{"id":3372,"date":"2020-10-23T16:00:00","date_gmt":"2020-10-23T14:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=3372"},"modified":"2021-11-18T14:52:00","modified_gmt":"2021-11-18T13:52:00","slug":"jason-tra-ligne-claire-esistenziale-e-passione-per-il-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2020\/10\/23\/jason-tra-ligne-claire-esistenziale-e-passione-per-il-cinema\/","title":{"rendered":"Jason: Tra ligne claire esistenziale e passione per il cinema"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Articolo originariamente <a href=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/jason-ligne-claire-esistenzialista-passione-cinema\/\">apparso su \u201cLo Spazio Bianco\u201d<\/a> in data 18 aprile 2013.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo creato da <strong>Jason<\/strong>, nome d&#8217;arte del norvegese John Arne S\u00e6ter\u00f8y , \u00e8 regolato da alcuni elementi ricorrenti che l&#8217;autore utilizza e modifica ormai da vent&#8217;anni: l&#8217;uso di animali antropomorfi che non mostrano in nessuna occasione la bench\u00e9 minima espressione, uno stile grafico pulito ed essenziale che si rif\u00e0 alla <em>ligne claire <\/em>di <strong>Herg\u00e9<\/strong>, un amore viscerale per il cinema e un&#8217;attenzione molto forte per i rapporti (il pi\u00f9 delle volte sfortunati) tra uomo e donna.<br>Autore dalla produzione ampia e variegata, Jason ha viaggiato molto, ha vissuto in diversi paesi e sono ormai diversi anni che si \u00e8 stabilito in pianta stabile in Francia. \u00c8 stato pubblicato da molti editori al di fuori della Norvegia, ma \u00e8 nella statunitense Fantagraphics Books che lo propone dal 2001, che ha trovato una seconda patria editoriale: questa casa editrice ha sistematicamente pubblicato ogni sua opera, lunga o corta che fosse, ancor pi\u00f9 che in Francia, dove la sua produzione \u00e8 suddivisa tra tre editori (Atrabile, Carabas e Gl\u00e9nat).<br>Jason ha scelto di raccontare in tutte le sue storie l&#8217;incomunicabilit\u00e0 dei propri personaggi e la loro incapacit\u00e0 di esprimere i sentimenti; a questo riguardo, \u00e8 interessante leggere l&#8217;antologia <em>Pocket Full of Rain<\/em> (Fantagraphics Books, 2008)<a href=\"#_edn1\">[i]<\/a> che presenta una selezione di storie del periodo 1992-1999, in cui si pu\u00f2 notare come determinati elementi fossero presenti, in forma acerba, fin dagli inizi. Sebbene la scelta dell&#8217;uso degli animali antropomorfi sia successiva (dopo l&#8217;inserimento di qualche animale parlante, i primi gatti e cani appaino attorno al 1997), il surrealismo di certe situazioni, l&#8217;uso degli elementi di genere e l&#8217;incapacit\u00e0 di mantenere una relazione sentimentale sono gi\u00e0 presenti in questi racconti. Lo stile realistico usato inizialmente \u00e8 senza dubbio ancora immaturo, anche se si evolve graficamente in poco tempo, ma ci si rende immediatamente conto di essere di fronte a un autore dalla personalit\u00e0 forte.<br>Dopo le prime produzioni, \u00e8 possibile individuare tre filoni nella produzione generale di Jason.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Jason2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3373\" width=\"383\" height=\"546\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il realismo sperimentale: <em>Ehi, aspetta&#8230;<\/em> e <em>Sshhhh!<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p><em>Ehi, aspetta&#8230;<\/em> (Black Velvet Editrice, 2003) e <em>Sshhhh! <\/em>(Black Velvet Editrice, 2004) formano una sorta di dittico, poich\u00e9 l&#8217;approccio adottato da Jason non \u00e8 come quello che avrebbe sviluppato successivamente. Pur essendo due volumi diversi (il primo una storia completa, il secondo un&#8217;antologia di racconti), quello che li accomuna \u00e8 una narrazione \u201crealistica\u201d e un uso metaforico degli oggetti di tutti i giorni, e non mediata da un&#8217;elaborazione del \u201cgenere\u201d o da un citazionismo (soprattutto cinematografico).<br><em>Ehi, aspetta&#8230;<\/em> non \u00e8 collegabile a nulla, se non a certe atmosfere rarefatte e surreali che riecheggiano nelle pellicole di <strong>Aki Kaurism\u00e4ki<\/strong>, <strong>Jim Jarmush <\/strong>e <strong>John Cassavetes<\/strong>, oppure <strong>David Lynch<\/strong>, nei momenti allucinatori che contraddistinguono la parte finale. \u00c8 un ritratto gelido e spietato quello di Jon, il protagonista, sia nella prima parte che descrive la sua infanzia, costellata di momenti di gioia e di noia comuni a tutti i bambini, nonch\u00e9 dei loro primi segreti, che nella seconda parte, quando descrive la vita da adulto, segnata dal ricordo di avere forse involontariamente provocato la morte dell&#8217;amico Bjorn, in cui in maniera analoga \u00e8 presente una monotonia nel tram tram dell&#8217;esistenza dell&#8217;uomo, una rappresentazione apparentemente oggettiva costellata da momenti di solitudine, brevi telefonate al figlio con la moglie (probabilmente separata) o da incontri sessuali casuali ed estemporanei. Queste \u201cistantanee\u201d messe una accanto all&#8217;altra riescono a toccare profondamente l&#8217;animo del lettore, con la medesima forza dirompente del <strong>Chester Brown<\/strong> di <em>Non mi sei mai piaciuto<\/em>, in cui pi\u00f9 l&#8217;autore era distaccato e oggettivo nel mettere in scena le varie situazioni, pi\u00f9 rendeva partecipe i lettori dello strazio interiore che scuoteva i personaggi.<br>A questa intensit\u00e0 della materia narrativa si aggiungono numerosi sperimentalismi nell&#8217;utilizzo del mezzo Fumetto, come mai avrebbe pi\u00f9 effettuato nelle opere successive: i trampoli che, come se fosse un espediente teatrale, gli adulti usano metaforicamente al posto delle macchine; lo starnuto con cui il protagonista passa dall&#8217;essere bambino all&#8217;et\u00e0 adulta; le foto in cui Jon vede come sar\u00e0 da vecchio; il \u201csogno\u201d che fa quando si ubriaca e parla con uno zombie, che gli far\u00e0 rivivere il passato, fino a portarselo via con s\u00e9 in un autobus. Questi elementi innovativi, sia a livello di linguaggio che di narrazione, sono usati anche nei racconti di <em>Sshhhh!<\/em> (per esempio, un uccello antropomorfo mette su casa con la fidanzata e va a vivere su un nido sopra un albero), aggiungendo un elemento di straniamento alla lettura di questi racconti che, pur rappresentando eventi normali e quotidiani, acquistano vigore e originalit\u00e0 proprio grazie a questo uso intelligente e personale del mezzo e della forma.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Jason3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3374\" width=\"388\" height=\"557\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Jason3.jpg 348w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Jason3-209x300.jpg 209w\" sizes=\"(max-width: 388px) 100vw, 388px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il \u201ccinema a fumetti\u201d<\/h4>\n\n\n\n<p>La maggior parte dell&#8217;ampia produzione di Jason si nutre di atmosfere e rielaborazioni cinematografiche di ogni tipo, privilegiando soprattutto i film di genere, come si pu\u00f2 notare anche <a href=\"http:\/\/catswithoutdogs.blogspot.it\/\">dal suo blog<\/a>. Tra gli elementi stranianti (ma anche affascinanti) c&#8217;\u00e8 l&#8217;uso di stereotipi e convenzioni dei vari genere, inseriti per\u00f2 in un contesto quotidiano, dove le difficolt\u00e0 di interazione e comunicazione tra le persone sono la norma.<br>Scorrendo le sue opere, si delinea una piccola enciclopedia cinematografica, a cui si sommano anche riferimenti fumettistici e letterari. Il giallo \u00e8 utilizzato diverse volte e con varie accezioni: abbiamo il noir classico, in stile <em>Le catene della colpa<\/em> di <strong>Jacques Tourner<\/strong>, a cui si aggiungono i riferimenti dei film muti di <strong>Buster Keaton<\/strong>, rappresentati in <em>Tell me something<\/em> (Fantagraphics Books, 2004), dove una storia d&#8217;amore naufragata per colpa di una macchinazione, forse ha la possibilit\u00e0 di rivivere ancora; in <em>Why are you doing this?<\/em> (Fantagraphics Books, 2005) invece la vita del protagonista viene messa in pericolo perch\u00e9 ha assistito senza rendersi conto a un delitto, come nei classici film di <strong>Alfred Hitchcock <\/strong>e dei suoi epigoni, come <strong>Brian de Palma <\/strong>o il <strong>Roman Polanski <\/strong>di <em>Frantic<\/em>; nel racconto <em>Emily says hello<\/em> la vendetta di una donna portata avanti da un killer che si \u00e8 innamorato di lei riecheggia <em>La sposa in nero<\/em> di <strong>Fran\u00e7ois Truffaut<\/strong> e l&#8217;omonimo romanzo di <strong>Cornell Woolrich<\/strong>; <em>Proto film noir<\/em> infine realizza una sorta di metafumetto in cui il classico triangolo noir del <em>Postino suona sempre due volte<\/em> di <strong>James M. Cain<\/strong> (e delle varie trasposizioni cinematografiche di <strong>Tay Garnett<\/strong>, <strong>Luchino Visconti <\/strong>e <strong>Bob Rafelson<\/strong>) viene preso come archetipo di tutti i film noir, e come iniziatore viene ironicamente \u201cinterpretato\u201d da personaggi vestiti da cavernicoli inseriti in un&#8217;ambientazione contemporanea. A sottolineare ulteriormente questo concetto, la situazione d\u00e0 origine a innumerevoli variazioni sul tema e la ripetizione dell&#8217;omicidio viene utilizzata in una situazione analoga a quella del film <em>Ricomincio da capo<\/em> con <strong>Bill Murray<\/strong>.<br>Il western viene visto in modo decisamente ironico nel racconto che d\u00e0 il titolo all&#8217;antologia <em>Low Moon<\/em> (Fantagraphics Books, 2009), in cui uno scontro all&#8217;ultimo sangue si rivela invece essere una partita a scacchi: la tensione che nasce prima che questo colpo di scena venga rivelato, viene esemplificata attraverso le situazioni tipiche del western e, soprattutto, degli avvenimenti che caratterizzano il film <em>Mezzogiorno di fuoco<\/em>.<br>Anche il filone dei mostri dei film horror viene ampiamente sfruttato nei libri <em>Non puoi arrivarci da qui<\/em> (Black Velvet Editrice, 2005; il dottore vuole dare una moglie alla creatura di Frankenstein, ma la prescelta scatena la gelosia dello scienziato), <em>The living and the dead<\/em> (Fantagraphics Books, 2007; un meteorite fa risvegliare i morti che, come zombie, incominciano a contagiare la popolazione mondiale, mentre il protagonista cerca di portare in salvo la prostituta di cui \u00e8 innamorato) e <em>Werewolves of Montpellier<\/em> (Fantagraphics Books, 2010; un ladro si finge licantropo per portare avanti indisturbato le sue imprese, ma solleva l&#8217;interesse di una confraternita di veri licantropi). In questi casi, la mostruosit\u00e0 dei protagonisti viene utilizzata come metodo per risolvere i propri problemi sentimentali o relazionali, ma il pi\u00f9 delle volte la situazione prende una svolta imprevista, che cambia radicalmente tutto.<br>Un aspetto spesso presente, ma che spesso non viene messo sufficientemente in evidenza \u00e8 quello dell&#8217;ironia, che pu\u00f2 anche arrivare al grottesco vero e proprio (per esempio, il protagonista di <em>The living and the dead<\/em> pur di stare vicino alla sua amata, appena trasformata in zombie, si fa contagiare da lei e quando stanno per divorare un cadavere, le offre la parte pi\u00f9 succulenta: il cuore), stemperando il senso di solitudine, malinconia e, a volte, di oppressione che tutti i personaggi di queste storie provano.<br>Un&#8217;eccezione \u00e8 rappresentata da <em>The last Musketeer<\/em> (Fantagraphics Books, 2008) in cui non \u00e8 presente nessun sottotesto drammatico, ma \u00e8 invece un vero e proprio <em>divertissement<\/em>, mescolando la classica invasione marziana con l&#8217;ingenuo <em>sense of wonder<\/em> dei fumetti di <em>Buck Rogers<\/em> e del <em>Flash Gordon <\/em>di <strong>Alex Raymond<\/strong>, la science fantasy di <em>John Carter di Marte <\/em>di <strong>Edgar Rice Burroughs <\/strong>e i romanzi di cappa e spada, dall&#8217;ovvio riferimento ai <em>Tre moschettieri<\/em> per arrivare ai duelli di Scaramouche e ai combattimenti acrobatici nei film di <strong>Douglas Fairbanks<\/strong>. In questo fumetto, una volta tanto, non ci sono rapporti di incomprensione tra i due sessi (o almeno, non toccano il protagonista) e tutto \u00e8 giocato sull&#8217;epicit\u00e0 del moschettiere Athos, che vuole salvare il mondo dall&#8217;attacco extraterrestre e non ci pensa due volte a buttarsi a capofitto nell&#8217;avventura. Tutta la storia ha un giocoso tono leggero e anche i \u201cbattibecchi\u201d della figlia del tiranno con l&#8217;ufficiale che la aiuta hanno pi\u00f9 il tono della commedia che quello serio e drammatico delle altre opere di Jason. Ogni situazione esprime il piacere che l&#8217;autore ha senz&#8217;altro provato ed \u00e8 una gioia anche vedere come tutti questi elementi appena descritti vengono rappresentati nell&#8217;usuale stile distaccato e con gli immancabili animali antropomorfi a cui siamo stati abituati A questa storia, poi, Jason ritorner\u00e0 con il racconto <em>Athos in America<\/em>, contenuto nell&#8217;omonima antologia (Fantagraphics Books, 2012), che fa da prequel a questo libro.<br>Jason tocca il tema della fantascienza anche con <em>I killed Adolf Hitler<\/em> (Fantagraphics Books, 2007) dove affronta una tematica classica (i viaggi nel tempo per raddrizzare alcuni degli eventi drammatici che hanno costellato la storia dell&#8217;umanit\u00e0) che si intreccia in maniera indissolubile con l&#8217;ennesimo rapporto sentimentale che sembra destinato a finire male.<br>Un approccio pi\u00f9 laterale \u00e8 presente nel racconto <em>You are here<\/em>: una donna viene rapita da un extraterrestre e il marito inizia a costruire un&#8217;astronave per andare a salvarla, impresa che durer\u00e0 diversi decenni e che lo terr\u00e0 lontano dal figlio che, nel frattempo, cresce e si fa una vita propria. La storia rappresenta una metafora abbastanza evidente della mancata rielaborazione della separazione all&#8217;interno della coppia e l&#8217;uso dell&#8217;elemento di \u201cgenere\u201d risulta purtroppo superficiale e forse un po&#8217; pretestuoso.<br>Una direzione leggermente diversa \u00e8 invece presa in <em>The left bank gang<\/em> (Fantagraphics Books, 2006), dove partendo dalla situazione (vera) del gruppo di espatriati americani che avevano invaso Parigi negli anni Venti, inserisce una variazione geniale: <strong>Ernest Hemingway<\/strong>, <strong>Francis Scott Fitzgerald<\/strong>, <strong>James Joyce <\/strong>ed <strong>Ezra Pound <\/strong>non sono scrittori bens\u00ec autori di fumetti che vivono con difficolt\u00e0 la propria situazione creativa e, non riuscendo ad arrivare alla fine del mese con il loro lavoro, decidono di compiere una rapina. Nella seconda parte del libro si inserisce una variazione molto forte con l&#8217;inserimento di nuovo del filone cinematografico: infatti la rapina viene scomposta e vista da diversi punti di vista (come nelle <em>Iene<\/em> di <strong>Quentin Tarantino<\/strong>) e finisce male, proprio come in <em>Rapina a mano armata<\/em> di <strong>Stanley Kubrick<\/strong> e in <em>Colpo grosso<\/em>, la versione originale del film <em>Ocean&#8217;s Eleven<\/em>.<br>L&#8217;elemento realistico di Jason trova spazio nel senso di disperazione economica che provano tutti, ma soprattutto il protagonista Ernest Hemingway&#8230; proprio come era accaduto realmente con quegli scrittori (e Francis Scott Fitzgerald in particolare, prima che pubblicasse il primo romanzo <em>Di qua dal paradiso<\/em>), che nell&#8217;atmosfera dorata di Parigi trovarono spunti per le loro storie e un senso di liberazione (e forse di pace momentanea) dopo gli orrori della Prima guerra mondiale (Hemingway si era arruolato come volontario ed era stato destinato a fare l&#8217;autista per le ambulanze della Croce rossa in Europa, esperienza che raccont\u00f2 nel suo capolavoro <em>Addio alle armi<\/em> e in alcuni racconti del ciclo di Nick Adams). L&#8217;intenso senso di spaesamento, di Hemingway in particolare, diventa il centro dei dubbi maggiori e rende questo uno dei pi\u00f9 disperati libri dell&#8217;autore, nonostante l&#8217;inserimento dell&#8217;elemento \u201cleggero\u201d della rapina: \u00e8 il senso di disillusione e di richiesta di aiuto verso qualcosa che non si riesce a comprendere chiaramente che chiude in maniera tragica questa storia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"348\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Jason4-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3376\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Jason4-1.jpg 348w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Jason4-1-209x300.jpg 209w\" sizes=\"(max-width: 348px) 100vw, 348px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Le \u201ccollaborazioni\u201d: The Iron Wagon e Isle of 100.000 graves<\/h4>\n\n\n\n<p>Ci sono infine due opere che sembrano allontanarsi da quanto detto finora, e corrispondono alle \u201ccollaborazioni\u201d che Jason ha avuto. La prima, <em>The Iron Wagon<\/em> (Fantagraphics Books, 2003), si pu\u00f2 solo parzialmente considerare un lavoro a quattro mani, visto che si tratta dell&#8217;adattamento del romanzo pi\u00f9 famoso di <strong>Stein Riverton<\/strong> (alias Sven Elvestad). La distanza dall&#8217;opera tradizionale di Jason la si nota nei fitti dialoghi, che costellano soprattutto la parte finale del libro, e nella fedelt\u00e0 quasi letterale al giallo originale, che tante reminiscenze ha con i libri di <strong>Agatha Christie<\/strong>. Quello che per\u00f2 appartiene profondamente a Jason, e che sottolinea continuamente, \u00e8 il senso di oppressione che prova il narratore protagonista, provocato dall&#8217;arrivo e dalle azioni dell&#8217;ambiguo poliziotto giunto per risolvere il caso di omicidio, nonch\u00e9 dai classici comportamenti insicuri dei personaggi. \u00c8 l&#8217;atmosfera e la relazione tra tutti i presenti che ricrea un&#8217;atmosfera abbastanza in linea con le classiche storie di Jason.<br><em>Isle of 100.000 graves<\/em> (Fantagraphics Books, 2011), invece, \u00e8 il primo libro disegnato da Jason ma scritto da un altro autore, <strong>Fred Vehlmann<\/strong>, uno tra gli sceneggiatori francesi pi\u00f9 quotati del momento. In questo caso la storia dello scrittore si adatta quasi perfettamente allo stile di Jason, mettendo in scena rapporti familiari tesi e situazioni al limite del nonsense, che il \u201craffreddamento\u201d operato da Jason con il disegno e il ritmo della narrazione rende quasi completamente suo. I dialoghi tra la ragazzina protagonista e il padre alla conclusione della vicenda sono abbastanza in linea con le storie del norvegese, ma sono altri elementi, come l&#8217;umorismo, l&#8217;ironia\u00a0 utilizzata per raccontare l&#8217;apprendista imperfetto Tobias, i combattimenti e una scansione del racconto tipicamente francese (una situazione per ogni pagina) a far appartenere questa storia pi\u00f9 allo sceneggiatore che a Jason. La collaborazione, comunque, funziona abbastanza e c&#8217;\u00e8 una buona interazione tra i due, rendendo quindi questo libro non cos\u00ec profondamente diverso rispetto a quello che solitamente ci attendiamo dal disegnatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa breve introduzione ha il semplice scopo di delineare alcune linee su cui opera questo importante autore, ma corre il rischio che, considerata la velocit\u00e0 con cui continua a produrre, possa invecchiare in breve tempo. Quest&#8217;anno, per esempio, \u00e8 gi\u00e0 previsto un nuovo libro di oltre 150 pagine (<em>Lost Cat<\/em>), mentre la lista di nuovi progetti a cui si dedicher\u00e0 \u00e8 sempre molto lunga. \u00c8 quindi probabile che queste categorie in cui ho cercato di suddividere la sua produzione potranno allargarsi, se non addirittura modificarsi perch\u00e9 una cosa \u00e8 certa: con l&#8217;imprevedibilit\u00e0 delle direzioni che potranno prendere le sue opere future, nulla \u00e8 mai sicuro con Jason. Nemmeno che i volti dei suoi animali antropomorfi mantengano per sempre la loro impassibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref1\">[i]<\/a> Anche se l&#8217;edizione Fantagraphics non \u00e8 sempre la prima edizione dei lavori di Jason, \u00e8 stato scelto per coerenza di utilizzare i titoli di questo editore per tutte le opere non edite in Italia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo originariamente apparso su \u201cLo Spazio Bianco\u201d in data 18 aprile 2013. 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