{"id":6322,"date":"2021-02-10T08:00:00","date_gmt":"2021-02-10T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=6322"},"modified":"2021-02-10T20:06:31","modified_gmt":"2021-02-10T19:06:31","slug":"verso-una-teoria-della-frustrazione-note-su-claire-bretecher-sociologa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/02\/10\/verso-una-teoria-della-frustrazione-note-su-claire-bretecher-sociologa\/","title":{"rendered":"Verso una teoria della frustrazione: Note su Claire Bret\u00e9cher, sociologa"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Articolo apparso in <\/em>Claire Bret\u00e9cher. Il disegno del fumetto<em>, a cura di Daniel Arasse,&nbsp; Firenze, Institut fran\u00e7ais de Florence,1983.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Destin-1-760x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6326\" width=\"389\" height=\"524\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Destin-1-760x1024.jpg 760w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Destin-1-223x300.jpg 223w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Destin-1-768x1035.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Destin-1-1140x1536.jpg 1140w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Destin-1.jpg 1484w\" sizes=\"(max-width: 389px) 100vw, 389px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u00abInterrog\u00e9 par une t\u00e9l\u00e9vision \u00e9trang\u00e8re sur la chronique politique qui pouvait le mieux repr\u00e9senter le Nouvel Observateur, j\u2019ai r\u00e9pondu sans h\u00e9siter: la page remplie chaque semaine par les dessins de <strong>Claire Bret\u00e9cher<\/strong>\u2026\u00bb. Cos\u00ec esordisce <strong>Jean Daniel<\/strong> introducendo il secondo volume dei <em>Frustrati<\/em>; qualche riga pi\u00f9 sotto precisa: \u00abC\u2019est que je n\u2019ai pas une conception &#8220;politicienne&#8221; de la politique\u00bb. Questa frase, che un tempo sarebbe stata \u201casteriscata\u201d come <em>contraddictio in adjecto<\/em>, \u00e8 oggi perfettamente sensata. Lo \u00e8 almeno dal 1968, epoca in cui il privato ha cominciato a essere considerato (a torto o a ragione) il vero politico.<br>I filosofi, come loro consuetudine, hanno registrato e persino teorizzato questo slittamento semantico. Nello stesso periodo in cui cominciano a essere pubblicate le tavole dei <em>Frustrati<\/em> (delle quali mi accingo al occuparmi), e cio\u00e8 una ventina d\u2019anni fa, escono i libri di <strong>Foucault<\/strong> e di <strong>Deleuze e Guattari<\/strong> (che sono soltanto la punta emergente di un iceberg ideologico pi\u00f9 massiccio), dove appaiono slogan del tipo: \u00abmicrofisica del potere\u00bb, \u00abmicropolitica\u00bb, \u00abrivoluzione molecolare\u00bb, e via dicendo. Foucault dice che il potere deve essere considerato assai pi\u00f9 diffuso, e strutturalmente acentrico, di quanto non ritenga la sociologia tradizionale: un potere che passa per i rapporti privati (e prima, magari, per i confessionali), che agisce ovunque e esercitato da chiunque. Contemporaneamente Deleuze e Guattari sostengono che la rivoluzione, ovvero la lotta contro il potere, deve essere, per aver successo e non sfociare infine in nuova repressione, \u00abmolecolare\u00bb e \u00abschizofrenica\u00bb, anch\u2019essa mobile, diffusa, non localizzata. Giustamente Baudrillard mette in guardia contro questa coincidenza dei modi del potere e del nonpotere. Ma non si tratta qui di stabilire da che parte sta la ragione, quanto di riconoscere l\u2019emergenza di un paradigma (nel senso di <strong>Kuhn<\/strong>) all\u2019interno delle scienze sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa rivoluzione epistemologia le scienze umane anglosassoni avevano in realt\u00e0 preceduto la metafisica francese. Per cominciare c\u2019erano stati gli studi di pragmatica sugli atti linguistici (linea <strong>Wittgenstein<\/strong>&#8211;<strong>Austin<\/strong>&#8211;<strong>Searle<\/strong>) che bene o male avevano fornito modelli abbastanza esplicativi dei rapporti comunicativi quotidiani<strong>,<\/strong> del ruolo del contesta extralinguistico, insomma dell\u2019uso concreto delle espressioni linguistiche. Un secondo corpus di studi, detti ancora di \u201cpragmatica\u201d ma in un senso leggermente diverso, riguarda invece lo studio delle \u201cmalattie mentali\u201d intese come disturbi della comunicazione: mi riferisco ai lavori della \u201cscuola\u201ddi Palo Alto (California), riunita attorno a <strong>Gregory Bateson<\/strong>, e alle applicazioni del suo metodo, per esempio quelle dell\u2019 \u201cantipsichiatria\u201d(<strong>Laing-Esterson<\/strong>). Infine si pu\u00f2 individuare un terzo blocco di ricerche, quelle propriamente sociologiche di <strong>Ervin Goffman<\/strong> &nbsp;o dell\u2019 \u201cetnometodologia\u201d (<strong>Harold Garfinkel<\/strong>) sull\u2019intenzione faccia a faccia, sulle maschere in pubblico, sull\u2019etichetta e soprattutto sul fenomeno della riflessivit\u00e0, sui cui torneremo e che per ora definiamo: \u00abUn enunciato non \u201ctrasmette\u201d soltanto una certa informazione ma contemporaneamente crea un contesto nel quale l\u2019informazione stessa pu\u00f2 apparire\u00bb. Tutti questi approcci hanno qualcosa in comune: non solo l\u2019oggetto (e cio\u00e8 gli atti minimi della quotidianit\u00e0, \u00abla risciacquatura della vita sociale\u00bb &nbsp;\u2013 the slop of social life \u2014 come dice Goffman), ma anche il metodo, che consiste nell\u2019attenzione al rapporto tra messaggio e contesto e ai suoi paradossi. Scopo di questa piccola analisi dei <em>Frustrati<\/em> sarebbe dimostrare che anche Claire Bret\u00e9cher va inserita, in un eventuale futuro libro di storia sull\u2019idea di sociale nell\u2019ultimo decennio, in questa bibliografia. Che la loro autrice abbia letto o no Bateson, Goffman e Foucault, la raccolta completa dei Frustrati resta una ricca casistica di psicopatologie della vita quotidiana, analizzate con finezza scientifica oltre che con crudele umorismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Bateson, la schizofrenia consisterebbe nell\u2019incapacit\u00e0 di distinguere tra livelli logici (tra linguaggio e metalinguaggio, letterale e metaforico, serio e scherzoso). Quest\u2019incapacit\u00e0 sarebbe l\u2019automatizzazione di un procedimento di difesa atto a scongiurare i doppi vincoli cui il soggetto \u00e8 stato ripetutamente sottoposto. \u00abDoppio vincolo\u00bb (double bind) \u00e8 l\u2019ingiunzione contraddittoria che non permette la sua esecuzione. Per esempio la frase \u00absii spontaneo!\u00bb lega doppio colui a cui \u00e8 stata rivolta poich\u00e9 chi si comporta \u00abspontaneamente\u00bb eseguendo un ordine, di fatto sar\u00e0 tutt\u2019altro che spontaneo. Un altro esempio canonico \u00e8 quello della madre che lavando i piatti e piangendo dice alla figlia: \u00abesci, esci pure\u2026 vai a divertirti, \u00e8 giusto alla tua et\u00e0\u00bb. In questo caso il messaggio verbale (digitale) \u00e8 contraddetto da un messaggio d\u2019altra natura (analogico) meno esplicito ma altrettanto forte: le lacrime, che significano.- \u00abnon devi uscire perch\u00e9 se no mi addolori\u00bb. Il doppio vincolo \u00e8 insomma il ricatto sentimentale, nel quale si scopre per\u00f2 una forma logica verosimilmente correlata casualmente con quella della schizofrenia. Ecco come Laing e Esterson (<em>Normalit\u00e0 e follia nella famiglia<\/em>) spiegano, sulla scorta dell\u2019intuizione di Bateson, un caso di psicosi:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTrovandosi in pieno entro questa situazione fatta di giudizi contraddittori, di incoerenze, di conflitti molteplici e complicati, alcuni riconosciuti, altri no, ed essendo nell\u2019impossibilit\u00e0 di vedere la situazione globalmente, dall\u2019esterno, come possiamo fare noi, Ruby non era in grado di formarsi un quadro coerente della relazione che aveva con se stessa e con gli altri, n\u00e9 delle relazioni che gli altri avevano tra loro e con lei.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il doppio vincolo occupa un posto importante anche nel repertorio dei rapporti che intercorrono tra i personaggi della Bret\u00e9cher. Una tavola contenuta nel primo volume dei <em>Frustrati <\/em>(p. 61) mostra in azione una madre, ovvero l\u2019agente schizofrenogeno per eccellenza nella teoria di Bateson (il quale concede che il doppio vincolo \u00abnon sia senz\u2019altro inflitto dalla sola madre, ma che possa praticarlo la madre o da sola o in qualche modo insieme col padre o coi fratelli\u00bb). Il doppio vincolo descritto in questa pagina \u00e8 da manuale: l\u2019ultima battuta della madre contraddice il messaggio globale delle precedenti e vanifica ogni sforzo di obbedienza della bambina (la quale, per sovrappi\u00f9, ma forse non a caso, \u00e8 grassa, bruttina e occhialuta). Un altro esempio da manuale \u00e8 contenuto nel terzo volume (pp. 50-57). Si tratta di una storia di otto pagine lungo le quali una ragazza, anch\u2019essa bruttina, di nome Chandelle \u00e8 costretta a \u00abtenir la chandelle\u00bb all\u2019amica Maryl\u00e8ne. Analizziamone nei dettagli poche vignette. Nelle prime tre Chandelle sempre pi\u00f9 infastidita dalla situazione medita la decisione di andarsene. Di fatto la situazione funziona come un messaggio (\u00absei di troppo\u00bb) e Chandelle non fa che ubbidire. Ma, nella quarta vignetta, ecco l\u2019ingiunzione contraddittoria e con essa il doppio vincolo. Chandelle \u00e8 costretta a restare. Per di pi\u00f9 la costrizione viene fatta passare per una concessione, il che equivale a un altro doppio vincolo. Infine Maryl\u00e8ne chiede a Chandelle di dire se per caso non si senta urtata (choqu\u00e9e). E la frase \u00e8 ancora un doppio vincolo perch\u00e9 da una parte chiede di dire la verit\u00e0 (ovvero una risposta affermativa), dall\u2019altra seppur implicitamente urtata perderebbe la faccia, cos\u00ec risponde. \u00abChoqu\u00e9e Moi? Ha, ha!\u00bb. Ma lo dice con una specie di ghigno di dolore, perdendo effettivamente la faccia e contraddicendo gestualmente il suo messaggio verbale (il che non \u00e8 pi\u00f9 un doppio vincolo ma, data la sua condizione di vittima, un sintomo patologico). (Le problematiche inerenti al \u00abnon perdere la faccia\u00bb, trattata di passaggio in questa storia dei Frustrati, sono invece uno dei perni del lavoro di Goffman).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-uno-720x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6471\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-uno-720x1024.jpg 720w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-uno-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-uno-768x1092.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-uno-1080x1536.jpg 1080w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-uno.jpg 1224w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Vediamo ancora qualche esempio. A p. 17 del primo volume un borghese illuminato dopo aver deprecato per dieci vignette i \u00abvecchi valori giudeo-cristiani\u00bb afferma che per Natale andr\u00e0 a trovare i genitori: \u00abIl y a une petite messe de minuit adorable dans un vieille \u00e9glise fantastique avec un vrai vieux cur\u00e9\u2026 nous ne raterions ca pour rien au monde\u2026\u00bb. Un\u2019altra tavola (vol. 5, p. 12) mostra un tipico conflitto di coppia. Lui \u00e8 muto, depresso e si rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda, lei si preoccupa, piange, prende tranquillizzanti. Infine lei domanda: \u00abpourquoi tu ne veux pas me dire ce que tu as?\u00bb, e lui risponde.- \u00abparce que je ne veux pas te miner avec mes probl\u00e8mes\u00bb. Quest\u2019ultima frase dice il contrario di ci\u00f2 che il suo emittente fa. Ancora un doppio vincolo. Secondo <strong>Watzlawick<\/strong>, <strong>Beavin <\/strong>e <strong>Jackson <\/strong>(<em>Pragmatica della comunicazione umana<\/em>), esso nasce da:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u00abuna propriet\u00e0 del comportamento che difficilmente potrebbe essere pi\u00f9 fondamentale e proprio perch\u00e9 \u00e8 troppo ovvia viene spesso trascurata: il comportamento non ha un suo opposto. In altre parole, non esiste un qualcosa che sia un non comportamento o, per dirla anche pi\u00f9 semplicemente, non \u00e8 possibile non avere un comportamento. Ora, se si accetta che l\u2019intero comportamento in una situazione di interazione ha valore di messaggio, vale a dire \u00e8 comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi, non si pu\u00f2 non comunicare.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>A p. 37 del quinto volume dei Frustrati un intellettuale di sinistra seduto in poltrona fa un lungo discorso sulla necessit\u00e0 del rifluto dei mass media. L\u2019ultima vignetta svela che si tratta di una trasmissione televisiva. In questo caso il messaggio verbale \u00e8 contraddetto dal contesto in cui occorre.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"728\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-due-728x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6472\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-due-728x1024.jpg 728w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-due-213x300.jpg 213w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-due-768x1081.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-due-1092x1536.jpg 1092w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-due.jpg 1223w\" sizes=\"(max-width: 728px) 100vw, 728px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Oltre agli enunciati non ci sono soltanto i gesti e i silenzi a comunicare: anche il contesto \u00e8 un messaggio, anzi un metamessaggio capace di attribuire senso al messaggio primario. Chiedere un fiammifero ad uno sconosciuto nel fumoir di un teatro \u00e8 diverso dal chiederlo in un luogo di appuntamenti equivoci. Goffman, riprendendo il concetto di \u00abinquadramento psicologico\u00bb di Bateson, parla di frame, intendendo con questo termine il \u00absistema di premesse, di istruzioni necessarie per decifrare, per dare significato a un flusso di eventi\u00bb. Il dramma dei frustrati \u00e8 quello di muoversi e comunicare in un frame che regolarmente cambia il significato delle loro azioni e delle loro parole. Ma, e qui interviene il fenomeno della riflessivit\u00e0 cui si \u00e8 accennato pi\u00f9 sopra, non si deve pensare ad ogni frame come ad un\u2019entit\u00e0 fissa e imposta dall\u2019alto. Certo, molti frame sono di questo tipo: la caserma, la scuola, il cimitero, in generale le cosiddette \u201cistituzioni totali\u201d. Nel caso delle interazioni private, familiari o amichevoli, per\u00f2 \u00abi messaggi palesi che sono stati scambiati entrano a far parte del particolare contesto interpersonale e pongono le loro limitazioni all\u2019interazione successiva\u00bb. In altre parole, nessuno \u00e8 innocente.<br>Secondo Bateson perch\u00e9 si possa parlare in senso proprio di doppio vincolo \u00e8 necessario che le ingiunzioni contraddittorie che lo costituiscono siano sostenute \u00abda punizioni o da segnali che minacciano la sopravvivenza\u00bb. \u00c8 quello che accade in un rapporto madre-figlio, dove la madre ha sul figlio un potere di vita e di morte. Se si accetta questa definizione restrittiva non tutti i doppi vincoli che riempiono la nostra vita e le pagine dei Frustrati lo sono in senso proprio. Tuttavia vale la pena di notare come la forma logica del messaggio contraddittorio sia generalizzata. Per quanto riguarda la vita, ognuno pensi alla propria; quanto alle pagine dei Frustrati cito <strong>Daniele Barbieri<\/strong>, che nel suo articolo in questo volumetto definisce cos\u00ec la loro struttura tipica: \u00abuna tesi viene costruita e confermata dalla sequenza di vignette e puntualmente smentita dall\u2019ultima\u00bb. <em>I Frustrati<\/em> sono tali perch\u00e9 impigliati in una rete di ambiguit\u00e0, d\u2019ipocrisie, di contraddizioni: vittime e carnefici, comunque patetici, in una socialit\u00e0 essenzialmente nevrotica perch\u00e9 ovunque doppiovincolante.<br>La scuola di Palo Alto ha prodotto anche altre ipotesi, oltre a quella (che resta comunque cruciale) del doppiovincolo. Per esempio quella che in conflitti di relazione, e in special modo i problemi coniugali, abbiamo come radice un disaccordo nella \u201cpunteggiatura\u201d di una stessa sequenza di eventi. <strong>Watzlawick<\/strong> &amp; C. ipotizzano che:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u00abuna coppia abbia un problema coniugale di cui ciascun coniuge \u00e8 responsabile al 50%: lui chiudendosi passivamente in se stesso e lei brontolando e criticando. Quando spiegano le loro frustrazioni, l\u2019uomo dichiara che chiudersi in se stesso \u00e8 la sua unica difesa contro il brontolare della moglie, mentre lei etichetta questa spiegazione come una distorsione grossolana e volontaria di quanto \u201crealmente\u201d accade nel loro matrimonio: vale a dire che lei critica il marito a causa della sua passivit\u00e0. Se li sfrondiamo di tutti gli elementi effimeri e fortuiti, i loro litigi si riducono allo scambio monotono dei messaggi \u201cIo mi chiudo in me stesso perch\u00e9 tu brontoli\u201d e \u201cIo brontolo perch\u00e9 tu ti chiudi in te stesso \u201c. (\u2026) Se vogliamo rappresentarla con un diagramma (partendo arbitrariamente da un punto qualsiasi) la loro interazione presenta in qualche modo un andamento di questo tipo:<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"320\" height=\"186\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Grafico-Givannoli.gif\" alt=\"\" class=\"wp-image-6323\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Il marito percepisce soltanto le triadi 2-3-4, 4-5-6, 6-7-8, ecc. in cui il suo comportamento (freccia non tratteggiata) \u00e8 \u2018semplicemente\u2019 una risposta al comportamento della moglie (freccia tratteggiata). La moglie invece punteggia la sequenza di eventi nelle triadi 1-2-3, 3-4-5, 5-6-7, ecc. e vede se stessa soltanto nell\u2019atto di reagire al comportamento del marito (ma non di determinarlo). Claire Bret\u00e9cher non ci risparmia situazioni del genere, per esempio a p. 37 del primo volume, dove due coniugi si accusano a vicenda di fare il muso: ognuno dei due sostiene di essere la vittima, nessuno dei due \u00e8 disposto ad ammettere la sua almeno parziale colpevolezza.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"738\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-tre-738x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6473\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-tre-738x1024.jpg 738w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-tre-216x300.jpg 216w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-tre-768x1066.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-tre-1107x1536.jpg 1107w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Frust-tre.jpg 1224w\" sizes=\"(max-width: 738px) 100vw, 738px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A p. 52 del primo volume dei Frustrati due donne meditano sull\u2019educazione ricevuta nel termini dell\u2019antipsichiatria: \u00abquand je vois comment ma m\u00e8re m\u2019a elev\u00e9e je me dis que si je ne suis pas schizophr\u00e8ne c\u2019est un v\u00e9ritable miracle\u2026\u00bb; \u00abma m\u00e8re a vraiment fait tout ce qu\u2019il fallait pour que je sois autistique\u2026\u00bb; \u00abet bien sur ma m\u00e8re en rajoutait dans l\u2019abn\u00e9gation de facon \u00e0 me culpabiliser un maximum\u2026 ma m\u00e8re pleurait quand je me disputais avec mon fr\u00e8re\u2026\u00bb, ecc. Bateson non \u00e8 citato, ma si parla di <em>Family Life<\/em>, il film di <strong>Kenneth Loach<\/strong> ispirato ai lavori di Laing, e dello psicanalista \u201cinfantile\u201d <strong>Bruno Bettelheim<\/strong>. La conclusione \u00e8 \u00abnormalement on devrait tre anormales!\u00bb. Cosa rara nella serie dei <em>Frustrati<\/em>, questa battuta conclusiva \u00e8 detta con un sorriso. Sembra proprio che Claire Bret\u00e9cher voglia prendere le distanze da psichiatria et similia. Ma questa presa di distanza \u00e8 motivata da fattori metodologici. Se si applica il principio della riflessivit\u00e0, un messaggio non solo riceve senso dal suo contesto (frame) ma contribuisce a modificarlo. Ci\u00f2 si pu\u00f2 dire non solo dei messaggi quotidiani, ma anche delle teorie intese come messaggi. Il fatto che tutti conoscano ormai i principi della psicanalisi tende probabilmente a falsif\u00eccare questi principi: la psicanalisi non solo tenta di spiegare il mondo, ma di fatto lo trasforma rendendo sempre pi\u00f9 difficile la spiegazione. Una sorta di \u201cprincipio di indeterminazione\u201d per le scienze umane. <strong>Karl Popper<\/strong> ha parlato di \u201ceffetto Edipo \u201c, in riferimento al fatto che le sventure di Edipo derivano da una profezia sbagliata in linea di principio ma capace di modificare il contesto e cos\u00ec di realizzare se stessa. Forse i frustrati che si stupiscono del fatto di non essere schizofrenici e che comunque ne parlano, non sono schizofrenici proprio grazie alle loro conoscenze di psichiatria, alla loro capacit\u00e0 di parlarne. In un\u2019altra tavola (vol 2, p. 37) due genitori preoccupati per l\u2019educazione del loro bambino aspettano con ansia il momento in cui potranno, finalmente mandarlo dallo psicanalista. Si pu\u00f2 ragionevolmente presumere che questo bambino, in et\u00e0 adulta, diventer\u00e0 un autentico nevrotico e proprio a causa del suo prematuro incontro col discorso psicanalistico.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo alla tavola con le due ragazze meravigliate di non essere schizofreniche. Da una parte, e giustamente, Claire Bret\u00e9cher sta sdrammatizzando, dall\u2019altra resta il dubbio che in realt\u00e0, con la geniale cattiveria che la contraddistingue, voglia sostenere che una \u00abnormale nevrosi\u00bb \u00e8 assai peggio (pi\u00f9 squallida, almeno, pi\u00f9 frustrante) di una vera schizofrenia. Non partecipa in fondo la schizofrenia, nell\u2019immaginario letterario e scientifico del \u2018900, del mitico e finanche del divino? Non sar\u00e0 il doppio vincolo pi\u00f9 subdolo minacciare (promettere) ma di fatto non concedere la Santa Schizofrenia? Costringere a parlarne (cos\u00ec com\u2019\u00e8 avvenuto per la sessualit\u00e0, secondo Foucault) ma per controllarla, incanalarla, scongiurarla? Ma a questa questione i <em>Frustrati<\/em> non danno risposta, e neanche io, francamente, sono in grado di darvela.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo apparso in Claire Bret\u00e9cher. 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