverso il lavoro, mi sono convinto che la cosa specifica dei libri illustrati non \u00e8 la presenza di belle immagini e parole sublimi, ma l\u2019unione di queste due cose: il libro illustrato come un insieme. E mi sono convinto ulteriormente della necessit\u00e0 di modificare il tipo di segno in funzione del testo sul quale lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E arriviamo alla questione dello stile. Perch\u00e9 ti viene voglia di cambiare segno e tecnica da libro a libro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io cambio per evitare la noia. Se non trovo uno stile giusto per accompagnare un testo mi annoio. Addirittura, nello stesso libro, dopo che ho trovato lo stile, mi stufo. Per esempio l\u2019ultimo libro che ho fatto, Capitan Omicidio di Dickens, \u00e8 stato stimolante quasi fino alla fine, ma le ultime due o tre immagini sono state le pi\u00f9 dure da fare perch\u00e9 ormai sapevo come farle. Se si lavora in un contesto in cui le proprie immagini stanno a contatto con il testo scritto da un\u2019altra persona, e questo nell\u2019illustrazione succede sempre, le immagini devono in qualche modo mettersi in relazione con quest\u2019altro mondo. E questo fatto deve modificare il mio modo di lavorare, se non radicalmente almeno in parte, se non in parte in qualche piccola cosa, altrimenti questa collaborazione non ha nessun senso. L\u2019illustrazione non \u00e8 autonoma, \u00e8 sempre a contatto con altre discipline: letteratura, grafica, stampa, cartotecnica. Checch\u00e9 rivendichi Brad Holland, l\u2019illustrazione non ha niente a che fare con l\u2019arte, non \u00e8 n\u00e9 peggio n\u00e9 meglio dell\u2019arte: \u00e8 semplicemente qualcos\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ti consideri al servizio della storia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, della storia. Non del testo. La storia \u00e8 il testo + l\u2019immagine + la grafica + la stampa. L\u2019ideale sarebbe che poi anche il testo di partenza cambiasse. A volte lavorando su testi miei, dopo aver fatto i disegni, con Orecchio Acerbo riusciamo a cambiare alcune cose. Per\u00f2 normalmente non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo, perch\u00e9 il libro deve andare in tipografia, perch\u00e9 sono gi\u00e0 stati fatti i lanci, eccetera. Per\u00f2 l\u2019ideale sarebbe che dopo che l\u2019illustratore ha fatto i disegni, lo scrittore riprendesse in mano il suo testo e lo modificasse in funzione delle immagini. Perch\u00e9 dirmi com\u2019\u00e8 vestito quel personaggio se c\u2019\u00e8 gi\u00e0 l\u2019illustrazione?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"567\" height=\"783\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Gambipiombo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-303\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Gambipiombo.jpg 567w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Gambipiombo-217x300.jpg 217w\" sizes=\"(max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 hai iniziato a scrivere le storie che disegni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Scrivere \u00e8 una cosa che faccio da sempre, come disegnare. Forse con meno assiduit\u00e0, per\u00f2 gi\u00e0 a 15 anni, quando facevo fumetti, scrivevo anche le storie. Adesso con Orecchio Acerbo c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di fare dei libri coi miei testi. Bacio loro i piedi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per\u00f2 prima hai scritto <em>Lerolero e altre storie<\/em> per Mondadori?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Volevo dare un\u2019altra occasione alle cornici fatte per l\u2019ultima pagina di Sette, che mi sembrano tuttora un insieme d\u2019immagini belle e forti. Cos\u00ec ho scritto delle storie da inserire dentro quelle cornici per fare un libro che durasse pi\u00f9 di un giornale. Nel frattempo ho conosciuto in Mondadori Francesca Lazzarato, e le ho proposto questi racconti. Poi li ho resi pi\u00f9 lunghi e li ho illustrati, giacch\u00e9 la collana dove venne pubblicato Lerolero era in bianco e nero. E cos\u00ec le cornici, all\u2019origine di tutto, non furono usate. In questo modo ha preso piede, per\u00f2, la scrittura. Anche perch\u00e9 alla fine non \u00e8 che ti propongano sempre dei capolavori da illustrare. E se oltre ai disegni scrivi il testo, prendi il doppio delle royalties!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quindi ti \u00e8 capitato di illustrare cose che non ti piacevano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lo sappiamo tutti che si pubblicano un sacco di schifezze, e i libri per ragazzi non fanno eccezione. Direi che il livello dell\u2019illustrazione nei libri per ragazzi \u00e8 superiore al livello dei testi, anche se nella generazione che viene dopo la mia &#8211; la mia \u00e8 quella di Mulazzani, Matticchio, Spider, Ghermandi &#8211; noto un calo, forse c\u2019\u00e8 una maggiore coscienza del proprio mestiere, ma mancano questi personaggi che arrivavano e spaccavano alla loro prima apparizione pubblica. Ad esempio in Italia non \u00e8 emerso alcun grande illustratore che lavori veramente col computer, come in America J. Otto Seibold, per capirci; ed era da questa nuova generazione che dovevamo aspettarcelo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"828\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/In-Bocca-al-Lupo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-304\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/In-Bocca-al-Lupo.jpg 600w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/In-Bocca-al-Lupo-217x300.jpg 217w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Fai libri illustrati da te e scritti da altri, libri che scrivi e illustri da solo, libri che scrivi e che illustra qualcun altro. C\u2019\u00e8 una differenza nell\u2019approccio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 fino a ora ho separato abbastanza i momenti di scrittura e d\u2019illustrazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pensi prima alle parole?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A volte s\u00ec, ma a volte capita che dei racconti siano nati da un\u2019immagine che nel libro non c\u2019\u00e8, come ti dicevo per le cornici. Ma anche ne Il mondo invisibile, il racconto dell\u2019isola dei pinguini e dell\u2019aviatore, deriva da un\u2019illustrazione che avevo fatto per un abbecedario delle Edizioni Stoppani. E tanti momenti di Fumo negli occhi vengono da illustrazioni per i giornali. Dunque da quelle immagini sono sorte delle storie che una volta scritte hanno generato nuove immagini. Non c\u2019\u00e8 una sostanziale differenza nel processo quando illustro un mio racconto o uno di Dickens.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da quello che dici emergono due direttrici del tuo lavoro: consapevolezza del mestiere e ricerca di storie all\u2019altezza. Il tuo mestiere di illustratore al servizio di una storia scritta da un altro ne ha risentito?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Forse il voler anche scrivere \u00e8 dovuto al fatto che l\u2019illustrazione non mi soddisfaceva al 100% come prima. Altrimenti come spiegare questa fuga verso i testi? Allo stesso tempo c\u2019\u00e8 una grande tradizione di libri per bambini scritti e illustrati dalla stessa persona. Antoine de Saint-Exup\u00e9ry non \u00e8 un illustratore e ha disegnato <em>Il piccolo principe<\/em>. Leo Lionni con <em>Piccolo Blu Piccolo Giallo<\/em>. Maurice Sendak con <em>Nel paese dei mostri selvaggi<\/em>. Le cose di Raymond Briggs. E\u2019 comune, in questo ambito, che prima o poi succeda.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"567\" height=\"654\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/occhiopin.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-305\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/occhiopin.jpg 567w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/occhiopin-260x300.jpg 260w\" sizes=\"(max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Ti capita spesso di partire dalla struttura di una storia preesistente o da un vincolo. L\u2019hai fatto rinarrando Cappuccetto Rosso in <em>In bocca al lupo<\/em> e riavvolgendo Pinocchio in <em>Occhiopin<\/em>. Poi hai voluto scrivere <em>Fumo negli occhi<\/em>, un libro di maghi negli anni di Harry Potter. C\u2019\u00e8 in questo una spinta strutturalista? O addirittura da esperimento di letteratura potenziale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gli zii architetti, con cui vivevo quando studiavo in Messico, erano strutturalisti, ed Eco, Saussure, Jakobson erano pane quotidiano. Il primo libro a fumetti che ho fatto in Messico si chiamava <em>Baci in cucina<\/em>. Dodici testi. Ognuno dei dodici fumetti raccolti era un fumetto con una regola, una tesi linguistica: un fumetto vuoto, un fumetto scritto in palindromi, uno dove si mescola fumetto e teatro, \u2026 L\u2019insieme una vera schifezza inguardabile! Diciamo che adesso ho pi\u00f9 fiducia nel fatto che si possa raccontare una storia. Adesso <em>Gli esercizi di stile<\/em> di Queneau mi sembrano noiosissimi mentre <em>Zazie nel metro<\/em> e <em>I fiori blu <\/em>mi piacciono molto. Quando ho iniziato, venticinque anni fa, era il contrario\u2026 Invecchio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per\u00f2 quando racconti dei libri che vorresti fare, parti sempre con un vincolo. Sembra che ci sia progettualit\u00e0\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lavorare partendo da un\u2019idea mi viene anche dall\u2019universit\u00e0 di grafica, e dagli inizi del mio lavoro d\u2019illustratore. C\u2019\u00e8 da fare un\u2019immagine per questo testo e io voglio fare un bel disegno, ma che contenga anche del pensiero. Dunque tanti di questi racconti sorgono dal lavorare con delle idee, con l\u2019intelligenza. Dopodich\u00e9 non c\u2019\u00e8 una progettualit\u00e0 chiusa e di lungo periodo, di cui sono incapace proprio perch\u00e9 eclettico. Sono cose che si sviluppano giorno per giorno. Per esempio, quando stavo illustrando <em>Occhiopin<\/em>, sia nel testo che nelle illustrazioni, c\u2019era una dicotomia tra citt\u00e0 e compagna. In quei giorni c\u2019era la questione del NO TAV e sentendo \u201cFahrenheit\u201d su Radio Tre, c\u2019era un filosofo di Torino, Maurizio Ferraris, che diceva qualcosa come \u201cla natura incontaminata \u00e8 un\u2019idea, \u00e8 una visione che abbiamo noi del mondo: non esista veramente\u201d. Allora mi sono detto: \u201cCavolo! Occhiopin non si pu\u00f2 ritrovare in una campagna meravigliosa perch\u00e9 ormai non esiste pi\u00f9 la campagna meravigliosa\u201d. E allora nel paesaggio ho cominciato a mettere tubi, piloni dell\u2019alta tensione, che allo stesso tempo facevano rumore col testo. Quando ho scritto il testo la divisione tra citt\u00e0, campagna e questa roba a met\u00e0 strada che nel libro si chiama Villette Barbecue era molto netta. Ma al momento di fare le illustrazioni, l\u2019illustratore dice: \u201cMa sei scemo? La natura non c\u2019\u00e8 pi\u00f9! La campagna \u00e8 piena di rifiuti tossici. Nel mare ci sono i tubi del petrolio che inquinano\u201d. Dunque \u00e8 come se l\u2019illustratore avesse un grado di coscienza in pi\u00f9 dello scrittore, anche se si tratta della stessa persona, perch\u00e9 viene dopo, perch\u00e9 \u00e8 passato del tempo.<br>Questo tipo di approccio si interseca anche col corso di cartellonistica che ho fatto all\u2019universit\u00e0, col cartellonista polacco Wiktor Gorka. Lui lavorava proprio sul rumore che si produce tra una parola e un\u2019immagine. Sono stato un intero trimestre a fare un singolo manifesto. Si sceglieva una parola e si doveva trovare un\u2019immagine che facesse rumore con quella parola. Io avevo lavorato con la parola \u201cconvivenza\u201d che illustrai con una gabbia piena di uccelli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E adesso cosa stai facendo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sto scrivendo un libro di racconti e <em>histoires en estampes<\/em>, ho finito di illustrare <em>Capitan Omicidio<\/em> di Dickens per Orecchio Acerbo, sto disegnando un libro per un editore coreano e facendo un libro d\u2019incisioni con Pierluigi Puliti delle Edizioni Lo Sciamano. Si chiama <em>Il Minotauro in giardino<\/em>, e sar\u00e0 stampato in quaranta copie. Cos\u00ec luned\u00ec, marted\u00ec e mercoled\u00ec ho fatto incisioni. E\u2019 molto diverso da disegnare, soprattutto nella posizione in cui mi trovo: sono un bravissimo disegnatore ma non so fare incisione. Ma c\u2019\u00e8 Puliti e lui mette il suo mestiere di incisore. Vado l\u00ec e su una lastra di rame disegno col pennello intinto in una sostanza quasi trasparente, si asciuga, si ricopre il tutto con un\u2019altra sostanza, si passa sott\u2019acqua, si riscalda col fuoco, poi la lastra si mette nell\u2019acido e poi si stampa una copia, speculare rispetto al disegno. E\u2019 una sorpresa! Una specie di fotografia di quello che ho fatto e di cosa sono in quel momento: oggi ho fatto questo, e se mi sento una merda, viene una merda; ma se viene un\u2019immagine stupenda posso dirmi fortunato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Fabian Negrin, originariamente apparsa su &#8220;Lo Straniero&#8221;, novembre 2006. 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