{"id":31394,"date":"2026-10-14T08:00:00","date_gmt":"2026-10-14T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=31394"},"modified":"2026-10-05T10:05:16","modified_gmt":"2026-10-05T08:05:16","slug":"un-tranquillo-festival-pop-di-paura-di-gianfranco-manfredi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2026\/10\/14\/un-tranquillo-festival-pop-di-paura-di-gianfranco-manfredi\/","title":{"rendered":"Un tranquillo festival pop di paura di Gianfranco Manfredi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Eraclito<\/strong> ci dice che <em>P\u00f3lemos<\/em>, la guerra, \u00e8 il padre di tutte le cose. Perch\u00e9 il conflitto, con il suo potere trasformativo, genera la realt\u00e0 e mantiene in ordine il cosmo. C\u2019\u00e8 stato un momento, non troppo tempo fa, in cui i giovani di tutto il mondo hanno dato mostra della loro impazienza. Il reale non li soddisfaceva: bisognava sognare un futuro diverso. E bisognava conquistarselo, quel futuro sognato, facendo la rivoluzione. Era la met\u00e0 degli anni Sessanta del secolo scorso e quei moti di rivolta si sono trascinati per oltre un decennio. Poi \u00e8 andata come \u00e8 andata e quei giovani sono invecchiati male e hanno alimentato le generazioni peggiori di sempre, quelle che esprimono gli attuali governi in Italia e nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima, per\u00f2, c\u2019\u00e8 stata la rivolta. Un movimento che ha attraversato paesi e citt\u00e0. Basta scorrere rapidamente la voce che Wikipedia dedica a <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Protests_of_1968\">\u201cProtests of 1968\u201d<\/a> per avere un itinerario che pare disegnato da un tour operator sotto LSD: Stati Uniti, Giappone, Brasile, Francia, Italia, Polonia, Svezia, Spagna, Messico, Tunisia, Cecoslovacchia, Pakistan, Sud Africa, Regno Unito, Jamaica, Turchia, Germania dell\u2019Ovest, Jugoslavia\u2026 Le idee di rivoluzione per travolgere un mondo inamovibile, disegnato da vecchi babbioni avvinti come l\u2019edera al potere, hanno in quegli anni una diffusione pandemica. E proprio come accade con i virus, il sistema del denaro e delle merci non solo non se ne accorge, ma cresce e prospera, in un modello economico di disuguaglianze crescenti che avvantaggia pochi e svantaggia tutti gli altri. Soprattutto i giovani.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"761\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Re-Nudo-761x1024.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-31395\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Re-Nudo-761x1024.webp 761w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Re-Nudo-223x300.webp 223w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Re-Nudo-768x1033.webp 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Re-Nudo-1141x1536.webp 1141w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Re-Nudo-1522x2048.webp 1522w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Re-Nudo.webp 1626w\" sizes=\"(max-width: 761px) 100vw, 761px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Dal 1971, la rivista \u201cRe Nudo\u201d organizza un festival di musica, occupazione e rivolta che, da quando nel 1974 si sposta nel Parco Lambro di Milano, si chiama \u201cFestival del proletariato giovanile\u201d. \u00c8 una storia che si interrompe bruscamente il 29 giugno 1976, al termine della sesta edizione.<\/p>\n\n\n\n<p>I quattro giorni dell\u2019ultimo festival \u2013 iniziato sabato 26 giugno 1976 \u2013 sono caratterizzati da disorganizzazione, assenza di servizi, boicottaggio da parte del comune di Milano e una massa spaventosa di giovani. Oltre duecentomila persone scorrazzano, con il loro carico di bellezza, desiderio e miseria umana, per il Parco Lambro: i problemi di ordine pubblico sono inevitabili. \u00c8 uno spettacolo dal prezzo decisamente popolare: 1.000 lire per quattro giorni di festival, in un momento in cui un quotidiano costa 150 lire, un biglietto del tram 100 lire e un litro di benzina 350 lire. Il parco \u00e8 gremito di persone. Sul palco si avvicendano <strong>Ricky Gianco<\/strong>, <strong>Gianfranco Manfredi<\/strong>, <strong>Eugenio Finardi<\/strong>, <strong>Gruppo Operaio &#8216;E Zezi<\/strong>, <strong>Napoli Centrale<\/strong>, <strong>Canzoniere del Lazio<\/strong>, <strong>Tony Esposito<\/strong>, <strong>Alberto Camerini<\/strong>, gli <strong>Area<\/strong> e molti altri.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"691\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Lambro-1-1024x691.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31396\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Lambro-1-1024x691.jpeg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Lambro-1-300x203.jpeg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Lambro-1-768x518.jpeg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Lambro-1-1536x1037.jpeg 1536w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Lambro-1-2048x1383.jpeg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Mercoled\u00ec 30 giugno, dopo la conclusione del festival, il quotidiano \u201cLotta Continua\u201d titola, in una pagina interna, \u201cConcluso il festival del parco Lambro: Dopo gli scontri un primo importante dibattito\u201d. Nell\u2019articolo \u2013 non firmato, come consuetudine per il giornale in quegli anni \u2013 vengono riassunti i saccheggi e le razzie, gli scontri con la polizia, le sortite di gruppi di autonomi dai quali la testata prende le distanze. Non si fa cenno alcuno alla violenza del servizio d\u2019ordine, gestito proprio da Lotta Continua. Poi si arriva alla questione vera: \u00abNoi non siamo certo quelli che si lamentano perch\u00e9 il festival non \u00e8 stato un momento di \u201cpace, amore e felicit\u00e0\u201d [riprendendo il celebre slogan di Woodstock], anzi proprio per evitare che passasse un\u2019ideologia della passivit\u00e0 e della droga, avremmo dovuto cercare di organizzare momenti di dibattito pubblico su alcuni temi specifici \u2013 come la lotta all\u2019eroina, l\u2019occupazione delle case da parte dei giovani, i rapporti personali tra i giovani, tra i compagni, il nuovo modo di far politica, i bisogni culturali delle masse e dei militanti \u2013 momenti di organizzazione e di azione pratica a partire dai bisogni non solo dei duecentomila spettatori e delle decine e decine di migliaia di abitanti delle tendopoli, ma di tutti i proletari giovani [\u2026]. Le fratture interne al movimento sono dunque esplose, con la violenza di sempre il nuovo si \u00e8 fatto avanti.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il nuovo a cui si fa riferimento \u00e8 quel \u201cnuovo soggetto\u201d che a sinistra in molti sognano, quasi sia la magica chimera dal volto umano, fatto di giovani, femminismo e diversit\u00e0. Tutta quella roba \u2013 lontana dal marxismo-leninismo e dall\u2019operaismo e decisamente desiderante \u2013 \u00e8 per il quotidiano \u201cLotta Continua\u201d (e per il movimento che lo esprime) marginalit\u00e0 irrilevante, deviazione piccolo-borghese.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Lambro-3-1024x683.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-31397\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Lambro-3-1024x683.webp 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Lambro-3-300x200.webp 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Lambro-3-768x512.webp 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Lambro-3.webp 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>In quegli ultimi giorni di giugno, durante il festival, fuori e dentro Parco Lambro succede il peggio: pestaggi, risse, saccheggi, razzie\u2026 Il cibo all\u2019interno degli spazi del parco costa troppo, il comune di Milano non concede l&#8217;uso di acqua ed elettricit\u00e0, i rifiuti non vengono ritirati, piove a dirotto e poi, in quella palude, arriva un caldo torrido, i servizi igienici sono praticamente assenti. E, in mezzo a questa festa minata dal disagio, si consumano aberrazioni: lo stand del Fuori! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) viene distrutto e, in diversi momenti, le femministe, che hanno deciso di protestare vendendo baci, vengono picchiate. Il servizio d\u2019ordine di Lotta Continua fa paura quasi quanto i poliziotti con fumogeni e manganelli: mentre si tiene pulito il parco (dall\u2019eroina, ma non dalle lattine e dalle cartacce), non si fanno troppe distinzioni tra gli spacciatori e i loro clienti, malmenati e buttati fuori allo stesso modo. Il giudizio popolare non ha paura delle contraddizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche cos\u00ec, si uccide un\u2019idea di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1979, Eugenio Finardi pubblica <em>Roccando Rollando<\/em>, il suo ultimo disco con la Cramps di <strong>Gianni Sassi<\/strong>. La terza traccia del primo lato del disco \u00e8 <em>Zerbo<\/em> ed \u00e8 dedicata proprio all\u2019esperienza del \u201cFestival del proletariato giovanile\u201d. Nel brano si racconta la rapida trasformazione avvenuta all\u2019interno del movimento a partire dal 1974, quando il festival si \u00e8 insediato al parco Lambro: \u00abFra poco il vecchio mondo lo spazzeremo via, \/ Si occupavano le case, dalla radio si parlava \/ Si faceva qualsiasi cosa con un&#8217;energia nuova\u00bb. Bastano due anni perch\u00e9 il mito crolli. Finardi dice \u00abPerso nei calci a un pollo surgelato\u00bb, facendo riferimento al pi\u00f9 ridicolo tra gli eventi di saccheggio violento di quelle giornate del 1976: un assalto a un camion Motta, razziato di 5000 polli surgelati, lasciati poi a marcire nei fossati perch\u00e9 immangiabili. La fine dell\u2019energia \u00e8 sotto gli occhi di tutti: \u00abTra fiumi di cazzate nella foga del momento \/ Ci si prende a sprangate anche dentro al movimento\u00bb. E la resa diventa insopportabile con l\u2019accenno ad <strong>Andrea Valcarenghi<\/strong>, direttore di \u201cRe Nudo\u201d, che dopo la disfatta del festival si trasforma, cambia vita, cambia addirittura nome: \u00abAndrea \u00e8 stato in India e ha cambiato nome \/ Si chiama Majid e si veste di arancione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Zerbo\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/F3ODIkM0TzM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma la canzone che, meglio di tutte, racconta quel momento \u00e8 di Gianfranco Manfredi, cantautore, scrittore e sceneggiatore, che, nella sua vita, ha spesso avuto a che fare con l\u2019incubo e con i suoi indagatori. Si chiama <em>Un tranquillo festival pop di paura<\/em> ed \u00e8 uscita nel 1977, in un disco che si chiama, con estrema precisione, <em>Zombie di tutto il mondo unitevi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nanni Balestrini<\/strong> e <strong>Primo Moroni<\/strong> dedicano a quel brano un capitolo fondamentale de <em>L&#8217;orda d&#8217;oro \u2013 1968-1977: La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale<\/em>, il loro libro sui movimenti di quel decennio. Ho scoperto cos\u00ec quella canzone e quel cantante. Poi \u00e8 arrivato anche il romanziere di <em>Magia rossa<\/em> e <em>Cromatica <\/em>e lo sceneggiatore di <em>Gordon Link<\/em> e <em>Magico Vento<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Al \u201cFestival del proletariato giovanile\u201d del 1976, Manfredi c\u2019\u00e8 stato. Su quel palco ha cantato le canzoni del suo ultimo album, <em>Ma non \u00e8 una malattia<\/em>. Oltre alla canzone che d\u00e0 il titolo all\u2019album, ha eseguito <em>Ma chi ha detto che non c&#8217;\u00e8?<\/em>. \u00c8 un brano che mescola pubblico e privato come non era mai successo, che parla di corpi che possono amare e possono fare la rivoluzione: \u00abSta nel fondo dei tuoi occhi \/ sulla punta delle labbra \/ sta nel mitra lucidato \/ nella fine dello Stato\u00bb. Per gente come <strong>Silvia Albertazzi<\/strong> e <strong>Lucia Annunziata<\/strong>, quella canzone rappresenta il manifesto generazionale di chi ha partecipato al Movimento del \u201977.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Ma Chi Ha Detto Che Non C&#039;E&#039;\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/khE1r2fZE6o?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Ad appena un anno dall\u2019incisione di quella canzone che indaga i desideri di una generazione, dopo aver attraversato parco Lambro sulle macerie dei sogni infranti di quei giovani che si sognavano rivoluzionari, Manfredi si ritrova costretto a indagare gli incubi dei suoi coetanei.<\/p>\n\n\n\n<p>E lo fa raccontando con precisione i quattro giorni del festival: la pessima qualit\u00e0 del cibo venduto a un prezzo inaccettabile dall\u2019organizzazione, l\u2019assenza di acqua ed elettricit\u00e0 nel parco, le scelte di boicottaggio della giunta di sinistra del comune di Milano, il disagio della solitudine vissuta in mezzo a una folla enorme, i fischi a chi si esibisce, la furbizia dei cori napoletani, la falsit\u00e0 delle posizioni \u2013 e delle pose \u2013 del proletariato giovanile, le razzie e l\u2019espropriazione come sintomi di un Capitalismo ossessivo che mercifica tutto, i fumogeni e gli assalti della polizia, l\u2019apparizione di massaggiatori e maestri di yoga, la caccia all\u2019eroina, agli spacciatori e pure agli spacciati\u2026<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Un Tranquillo Festival Pop Di Paura\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/r_Vf-v9HU44?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>E alla fine, si capisce che nei versi iniziali c\u2019\u00e8 la pi\u00f9 determinata dichiarazione di resa generazionale che sia mai stata messa in musica. Solo un anno prima, Gianfranco Manfredi cercava il senso della rivoluzione sulle labbra e sulla pelle, adesso, di fronte a quel parco \u00abormai nascosto\u00bb, perch\u00e9 \u00ab\u00e8 tutto una lattina\u00bb, ci si ritrova a fare il punto e a capire che \u00abniente \u00e8 come prima\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il momento di scrivere la parola fine ai sogni e di abbracciare, un\u2019altra volta e con determinazione, un presente che non ci piace, per entrare in un futuro senza speranze: \u00abIl parco ha tante entrate \/ chiss\u00e0 chi pagher\u00e0 \/ ma il parco non ha uscite \/ il prezzo non si sa\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partendo dal tragico epilogo del Festival del proletariato giovanile al Parco Lambro nel giugno del 1976, Paolo ripercorre la fine dei sogni collettivi e della spinta rivoluzionaria dei giovani attraverso le pagine di Nanni Balestrini, Primo Moroni e, soprattutto, l&#8217;analisi del brano Un tranquillo festival pop di paura di Gianfranco Manfredi, pubblicato nel 1977 nell&#8217;album Zombie di tutto il mondo unitevi.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":31398,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[560,8616],"tags":[8740,7905,1666,8742,2223,8738,8739,8741],"coauthors":[5922],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.2 - 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