{"id":30072,"date":"2026-04-27T08:00:00","date_gmt":"2026-04-27T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=30072"},"modified":"2026-04-16T17:56:36","modified_gmt":"2026-04-16T15:56:36","slug":"graphic-novel-che-fastidio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2026\/04\/27\/graphic-novel-che-fastidio\/","title":{"rendered":"Graphic novel, che fastidio!"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Ditonellapiaga - Che fastidio! (Official Video Sanremo 2026)\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/od6g_9QnufI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Ho sempre mal sopportato i graphic novel. Non tanto il concetto in s\u00e9 di \u201cromanzo grafico\u201d, quanto la pretesa \u2013 affibbiatagli, va detto, da certi autori e certi editori, non certo da lui stesso (IL graphic novel: s\u00ec, \u00e8 al maschile) \u2013 di essere qualcosa di diverso e qualcosa di pi\u00f9 del \u201csemplice\u201d fumetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa sensazione di fastidio, che sto cercando di indagare da un bel po\u2019, non accettando di darmi ragione per partito preso, credo si possa ricondurre al \u201ctempo\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"249\" height=\"320\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-corpo-di-Algernon-Brown.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30073\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-corpo-di-Algernon-Brown.jpg 249w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-corpo-di-Algernon-Brown-233x300.jpg 233w\" sizes=\"(max-width: 249px) 100vw, 249px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ho gi\u00e0 scritto qualcosa in proposito (qui: <a href=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2025\/02\/19\/il-fumetto-ha-bisogno-di-tempo-un-elogio-della-serialita\/\">\u201cIl fumetto ha bisogno di tempo. Un elogio della serialit\u00e0\u201d<\/a>) ma vorrei tornare sull\u2019argomento, con qualche altra considerazione, nata da una rilettura di <em>Comanche<\/em> di <strong>Hermann<\/strong> e <strong>Greg<\/strong>, fumetto western franco-belga, che ha colonizzato la mia infanzia e che ho ripreso in mano in occasione della morte del suo disegnatore, il grande Hermann, appunto. Rileggere <em>Comanche<\/em>, mi ha nuovamente messo di fronte a qualcosa di inconfutabile e chiarissimo per ogni lettore di fumetti, ovvero a come lo spazio bianco, la <em>closure<\/em> \u2013 quelle colonnine bianche tra una vignetta e l\u2019altra \u2013 e il suo uso siano radicalmente differenti nel fumetto popolare e nel graphic novel.<\/p>\n\n\n\n<p>Se nel fumetto popolare, quella <em>closure<\/em> fa salti impazziti di minuti, ore, giorni, spesso senza soluzione di continuit\u00e0 (e senza didascalie), nel graphic novel, quello spazio fecondo di possibilit\u00e0 narrative e immaginarie (\u00e8 bene ricordarlo: \u00e8 nella <em>closure<\/em> che si compie la magia del fumetto, quando autori e lettori si incontrano in un patto segreto che fa s\u00ec che disegni immobili prendano vita), viene spesso ridotto a pochi istanti, a frammenti di tempo disintegrati, per rispondere a una supposta esigenza di verosimiglianza con il tempo della realt\u00e0, di cui il fumetto non ha assolutamente bisogno. Il fumetto \u2013 nemmeno quello storico o \u201cdi realt\u00e0\u201d \u2013 non ha nulla a che fare con la realt\u00e0 materiale. Ha a che fare, invece, totalmente, con la realt\u00e0 immaginaria.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"362\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Deserto-senza-luce.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30074\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Deserto-senza-luce.jpg 700w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Deserto-senza-luce-300x155.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il fumetto popolare e seriale (da \u201cTopolino\u201d a <em>One Piece<\/em>) cuce il tempo, cos\u00ec come fa la nostra coscienza. Lo riannoda. Lo comprime. Lo fa esplodere nello spazio di una vignetta, due, tre, una manciata di pagine. <em>Mette tutto insieme<\/em>. Compatta il tempo in un modo che, mi pare, \u00e8 ancora oggi, a quasi un secolo e mezzo dalla sua nascita canonica, moderno. Veloce. Istantaneo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il graphic novel invece, fa l\u2019esatto contrario: scioglie il tempo, lo annacqua, lo diluisce. Centinaia di pagine per dire una sola cosa. Per provare a rendere, spesso senza successo, silenzi abnormi e concetti complessi: gli stessi silenzi e concetti che il fumetto popolare sa gi\u00e0 dire nella sua immediatezza. Il graphic novel immobilizza il tempo, lo impantana. Il fumetto popolare \u2013 quello che necessita una lettura veloce, 2\/3 minuti a episodio, un \u201cDiabolik\u201d da Cairoli a Cadorna \u2013 il tempo invece lo velocizza, lo rende eterno nell\u2019immobilit\u00e0 concitata del tempo non lineare, quello che la nostra mente non percepisce, ma la nostra coscienza s\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"781\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gli-sceriffi-781x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30075\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gli-sceriffi-781x1024.jpg 781w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gli-sceriffi-229x300.jpg 229w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gli-sceriffi-768x1007.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gli-sceriffi-1171x1536.jpg 1171w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gli-sceriffi-1561x2048.jpg 1561w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gli-sceriffi-scaled.jpg 1952w\" sizes=\"(max-width: 781px) 100vw, 781px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Lo so, sembra una contraddizione: come pu\u00f2 un fumetto spalmato su una quantit\u00e0 enorme di pagine, episodi, volumetti, come le serie manga, o come \u201cTopolino\u201d, appunto (composto per lo pi\u00f9 da storie slegate tra loro, i cui protagonisti, per\u00f2, sono sempre gli stessi, con residenza ormai eterna nel nostro immaginario) essere veloce e istantaneo? Mentre, al contrario, come pu\u00f2 un fumetto compatto, tutto in un libro unico, come un graphic novel, essere invece lento, diluito, in una parola, immobile?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La motivazione sta tutta nel loro proseguimento all\u2019interno del nostro immaginario, nell\u2019estensione che quelle opere riescono ad avere nel nostro mondo interiore, che risponde a regole diverse (spesso, esattamente contrarie) a quelle del mondo esteriore. Qualcosa di compatto nel mondo materiale, risulta prolisso e sfilacciato nel mondo immaginario (\u201ctroppo poco\u201d per aver presa) e rischia di perdersi; qualcosa di complesso e sfaccettato, risulta invece istantaneo, \u201ccompleto\u201d o \u201cin continuit\u00e0 di completamento\u201d, e prosegue, con fertilit\u00e0, nel mondo immaginario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le narrazioni (i fumetti, come tutte le altre) vivono e si amplificano nella coscienza, nel mondo immaginario, mentre in quello materiale muoiono, soffocano, sotto il peso del tempo per fruirle, del denaro per averle, della concentrazione per viverle.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, mi sembra strano, o forse ingenuo, l\u2019aver pensato che quella forma di fumetto, il graphic novel (snob, intellettualoide, radical chic e piena di pretese, in una parola, immobile, molto lontana dalle regole poliedriche del nostro immaginario) avrebbe salvato il fumetto dalla perdita di lettori. Oppure che gli avrebbe regalato maggior considerazione da parte del pubblico generalista (questo era il sogno di <strong>Will Eisner<\/strong>, certo, ma anche lui, non faceva altro che creare fumetti popolari sotto le mentite spoglie di graphic novel).&nbsp;Il fatto \u00e8 che il fumetto non si salva e non ha bisogno di essere salvato.Tanto meno tramite un suo utilizzo depotenziato, come quello del graphic novel.&nbsp;Forse, l&#8217;errore, il passo falso, \u00e8 stato tutto nel pretendere un riconoscimento dal \u201cmondo degli adulti\u201d e della \u201cletteratura seria\u201d, invece che dedicarsi a far crescere i ragazzi coi fumetti e a fare, pensare, immaginare, fumetti per loro, molti dei quali, una volta adulti avrebbero continuato \u2013 continuano? \u2013 a leggerli.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"679\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Comanche-e-Red.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30076\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Comanche-e-Red.jpg 500w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Comanche-e-Red-221x300.jpg 221w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>I pi\u00f9 giovani, quelli nati dieci\/quindici anni fa (poco meno o poco pi\u00f9) non se li filano minimamente i graphic novel. Anche loro, come in fondo tutti noi, ricercano, rabdomanticamente, senza un intento cosciente, un filo che li porti, un qualcosa che leghi, rileghi, ricucia insieme le esperienze della vita (reale) e delle vite (immaginarie): in questo momento, tale funzione la svolgono quasi interamente i dispositivi elettronici, promettendo una vita immaginaria <em>innestata<\/em> nella vita reale e spacciandola per tale. I fumetti, mi pare, pur andando a morire, hanno per\u00f2 ancora qualche chance. E quella chance, sono convinto, sta nella serialit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, quali sono i graphic novel che vanno di pi\u00f9 in quella fascia d\u2019et\u00e0? Quelli che fanno parte di una serie, quelli che promettono continuit\u00e0, sviluppo orizzontale. Quindi, quei graphic novel che non sono graphic novel, ma fumetti seriali, \u201cpopolari\u201d (cito a caso, nel mucchio di pubblicazioni odierne per ragazzi: <em>Dog Man<\/em>, <em>Ariol<\/em>, <em>Adele crudele<\/em>, <em>InvestiGators<\/em>, <em>Il club delle baby-sitter<\/em>, <em>Le Sorelle Gremille<\/em>t, <em>Avatar &#8211; The Last Airbender<\/em>\u2026). I manga, poi, nel loro essere orgogliosamente e coscientemente popolari, stravincono su tutti. I giapponesi hanno capito bene cosa serve per appassionare i lettori: coinvolgimento emotivo (al centro dei manga non ci sono le storie, ma i personaggi) e lunghe saghe che li facciano vivere in un mondo \u201caltro\u201d, immaginario (le cui regole, lo ribadisco, sono le stesse del nostro mondo interiore, reali quanto quelle del mondo materiale).<\/p>\n\n\n\n<p>Pensandoci, in fondo, \u00e8 cos\u00ec anche per gli adulti: Zerocalcare, anche se nessuno sembra accorgersene, fa fumetti seriali, il protagonista \u00e8 sempre la sua versione a fumetti, gli ambienti e i personaggi di contorno, pur variando, sono sempre gli stessi. Il suo mondo immaginario prosegue nel nostro. Si espande, continua. Ci fa vivere molte altre vite, come accadeva con \u201cTex\u201d o con \u201cDylan Dog\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019ultima considerazione: il romanzo (quello scritto solo con le parole) pu\u00f2 proseguire e si espande nel nostro immaginario perch\u00e9, non avendo immagini, viene <em>riempito<\/em> direttamente dal nostro immaginario. E le immagini create da noi, le nostre immagini private, pur se nate da un suggerimento esterno, hanno pi\u00f9 peso specifico, riverberano in altro modo dentro di noi.&nbsp;Le immagini degli altri, invece, per quanto, forse, maggiormente impattanti sull\u2019inconscio in un primo momento, sono anche pi\u00f9 fragili, pi\u00f9 veloci a entrare e uscire. Abbiamo bisogno di contemplarle a lungo \u2013 come si fa con i dipinti \u2013 o di contemplarne molte \u2013 come si fa, o si dovrebbe fare, appunto, coi fumetti.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"905\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Laramie-finale.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30077\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Laramie-finale.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Laramie-finale-300x265.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Laramie-finale-768x679.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Comanche<\/em> di Hermann e Greg, \u00e8 un grande fumetto popolare. Forse non pi\u00f9 adatto ai nostri tempi, forse \u201cvecchio\u201d o invecchiato male, non lo so, non riesco a dirlo. Ma la storia tiene, i disegni sono splendidi e la narrazione, lo spezzettamento e ricongiungimento del tempo sulla pagina, \u00e8 magistrale. Siamo dalle parti di certo <strong>Magnus<\/strong>, altro maestro della <em>closure<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Detto questo, non consiglierei <em>Comanche<\/em> a un ragazzino, non parla la sua lingua, non <em>dice<\/em> le sue immagini (anche se, magari, potrebbe comunque piacergli). Lo consiglierei, per\u00f2, a un autore adulto di graphic novel, questo s\u00ec. Perch\u00e9 la storia, in <em>Comanche<\/em>, funziona, va dritta come un fuso, i personaggi ci sono, ti ci affezioni, li conosci gi\u00e0 dopo poche battute. E nello spazio di 46 pagine, ti fa prendere residenza in quel western immaginario, eterno, come la nostra immaginazione.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi, in<em> Cielo rosso su Laramie<\/em>, quarto episodio della serie, c\u2019\u00e8 uno dei duelli pi\u00f9 belli, tragici e spietati dell\u2019intera rappresentazione romanzesca del western. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><strong>Nota:<\/strong><em> scrivo questo pezzo in occasione del sesto compleanno di (Quasi), questa \u201cnostra\u201d rivista che non legge nessuno. Sono felice che questo luogo immaginario esista ancora, e che ancora dica la sua, sprezzante e senza mezzi termini. In picc<\/em><em>olo, piccolissimo, ma con peso specifico. Sono felice che sia nato il 25 aprile di 6 anni fa, che continui a essere festeggiato in quella data bellissima e che, a suo modo, anche solo come il ronzio ripetitivo di una mosca &#8211;<\/em>\u2013<em> che fa da sfondo, ma che da qualche parte lo senti sempre <\/em>\u2013<em> continui a dar fastidio.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Francesco Pelosi mette in discussione la supremazia culturale attribuita al graphic novel, contrapponendolo al fumetto popolare e seriale. Attraverso una riflessione sul tempo narrativo, sulla closure e sull\u2019esperienza dell\u2019immaginazione, il testo sostiene che il fumetto trovi la sua forma pi\u00f9 efficace nella serialit\u00e0, capace di espandersi nella coscienza del lettore. Dai classici franco-belgi ai manga contemporanei, fino agli esempi italiani, emerge una critica al tentativo di \u201cnobilitare\u201d il fumetto, rivendicando invece la sua natura originaria, popolare e vitale.<\/p>\n","protected":false},"author":14,"featured_media":30079,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[815],"tags":[8214,8217,7103,7310,822,7685,7246,8216,8215,149,7129,7582,7631,241,1026],"coauthors":[5952],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Graphic novel, che fastidio! - (Quasi)<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Una critica al graphic novel e un elogio della serialit\u00e0: perch\u00e9 il fumetto vive nel tempo dell\u2019immaginazione e non ha bisogno di diventare letteratura.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2026\/04\/27\/graphic-novel-che-fastidio\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Graphic novel, che fastidio! 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