{"id":6584,"date":"2021-02-18T08:00:00","date_gmt":"2021-02-18T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=6584"},"modified":"2021-02-16T13:15:57","modified_gmt":"2021-02-16T12:15:57","slug":"zugzwang","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/02\/18\/zugzwang\/","title":{"rendered":"Zugzwang"},"content":{"rendered":"\n<p>In questa epoca di domiciliarizzazione forzata i temi monografici di Quasi sono stati un importante aiuto nell&#8217;evitare che la fantasia e lo spirito d&#8217;iniziativa avessero troppa voce in capitolo. Insomma, il \u00ab<em>oggi (questa settimana) parliamo di<\/em>\u00bb \u00e8 stato un ottimo antidoto allo smarrimento da pagina bianca. Stavolta, per\u00f2, un po&#8217; di difficolt\u00e0 la incontro. In primo luogo, un tot di ricerche in rete mi fanno risalire al fatto che questo amore e questa portinaia di cui si favella sono ricompresi nel titolo di un lavoro di due signori che si chiamano <strong>Dupuy <\/strong>e <strong>Berberian<\/strong>. Il titolo riporta anche, in posizione evidente, la dicitura <em>Monsieur Jean<\/em>. Chi sia questo signor Giovanni non \u00e8 dato sapere perch\u00e9 le prime cinque, sei pagine di risultati di ricerca rinviano quasi esclusivamente a librerie e amazzonie <em>online<\/em>. Qua e l\u00e0 anche a tentativi maldestri di <em>spoofing<\/em>. Che il <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.duber.net\/index1.htm\" target=\"_blank\">sito dei due autori<\/a> non riporti eccessivi sdilinquimenti nel raccontare quanto sono bravi secondo la critica, gli fa onore, nondimeno non c&#8217;\u00e8 il verso di sapere come sia fatta la storia e cosa abbia portato all&#8217;invenzione di questa portinaia-Eros dalle ali e corna di demone, armata di arco e dardi-ramazza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"362\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/volvavolaportinaiamorosa.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6587\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/volvavolaportinaiamorosa.png 400w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/volvavolaportinaiamorosa-300x272.png 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><figcaption>E, niente, eccola qui, Eros parigino anni &#8217;90<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Quando sono le dodici e trenta e sei al liceo e ti sorbisci la storia del <em>Simposio<\/em> di <strong>Platone <\/strong>e ti fanno leggere di come Eros, nel racconto del commensale Socrate, fosse n\u00e9 bello n\u00e9 buono \u2013 anzi, essendo figlio di <em>Pen\u00eca <\/em>(la Povert\u00e0) e <em>Poros<\/em> (la personificazione dell&#8217;Espediente, quello ingegnoso e pieno di risorse), uno in grado di mettere insieme l&#8217;appetito per le cose di cui si \u00e8 privi con la capacit\u00e0, molto pragmatica, di arrivare a un risultato \u2013 quel giorno, dicevo, non gli dai troppa importanza, sbadigli e attendi la campanella, in preda ai morsi della fame e della noia. D&#8217;altro canto lo struggimento per qualcuno, quasi matematicamente ce l&#8217;hai addosso, ci stupiremmo del contrario.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so voi, ma negli innamoramenti adolescenziali (modalit\u00e0 che potrebbe non essere mai sostituita da altre), almeno per come li ricordo, \u00e8 facile riconoscersi nel demone-satiro evocato da <strong>Nick Cave <\/strong>in <em>Loverman <\/em>(\u00ab<em>and he&#8217;s lame and he&#8217;s dirty and he&#8217;s poor\u00bb<\/em>). Non solo perch\u00e9 gli adolescenti non brillano per prassi di igiene personale ma perch\u00e9 quel motore primo costituito dal \u00absentimento della mancanza\u00bb non fa certo sentire sicuri o saldi nella propria posizione di carenti, nudi, esposti. Il bisogno spinge fuori dal momento presente, il quale, da parte sua, non fornisce alcun senso di protezione o comodit\u00e0, essendo solo un luogo inospitale in mezzo alla terra di nessuno dove le mitragliatrici dello sconforto spazzano il teatro di guerra.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Nick Cave &amp; The Bad Seeds - Loverman\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/P51IVqf28Hs?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption>C&#8217;\u00e8 un diavolo in attesa fuori dalla tua porta&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Poi, va bene, si pu\u00f2 ragionare di Amor Sacro e Amor Profano, in borghese o in divisa, provare a staccarlo dal sesso, provare a riattaccarcelo, un po&#8217; tutto, ma, alla fine, il minimo comun denominatore zoppo-sporco-povero gioca sempre la sua partita. In fin dei conti, pure il seduttore di kiergaardiana ma anche dapontiana e laclosiana memoria, \u00e8 uno che non controlla veramente il gioco di cui vorrebbe dar a intendere di essere il demiurgo incontrastato e vincitore inevitabile. Intriga, smuove, complotta, usa e abusa, ma ci finisce dentro mani e piedi, dal disgusto di s\u00e9 (e dell&#8217;altro, ovviamente) al bisogno lancinante del <em>vero <\/em>oggetto del desiderio. Che sfugge, \u00e8 inaccessibile, vuoi perch\u00e9 esistente su un piano pi\u00f9 alto di <em>virt\u00f9<\/em>, vuoi perch\u00e9 gi\u00e0 ben consapevole del <em>modus operandi <\/em>del seduttore e quindi irrimediabilmente diffidente da qui alla fine dei tempi. Insomma, si tratta di invilupparsi nella giostra degli oggetti del desiderio, bistrattarli quasi tutti e idolatrarne pochi per ottenere sempre quel che non si voleva veramente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma di cosa stiamo parlando, poi? Il bassista non se lo incula nessuno! Anche perch\u00e9 cara grazia se lo si riesce a sentire. E come si fa a essere affascinati da qualcuno che sta facendo qualcosa, se non si capta niente di quel che sta facendo? Comunque, son problemi da palco. Non \u00e8 dato sapere come stia andando una volta divenuto bassista da salotto, son fatti suoi, ma prima di allora va detto che non si trattava esattamente dell&#8217;elemento eroticamente pi\u00f9 cospicuo sulla ribalta. Chi canta e chi suona la chitarra viene prima e il batterista \u00e8 quello che fa pi\u00f9 casino di tutti (anche se spesso nascosto dai piatti \u2013 e magari \u00e8 un bruttacchione), quindi per andarsi a cercare il bassista bisogna proprio mettersi d&#8217;impegno. A ogni modo, i percorsi sono imperscrutabili, quindi <em>bonne chance<\/em> a tutti, sia che si tratti di buttarsi che di rinunciare. Non si sa mai cosa si trova, specie se ci si spinge due o tre curve pi\u00f9 avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;esperienza della vita in questa societ\u00e0 occidentale \u00e8, tutto sommato, abbastanza solitaria. Non che ce ne accorgiamo, non abbiamo pi\u00f9 molti esempi di vita comunitaria e non possiamo pi\u00f9 fare affidamento su tempi e luoghi che in passato erano pi\u00f9 certi: se vedi qualcuno che ti piace su un vagone della metropolitana hai pochissime possibilit\u00e0 di scommettere sul fatto di rivederlo\/a ancora. Certo, magari \u00e8 vero il contrario: noti qualcuno perch\u00e9 lo incroci pi\u00f9 volte per caso e, a quel punto, rifletti su quanto, in effetti, ti piaccia. Certo, anche ai tempi del paesello, quando non c&#8217;era la metro ma la messa nell&#8217;unica chiesa possibile, attaccare discorso poteva essere pi\u00f9 o meno complicato, inopportuno o socialmente inaccettabile, per\u00f2 vuoi mettere rispetto al calcolo probabilistico se sia meglio tentare un approccio ora, in mezzo alla calca dell&#8217;ora di punta, scendendo, magari, alla fermata sbagliata per farsi pedinatori (<em>stalker<\/em>?), o attendere un momento propizio, ch\u00e9 tanto non c&#8217;\u00e8 una metropoli in cui perdersi \u00e8 l&#8217;unica certezza? Certo, anche il mondo dei <em>Peanuts<\/em> sembra un paesino, ma Charlie Brown con la ragazzina dai capelli rossi non mi risulta che abbia mai fatto passi avanti. O no?<\/p>\n\n\n\n<p>Il desiderio, oltre a sognare con grande costanza qualcuno di poco accessibile, si appunta anche, su temi pi\u00f9 facilmente frequentabili. Perch\u00e9 un po&#8217; di soddisfazione, a fronte di rischi che appaiano gestibili, possibilmente facilmente, ci deve pur essere. Vorrei dire che si rende meno erotico, questo desiderio ed \u00e8 senz&#8217;altro vero, ma una sfumatura permane anche allorquando il bassista (il musicista da salotto, in generale) dirige la sua mira (amorosa) su oggetti e attivit\u00e0 musicali. Ne ho gi\u00e0 parlato in precedenza, in modo diretto e con allusioni pi\u00f9 o meno pesanti, ma quello che accade \u00e8 che tutti, nessuno escluso, si feticizzano i propri strumenti, mai paghi di desiderarne altri ancora. Con pi\u00f9 corde, senza tasti, di liuteria, americani, coreani, giapponesi, di legni rari, col manico in grafite, fatti dal liutaio che glielo devi chiedere in sanscrito e, se ha voglia, ti spilla doverosi dodicimila euro. E lo stesso accade con i generi, o i pezzi. La cover band feticista esegue tutto alla nota. Il fanatico del tal genere ha un repertorio impeccabile. Poi per\u00f2 non sanno improvvisare qualcosa di diverso \u2013 perch\u00e9 non si divertono. Per\u00f2 hanno investito il loro \u00abamore\u00bb nel loro prezioso campo di gioco, l&#8217;hanno sacralizzato, ci si sono chiusi dentro. Come scrivevo qualche paragrafo addietro, si affonda in una trincea ricolma di oggetti del desiderio ma \u00e8 possibile che non se ne ami neppure uno. E quando sono strumenti, e sei tu che li devi suonare, ecco, viene in mente la barzelletta del carabiniere che va dal dottore perch\u00e9 quando si tocca varie parti del corpo sente dolore in ogni occasione. Si era fratturato il dito.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"407\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/sacrofano-2-1024x407.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6597\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/sacrofano-2-1024x407.png 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/sacrofano-2-300x119.png 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/sacrofano-2-768x305.png 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/sacrofano-2-1536x610.png 1536w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/sacrofano-2.png 2000w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Bassista sacro e bassista profano. In mezzo, l&#8217;insegnante.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nello <em>slang <\/em>scacchistico c&#8217;\u00e8 un concetto, identificato da una parola tedesca da non pronunciare in tempi di pandemia, per quanto fa sputazzare: <em>Zugzwang<\/em>. Lo <em>zugzwang<\/em> arriva raramente prima del finale di partita, compare quando ci si \u00e8 spesi e si son giocate le carte migliori per vincere la partita, si \u00e8 strategizzato, fatto, speso, sacrificato. Per\u00f2, a un certo punto, ci si ritrova in una situazione nella quale si \u00e8 costretti a muovere \u2013 perch\u00e9 le regole lo impongono \u2013 ma non c&#8217;\u00e8 una mossa, tra quelle possibili, che non ci causi un danno essenziale, condannandoci a perdere la partita.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo concetto lo riscopro di tanto in tanto, evidentemente perch\u00e9 tendo a dimenticarlo, nella sua teutonica imprescindibilit\u00e0 non \u00e8 che metta tutta &#8216;sta allegria. Certo, se sei quello che costringe l&#8217;avversario in quella posizione, puoi congratularti, ma n\u00e9 l&#8217;innamorato n\u00e9 il bassista giocano mai da quella parte. Ecco, mi viene da chiedermi se non ci sia un tratto comune alle strategie dell&#8217;amante e all&#8217;organizzazione del bassista, entrambi troppo preoccupati di essere respinti, di non essere all&#8217;altezza e se non sia possibile che, in molti casi, tutto il rovistare e lo sbattezzarsi per cercare di non passare attraverso certi momenti di slancio irrevocabile, attimi di rischiosa resa, non si traducano in pesanti<em> zugzwang<\/em>. Mi chiedo cosa diventiamo quando finiamo per subirne uno dopo l&#8217;altro, considerando che, in larga parte, ne siamo stati noi stessi gli artefici.<\/p>\n\n\n\n<p>Su un altro piano, quello di chi guarda o ascolta, in questo caso, tutti questi sforzi, queste prassi, questi rituali, tutta questa accademia da uccelli giardinieri, porta poi, fortunatamente, anche se solo talvolta, a esiti pienamente godibili per le terze parti, ben lontano dal tormento amoroso (reale o immaginato) dell&#8217;autore, o della sua voce, nell&#8217;opera. Un po&#8217;, qui, il fascino \u00e8 quello di sperare di poter sconfiggere la tirannia delle parole nella musica \u00abpopolare\u00bb contemporanea (sole \/ cuore \/ amore, in italiano come in lingua straniera) per riassegnare la preminenza ai suoni. Che ne so, <em>Big Love<\/em> dei <strong>Fleetwood Mac<\/strong> andrebbe benissimo anche se parlasse della raccolta delle patate, per\u00f2, ne sono praticamente certo, la raccolta delle patate non avrebbe ispirato una tale foga compositiva ed esecutiva.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Lindsey Buckingham Big Love Live 1-27-2007\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/gdw4SB7ilhE?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption><strong>Lindsey Buckingham<\/strong> che ti fa vedere come si tirano su le patate<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Lo so, questo pezzo \u00e8 pieno di stupidi<em> innuendos<\/em> sessuali. Sembrano essersi presentati spontaneamente, anche se sappiamo che non \u00e8 mai cos\u00ec. La dimensione del discorso amoroso \u00e8 inestricabilmente intessuta della stessa materia di cui sono fatte le paure: perdita, impoverimento, diminuzione, abbandono. Il satiretto interiore, per contrastare, invano, quel senso di vulnerabilit\u00e0, spinge querulo le sue allusioni, in continuazione, ti suggerisce di far di pi\u00f9, di non suonare la parte com&#8217;\u00e8 scritta e neppure di improvvisare facendo appello su quel che sai e chi sei. No, ti lancia quegli strali continui, avvelenati dall&#8217;idea che, visto che non hai <em>what it takes<\/em>, dovrai in qualche modo barare, rivestendo di panni stupidi e rutilanti qualcosa di impresentabile che devi in realt\u00e0 nascondere. Non manca mai di trovare qualcosa di tal fatta.<\/p>\n\n\n\n<p>Se se ne accorgono, chi potrebbe mai volerci?<\/p>\n\n\n\n<p>Giusto, quindi dacci dentro e usa quella tecnica in cui sei notoriamente scadente. Suona quelle decine di note sovrabbondanti e fastidiose. Esagera nel <em>solo<\/em>, perditi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8216;O bassista innamorato \u00e8, al pari degli altri musicanti innamorati, una vittima (non <em>opima<\/em>, bench\u00e9 tendente al sovrappeso) offerta in sacrificio puntualmente non richiesto. Quasi sempre, al pari degli altri, fa casino ma, per virt\u00f9 naturali, non lo si sente e quindi non se ne d\u00e0 pena nessuno. <em>Vox clamans in live music pub<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ulteriori disclaimer<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul><li>Nella scrittura di queste riflessioni abborracciate e di dubbia morale non sono stati maltrattati carabinieri, con i quali i rapporti sono altres\u00ec di grande familiarit\u00e0 da decenni.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>Qualcosa in pi\u00f9 su <em>Monsieur Jean<\/em> si trova, ma tocca faticare non poco. Per essere un caposaldo per gli amici quasisti, sembra avere in comune col bassista il fatto che il pubblico (la rete, piuttosto) non se lo fila tantissimo.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>L&#8217;autore, cos\u00ec come una quantit\u00e0 esorbitante di altre cose, non \u00e8 uno scacchista. Si limita a tentare di risolvere, talvolta con successo, i <em>puzzle <\/em>di <a href=\"https:\/\/www.chess.com\/forum\/category\/daily-puzzles\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">chess.com<\/a>.<\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questa epoca di domiciliarizzazione forzata i temi monografici di Quasi sono stati un importante aiuto nell&#8217;evitare che la fantasia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":6596,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[244],"tags":[1190,1294,2350,2351,2352,686,1191,1923,2353,1986],"coauthors":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Zugzwang - (Quasi)<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/02\/18\/zugzwang\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Zugzwang - 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Ha studiato amenit\u00e0 umanistiche ma anche il bric-\u00e0-brac aziendale. Con il secondo riesce a pagarci i conti. Lettore compulsivo di TS Eliot, C\u00e9line, Pynchon, Heller, Vonnegut, PK Dick. Ciclista da strada incidentato, ormai dismesso, curriculum da improbabile sopravvissuto. Quando formarono la band era rimasto solo il basso e quello prese. 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