{"id":4019,"date":"2020-11-11T16:00:00","date_gmt":"2020-11-11T15:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=4019"},"modified":"2020-11-09T11:42:45","modified_gmt":"2020-11-09T10:42:45","slug":"le-maglie-da-calcio-sono-the-new-black","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2020\/11\/11\/le-maglie-da-calcio-sono-the-new-black\/","title":{"rendered":"Le maglie da calcio sono the new black"},"content":{"rendered":"\n<p>A Nizza, in Place Massena, ci sono scale con geometrie che sarebbero care agli skater, se solo l\u00ec potessero fare le loro prove saltando sulla tavola. Su quelle scale un ragazzo aspetta qualcuno vestito con la maglia d\u2019allenamento pre gara del Milan. La collezione \u00e8 quella della prima stagione, con Puma come sponsor tecnico, nel 2018\/19, e la veste su un paio di jeans neri e sneakers bianche. Dietro il ragazzo, in perpendicolare, l\u2019insegna dello Store del Nizza calcio, nella curvatura che di fatto forma Place Massena mi abbaglia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Sporting-Lisbona-1-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4022\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Sporting-Lisbona-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Sporting-Lisbona-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Sporting-Lisbona-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Sporting-Lisbona-1.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In un numero del \u201cGuerin Sportivo\u201d del gennaio del 1995 c\u2019\u00e8 un\u2019intervista a <strong>Paolo Maldini<\/strong>. L\u2019inviato \u00e8 <strong>Matteo Marani<\/strong>, che nella mia storia \u00e8 molto importante. Non in questa e non ora, per\u00f2. Nella carrellata di immagini \u2013 di lui con una Coppa, di lui con il primo scudetto, di lui con il padre, di lui bambino in bicicletta, di lui in Nazionale \u2013 c\u2019\u00e8 anche quella di Maldini seduto con la moglie Adriana. Il Milan ha vinto la Coppa dei Campioni ad Atene, quella del 1994, devastando per 4 &#8211; 0 il Barcellona dell\u2019arrogante <strong>Johan Cruijff<\/strong>. A tavola, nella cena dei festeggiamenti entrambi indossano la maglia rossonera sopra al completo scuro di lui e all\u2019abito scollato di lei.<br>Nell\u2019eleganza della sala e degli ospiti \u2013 giornalisti, amici, conoscenti, direttori di giornale, semplici imbucati -, stonano quelle divise cos\u00ec vistose e che nell\u2019immaginario comune possono essere vestite solo su un campo da calcio.<br>Venticinque anni dopo, dall&#8217;estraneit\u00e0 di una foto come quella in un ristorante sul molo di Senigallia aspettando un matrimonio nell\u2019anno del Mondiale 2018, senza nessuna meraviglia o stonatura, diversi invitati a quel tavolo vestiranno la maglia a quadri biancorossi della Nazionale della Croazia.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia prima guida del Portogallo risale al 1996.<br>Quando ci sono tornata nel 2018 pretendevo che andasse ancora bene e mi opposi nel comprarne una nuova che, oggettivamente, era necessaria.<br>In quel 1996 il Portogallo era un paese prevalentemente povero, indietro in molte delle innovazioni che si vedevano in Italia, sempre molto filo americana, Lisbona era una citt\u00e0 che si riusciva a vedere solo a pezzi perch\u00e9 ogni volta che ci si tornava c\u2019era qualcosa da costruire o risistemare, fosse una piazza o i sanpietrini scivolosi che facevano cadere centinaia di persone.<br>Fu allora che, appena ventenne, decisi che per ogni paese che avrei visitato mi sarei portata via una maglia da calcio, nazionale o club che fosse.<br>Ecco perch\u00e9 possiedo la maglia del Portogallo della Olympic vestita all\u2019epoca da <strong>Rui Costa<\/strong> (Fiorentina e Milan nei \u201890), <strong>Paulo Sosa<\/strong> (Juventus), <strong>Luis Figo<\/strong> (Inter), <strong>Fernando Couto<\/strong> (Lazio e Parma), che per altro scoprir\u00f2 negli anni essere un unicum tra Adidas e Nike, la Nike che ancora oggi veste, per dire, <strong>Cristiano<\/strong> <strong>Ronaldo<\/strong>.<br>Nel 2000, quando ci and\u00f2 mia sorella, mi disse di aver visto una Lisbona completamente diversa da quella dei miei ricordi: era l\u2019anno dell\u2019Expo e Lisbona iniziava allora il processo che abbiamo visto in Italia con la Milano dell\u2019Expo 2015, un cambiamento ormai irreversibile nella modernit\u00e0 del nuovo millennio. Chiaramente le chiesi una maglia come regalo. Non me la fece, ma mi port\u00f2 un berretto da giullare con i campanellini alle estremit\u00e0 che conservo ancora in qualche scatola dei cappelli. Non un berretto qualsiasi, ma un berretto dello Sporting Lisbona.<br>&nbsp;Non so per quale strano motivo mi appassionai allo Sporting, ma quei colori, quel bianco e quel verde mi entrarono nel cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la nuova guida che sono costretta ad acquistare nel 2018 quando in Portogallo ci ritorno, uno dei giorni che mi dedico \u00e8 in direzione Stadio Joao Alvalade.<br>Il calcio \u00e8 cambiato e con esso i quartieri che ospitano le societ\u00e0 sportive: lo Sporting Lisbona di fatto \u00e8, come molte altre realt\u00e0 della penisola iberica, una polisportiva, per cui lo Sporting ha la squadra di calcio femminile, di calcio a 5, di ciclismo e di atletica, tra le altre. La Loja Verde \u00e8 il quartier generale, un palazzetto diviso tra uffici, campo di calcetto, palestra e, soprattutto, eretto di fronte allo stadio, official store.<br>Sono talmente emozionata che mi faccio fotografare nelle pose pi\u00f9 assurde e impensabili: di fronte al pullman ufficiale, vuoto e parcheggiato, quasi abbandonato essendo estate, di fronte alle coppe di lega e a quelle dei campionati; persino di fronte alla foto di un giovanissimo e sdentato Cristiano Ronaldo col numero 28 sulle spalle (maglia che conserva <strong>Luigi Di Biagio<\/strong>, scambiata col futuro CR7 quasi per sbaglio, quando colui che sbagli\u00f2 il rigore decisivo contro la Francia nel Mondiale del 1998, giocava con l\u2019Inter in quel preliminare per la Champions 2002\/03 del 14 agosto 2002 nel quale il diciassettenne Cristiano esordiva nella competizione che vincer\u00e0 per cinque volte).<br>Inutile aggiungere che dallo store me ne esco con la maglia dello Sporting Lisbona stagione 2017\/18, splendida nella manifattura dell\u2019azienda emiliana Macron.<br>Inutile aggiungere ulteriormente che la esibisco sfacciatamente nella capitale lusitana e nell\u2019Algarve, riuscendo a ottenere: diversi sconti nei ristoranti nei quali la indosso, diversi apprezzamenti per strada come nemmeno a farmi vedere nuda e, soprattutto, situazione di cui sorridiamo ancora, salto totale di una fila chilometrica in aeroporto a Lagos, quando la guardia della sicurezza indica me (e, sottointeso, chi \u00e8 con me), mi dice di andare prima degli altri e, aggiunge in inglese, fosse mai che non capisca il portoghese: \u201cGrande maglia\u201d.<br>Qualcuno mi chiese perch\u00e9 comprai la maglia dello Sporting e non quella del Benfica: c\u2019\u00e8 anche una ragione storica, che per\u00f2 rimane delicata quando si mischia calcio e politica. Il Benfica fu la squadra del regime di <strong>Salazar<\/strong>, il quale rese possibile l\u2019epopea del grande Benfica di <strong>Eus\u00e9bio<\/strong> facendo fallire di fatto molte societ\u00e0 che minavano lo strapotere della prima squadra di Lisbona. Sorte diversa accadde allo Sporting, da sempre squadra del popolo, un popolo evidentemente diverso da quello cui si intende oggi, un popolo proletario, di lavoratori infaticabili e di gente che voleva i giusti diritti, per se stessi, per la propria famiglia e per quei giocatori che vestivano quella gloriosa maglia a strisce bianche e verde.<\/p>\n\n\n\n<p>La pergola \u00e8 sempre quella, forse, molto probabilmente, ristrutturata pi\u00f9 che rifatta negli oltre quarant\u2019anni della mia esistenza. Prima dell\u2019estate del 2014 le lucciole le ricordavo lass\u00f9, a Covignano di Rimini, quando noi bambini venivamo lasciati liberi sulla strada a giocare e vivere avventure sotto i pini marittimi, tra le auto parcheggiate a pelo dai cancelli delle ville. Gli stessi teli antivento, vere e proprie pareti morbide se tirate gi\u00f9, non c\u2019erano: perch\u00e9 la piada dall\u2019Ilde si mangiava all\u2019aperto, sotto le stelle, nella frescura della collina, lontano dalle code di automobili del lungomare, dalle grida e dai clacson, dalla confusione estiva del divertimento, in quel limbo di ville a met\u00e0 strada da Riccione e quelle altre discoteche, per quanto a onor di memoria diretta l\u2019Ilde si trovava a sua volta a met\u00e0 tra il Paradiso e il Bandiera Gialla, e, particolare non meno rilevante, due strade pi\u00f9 su dell\u2019indimenticato e indimenticabile Melody Mecca.<br>Negli anni \u201890 la serata afro era da gomitate all\u2019ingresso. Non sei mai stato riminese o semplicemente giovane, se non sei andato alla serata afro della Mecca.<br>All\u2019Ilde ci andavo con i miei genitori, in quelle interminabili e noiosissime serate nelle quali si era costretti a stare coi figli degli amici, non sempre simpatici, non sempre della stessa et\u00e0. Va da s\u00e9 che oggi, quei genitori siamo noi e costringiamo allo stesso supplizio i nostri figli, o i nostri nipoti, in un cerchio della vita che continua a prendere in giro.<br>Da adolescente, l\u2019Ilde era diventata il cibo chimico di fine serata.<br>Da adulta, dopo qualche tempo, non ci sono pi\u00f9 andata.<br>Da qualche parte echeggiano ancora, nei sottili aliti di vento di quegli stessi pini che vedevano me bambina incantata dalle lucciole, e oggi adulta che parcheggia l\u2019auto cercando di non spaccare l\u2019asse della macchina, perch\u00e9 quei meravigliosi e rigorosi pini filiformi hanno deformato l\u2019asfalto, echeggiano ancora le voci, i silenzi, le risate sciocche, le emozioni di tutte le me stessa che sono passate da l\u00ec.<br>Per cui quando ci torno per vedere un\u2019amica, che si \u00e8 lasciata male dall\u2019ultima relazione, non posso non indossare ci\u00f2 che non sarei riuscita facilmente a mostrarle in altre occasioni.<br>Nel febbraio del 2017 torno negli Stati Uniti: base New York, ma io prendo la Greyhound (i pullman col levriero che corre sulla fiancata, linea simbolo dell\u2019America dei grandi viaggi e delle grandi occasioni) e me ne vado dagli zii a Millford, tre quarti d\u2019ora da Boston.<br>\u00c8 l\u00ec che vedo l\u2019America che Trump ha appena conquistato. \u00c8 l\u00ec che capisco \u2013 perch\u00e9 lo vedo, lo vedo con i miei occhi, la tocco quell\u2019America l\u00ec, me ne stupisco e ne prendo consapevolezza \u2013 che New York \u00e8 un pianeta a parte e chiss\u00e0 quante altre realt\u00e0 di quella estesa terra bagnata da due oceani. C\u2019\u00e8 il Super Bowl e quindi me ne torno a casa con la maglia del quarterback <strong>Tom Brady<\/strong> dei New England Patriots freschi vincitori di quell\u2019edizione. Ma la maglia che desidero \u00e8 una delle giocatrici della USWNT, la Nazionale di calcio americana.<br>Il Natale 2019 \u00e8 bellissimo. Da quella parte di States vicino Boston, in un volo Delta Airlines sbarcato a Firenze, in una valigia da 30 chili, arriva una maglia fresca fresca di quarta stella conquistata quell\u2019estate nel Mondiale di Francia 2019, quello delle \u201cRagazze Mondiali\u201d italiane: il numero 15 opposto allo stemma sul cuore, lo stesso in grande sulla schiena e sopra, nell\u2019arcobaleno che abbraccia le spalle il nome: Rapinoe.<br>Nella delusione di una storia d\u2019amore finita male, abbraccio l\u2019amica con indosso la maglia di <strong>Megan Rapinoe<\/strong>, giocatrice icona di quell\u2019America che va contro Trump, che non canta pi\u00f9 l\u2019inno, e che oltre al suo ruolo fuori dal campo, proprio sui campi del mondo ha regalato magie calcistiche.<br>Non sono una che esibisce, normalmente le mie maglie hanno il solito numero 8 e al massimo il mio Morri, ma portare la maglia col nome di Rapinoe va oltre un semplice numero o un semplice nome: \u00e8 una presa di posizione, chiara e decisa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"473\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Megan-Rapinoe-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4024\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Megan-Rapinoe-1.jpg 900w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Megan-Rapinoe-1-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Megan-Rapinoe-1-768x404.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><figcaption>United States&#8217; forward Megan Rapinoe celebrates scoring his team&#8217;s first goal during the France 2019 Women&#8217;s World Cup quarter-final football match between France and United States, on June 28, 2019, at the Parc des Princes stadium in Paris. (Photo by FRANCK FIFE \/ AFP)        (Photo credit should read FRANCK FIFE\/AFP\/Getty Images)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Al quattordicesimo compleanno del nipote acquisito, il consiglio arriva dal padre: una maglia da calcio. Al ragazzo piace il calcio inglese, cos\u00ec vaglio tutte le maglie che possano essere iconiche nelle riedizioni da nuovo millennio. Vari messaggi sulla chat ci deviano invece sulla maglia della Nazionale. Qualche tempo dopo, un ragazzo dinoccolato, con un sorriso dolce e timido, in una foto scattata con l\u2019ultimo modello dell\u2019IPhone e condivisa nella chat, vestir\u00e0 la maglia bianca della Nazionale Italiana di calcio, quella chiamata (linea) \u201cRisorgimento\u201d.<br>Molte testate, tra le quali \u201cRivista Undici\u201d, si interrogheranno sulla nuova corrente per cui le divise da calcio non si fermano al campo ma diventano fashion, streetwear, da esibire sotto la giacca o al ristorante, senza che questo provochi pi\u00f9 dissenso o giudizi negativi. Ne \u00e8 un caso la maglia della Nigeria, che per il Mondiale del 2018 sfoggia grazie alla Nike la riedizione della maglia del Mondiale del 1994 che noi calciofili ricordiamo molto bene, non foss\u2019altro per il gol (doppietta) di <strong>Roberto Baggio<\/strong> nell\u2019agonia dei supplementari che valse all\u2019Italia sacchiana i quarti di finale.<br>Le maglie da calcio dunque come nuova idea di moda, da indossare su un jeans o su un pantalone classico.<br>Il fatto \u00e8 che, come dice l\u2019etichetta nella maglia dell\u2019Atalanta che dalla stagione 2017 orna il retro del colletto, \u00abla maglia sudata sempre\u00bb \u00e8 quella che si indossa per la partita, sporcandola, stropicciandola, orgogliosi di portarla fino all\u2019ultimo scatto, quando bruciano i muscoli e manca il fiato, ma si continua a correre perch\u00e9 la maglia va onorata, sempre.<br>Possibilmente sopra a un paio di pantaloncini, di parastinchi e di scarpini 13 tacchetti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Nizza, in Place Massena, ci sono scale con geometrie che sarebbero care agli skater, se solo l\u00ec potessero fare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":2482,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[703],"tags":[1220,1218,1221,1217,1213,1219,1216,1212,1223,1210,1215,1224,1214,1222],"coauthors":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.2 - 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