{"id":5547,"date":"2021-01-21T08:00:00","date_gmt":"2021-01-21T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=5547"},"modified":"2021-01-21T09:08:46","modified_gmt":"2021-01-21T08:08:46","slug":"volonterosi-carnefici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/01\/21\/volonterosi-carnefici\/","title":{"rendered":"Volonterosi carnefici"},"content":{"rendered":"\n<p>Alla compagine di QUASI piace, \u00e8 evidente, non star tranquilli. Nell&#8217;afflato appassionato di raccontare l&#8217;infinita variet\u00e0 dell&#8217;esperienza del bello e del buono di parole, immagini, suoni, storie, non manca mai di trovare terreno di coltura un tipo di bisogno, alimentato pi\u00f9 da un <em>Welthschmertz <\/em>molto pratico, radicato nel dolore, personale e collettivo, della cognizione della societ\u00e0 umana come ambito di disequilibrio, di ingiustizia, di iniquit\u00e0. Quel bisogno si traduce in una trazione ineludibile verso le linee di faglia, i punti di rottura, l&#8217;esposizione della nudit\u00e0 di sovrani da burletta, la sottolineatura provocatoria, bellicosa, se necessario, della costante ricaduta delle persone, dei gruppi, in narrative sconnesse, surrettizie, disoneste. Prima di procedere oltre: potremmo (potreste) anche definirla una inclinazione a rompere il cazzo, a fare della sterile<em> tetrapiloctomia<\/em> [cit.], annegando in un compiaciuto citazionismo. Fate un po&#8217; come preferite, non ne faremo una questione da <em>customer care<\/em> per\u00f2. Personalmente, ci vedo pi\u00f9 come modesti epigoni del <em>role model <\/em>enunciato dal poeta Baal in <em>I Versi Satanici<\/em>. La sua missione consiste, essenzialmente, in:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><em>[\u2026] to name the unnamable, to point at frauds, to take sides, start arguments, shape the world and stop it from going asleep<\/em>.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Un aspetto interessante, indice potenziale della nostra irrisolvibile (ma ci piace cos\u00ec) convoluzione in un sistema di riferimenti ben annodati sotto la superficie degli argomenti, \u00e8 che Baal \u00e8 anche il protagonista dell&#8217;omonima <em>pi\u00e8ce <\/em>di <strong>Bertolt Brecht<\/strong>, e Brecht \u00e8 l&#8217;autore dello spunto tematico di questa settimana di Quasi. Brecht, la Germania di Weimar, le rappresentazioni visive di <strong>Georg Grosz<\/strong> e <strong>Otto Dix<\/strong>, la cultura dell&#8217;Espressionismo, del Bauhaus, di tutta la fucina creativa e sociale di un&#8217;epoca di fervore culturale e sconfitta geopolitica, in attesa del disastro incombente, dell&#8217;estensione del dominio dell&#8217;industrializzazione della morte associata alla costruzione del \u00abconsenso\u00bb plebiscitario, alla sostituzione della successione agnatica da legge salica con quella della dimensione dell&#8217;adunata dei seguaci (&#8216;sti <em>follower<\/em> sono un po&#8217; la valuta del potere dell&#8217;epoca contemporanea). Nel giro di pochi anni la vitalit\u00e0 della scena si sarebbe ribaltata in una inversione grottesca, in roghi di libri e esposizioni di \u00abarte degenerata\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"David Bowie - Dirty Song\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ap7cxjDXhgU?start=39&#038;feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption>Canzoncina sporca di Baal, ci pensa <strong>David Robert Jones<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>E ora si dir\u00e0: ma non si parlava del dubbio essenziale rapinare\/fondare una banca?<\/p>\n\n\n\n<p>Non abbiate fretta, i pezzi del bassista snobbato da tutti girano per milleottocento-duemila parole, abbiamo ancora un po&#8217; di tempo e spazio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che, sempre con la solita cialtroneria da dopolavorista, non riesco a non vedere un filo che unisce certe cardinalit\u00e0 che lo spunto della Germania di Weimar aiuta molto bene a mettere a fuoco. Il rapporto tra creativit\u00e0 e sofferenza personale e collettiva. La constatazione della crassa, oltraggiosa disuguaglianza tra strati di sfruttatori, approfittatori e vittime in senso esteso. Il collasso puntuale dei sistemi finanziari, fatti per funzionare silenziosi e astrusi nei tempi di quiete e sbriciolarsi nelle circostanze impreviste. La fallibilit\u00e0 eclatante della convalida delle strutture di potere tramite il consenso. La tecnologizzazione contemporanea che esacerba i profili di prestazione degli strumenti e delle dotazioni tecniche in uso nei processi creativi. L&#8217;economia del tempo, oltre quella dei soldi. Il valore del lavoro, in ultima analisi il valore della vita e dell&#8217;individuo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo schema di pagamento di danni di guerra imposto alla Germania, insieme alle logiche con cui il Reich guglielmino aveva finanziato il sostenimento del conflitto e alla sospensione del <em>gold standard <\/em>(la convertibilit\u00e0 della valuta corrente in oro), arrivarono a generare un processo inflattivo che, tra il 1921 e il 1923, port\u00f2 il marco tedesco cartaceo da un cambio di circa 4,2 marchi per un dollaro a 4,210,500,000,000 marchi per un dollaro. Giravano le banconote da 50 trilioni, per dire. Che quando il sistema valutario venne stabilizzato in qualche modo non furono rose e fiori per tutti \u00e8 intuibile anche a noi illetterati di economia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"540\" height=\"783\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Bundesarchiv_Bild_102-00104_Inflation_Tapezieren_mit_Geldscheinen-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5550\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Bundesarchiv_Bild_102-00104_Inflation_Tapezieren_mit_Geldscheinen-1.jpg 540w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Bundesarchiv_Bild_102-00104_Inflation_Tapezieren_mit_Geldscheinen-1-207x300.jpg 207w\" sizes=\"(max-width: 540px) 100vw, 540px\" \/><figcaption><em>Passata l&#8217;iperinflazione il vecchio <\/em>Papiermark<em> si dimostr\u00f2 ottimo come carta da parati<\/em><br>Bundesarchiv, Bild 102-00104 \/ Pahl, Georg<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sulla generazione e articolazione degli snodi sociali, politici, psicologici (sar\u00f2 rimasto qualche decennio indietro ma ho sempre apprezzato due libri molto diversi come <em>Psicologia di Massa del Fascismo <\/em>di <strong>Reich<\/strong> e <em>Fuga dalla Libert\u00e0 <\/em>di <strong>Fromm<\/strong>) che spiegano l&#8217;ascesa del nazionalsocialismo non mi cimenterei in ricostruzioni da ovetto di cioccolata. Quello che mi viene da prendere in prestito, da una vicenda storica di sprofondo nel baratro, sono alcuni spunti in ordine un po&#8217; sparso ma non del tutto casuale: il timore <s>della<\/s> delle <em>middle class<\/em> di essere erose nella loro posizione (in termini economici, di identit\u00e0 culturale, di purezza della razza o virt\u00f9 delle femmine, ecc.), la nozione di <em>arte degenerata<\/em>, il terrore per l&#8217;esercizio della libert\u00e0 personale, la propria, l&#8217;altrui.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Whoosh<\/em>! Salto in avanti di circa un secolo ed eccoci a oggi, al &#8217;21 ma del secolo dopo. Fenomeni di concentrazione della ricchezza che riecheggiano i <em>Roaring Twenties<\/em> del Novecento sono in pieno svolgimento, per\u00f2 le economie stagnano (quella italiana almeno, da oltre vent&#8217;anni) e nelle banche occidentali ci sono sempre meno soldi legati al risparmio sul reddito da lavoro (il patrimonio vince sempre di pi\u00f9), le banche stesse non sono troppo contente di avere a che fare con certe categorie di lavoratori considerati rischiosi, il credito \u00e8 diventato un miraggio o, in un periodo di tassi di interesse reali negativi (s\u00ec, <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/europe.pimco.com\/en-eu\/resources\/education\/investing-in-a-negative-interest-rate-world\" target=\"_blank\">\u00e8 possibile<\/a>), una fregatura per il consumatore visto che la banca applica uno spread pi\u00f9 alto che in passato\u2026 Gli anni da inizio millennio in poi hanno segnato almeno due <em>shock<\/em> finanziari principali: la <em>dot-com bubble <\/em>del 2000-2001 e la crisi dei mutui <em>subprime <\/em>come innesco della crisi globale del 2006-2008. Poi \u00e8 arrivata la pandemia i cui effetti recessivi si mostreranno per lustri a venire.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma anche prima del virus un po&#8217; di cose storte si facevano notare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio primo basso era un (Fender) Squier Precision scala media. A differenza di molti strumenti marcati Squier (il marchio <em>entry level <\/em>di Fender) odierni quello faceva veramente schifo, tanto che oggi mi viene il sospetto che fosse un falso. Nel giro di circa un anno, appurato che non si trattava di un innamoramento passeggero, venni dotato di uno strumento incomparabilmente migliore \u2013 quello che uso ancora oggi e mi basta e avanza. A lezione, alla scuola di musica, si vedeva passare gente con strumenti di ogni livello, anche costosi, talvolta costosissimi, come nel caso di un tizio che non ricordo, al contrario del suo basso: un Tobias che faceva impressione anche solo per i legni utilizzati e la qualit\u00e0 di costruzione. Il proprietario mi spieg\u00f2 che aveva potuto comprarselo grazie agli introiti dell&#8217;attivit\u00e0 del gruppo di cui faceva parte: un&#8217;orchestra di liscio che girava le balere del Nord. Nel frattempo, sul fronte di altri generi, una serata pagata era una sorta di miraggio ed era gi\u00e0 ben oliato il meccanismo del \u00abquanta gente mi porti?\u00bb e del \u00abcachet\u00bb pizza + birra. I pochi locali di rilievo con musica dal vivo avevano giusto serate con band residenti che facevano sempre lo stesso identico repertorio (<em>My Sharona<\/em>, <em>Born to Be Alive<\/em>, le solite cose trinciapalle, sempre sempre uguali) dietro a \u00ab<a href=\"https:\/\/www.orrorea33giri.com\/carlo-conti-discografia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">vocalist<\/a>\u00bb che, talvolta, sarebbero diventati conduttori televisivi di rete pubblica e evidenti tossicodipendenti da centro abbronzatura. In quel caso credo ci fosse una bassista, ricordo bene, per\u00f2, il suo Pedull\u00e0 blu-azzurro traslucido. Altro strumento da non pochi milioni di lire di valore e del tutto consono a un utilizzo professionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche oggi, i professionisti che conosco, nel settore della musica che definirei <em>non-la-classica<\/em>, combattono guerre perenni con la struttura di costo delle rispettive attivit\u00e0. Il paradigma di quella che un tempo era definita<em> autoproduzione<\/em> \u00e8 diventato la norma, vuoi perch\u00e9 la soglia di accesso si \u00e8 abbassata, non devi finanziarti un Abbey Road Studio per registrare qualcosa (ci sono esempi di album realizzati in modalit\u00e0 \u00abcameretta\u00bb &#8211; l&#8217;hanno fatto, per esempio, <strong>Bon Iver<\/strong>, <strong>Billy Eilish, Jack Frusciante<\/strong>) ma \u00e8 anche vero che, proprio per questo, \u00e8 diventato praticamente obbligatorio disporre dell&#8217;armamentario da <em>home recording<\/em>. Sia chiaro, non \u00e8 neppure troppa roba: un <em>laptop<\/em>, una interfaccia audio, un microfono a condensazione, una applicazione DAW (Digital Audio Workstation), qualche <em>plugin<\/em>. Certo, se uno punta a oggetti di qualit\u00e0 il conto sale ma gli aspetti rilevanti sono quelli del tempo, il tempo che ci vuole a imparare a usarli, a configurarli, e quello della gestione ed espressione dello sforzo creativo: se la mia \u00abcatena\u00bb creativa si nutre di azioni e interazioni su cinque, dieci, quindici oggetti collegati a livello hardware\/software, come diamine si esplica la mia sensibilit\u00e0, il mio controllo, dall&#8217;intenzione al risultato? E ho toccato un solo argomento, quello della produzione creativa. Poi, a decurtare le centosessantotto ore settimanali di vita di cui si dispone, c&#8217;\u00e8 la componente didattica: insegnare a dilettanti disperati per far tornare i conti non fa benissimo al processo creativo, di solito. Insomma, le cose a cui tieni svuotano la banca, per riempirla devi farne di meno stimolanti. Va bene, a qualcuno piace pure insegnare, per fortuna, per\u00f2 era per rendere l&#8217;idea.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto quanto sopra riguarda i professionisti, quelli che nelle centosessantotto ore, come occupazione e preoccupazione hanno la musica. E la banca, ovviamente. Solo pochi ce la fanno, spesso non sono neanche cos\u00ec professionisti, almeno non nel senso che di musica ne sanno veramente abbastanza \u2013 per\u00f2 arrivano da qualche parte, con quello che molti (me compreso) non esitano a considerare una forma di <em>degenerazione<\/em> (questo fa di noi dei nazisti <em>in pectore<\/em>?). Non \u00e8 questo il punto quindi, che ne so, potete leggervi <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/musicademmerda.altervista.org\/\" target=\"_blank\">il blog di <em>Musicademmerda<\/em><\/a>, prima che passasse al formato Facebook, pi\u00f9 <em>meme-based<\/em>. A questo punto, rispetto ai temi sollevati qualche paragrafo addietro, abbiamo preparato il terreno per chiudere l&#8217;esposizione delle tesi di questo pezzo, preparato di domenica e pubblicato di gioved\u00ec. Ci tengo a dirlo, nel caso le cose cambiassero radicalmente in quattro giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dopolavorista, lo strumentista da salotto, vive in uno spazio diverso da quello del professionista, scevro da ogni pressione competitiva legata alla sopravvivenza lavorativa. Se ha un buon reddito spesso acquista strumenti di valore spropositato, vintage, contemporanei, di liuteria, basta che siano costosi. Amplificazione? Effettistica? Idem, e complessivamente non \u00e8 difficile che stiamo parlando di parecchie migliaia di euro. Certo, deve avere anche tempo \u2013 si sente parlare di situazioni di questo tipo, il funzionario pubblico che si porta la chitarra in ufficio, non avendo effettivamente altro da fare, il <em>rentier <\/em>che ha costruito le sue buoni sorti sui due appartamenti in centro ereditati da nonna morta, ecco, questi profili qui sono ideali per creare condizioni congeniali per tirare fuori da un dilettante uno strumentista ragionevolmente capace. E con \u00abideali\u00bb intendo anche teoriche perch\u00e9, assai spesso, questi soggetti fanno tutt&#8217;altro: bivaccano nel negozio di strumenti pi\u00f9 blasonato della citt\u00e0 affettando amicizia con i commessi e\/o il proprietario, discettando incessantemente di minuzie tecniche senza senso, indistinguibili, mentre suonano nella stessa <em>cover band<\/em> da tempo immemorabile, con lo stesso repertorio, inscalfibile. Quando va bene fanno serate nel tal <em>pub<\/em> o nel tal altro, altrimenti solo sala prove, ma con piglio autocratico. Ecco, questa arte ha subito una certa degenerazione nella misura in cui si \u00e8 confusa con un piano di <em>consumo<\/em>, di <em>status<\/em>, anche. Il tentativo innaturale di rendere la musica meno accessibile, pi\u00f9 <em>esclusiva<\/em>, questa passione occidentale di legare la riuscita ai <em>prodotti<\/em>, ai <em>mezzi di produzione<\/em> e non all&#8217;esperienza del risultato. Le musiche pi\u00f9 vicine alle origini sono forse quelle legate alla ritmicit\u00e0 percussiva pi\u00f9 pura, dove lo strumento non ha poi tutto questo rilievo \u2013 non voglio dire che andavano bene un po&#8217; tutti i legnetti e qualsiasi pelle di capra conciata a casaccio ma\u2026 avete capito insomma. Uno dei risultati di questa nevrotizzazione \u00e8 il fatto che si finisce per soffrire regolarmente di un senso di inadeguatezza che sposta l&#8217;attenzione dal livello di competenza tecnica (la dannazione sisifea pi\u00f9 tipica dei professionisti) a quello della dotazione materiale (l&#8217;accaparramento bruto, la ricerca della scorciatoia, del correttivo, tipica dei dilettanti).<\/p>\n\n\n\n<p>Ammucchiare roba e sostituirla in cicli vagamente isterici \u00e8 roba decisamente <em>middle class<\/em> \u2013 c&#8217;\u00e8 ansia nel non possedere versioni <em>state-of-the-art<\/em> e la paura che arrivi uno pi\u00f9 bravo \u00e8 esorcizzata costruendo un muro di strumenti pi\u00f9 costosi. Qualcuno ci casca, intimoriscono questi <em>setup<\/em> scintillanti, magari con <em>rack <\/em>pieni di lucine o pedaliere affollatissime. Per\u00f2 \u00e8 un muro di carta forno, <em>it breaks the bank<\/em> e non tiene una mazza.<\/p>\n\n\n\n<p>La degenerazione prende varie forme, come si \u00e8 intuito \u2013 quella che pi\u00f9 interessa qui somiglia in qualche misura a una perversione, la sostituzione della funzione degli strumenti, da mezzi a feticci. Fino a che il suonare diventa minimale nello spettro di attivit\u00e0 della persona. Scalando diversamente le priorit\u00e0 finiscono per chiudersi anche certi canali: troppo si vuole essere ascoltati che si smette di ascoltare. L&#8217;assolo viene bene per\u00f2 poi non si sa accompagnare.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;esercizio della libert\u00e0 va a farsi benedire puntualmente nel mondo del musicante da salotto, non ci vuole molto. Il problema pare essere: come devo fare? Seguito da: non voglio sbagliare ma che palle! La cosa pi\u00f9 scoraggiante \u00e8 che libert\u00e0 viene intesa spesso come un <em>faiunpo&#8217;comecazzotepare<\/em> e marchiata come <em>interpretazione<\/em>. Hai voglia poi a rosicare quando senti i maestri che improvvisano a meraviglia, magari con strumenti che non sono neppure i loro, sugli amplificatori della saletta della scuola, senza catene di effetti.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda di Brecht sulle banche mi fa riflettere su quanto siamo veramente pronti a riconoscere che nell&#8217;apparente inconciliabilit\u00e0 di due attivit\u00e0 (rapinare\/fondare) alligni effettivamente un tipo di violenza del tutto simile \u2013 in questo caso quella della sottrazione forzosa, del furto. Problemi di asimmetria informativa, ci spiegano alcuni autori, consentono di rendere il secondo tipo di furto presentabile e socialmente convalidato. Inoltre, rivolgersi contro gli autori di quella violenza significherebbe anche farsi carico della responsabilit\u00e0 di indicare una via diversa \u2013 non mi sto riferendo a qualche vetrina di filiale di banca sfasciata durante una manifestazione, pi\u00f9 al fatto che le istituzioni finanziare hanno continuato a mettere in atto iniziative spregiudicate, predatorie, con i rispettivi management, sempre la solita banda di bianchi, di tanto intanto un po&#8217; piagnucolanti davanti a una commissione parlamentare, sempre protetti da buonuscite milionarie anche in caso di fallimenti devastanti. Abbiamo ricreato una sorta di<em> Ancien R\u00e9gime<\/em>, non c&#8217;\u00e8 niente da fare, solo pi\u00f9 perverso, pi\u00f9 incistato nel tessuto sociale complessivo della societ\u00e0 apparentemente aperta. Nel frattempo, per fare un esempi, la gente, americana ma non pi\u00f9 solo americana, si indinnia [sic] perch\u00e9 una societ\u00e0 segreta di democratici e progressisti americani, con a capo la <strong>Clinton<\/strong>, sequestrerebbe bambini nel seminterrato di una pizzeria a Washington D.C. per inchiappettarli, chiss\u00e0 se dopo una <em>pizza pepperoni<\/em> e un frappuccino o se si presentano gi\u00e0 mangiati. E funziona &#8216;sta roba, basta vedere la massa di coglioni assetati di sangue a spasso per Capitol Hill il 6 gennaio. Geniale \u00e8 l&#8217;agente immobiliare texana che ha affittato un jet privato per unirsi al <em>riot<\/em> e ora vorrebbe un <em>presidential pardon<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per confermare spudoratamente che la <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Godwin%27s_law\" target=\"_blank\">Legge di Godwin<\/a> \u00e8 sempre valida, torno a parlare di nazisti per fare paragoni. Daniel Jonah Goldhagen ha intitolato un suo celebre saggio <em>I Volonterosi Carnefici di Hitler<\/em>, per sfatare, una buona volta, la narrativa delle SS \u00abcattive\u00bb, unici autori delle torture contro i reclusi dei campi di sterminio, in opposizione ai reparti regolari estranei a quelle vicende. Come potete immaginare, \u00e8 stato dimostrato che pure la milizia territoriale e corpi che potrebbero paragonarsi a una odierna polizia municipale, la gente comune quindi, non i reparti scelti dell&#8217;eliminazione fisica, concorsero in modo diretto a organizzare le cosiddette \u00abmarce della morte\u00bb, nei mesi dell&#8217;inverno e della primavera del 1945, quando decine e decine di migliaia di internati furono costretti a marciare, senza criterio, lontano dai campi di prigionia situati nei territori che l&#8217;Armata Rossa e gli Alleati stavano via via occupando.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi non \u00e8 cos\u00ec evidente dove cadano i morti, ma non c&#8217;\u00e8 dubbio che la volont\u00e0 di sostenere, proteggere, aiutare, addirittura, i carnefici, anche i propri, continui ad andare decisamente di moda.<\/p>\n\n\n\n<p>Domani \u00e8 il <em>Blue Monday<\/em>, dai.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Orkestra Obsolete play Blue Monday using 1930s instruments - BBC Arts\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/cHLbaOLWjpc?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption>Con strumenti dei tempi della Grande Depressione!<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla compagine di QUASI piace, \u00e8 evidente, non star tranquilli. 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