{"id":30939,"date":"2026-07-27T08:00:00","date_gmt":"2026-07-27T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=30939"},"modified":"2026-07-21T14:43:18","modified_gmt":"2026-07-21T12:43:18","slug":"lo-sfondo-il-primo-piano-e-chi-decide-cosa-mettere-a-fuoco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2026\/07\/27\/lo-sfondo-il-primo-piano-e-chi-decide-cosa-mettere-a-fuoco\/","title":{"rendered":"Lo sfondo, il primo piano e chi decide cosa mettere a fuoco"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo confesso subito, prima ancora di cominciare: odio gli anniversari, i compleanni, le ricorrenze. Mi fanno venire il prurito, letteralmente, come una maglia di lana indossata a maggio. Li ho sempre trovati una forma socialmente accettata di ricatto emotivo: per ventiquattr&#8217;ore si \u00e8 obbligati a essere felici, commossi o almeno adeguatamente partecipi. Il compleanno impone di festeggiare il semplice fatto di essere sopravvissuti per altri dodici mesi; l&#8217;anniversario pretende che una relazione, un evento o una tragedia acquistino improvvisamente significato perch\u00e9 il calendario ha completato un altro giro; le ricorrenze civili ci convocano a ricordare tutti insieme, nello stesso modo e con le medesime parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, naturalmente, dimentico le date. Non per snobismo (almeno non soltanto), ma per un&#8217;incapacit\u00e0 quasi professionale di attribuire valore simbolico ai numeri. Posso ricordare perfettamente una frase detta dieci anni fa, il colore o l&#8217;odore di una stanza, l&#8217;espressione di una persona in un momento preciso, ma non il giorno in cui tutto questo \u00e8 accaduto. Ho bisogno delle notifiche del telefono per fare gli auguri e, anche quando la notifica arriva, spesso la guardo come si guarda una bolletta: so che dovrei occuparmene, ma continuo a sperare che la questione si risolva da sola.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle celebrazioni collettive va anche peggio. Mi insospettiscono le date tonde, i centenari, i decennali, le giornate dedicate a qualcosa che, per il resto dell&#8217;anno, possiamo tranquillamente tornare a ignorare. Per un giorno ricordiamo le donne, le vittime, la memoria e i diritti; il giorno successivo riprendiamo le normali attivit\u00e0, generalmente incompatibili con ci\u00f2 che abbiamo appena celebrato. Le ricorrenze hanno questa prodigiosa capacit\u00e0 di trasformare i problemi politici in cerimonie, le ingiustizie in discorsi ufficiali e la memoria in una fotografia ben composta, nella quale qualcuno ha gi\u00e0 deciso chi debba stare al centro e chi possa essere lasciato sullo sfondo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"732\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Fuori-fuoco-3-732x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30941\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Fuori-fuoco-3-732x1024.jpg 732w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Fuori-fuoco-3-215x300.jpg 215w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Fuori-fuoco-3-768x1074.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Fuori-fuoco-3.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 732px) 100vw, 732px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Capirete la mia cautela mista a sospetto quando, nonostante la firma fosse una garanzia di qualit\u00e0, mi sono avvicinata a <em>Fuori fuoco<\/em> di <strong>Chiara Carminati<\/strong>, pubblicato da Bompiani nel 2014, intuendo che il romanzo era anche un&#8217;operazione editoriale legata al centenario della Grande Guerra. Il pregiudizio era legittimo: quante volte un anniversario \u00e8 stato il pretesto per confezionare libri, mostre o francobolli, tutto un armamentario celebrativo che spesso serve pi\u00f9 a rassicurare chi guarda al passato che a farci capire qualcosa del presente?<\/p>\n\n\n\n<p>Temevo un testo ben documentato (lo \u00e8), edificante e rispettoso, con la guerra ordinatamente sistemata tra una data, una battaglia e una lacrima. Uno di quei volumi che consentono agli adulti di dire che anche i ragazzi devono conoscere la Storia, purch\u00e9 la conoscano nella forma gi\u00e0 selezionata e resa innocua dagli adulti stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece, il sospetto si \u00e8 sciolto quasi subito. Carminati non ha scritto un libro sull&#8217;anniversario, ma su chi dalle date che contano \u00e8 sempre stato tenuto fuori. Non ha scritto un testo che celebra la Storia, ma ne contesta l&#8217;inquadratura. Non mette al centro i generali, le battaglie, le strategie militari e la gloria nazionale; sposta lo sguardo verso chi, nelle fotografie ufficiali del conflitto, resta dietro, sfumato, quasi invisibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro c&#8217;\u00e8 Jolanda, detta Jole, tredicenne friulana che attraversa la Prima guerra mondiale senza combattere in trincea e senza per questo esserne meno travolta: famiglie disperse, uomini portati via, donne costrette a tenere insieme ci\u00f2 che resta, un confine che cambia nome pi\u00f9 volte mentre chi lo abita non viene mai consultato. Per il fratello Antonio, arruolato al fronte, la guerra \u00e8 fatta di comandanti, nemici, patria e gloria. Jole capisce invece che lei, sua madre, sua sorella e tutte le donne rimaste a custodire case, campi, bambini e memoria appartengono allo sfondo della fotografia: \u00abNoi eravamo lo sfondo, fuori fuoco, sfumati, quasi invisibili\u00bb. \u00c8 la frase che contiene l&#8217;intero romanzo. Il titolo, infatti, non \u00e8 un vezzo grafico, ma un programma: la Storia con la S maiuscola ha sempre deciso chi mettere a fuoco e chi lasciare sullo sfondo, stabilendo che gli uomini stessero al centro dell&#8217;inquadratura &#8211; comandanti, eroi, vittime da compiangere e celebrare, mentre le donne restavano ai margini dell&#8217;immagine, buone al massimo per fare da cornice al ritorno glorioso del soldato.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;inizio della narrazione la madre di Jole pronuncia una frase che accompagner\u00e0 tutta la vicenda: \u00abLa guerra la fanno gli uomini, ma la perdono le donne\u00bb. Gli uomini partono, combattono, impartiscono ordini e stabiliscono confini. Le donne perdono figli, mariti, case, sicurezza e possibilit\u00e0 di scelta. Eppure Chiara Carminati non le riduce a vittime. Sono proprio loro a custodire ci\u00f2 che il conflitto vorrebbe cancellare: la continuit\u00e0 della vita, la memoria familiare, il sapere del corpo e la capacit\u00e0 di riconoscersi al di l\u00e0 delle appartenenze nazionali imposte dall&#8217;alto.<\/p>\n\n\n\n<p>Jole appartiene a una genealogia femminile spezzata e poi ricomposta: la madre Antonia, la nonna Natalia e Adele, l&#8217;anziana levatrice cieca che a Natalia ha insegnato ad assistere le partorienti. La professione di ostetrica, abbandonata da Natalia per volont\u00e0 del marito, viene affidata idealmente alla nipote che potr\u00e0 studiare e riprendere il cammino interrotto. La trasmissione tra donne non \u00e8 solo familiare: \u00e8 un passaggio di conoscenza e di libert\u00e0. Natalia non lascia a Jole un mestiere, le consegna la possibilit\u00e0 di decidere del proprio futuro, sottraendola al destino gi\u00e0 scritto per lei. Non \u00e8 un caso che il percorso di Jole passi dalla guerra alla nascita, che il mestiere ritrovato a Grado dopo anni di silenzio sia insieme tecnica e simbolo: portare vita in un tempo che produce solo morti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mondo maschile della guerra le mani servono a impugnare fucili, scavare trincee e costruire barricate. Nel mondo delle donne di <em>Fuori fuoco<\/em> le mani riconoscono una gravidanza, accompagnano una nascita, curano e ricompongono. Alle mani che uccidono si oppongono quelle che aiutano a venire al mondo. Non perch\u00e9 le donne abbiano una vocazione naturale alla cura (sarebbe solo un altro modo, non meno rigido, di rinchiuderle in un ruolo), ma perch\u00e9 la nascita \u00e8 soprattutto un gesto politico: mentre la guerra trasforma le persone in corpi sacrificabili, le levatrici riconoscono il valore irriducibile di ogni singolo individuo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sguardo femminile decentrato trova anche una traduzione visiva nelle tredici immagini &#8220;fuori fuoco&#8221; che accompagnano il testo. Non sono vere illustrazioni, ma tavole scure con didascalie che descrivono fotografie assenti. Il lettore non vede l&#8217;immagine: deve costruirla. In queste istantanee immaginarie, l&#8217;elemento sfocato \u00e8 quasi sempre una figura femminile. La donna \u00e8 presente ma non pienamente visibile, come accade nella narrazione tradizionale della guerra e, pi\u00f9 in generale, nella storiografia ufficiale. Carminati, per\u00f2, non si limita a denunciare l&#8217;assenza: affida a chi legge la responsabilit\u00e0 di colmarla. Le parole chiedono di immaginare ci\u00f2 che \u00e8 stato escluso dall&#8217;inquadratura, rendendo la lettura un esercizio di attenzione. C&#8217;\u00e8 un&#8217;unica eccezione che chiude il libro: per la prima volta, a restare fuori fuoco non \u00e8 una donna ma un uomo, proprio mentre torna dal fronte. Non \u00e8 un dettaglio decorativo, \u00e8 un piccolo ribaltamento prospettico che vale pi\u00f9 di una dichiarazione programmatica: per una volta \u00e8 lui a restare sullo sfondo, sfumato, mentre il centro della scena appartiene a chi lo ha atteso.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"740\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Fuori-fuoco-740x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30942\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Fuori-fuoco-740x1024.jpg 740w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Fuori-fuoco-217x300.jpg 217w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Fuori-fuoco-768x1063.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Fuori-fuoco.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 740px) 100vw, 740px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>\u00c8 proprio questa domanda &#8211; chi decide che cosa mettere a fuoco &#8211; che non riesco a lasciare dentro le pagine del romanzo. Mi torna in mente, nitida, se sposto lo sguardo dal 1918 alla cronaca di quest&#8217;anno: il Ddl Valditara sull&#8217;educazione sessuo-affettiva, approvato lo scorso 4 giugno in Senato, con un&#8217;aula dimezzata e nella perfetta sordina di fine anno scolastico. Una legge che vieta di fatto l&#8217;educazione sessuo-affettiva nella scuola dell&#8217;infanzia e primaria e la sottopone, nelle secondarie, al consenso informato scritto dei genitori, con un impianto burocratico studiato apposta per scoraggiarla. Il ministro ha giustificato il provvedimento evocando la fantomatica propaganda gender e la necessit\u00e0 di ridare voce ai genitori.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo, questa legge \u00e8 un&#8217;operazione di messa a fuoco selettiva. Decide chi abbia diritto di parola su corpo, identit\u00e0, relazioni e chi no; mette al centro dell&#8217;inquadratura la famiglia (quella tradizionale ed eterosessuale) e lascia sullo sfondo \u2013 sfocati, quasi invisibili \u2013 i corpi delle bambine, delle ragazze e di chi in quell&#8217;idillio non si riconosce o da quel nucleo, magari, viene persino danneggiato. Perch\u00e9 \u00e8 bene ricordarlo: non tutti i contesti domestici sono un porto sicuro, alcuni veicolano sessismo, omofobia e autoritarismo. Presumere che tutti condividano valori universalmente accettabili, affidando loro un primato educativo pressoch\u00e9 assoluto, \u00e8 un atto di cecit\u00e0 volontaria; la cecit\u00e0 opposta a quella, invece piena di sapienza e di mani esperte, della levatrice Adele.<\/p>\n\n\n\n<p>Viene da domandarsi: che cosa accade quando anche la scuola comincia a chiedere il permesso prima di rivolgere lo sguardo verso ci\u00f2 che la societ\u00e0 preferirebbe lasciare ai margini?<\/p>\n\n\n\n<p>Il ministro ha rassicurato che l&#8217;educazione sessuale in senso biologico continuer\u00e0 comunque a farsi nei programmi di scienze. <em>Fuori fuoco<\/em> mostra esattamente perch\u00e9 questa rassicurazione sia un equivoco o forse una comoda scorciatoia. I corpi delle donne raccontati da Carminati sono biologici, certo, ma sono anche sociali, storici e politici. Sono corpi sottoposti alle decisioni dei mariti, attraversati dalla gravidanza, esposti alla violenza, costretti alla fuga, giudicati dalle autorit\u00e0 e privati dell&#8217;autonomia di scelta. Persino il sapere sul parto pu\u00f2 essere esercitato o proibito a seconda della volont\u00e0 maschile, come dimostra la storia di Natalia. Spiegare la riproduzione senza interrogare i rapporti di potere che attraversano i corpi significa offrire una conoscenza monca: \u00e8 come mettere a fuoco con precisione chirurgica il soggetto al centro della fotografia evitando deliberatamente di guardare cosa succede sullo sfondo.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;educazione sessuo-affettiva non riguarda soltanto il funzionamento degli organi. Riguarda il consenso, il rispetto dei confini personali, la libert\u00e0 di scelta, le emozioni, gli stereotipi e il modo in cui impariamo a costruire relazioni. Escludere questi temi dalla prima parte del percorso scolastico non protegge l&#8217;infanzia: lascia semplicemente che bambine e bambini imparino altrove, senza strumenti critici, chi possa comandare, chi debba prendersi cura degli altri e quale corpo abbia diritto di parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>La letteratura rende plasticamente evidente una contraddizione che muove a un riso amaro. Se il principio del consenso preventivo venisse applicato in modo letterale e indiscriminato a tutti i contenuti che sfiorano sessualit\u00e0, identit\u00e0 e relazioni, la pratica didattica quotidiana diventerebbe un percorso a ostacoli burocratici: bisognerebbe avvisare le famiglie prima di leggere <strong>Saffo<\/strong>, <strong>Boccaccio<\/strong> o <strong>Pasolini<\/strong>. E, verosimilmente, anche prima di consigliare la lettura di questo stesso romanzo che parla di gravidanze, parti, desiderio, innamoramento, autorit\u00e0 maritale, violenza, ruoli di genere e autonomia femminile negata e poi riconquistata.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"791\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Tardi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30943\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Tardi.jpg 600w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Tardi-228x300.jpg 228w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Dovremmo davvero chiedere un&#8217;autorizzazione scritta per discutere tutto questo in classe? La letteratura non pu\u00f2 essere sterilizzata prima di entrare in aula: non offre modelli innocui, gi\u00e0 conformi alle convinzioni di ciascun nucleo familiare. Al contrario, ci mette davanti a esperienze che non ci appartengono, incrina certezze, costringe a guardare il mondo da una posizione diversa dalla propria. La scuola non deve sostituirsi alle famiglie n\u00e9 imporre un&#8217;unica visione morale, ma non pu\u00f2 nemmeno ridursi a confermare ci\u00f2 che ogni alunno ha gi\u00e0 appreso in casa. La sua funzione pubblica sta proprio nell&#8217;aprire uno spazio comune in cui idee, ruoli e tradizioni possano essere conosciuti, discussi, e quando necessario, messi in discussione. Altrimenti il tanto invocato &#8220;primato educativo&#8221; rischia di diventare il monopolio di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 noto, ereditato, mai sottoposto a verifica. E se Natalia avesse accettato come immutabile l&#8217;ordine impostole dal marito, Jole non avrebbe mai potuto riprendere il cammino che le era stato precluso.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine della storia la guerra non produce veri vincitori. Gli uomini dei due schieramenti, spogliati della retorica nazionale, finiscono per assomigliarsi nell&#8217;abbrutimento e nella paura. Sono le donne a ricostruire ci\u00f2 che il conflitto ha disperso. Jole ritrova la propria storia familiare, eredita un sapere, conquista una possibilit\u00e0 professionale, impara a guardare con occhio critico le parole solenni della propaganda. Non entra nella Storia perch\u00e9 qualcuno le concede un posto al centro dell&#8217;immagine: ci entra perch\u00e9 capisce che la fotografia era stata inquadrata male fin dall&#8217;inizio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 quello che rende questo romanzo profondamente politico e stranamente attuale, cent&#8217;anni e una legge dopo. Mentre una parte del discorso pubblico prova a proteggere l&#8217;infanzia sottraendo parole, domande e occasioni di confronto, Chiara Carminati mostra che crescere significa proprio imparare a mettere a fuoco: non eliminare la complessit\u00e0, ma guardarla; non nascondere i corpi, ma riconoscere le storie e i rapporti di potere che li attraversano; non conservare intatti i ruoli ricevuti, ma avere gli strumenti per comprenderli e, se serve, cambiarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Odio gli anniversari perch\u00e9 troppo spesso illuminano per un giorno ci\u00f2 che continueremo a ignorare per tutto il resto dell&#8217;anno: celebriamo le donne, ricordiamo le vittime, pronunciamo parole solenni contro la violenza e poi esitiamo davanti alla possibilit\u00e0 di costruire, nella scuola di tutti i giorni, un&#8217;educazione capace di agire prima che la violenza avvenga. <em>Fuori fuoco<\/em>ci ricorda che ci\u00f2 che viene relegato sullo sfondo non scompare: continua a esistere, a sostenere il peso della Storia e, qualche volta, a custodire le condizioni perch\u00e9 una vita diversa possa ancora nascere. Il compito della scuola non dovrebbe essere chiedere il permesso di guardarlo. Dovrebbe insegnare, finalmente, a metterlo a fuoco. Prurito o non prurito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partendo dall&#8217;insofferenza per la retorica degli anniversari, Mariagrazia Minardi analizza Fuori fuoco di Chiara Carminati: un romanzo sulla Grande Guerra che sposta lo sguardo dalle gesta maschili al ruolo rimasto al margine delle donne e delle levatrici. Un&#8217;inquadratura che diventa metafora e chiave di lettura dell&#8217;attualit\u00e0 politica, a partire dal recente Ddl Valditara sull&#8217;educazione sessuo-affettiva e dal tentativo di escludere la complessit\u00e0 dei corpi e delle relazioni dallo spazio pubblico della scuola.  <\/p>\n","protected":false},"author":61,"featured_media":30944,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7260],"tags":[8539,8538,8543,8540,8542,8541,8545,7208,8546,8544],"coauthors":[7259],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Lo sfondo, il primo piano e chi decide cosa mettere a fuoco - (Quasi)<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Attraverso la lettura di \u00abFuori fuoco\u00bb di Chiara Carminati, Mariagrazia Minardi riflette sul Ddl Valditara e sul ruolo della scuola nel mettere a fuoco i corpi e le relazioni.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2026\/07\/27\/lo-sfondo-il-primo-piano-e-chi-decide-cosa-mettere-a-fuoco\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Lo sfondo, il primo piano e chi decide cosa mettere a fuoco - 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