{"id":3179,"date":"2020-10-12T16:00:00","date_gmt":"2020-10-12T14:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=3179"},"modified":"2020-10-10T14:56:45","modified_gmt":"2020-10-10T12:56:45","slug":"io-sono-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2020\/10\/12\/io-sono-altri\/","title":{"rendered":"Io sono altri"},"content":{"rendered":"\n<p>Il mostro arboreo fuori dalla mia finestra ha resistito a tutte le tempeste di vento, finora. \u00c8 un pino che \u00e8 cresciuto con poco sole, all&#8217;ombra di un acero e un abete vecchissimi che sono stati sradicati dal vento due anni fa. Adesso gli arriva pi\u00f9 luce ed \u00e8 cresciuto ma \u00e8 rimasto cos\u00ec esposto, con quel tronco che sembra un po&#8217; uno stecchino. In alto i rami si piegano e formano una faccia. Non puoi vederla di giorno; solo di notte, diventa quella di un mostriciattolo allegro, con gli occhi di cielo buio. Mi sembra sempre che stia ridendo, piccolo demonio. Se dovesse schiantarsi durante un&#8217;altra tempesta mi sentirei un po&#8217; come se avessi perso un amico, o una parte di me. Una parte allegra e infernale, un po&#8217; come i diavoli\u00a0 ne <em>Il maestro e Margherita<\/em>. Dormo al sicuro nel mio letto mentre lui sta fuori e oscilla piano e sogghigna.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;intelligenza delle piante, semisdoganata solo nel 2006 da un gruppo di plant scientist (Eric Brenner, Stefano Mancuso, Franti\u0161ek Balu\u0161ka e altri) con la pubblicazione dell&#8217;articolo \u201cPlant neurobiology: an integrated view of plant signaling\u201d sulla rivista \u201cTrends in Plant Science\u201d<em>, <\/em>ha scatenato la bagarre nell&#8217;ambiente della Plant Science. Gli autori sostengono un\u2019idea rivoluzionaria: le piante sono in grado di interagire in maniera sofisticata con l\u2019ambiente in cui vivono, al punto che si possono definire dotate di intelligenza. Non solo, alcune strutture presenti nelle piante potrebbero essere alla base di integrazione ed elaborazione delle informazioni ambientali \u2013 e della produzione dei corrispondenti \u201ccomportamenti\u201d \u2013 allo stesso modo dei neuroni del cervello negli animali.<br>Gi\u00e0 pochi giorni dopo, trentasei scienziati da tutto il mondo firmano una lettera indirizzata alla rivista in cui esprimono \u201cpreoccupazione\u201d: questa nuova disciplina non porter\u00e0 nulla di utile agli studi di fisiologia vegetale! Non esiste, nelle piante, nulla di simile a neuroni e cervelli!<br>Stanno ancora discutendo. Ma mi piace quel che dice Paco Calvo, della Universidad de Murcia: \u00abL\u2019intelligenza non ha a che fare con l\u2019avere un cervello e dei neuroni [ma] con il comportamento stesso\u00bb. E condivido l&#8217;accusa di antropocentrismo che lancia Stefano Mancuso. Siccome gli animali fanno problem solving con il movimento, l&#8217;idea di un diverso stile, basato su un&#8217;immobilit\u00e0 \u2013 peraltro relativa, perch\u00e9 il time lapse ci mostra chiaramente che le piante si muovono, solo su una scala temporale diversa \u2013 \u00e8 controintuitivo. Manda in crisi.<br>Bisognerebbe anche ridiscutere tutto il pensiero vegano.<br>Comunque, mentre i plant scientist litigano, vorrei tanto che le neuroscienze entrassero nel dibattito.<br>Magari il mio diavolo verde se la ride veramente. Ah ah, voi giganti siete andati gi\u00f9 come birilli, io sono ancora qui, un po&#8217;spelacchiato, ma attraverso i buchi dei miei occhi certe notti si vedono brillare le stelle.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"678\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/TIH-1-678x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3181\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/TIH-1-678x1024.jpg 678w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/TIH-1-199x300.jpg 199w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/TIH-1-768x1161.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/TIH-1-1016x1536.jpg 1016w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/TIH-1-1355x2048.jpg 1355w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/TIH-1.jpg 1399w\" sizes=\"(max-width: 678px) 100vw, 678px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Durante il lockdown ho letto un libro meraviglioso, <em>This Is How You Lose the Time War<\/em> di Amal el-Mohtar e Max Gladstone. \u00c8 un romanzo epistolare di fantascienza nel quale si immagina uno scontro protratto tra due strutture di un futuro lontanissimo: The Agency, che rappresenta un&#8217;umanit\u00e0 che ha trasceso la carne fino ad essere quasi interamente meccanica e astratta, pura intelligenza in gusci bionici, e The Garden, in cui gli esseri umani si sono evoluti in creature affini a una specie vegetale, assimilandone strategie e comportamenti. Le due agenti di punta delle organizzazioni,\u00a0 Red e Blue, si lasciano i messaggi sui campi di battaglia dove cercano di alterare o viceversa mantenere il corso della storia nei vari flussi temporali in modo tale da assicurare il futuro in cui vivono, due futuri paralleli e contrapposti. Red e Blue, che vengono definite due \u201cshe\u201d anche se poco hanno ormai di umano per come ci consideriamo noi umani ora, attraverso questo infinito scambio di messaggi finiscono per innamorarsi, e quando una delle due dovr\u00e0 distruggere l&#8217;altra trover\u00e0, come fanno gli innamorati, cos\u00ec affini agli psicotici, un modo impensabile per salvarla. I nostri corpi per ora non si sono modificati di molto, abbiamo meno capelli, stiamo perdendo i denti del giudizio e anche i mignoli dei piedi fra un po&#8217; scompariranno. Per\u00f2, non so perch\u00e9, io d&#8217;istinto mi sono identificata con l&#8217;agente del Garden, Blue, e ho pensato che non mi dispiacerebbe trasformarmi in un albero.<\/p>\n\n\n\n<p>In un vecchissimo racconto di fantascienza si raccontava di una specie senziente di alberi, alti migliaia di metri: uno di loro, distrutto da un temporale immane, riesce a trasferire la propria coscienza e le proprie facolt\u00e0 a un uomo ferito, fondendosi con lui. L&#8217;uomo che diventa il compagno di viaggio di questa intelligenza aliena sa che a un certo punto, fra qualche secolo, potr\u00e0 fermarsi in un luogo e mettere radici, e trasformarsi in un altro gigante vegetale, un albero immobile, immenso, pronto ad assecondare il vento, a volgere le foglie verso la luce, e vivere centinaia, forse migliaia di anni, pensando, respirando, assolto da tutto ci\u00f2 che di noi \u00e8 mobile, rumoroso, angoscioso. Sar\u00e0 transumano. Sono molto affascinata dal transumano.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"517\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/RM-1-517x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3183\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/RM-1-517x1024.jpg 517w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/RM-1-151x300.jpg 151w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/RM-1-768x1522.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/RM-1-775x1536.jpg 775w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/RM-1.jpg 856w\" sizes=\"(max-width: 517px) 100vw, 517px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel primo racconto capolavoro di Richard Matheson, <em>Born of man and woman<\/em>, pubblicato nel 1950 sul \u201cMagazine of Fantasy and Science Fiction\u201d e tradotto in Italia come <em>Nato d\u2019uomo e di donna<\/em>, un bambino, che viene tenuto incatenato nella cantina dai genitori, ci racconta la sua vita. Leggi il racconto provando pena per questo bambino che non pu\u00f2 mostrarsi, non pu\u00f2 lasciarsi vedere dagli altri, viene continuamente sgridato e allontanato quando quello che vuole \u00e8 solo essere amato e vivere, ma qualcosa non torna. Per\u00f2 nel finale il bimbo dice \u00abE ho una brutta rabbia contro mamma e pap\u00e0. Gliela far\u00f2 vedere. Far\u00f2 quello che ho fatto gi\u00e0 una volta. Striller\u00f2 e rider\u00f2 forte. Correr\u00f2 sui muri. E alla fine mi metter\u00f2 a testa in gi\u00f9 con tutte le gambe e rider\u00f2 e schizzer\u00f2 di verde per tutta la cantina fino a che non saranno dispiaciuti che non mi hanno trattato bene. Se cercano di picchiarmi di nuovo gli far\u00f2 male. Lo prometto.\u00bb Allora, capisci che \u00e8 probabilmente una specie di bambino ragno e come in uno starnuto cerebrale fortissimo smetti di considerarlo umano e ti trovi con il tuo corpo astrale di lettore che vaga, perch\u00e9 \u00e8 stato espulso dal protagonista del racconto e deve tornare dentro di te, e all&#8217;umano, frastornato. Perch\u00e9 quella cosa che si arrampica sui muri e sul soffitto e sputa roba verde non \u00e8 umana; \u00e8 altro, eppure tu, per un po&#8217;, hai abitato i suoi pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 l&#8217;altro non \u00e8 solo un altro, \u00e8 un mondo completo. C&#8217;\u00e8 un format ricorrente di discussione con alcune mie amiche. Il dialogo si svolge pi\u00f9 o meno cos\u00ec:<br>Amica: \u00abCazzo! Per\u00f2 non \u00e8 giusto che X viva in una casa antica con incluse rovine romane e io vivo in un bilocale di merda!\u00bb<br>Io: \u00abOk, ma sei pronta a prenderti tutto il pacchetto? Non solo la casa romana ma anche, per esempio, il marito palloso, la vita oppressa dai rituali della famiglia di lui ricca e arrogante, la totale mancanza di progetti e interessi? Te lo beccheresti tutto?\u00bb<br>Amica: \u00abAh\u2026 beh, no\u2026\u00bb<br>Ecco.<br>\u00c8 difficile voler veramente essere lui, o lei. Vorremmo restare noi stessi e prenderci il pezzetto che ci interessa, ma non funziona mai cos\u00ec.<br>L&#8217;invidia \u00e8 un sentimento che mi mette talmente a disagio! Non quella piccola, parlo di quella colossale alimentata dalla frustrazione, \u00e8 cos\u00ec disturbante che nel mio albergo interiore ho dovuto darle un nome e una forma in modo che potesse parlare, ogni tanto, altrimenti io la negherei sempre, quella cosa scura e viscida che ti resta incollata addosso. Invece, in forma di piccola pixie verde e furibonda, ha diritto di parola. Esattamente come tutte le altre parti di me. Quindi s\u00ec, a volte sono invidiosa, a volte non mi riconosco, eppure quello che sento continua a essere me. O, almeno, una parte di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Capita di sentirsi alieni a se stessi. Per esempio adesso, durante un attacco di depressione, mi resta comunque un pezzetto che si rende conto dell&#8217;assurdit\u00e0 del tutto, ma \u00e8 una piccola creatura aggrappata a uno scoglio in mezzo a un mare in tempesta, se ne sta l\u00ec e aspetta che la piena scenda, se ne sta l\u00ec con i suoi pensieri lucidi, il suo senso del tempo e, dopo tanti anni, l&#8217;incrollabile fiducia nel fatto che la tempesta si calmer\u00e0, l&#8217;acqua schiumosa si ritirer\u00e0 e potr\u00e0 di nuovo camminare sulla terra. Ma in quel momento il comando dell&#8217;io lo ha preso una parte enorme, oscura, tumultuosa, un lento terremoto che frantuma la visione del mondo e dei suoi abitanti: io sono un&#8217;altra? Sono sempre io? Qual \u00e8 l&#8217;alterit\u00e0 vera? Come \u00e8 possibile essere cos\u00ec divisi da non poter governare le proprie azioni, i propri pensieri eppure rendersene conto da un osservatorio di sanit\u00e0 mentale cos\u00ec piccolo che ci si pu\u00f2 stare al massimo accucciati? Ho imparato l&#8217;attesa. Ho inventato un mantra: Aspetta \u00c8 Una Parola Bianca.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/NTS.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3184\" width=\"272\" height=\"407\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L&#8217;io cos\u00ec come lo conosciamo \u00e8 solo uno stato. Basta una piccola alterazione del cervello e il mondo cambia. <em>Into the silent land, <\/em>in italiano <em>Nelle terre del silenzio: viaggio nella zona buia della mente umana <\/em>di Paul Broks \u00e8 un libro strano. L&#8217;autore, tra le altre cose, si pone una serie di domande sulla natura dell&#8217;Io. Per far questo inventa degli esperimenti mentali filosofici, tra i quali questo, che mi pare preso di peso da un libro precedente di Daniel Dennett e Douglas Hofstadter, <em>L\u2019Io della mente<\/em>. Facciamo che il teletrasporto esiste, ed \u00e8 congegnato in modo da distruggere la me stessa originale per ricrearmi identica altrove. Cosa succederebbe se per un errore di funzionamento io, la vecchia me, continuasse ad esistere mentre altrove la mia copia si ritrovasse a essere un doppio? Saremmo due persone diverse o la stessa? Non \u00e8 una domanda da poco, perch\u00e9 se fossimo la stessa persona la vecchia me andrebbe eliminata. L&#8217;autore fa notare che bastano pochi secondi di esperienza non pi\u00f9 condivisa da parte delle due copie per renderci due creature diverse. La mia nuova me non sarebbe pi\u00f9 me, ma una persona diversa, che respira un&#8217;aria diversa, parla con altre persone e sviluppa impercettibilmente nuovi pattern mentali. Quindi Broks \u00e8 per la conservazione di entrambe le Arabelle. A me sembra che in realt\u00e0 se qualcuno mi distruggesse per creare una copia, la nuova me sarebbe comunque qualcun altro, anche solo per il fatto di essere composta da atomi diversi. Eppure ogni cinque anni, sette al massimo, tutti gli atomi che ci compongono vengono sostituiti da altri. Ma noi restiamo noi. O cos\u00ec crediamo. \u00c8 l&#8217;organizzazione che resta, ma siamo un po&#8217; alle prese con il paradosso della nave di Teseo. Leggendo il libro ho scoperto anche che la neuroscienza non riesce assolutamente a localizzare la sede di un Io: ci sono strutture su strutture che si integrano, si sovrappongono, si alternano. \u00c8 evidente che tutte queste strutture sono governate da qualcosa di unitario, ma non si riesce a capire cos&#8217;\u00e8, dov&#8217;\u00e8. Broks dice che questa entit\u00e0 sfuggente e, in questo momento, inspiegabile, viene da qualcuno chiamato <em>il narratore. <\/em>Euforia!<em> c<\/em>erto che il mondo \u00e8 narrazione, e quando a scuola ho studiato Hume e il suo fascio di sensazioni ho pensato: \u00abCerto, David, siamo un fascio di sensazioni unite da qualcosa di magico che ci fa dire: questa sono io, questa ero io e quella sar\u00f2 io domani, perch\u00e9 il tessuto dell&#8217;universo non pu\u00f2 che essere composto da narrazioni\u00bb. L&#8217;universo della coscienza, almeno; per quanto riguarda gli atomi non so, ma la fisica quantistica ci racconta che le loro particelle fanno cose parecchio strane.<br>L&#8217;entanglement, per esempio: due particelle generate insieme che continuano a rispecchiarsi anche se allontanate, e consentono di manipolare la prima modificando la seconda. Questa cosa mi fa pensare al doppelg\u00e4nger che abita tantissime storie, da <em>La met\u00e0 oscura<\/em> di Stephen King a visioni pi\u00f9 sfuggenti come quella di un mio amico che ha visto se stesso passare a bordo di un furgone, e mi ha raccontato questa allucinazione brevissima con un disagio che mi si trasmetteva come un formicolio.<br>Il doppelg\u00e4nger \u00e8, letteralmente, quello che passa due volte.<\/p>\n\n\n\n<p>E subito penso al doppio pi\u00f9 facile, quello di ogni giorno: il nostro riflesso nello specchio.<br>Lo specchio pi\u00f9 famoso \u00e8 certo quello della Regina di Biancaneve.<br>Quando si guarda nello specchio e gli chiede \u00abChi \u00e8 la pi\u00f9 bella del reame?\u00bb cosa vede? Non certo il proprio riflesso, ma lo specchio stesso, che pure \u00e8 cos\u00ec intimamente parte di lei che quando le risponde che non \u00e8 pi\u00f9 lei la pi\u00f9 bella ma Biancaneve la distrugge completamente, rendendola vecchia pazza e assassina, facendole sacrificare il proprio corpo perfetto con un incantesimo per poter distruggere l&#8217;avversaria, la nuova abitante dello specchio, quella che \u00e8 ora la pi\u00f9 bella. Non importa che lo specchio ce l&#8217;abbia in mano lei, \u00e8 sparita dalla sua superficie lucida, \u00e8 come se fosse gi\u00e0 morta. L&#8217;entanglement di Biancaneve e della Regina \u00e8 lo specchio: una diventa la pi\u00f9 bella, e l&#8217;altra un mostro orribile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo \u00e8 relazione. Per questo esiste il tempo. \u00c8 inconoscibile perch\u00e9 ogni volta che lo raccontiamo lo smontiamo e rimontiamo, e cambiamo i nostri ricordi semplicemente parlandone. Il Narratore sa il fatto suo. Uno degli Altri per eccellenza, il replicante, in&nbsp; fondo in cosa \u00e8 diverso da noi? Roy Batty ha un corpo assemblato in un laboratorio, ma in fondo anche la pancia della nostra mamma \u00e8 un laboratorio. Ha una vita breve e ricordi innestati, ma anche i nostri ricordi non sono piccole pietre immutabili. Sono forme organiche che cambiano.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"392\" height=\"842\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/SD-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3186\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/SD-1.png 392w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/SD-1-140x300.png 140w\" sizes=\"(max-width: 392px) 100vw, 392px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ho sempre amato un racconto che ho letto in una raccolta di premi Hugo, <em>Time Considered as a Helix of Semi-Precious Stones<\/em>. L&#8217;ha scritto Samuel R. Delany nel 1968, e ha un titolo talmente meraviglioso \u2013 <em>Il tempo considerato come una spirale di pietre semipreziose<\/em> \u2013 che non servirebbe neppure la storia, bellissima e super triste. Nella galassia esiste un underground di tossici, criminali, emarginati che si riconosce attraverso una password che cambia nel tempo e viene comunicata verbalmente, da persona a persona, ed \u00e8 sempre il nome di una pietra semipreziosa. Tra quelli che conoscono sempre la parola ci sono i Cantori, esseri umani che cantando il mondo, lo decodificano e aiutano a mantenere la pace sociale. Sono delle rockstar, ma portano un fardello pesantissimo. Non a caso \u00e8 anche la storia di una relazione sadomasochistica tra il protagonista, un trafficante di uranio, quando lo incontriamo, e il Cantore Hawk, un ragazzino che sotto la giacca di pelle \u00e8 pieno di cicatrici.<br>Quel titolo, che mi ha folgorato, me lo porto dentro da anni. Come tenere il conto di tutte le persone che siamo state dal giorno in cui siamo nate a oggi? Forse usando un codice fatto di nomi di gemme, ambra, giada, corniola, ametista, rodocrosite, che ci aiuterebbe a capire: quel che eravamo non \u00e8 quel che siamo, eppure c&#8217;\u00e8 una continuit\u00e0, una spirale che si allarga ed \u00e8 la nostra vita.<\/p>\n\n\n\n<p>In uno degli episodi pi\u00f9 terribili di <em>Black Mirror<\/em>, la serie tv ideata da Charlie Brooker, una parte della nostra personalit\u00e0 pu\u00f2 essere digitalizzata e inserita in un apparato che la rende una intelligenza artificiale al nostro servizio, una specie di segretario\/calendario: per fare questo l&#8217;identit\u00e0 digitale, il nostro doppio, viene torturata e ridotta all&#8217;obbedienza. Perci\u00f2 nell&#8217;episodio ci sono persone che allegre e serene usano una versione abusata, traumatizzata, e schiava di s\u00e9 per ricordarsi di andare in palestra. La metafora ovviamente ci racconta anche di come ci assoggettiamo a ritmi che non ci appartengono per conformarci a un modello di vita che ci viene offerto come eccitante: fare tremila cose al giorno, calcolare il tempo in ore punto minuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece se fossi un albero, magari Ent come quelli descritti da Tolkien, il mio tempo scorrerebbe in modo diverso da quello degli umani, cio\u00e8 da quello che sono ora: sarebbe lentissimo, i dialoghi sarebbero fatti di scricchiolii e fruscii e una parola potrebbe durare ore.<br>Ma sarei radicata alla terra e protesa verso la luce, la fotosintesi mi renderebbe un filo tra cielo e terra e forse non avrei bisogno di parlare molto. Mi basterebbe esistere.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo strano anello dsi compone di:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Eric D. Brenner, Rainer Stahlberg, Stefano Mancuso, Jorge Vivanco, Franti\u0161ek Balu\u0161ka, Elizabeth Van Volkenburgh, \u201cPlant neurobiology: an integrated view of plant signaling\u201d, in \u201cTrends in Plant Science\u201d, Volume 11, Issue 8, agosto 2006, pagine 413-419.<\/li><li>Amal El-Mohtar, Max Gladstone, <em>This Is How You Lose the Time War<\/em>, Simon &amp; Schuster, 2019.<\/li><li>Richard Matheson, <em>Nato d\u2019uomo e di donna<\/em>, 1950, l\u2019edizione italiana pi\u00f9 recente \u00e8 in Richard Matheson, <em>Duel e altri racconti<\/em>, Fanucci, 2005.<\/li><li>Paul Broks, <em>Nelle terre del silenzio : viaggio nella zona buia della mente umana<\/em>, Longanesi, 2011.<\/li><li>Stephen King, <em>La met\u00e0 oscura<\/em>, Sperling &amp; Kupfer, 2014.<\/li><li>Jacob e Wilhelm Grimm<em>, Biancaneve<\/em>, dovendoti consigliare un\u2019edizione scelgo <em>Tutte le fiabe: prima edizione integrale<\/em>, pubblicata nel 2015 da Donzelli, con illustrazioni di Fabian Negrin.<\/li><li>Samuel Delany, <em>Il tempo considerato come una spirale di pietre semipreziose<\/em>, l\u2019edizione pi\u00f9 recente \u00e8 del 1995, in \u201cClassici Urania\u201d 216 dedicato a <em>I premi Hugo 1969-1971<\/em> (un anno prima lo stesso volume era stato pubblicato negli \u201cOscar Mondadori\u201d).<\/li><li><em>Black Mirror:<\/em> <em>White Christmas<\/em>, 2014, scritto da Charlie Brooker e diretto da Carl Tibbetts.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Per forgiarlo ho bevuto tanta acqua e mi sono esposta alla luce naturale e al vento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mostro arboreo fuori dalla mia finestra ha resistito a tutte le tempeste di vento, finora. \u00c8 un pino che&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":13,"featured_media":3212,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[],"coauthors":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.2 - 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