{"id":30308,"date":"2026-05-15T08:00:00","date_gmt":"2026-05-15T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=30308"},"modified":"2026-05-11T17:38:03","modified_gmt":"2026-05-11T15:38:03","slug":"line-live-like-line","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2026\/05\/15\/line-live-like-line\/","title":{"rendered":"Line, Live Like Line"},"content":{"rendered":"\n<p>Per chi crede che esista una vita dopo quella terrena, probabilmente le due Line che attraversano queste pagine, sono lass\u00f9, da qualche parte.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"980\" height=\"819\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30310\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_2.jpg 980w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_2-300x251.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_2-768x642.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 980px) 100vw, 980px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>\u00c8 il 1992, \u00e8 appena passato un anno dalla finale del 29 maggio 1991 allo stadio San Nicola di Bari che, fra tutte le finali giocate nella storia della coppa pi\u00f9 ambita del calcio europeo che all\u2019epoca si chiamava Coppa dei Campioni e oggi si chiama Champions League, rimane una delle pi\u00f9 significative. Quel 29 maggio del 1991 la Stella Rossa di Belgrado sconfisse ai calci di rigori l\u2019Olympique Marsiglia in una partita che non fu solo calcio, ma che per il calcio segn\u00f2 la fine di un\u2019epoca. Perch\u00e9 fu allo stesso tempo la prima e l\u2019ultima vittoria della Jugoslavia unita nel calcio dei professionisti, dopo decenni di sfortune e delusioni difficili da spiegare per la qualit\u00e0 dei giocatori avuti, e delle sue squadre, tre su tutte: Stella Rossa, Partizan e Dinamo Zagabria.<br>Non solo quella del 1991 rimane l\u2019ultima vittoria europea di una squadra balcanica, ma a giocare quella finale fu la squadra jugoslava pi\u00f9 rappresentativa, la Stella Rossa, parte di una enorme polisportiva di propriet\u00e0 statale nata negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale e, dalla morte del maresciallo Tito nel 1980, diventata una sorta di termometro dell\u2019unit\u00e0 nazionale jugoslava nello sport.<br>Il 13 maggio 1990, circa un anno prima della finale di Bari, gli scontri tra tifosi croati della Dinamo Zagabria e quelli serbi della Stella Rossa prima di una partita tra le due squadre avevano preannunciato la guerra che da l\u00ec a poco sarebbe iniziata. Quel giorno i disordini si divisero tra lo stadio Maksimir di Zagabria e le strade della capitale croata durando fino a notte fonda, con la Stella Rossa che dovette barricarsi negli spogliatoi e che usc\u00ec dallo stadio soltanto dopo la mezzanotte. Sul campo, rimane nella storia il calcio che <strong>Zvonimir Boban<\/strong> della Dinamo diede a un poliziotto, gesto che gli cost\u00f2 mesi di squalifica; in curva, a capitanare gli ultr\u00e0 della Stella Rossa, <strong>Zeljko Raznatovic<\/strong> detto \u201cArkan\u201d, che diventer\u00e0 famoso durante la guerra dei Balcani per il suo sanguinario gruppo paramilitare chiamato \u201cLe tigri di Arkan\u201d, gruppo spietato che compir\u00e0 stupri, saccheggi, uccisioni, indegne di un essere umano.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"512\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_3-1024x512.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30311\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_3-1024x512.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_3-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_3-768x384.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_3.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>In quella squadra erano rappresentate cinque delle sei repubbliche che formavano la Jugoslavia, e una delle due province autonome: mancavano solo sloveni e kosovari. Il capocannoniere, Darko <strong>Pan\u010dev<\/strong>, era macedone, il trequartista, <strong>Dejan Savi\u0107evi\u0107<\/strong> era montenegrino (andr\u00e0 al Milan nella dissoluzione della Jugoslavia e, tra le perle regalate nel suo periodo rossonero, c\u2019\u00e8 quel meraviglioso arcobaleno, ad Atene nella finale di Coppa Campioni del 1994, un pallonetto che sorvola il portiere e segna il terzo gol del 4-0 finale \u2013 lo so: c\u2019ero), <strong>Robert Prosine\u010dki<\/strong>, il regista, aveva madre serba e padre croato, in difesa, <strong>Sinisa Mihajlovi\u0107<\/strong> (il cui paese natale, Vukovar, stava per essere raso al suolo dai combattimenti tra serbi e croati) era di madre croata e padre serbo, <strong>Refik \u0160abanad\u017eovi\u0107<\/strong> era met\u00e0 bosniaco musulmano e met\u00e0 montenegrino. E poi c\u2019era <strong>Miodrag Belodedici<\/strong>, romeno di etnia serba che nel 1988 era scappato dalla Steaua Bucarest dei Ceau\u0219escu dopo aver vinto un\u2019altra storica edizione della Coppa dei Campioni. Quella Stella Rossa Belgrado non era solo una squadra, era la Storia nelle storie di un paese.<br>A Bari fu un incrocio di coincidenze. Nella citt\u00e0 di San Nicola, uno dei santi pi\u00f9 venerati dalla chiesa ortodossa serba, la Stella Rossa ritrov\u00f2 Dragan Stojkovi\u0107, che era stato venduto proprio al Marsiglia, l\u2019altra finalista, per fare coppia con il futuro Pallone d\u2019Oro <strong>Jean-Pierre Papin<\/strong>. Gli jugoslavi giocarono una partita puramente difensiva seguendo due piani piuttosto rischiosi: segnare in contropiede o resistere fino ai calci di rigore, per i quali si ritenevano pi\u00f9 preparati. Anche per questo venne fuori una delle finali pi\u00f9 brutte nella storia del torneo.<br>Ai rigori gli jugoslavi non ne sbagliano uno, e il loro portiere, <strong>Stevan Stojanovi\u0107<\/strong>, particolarmente bravo nel pararli, respinge il rigore di Amoros. Stojkovi\u0107, che veniva da un infortunio, gioc\u00f2 solo qualche minuto nei supplementari e poi si rifiut\u00f2 di calciare contro la sua ex squadra. Il rigore decisivo fu segnato da Pan\u010dev, che cos\u00ec chiuse una stagione da 40 gol che poi gli valse la Scarpa d\u2019oro e il secondo posto tra i giocatori pi\u00f9 votati per il Pallone d\u2019Oro. L\u2019anno dopo, quando and\u00f2 all\u2019Inter, dur\u00f2 poco e non lasci\u00f2 un gran ricordo.<br>Pochi giorni prima della finale di Bari, i croati avevano votato per l\u2019indipendenza, cos\u00ec come gli sloveni prima di loro. Nella primavera del 1991 inizi\u00f2 la lunga guerra dei Balcani che segn\u00f2 l\u2019Europa. Le condizioni critiche del paese e la squalifica di quel che restava della Jugoslavia da tutte le manifestazioni sportive decretarono la fine della Jugoslavia unita creata dal maresciallo Tito, sognata dagli stessi cittadini jugoslavi e mise fine a quell\u2019incredibile esperienza di incrocio e di convivenza di culture e religioni che era, di fatto, uno straordinario esperimento di un\u2019Europa multietnica e multiculturale, il riflesso di ci\u00f2 che potrebbe essere oggi se la tormenta delle destre &#8211; che portarono ad altre guerre (come la Seconda Guerra Mondiale) e ne portano di nuove &#8211; smettesse di soffiare.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"280\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30312\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_5.jpg 500w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_5-300x168.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 nell\u2019Europeo del 1992 che si giocava in Germania al posto della Jugoslavia squalificata viene richiamata, 11 giorni prima dell\u2019inizio del torneo, la Danimarca, che nelle qualificazioni era arrivata seconda nel girone.<br>I danesi sono gi\u00e0 tutti in vacanza, arrivano in Germania senza preparazione, molti non accettano la convocazione e la stella di quella nazionale, <strong>Michael Laudrup<\/strong>, non partecipa per contrasti con l\u2019allenatore <strong>Richard M\u00f8ller-Nielsen<\/strong>. Ma, nonostante tutto questo, riescono incredibilmente ad arrivare in finale eliminando ai rigori in semifinale la vincitrice dell\u2019Euro 1988, l\u2019Olanda di Marco van Basten, che sbaglia il rigore decisivo.<br>La Danimarca quella competizione non avrebbe dovuto disputarla, eppure il 26 giugno del 1992, invece, si gioca Germania-Danimarca valevole per il trofeo.<br>Il 26 giugno del 1992, la finale tra Germania e Danimarca racconta una storia nella storia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Kim Vilfort<\/strong> oggi \u00e8 un ex calciatore che continua a calpestare i campi da calcio nel suo ruolo di amministratore delle giovanili del Brondby.<br>Ma quell\u2019estate, per quell\u2019Europeo, Vilfort espresse la voglia di esserci ma sua figlia di otto anni, la piccola <strong>Line<\/strong>, lottava con la leucemia e voleva solo starle vicino.<br>Il tecnico M\u00f8ller-Nielsen gli d\u00e0 il via libera, \u00abgiochi e vai a trovarla quando vuoi\u00bb, gli dice.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec fu, partita e poi un traghetto che lo portava dalla Svezia a trovare la sua bambina.<\/p>\n\n\n\n<p>Vilfort era un gregario, uno di quelli che corre, corre e continua a correre, un mediano fatto di corsa, cuore e polmoni.<br>Quella squadra scrisse partita dopo partita una pagina di incredibile storia calcistica che si va a sovrapporre a quelle drammatiche della storia contemporanea, il pallone e la guerra che si incrociano, vita e morte che si sfiorano, si incrociano, si sostituiscono negli stessi momenti: mentre gli jugoslavi muoiono, i danesi vincono, in quell\u2019estate del 1992.<br>La Danimarca lo vince quell\u2019Europeo, il 2-0 ai tedeschi in finale lo segna proprio uno dei pi\u00f9 inattesi tra i 22 in campo: Vilfort segna con un dribbling di destro e un sinistro a incrociare sul primo palo.<\/p>\n\n\n\n<p>La squadra lo sommerge in un abbraccio enorme, un abbraccio che travalica il gesto del gol, va oltre il significato stesso della partita.<br>Line \u00e8 a casa, con sua madre: vede il padre in televisione, lo vede alzare la Coppa, lo vede dedicargliela.<br>Line se ne andr\u00e0 qualche settimana pi\u00f9 tardi, non raggiunger\u00e0 mai i 9 anni di et\u00e0.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"720\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30313\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_6.jpg 720w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_6-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_6-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Anni dopo, tanti anni dopo, nello stesso mondo e in un altro secolo, nell\u2019altro emisfero del pianeta, <strong>Caroline Found<\/strong> detta Line \u00e8 una ragazza di 17 anni, palleggiatrice, anima e trascinatrice della pallavolo locale, la squadra dello Iowa City West dell\u2019omonimo liceo.<br>\u00c8 la compagna di squadra che sa tirar su il morale quando non \u00e8 giornata e in campo non riesce niente, \u00e8 la compagna che spezza la tensione del pre-partita facendo ridere cos\u00ec, dal nulla, ed \u00e8 quella che riesce a diventare amica persino delle avversarie.<br>La squadra ha appena vinto il campionato liceale del 2010, \u00e8 un\u2019estate come tante in quella parte degli Stati Uniti. Cliccando Iowa su Google Maps, vengono mostrate distese di granturco, piatte e infinite che si perdono all\u2019orizzonte. Non a caso, il bellissimo film con <strong>Kevin Costner<\/strong> del 1989, in italiano <em>L\u2019uomo dei sogni<\/em> e nell\u2019originale <em>Field of Dreams<\/em>, \u00e8 ambientato nei campi di granturco: \u00e8 il film della squadra di baseball fantasma che appare e scompare nel granturco.<br>Iowa City rimane pi\u00f9 sul lato orientale, incredibilmente, per essere un paese nel mezzo del nulla americano. Quei luoghi me li immagino come in un altro film, <em>Varsity Blues<\/em> con protagonista il compianto Dawson di <em>Dawson\u2019s Creek<\/em>, <strong>James Van der Beek<\/strong>: sono non luoghi nei quali si creano equilibri attorno a un attrattore potentissimo che non permette di andare via. Quell\u2019attrattore, di solito, \u00e8 lo sport. Una ricerca del 2008 di \u201cForbes Magazine\u201d indicava tuttavia Iowa City al secondo posto tra i \u201cBest Small Places For Business And Careers\u201d, piccole localit\u00e0 metropolitane migliori per opportunit\u00e0 di studio e lavoro,\u00a0negli Stati Uniti. Ma \u00e8 anche il non luogo confinante con un altro non luogo, l&#8217;Oklahoma, che viene ciclicamente devastato dai tornado (vedi il film <em>Twister<\/em>). Insomma, Caroline Found vive e studia in un angolo di mondo che per lei \u00e8 il centro dell\u2019universo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la notte dell\u201911 agosto 2011. Nel film a lei dedicato il fatto di tornare a casa in motorino quella notte \u00e8 giustificato dalla batteria scarica della sua auto usata come generatore per permettere di avere la musica durante una festa, la realt\u00e0 \u00e8 che quella notte Caroline us\u00f2 un motorino per tornare a casa e a casa non ci arriv\u00f2 mai. Ne perse il controllo, niente alcool e niente droga, un semplice, banale incidente.<br>La madre Ellyn era malata di cancro al pancreas, riusc\u00ec a vedere il funerale della figlia prima di spirare anche lei, dodici giorni dopo la figlia.<br>Il padre Ernie continu\u00f2 il suo lavoro di insegnante nella stessa scuola dove Line studiava e giocava a pallavolo. La notizia della sua morte fu un tale shock per la comunit\u00e0 che sband\u00f2, letteralmente. Il dolore fu tale per cui all\u2019inizio dell\u2019anno scolastico e della stagione agonistica sembrava che tutto fosse caduto in un limbo, la sua luce spenta e nulla che potesse farla tornare.<br>\u00c8 cos\u00ec che inizia la stagione di pallavolo del 2011: la squadra vincitrice totalmente senza forze. Il ruolo di Line lo prende la sua migliore amica, <strong>Kelley Fliehler<\/strong>, e, ogni volta, la discesa in campo \u00e8 un misto di ricordo e di difficolt\u00e0 emotiva. L\u2019allenatrice <strong>Kathy Bresnahan<\/strong> nel film \u00e8 interpretata da <strong>Helen Hunt<\/strong>: nella realt\u00e0 \u00e8 la classica donna americana di quei luoghi, bruttina, appesantita dagli anni, anni luce lontana da una Helen Hunt che prova in ogni modo a imbruttirsi, fallendo. Ma \u00e8 anche la persona che non vuole dimenticare: \u00e8 lei che, intervistata, racconta di Line, racconta di quel secondo campionato difficilissimo e che poi va in tutt\u2019altro modo, \u00e8 lei che racconta cosa accade.<br>E accade che la squadra proprio non gira, gli schemi, seppur gli stessi, senza Line non funzionano.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"880\" height=\"880\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_7.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30314\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_7.jpg 880w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_7-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_7-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_7-768x768.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 880px) 100vw, 880px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ma poi succede qualcosa. Il padre di Line inizia ad andare alle partite, a modo suo continua a stare vicino alla squadra, e, con Ernie, anche i tifosi.<br>\u00abLive Like Line\u00bb, \u00abVivi come Line\u00bb, diventa un motto da gridare a squarciagola, da scrivere su tante magliette blu e da cantare, sulle note di \u201cSweet Caroline\u201d di Neil Diamond. E cos\u00ec pap\u00e0 Ernie, che continua a presentarsi in tribuna per seguire le partite, si ritrova presto circondato dall\u2019affetto di una comunit\u00e0 intera. Le partite diventano il momento in cui si dimentica per un attimo il dolore e, al contrario, affogarlo in un mare di entusiasmo.<br>La squadra inizia a ingranare, qualificandosi per le finali dello stato dell\u2019Iowa.<br>E nel momento pi\u00f9 importante della stagione, avviene qualcosa di straordinario, quelle storie che solo lo sport sa regalare.<br>Dopo aver vinto le prime due partite, nella finalissima per il titolo, l\u2019Iowa West si ritrova sotto di due set a zero. Poi, sorprendentemente, macinano gioco e rimontano, trascinando le avversarie al tie break.<br>Quando vincono 18 a 16, gli spalti sono stracolmi di persone con la maglietta blu con la scritta \u00abLive Like Line\u00bb e cantano <em>Sweet Caroline<\/em>. E quando la squadra fa il giro di campo, le ragazze non si passano di mano in mano la targa della vittoria, ma la cornice con Line in campo.<br>Sono passati decenni dalla morte di Caroline Found, eppure andare al palazzetto dello Iowa City West come spettatori significa ancora indossare la maglietta blu e cantare <em>Sweet Caroline<\/em>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"986\" height=\"554\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_8.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30315\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_8.jpg 986w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_8-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_8-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 986px) 100vw, 986px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Sono passati anni da queste due storie, decenni dalla pi\u00f9 antica.<br>Di storie di sport, di storie nelle storie delle partite \u00e8 piena la stessa storia degli sport. Queste due sono solo due puntini che andranno persi, un giorno, nelle pieghe della memoria. Sta a noi fare in modo di ritrovarle da qualche parte, di non dimenticarle.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"638\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_9.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30316\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_9.jpg 960w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_9-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/PDJ_9-768x510.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/figure><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fine della Jugoslavia unita, l\u2019Europeo impossibile della Danimarca nel 1992 e la storia di Caroline \u201cLine\u201d Found: tre vicende lontane tra loro che si intrecciano tra sport, guerra, dolore e memoria.<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":30317,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[703],"tags":[8299,8295,8131,8293,8292,8289,8291,8296,8290,8294,8297,8300,8298,8288,8301],"coauthors":[5953],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.2 - 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