{"id":6970,"date":"2021-03-05T08:00:00","date_gmt":"2021-03-05T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=6970"},"modified":"2021-02-27T23:56:56","modified_gmt":"2021-02-27T22:56:56","slug":"sette-argomenti-per-cominciare-una-storia-del-pop-porno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/03\/05\/sette-argomenti-per-cominciare-una-storia-del-pop-porno\/","title":{"rendered":"Sette argomenti per cominciare una storia del Pop\u2013porno"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Intro.<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Qualsiasi definizione in assoluto della pornografia, scriveva <strong>Romano Giachetti<\/strong> nel suo fondamentale <em>Porno Power: Pornografia e societ\u00e0 capitalista, <\/em>Guaraldi, 1971, \u00e8 falsa in partenza. Categorie come osceno, erotico e pornografico non sarebbero altro che raggruppamenti occasionali e variabili che la morale pubblica di una societ\u00e0 propone e accetta per relegare in un ambito controllabile (e spesso censurabile) ci\u00f2 che la infastidisce. Soprattutto la rappresentazione esplicita dell\u2019atto sessuale. Insomma. La pornografia non sarebbe altro che, (e tiro un po\u2019 per la giacchetta \u2013 ma neanche tanto \u2013 le conclusioni della commissione Nixon del 1970 su pornografia e oscenit\u00e0) una sovrastruttura merceologica nella quale vengono classificate tutte le possibili forme di mercificazione dell\u2019atto sessuale (pi\u00f9 o meno \u2013 a seconda delle varie sensibilit\u00e0 morali delle societ\u00e0 \u2013 esplicite). La pornografia non \u00e8 altro che merce. Ha il suo peso nel mercato e la supposta libert\u00e0 del mercato, nella societ\u00e0 capitalista, non si pu\u00f2 toccare. Cos\u00ec proprio nel 1970 <strong>Richard Nixon<\/strong> fa carta straccia, dopo due anni di lavori (la commissione su pornografia e sessualit\u00e0 era stata fortemente voluta e presieduta, nel 1968, da <strong>Lyndon Johnson<\/strong>), delle teorie dei nemici della pornografia che ci vedevano la punta di diamante di un ethos trasgressivo e anarchico che avrebbe minato e sfaldato la societ\u00e0 americana (cfr. <strong>W. Kendrick<\/strong>, <em>The Secret Museum: Pornography in Modern Culture<\/em>, University of California Press, 1996).<br>Eversiva, un cazzo!, concludono le autorit\u00e0 governative, la pornografia \u00e8 espressione della libert\u00e0 del mercato (qui potresti invece leggerti <strong>Giancarlo Grossini<\/strong>, <em>I 120 film di Sodoma: Analisi del cinema pornografico<\/em>, Edizioni Dedalo, 1982). Pilastro dell\u2019economia dell\u2019intrattenimento. Ma questo non significa che la pornografia \u00e8, almeno dall\u2019invenzione del cinematografo, roba reazionaria. Perch\u00e9 sostenerlo sarebbe come ridurre la categoria pornografica solo allo specifico filmico. La questione \u00e8 un pochino pi\u00f9 complessa.<br>Infatti la pornografia \u00e8 uno dei discorsi possibili sulla sessualit\u00e0. <strong>Marie-Fran\u00e7oise Hans<\/strong> e <strong>Gilles Lapouge<\/strong> (in <em>Les femmes, la pornographie, l\u2019 erotisme<\/em>, Paris, Editions du Seuil, 1978) sostengono che essa sia il necessario commento senza il quale la sessualit\u00e0 non pu\u00f2 realizzarsi. Ma, abbiamo visto, la pornografia non \u00e8 un discorso unico, univoco, uguale per tutte le culture e per tutti i campi dell\u2019espressione umana. Lo dice <strong>Susan Sontag<\/strong> (ne<em> L\u2019 immaginazione pornografica,<\/em> contenuto in <em>Interpretazioni tendenziose<\/em>, Torino, Einaudi, 1975, pp. 33 \u2013 63) che la si potrebbe considerare piuttosto come una macrostruttura, nella quale si articolano gerarchicamente tutti i macro-generi della comunicazione: letteratura, fotografia, cinema, fumetto. A loro volta questi generi si suddividono, nell\u2019ambito della categoria pornografica, in discorsi e sottodiscorsi diversi a seconda del soggetto che li enuncia. Proprio Susan Sontag ha poi dimostrato come la pornografia possa essere \u00abuna modalit\u00e0 o una convenzione artistica minore ma interessante\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Uno.<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6971\" width=\"388\" height=\"638\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap1.jpg 289w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap1-183x300.jpg 183w\" sizes=\"(max-width: 388px) 100vw, 388px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nella Parigi degli anni sessanta del diciottesimo secolo, tra i frequentatori dei salotti dell\u2019intellettualit\u00e0 illuminista, potevi incontrarci il giovane <strong>Nicolas-Edme Restif<\/strong>, pi\u00f9 noto dopo il successo della sua prima opera letteraria <em>(La Famille Vertueuse<\/em>) come <strong>Restif de la Bretonne<\/strong>. \u00c8 un tipo visionario, che si diverte a immaginare una societ\u00e0 riorganizzata secondo criteri razionali. Cos\u00ec nel 1769 d\u00e0 alle stampe il primo di una serie di cinque volumi nei quali esprime con fervore come dovrebbe essere riformata secondo lui la societ\u00e0 del tempo. Da gran frequentatore di bordelli quale \u00e8, dedica questo primo volume alla discussione di un progetto di riforma e riorganizzazione statale della prostituzione, e lo intitola \u2013 recuperando genialmente un termine desueto da secoli (almeno dai <em>Dialoghi delle Cortigiane<\/em>di <strong>Luciano di Samosata<\/strong>): <em>Le Pornographe.<\/em> \u00c8 un attimo e il termine pornografia dilaga a designare testi e immagini (che intendiamoci \u00e8 comunque roba esistente da sempre e ben diffusa almeno dall\u2019invenzione della stampa) rappresentanti sesso esplicito. Ma la prima volta che questo termine fa la sua comparsa in et\u00e0 moderna \u00e8 in relazione a un\u2019opera politica. Non eversiva, certo, quanto piuttosto, si direbbe oggi, riformista. La rivoluzione (quella francese) \u00e8 dietro l\u2019angolo. Ci mancano solo vent\u2019anni. Non sar\u00e0 certo la pornografia a scatenarla, ma in questi vent\u2019anni un profluvio di opere che proprio a partire da qui verranno dette pornografiche (da quelle filosofiche di De Sade a cose dozzinali e meramente descrittive) invadono la Francia con uso fortemente politico. Robert Darntonnel suo <em>L\u2019intellettuale clandestino <\/em>(Garzanti, 1990), disegno storico della letteratura francese sotto l\u2019Ancien Regime, sostiene che queste opere avevano un valore propagandistico superiore persino a quelle di Rousseau. Mettevano alla berlina l\u2019aristocrazia e il clero raccontando le loro pratiche sessuali contrarie all\u2019ipocrisia morale di cui si ammantavano. Questa letteratura, che veniva raggruppata sotto la categoria pornografica, era profondamente radicale. E in qualche modo concorse a creare quel clima intellettuale che port\u00f2 poi alla sovversione della monarchia assoluta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Due.<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap2-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6974\" width=\"389\" height=\"547\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap2-1.jpg 350w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap2-1-213x300.jpg 213w\" sizes=\"(max-width: 389px) 100vw, 389px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Certo. L\u2019uso politico, in senso anche eversivo, della pornografia ci d\u00e0, tra la seconda met\u00e0 del settecento e il primo decennio dell\u2019ottocento, capolavori letterari assoluti. <strong>Diderot<\/strong> con <em>I gioielli indiscreti<\/em>, <strong>Sade<\/strong> con i suoi romanzi sterminati, lo stesso Restif con la sua <em>AntiJustine<\/em>, e poi De Musset. Se preferisci la letteratura anglosassone puoi dedicarti al testo che sconvolge l\u2019Inghilterra puritana, la <em>Fanny Hill<\/em> di <strong>Cleland<\/strong>. Poi basta. I libri e le stampe pornografiche scivolano lentamente ad alimentare un mercato clandestino destinato pi\u00f9 che altro alla soddisfazione dell\u2019onanismo maschile borghese. Certo. Ci saranno ancora e a lungo accuse e processi per pornografia e oscenit\u00e0 contro autori, diciamo, grandi: Flaubert e Baudelaire, Zola e Maupassant, Mirbeau, Lawrence e Joyce finendo con Miller. Certo: la lotta delle societ\u00e0 borghesi occidentali otto-novecentesche contro questi autori \u00e8 una lotta contro idee eversive che mettono in discussione i fondamenti di quelle societ\u00e0 stesse. Ma. Le opere di questi autori non sono assolutamente pornografiche, proprio per nulla. Non nell\u2019accezione che oggi le diamo. Certo parlano di sessualit\u00e0, e alcune come quelle di Mirbeau, Joyce o di Miller, si servono liberamente dei\u00a0<em>topoi<\/em>\u00a0pornografici ma con tutt\u2019altro intento e risultato. La pornografia, ormai disarmata di ogni velleit\u00e0 politica, finisce altrove. In fondo lo sai, no? che nel 1839 compaiono i primi dagherrotipi e, come vuole la storiografia ufficiale, nel 1898 nasce il cinematografo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Tre.<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6975\" width=\"389\" height=\"537\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap3.jpg 319w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap3-218x300.jpg 218w\" sizes=\"(max-width: 389px) 100vw, 389px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Te l\u2019ho detto. Nel 1839 <strong>Louis Jacques Mand\u00e8 Daguerre<\/strong> mette a punto un\u2019idea sulla quale a lungo avevano lavorato, per migliorare le proprie litografie, <strong>Joseph Niepce<\/strong> e suo figlio. In questo modo fornisce agli sguardi dell\u2019umanit\u00e0 il primo procedimento fotografico della storia, che \u2013 lo sai- prender\u00e0 il suo nome. Non c\u2019\u00e8 neanche da dirlo. Nel giro di pochi anni la dagherrotipia ha uno sviluppo esponenziale. Tanto che nell\u2019estate del 1842 la\u00a0<em>Segreteria Pontificia<\/em>\u00a0istituisce un processo teologico per indagare se questa nuova invenzione abbia o meno sostanza morale. Sono ridicoli i preti e non ci hanno un cazzo da fare: il loro esilarante dibattito teologico sulla fotografia durer\u00e0 pi\u00f9 di trent\u2019anni, con vari processi e varie assoluzioni e poi condanne e poi ancora assoluzioni. Ma il processo che interessa a noi, quello l\u00ec del 1842, si conclude con piena assoluzione: la <em>Commissione Pontificia per la difesa e la propaganda della fede<\/em>, ritiene la dagherrotipia fornita addirittura di qualit\u00e0 metafisica e potente strumento per la diffusione della religione. Fatto. Con lungimiranza impressionante, prevedendone i futuri sviluppi, la canaglia pretesca ammanta \u2013come suo uso- di opportunit\u00e0 morale ci\u00f2 che diventer\u00e0 merce molto redditizia. Intanto per\u00f2 viene il 1848 e il popolo romano, spontaneamente insorto, caccia il papa e abbatte la sua dittatura teocratica, instaurando la Repubblica. Dura fino al luglio del 1849 l\u2019ebbrezza della libert\u00e0. Poi le truppe francesi al comando del generale <strong>Oudinot<\/strong>, comunque dopo un logorante assedio, entrano a Roma. Al loro seguito c\u2019\u00e8 un fotografo parigino, tale Messieur Lecchi, che ha immortalato i giorni dell\u2019assedio. Ma non passer\u00e0 alla storia costui. Almeno non a quella della pornografia, anche se gli piaceva un sacco ritrarre, per suo personale onanismo, rigorosamente nude, le opulente matrone della restaurata aristocrazia romana. Sar\u00e0 il suo ragazzo di fatica che lascer\u00e0 un segno in questa storia della fotografia.\u00a0<em><strong>Martin Sauvedieu<\/strong><\/em>,\u00a0che si era portato sulle spalle da Parigi a Roma, le camere oscure del suo maestro e gli aveva preparato tutte le lastre e bruciato tutti i sali di mercurio, non torner\u00e0 a Parigi con lui. Cambier\u00e0 nome in\u00a0<strong>Martino Diotallevi<\/strong>\u00a0e si sposer\u00e0 con Carolina, una sarta molto piacente. Aprir\u00e0, primo a Roma, una bottega di commercio della fotografia. E primo fra tutti, comincer\u00e0, con la sollecita attiva e manageriale partecipazione della moglie, a produrre e vendere fotografie pornografiche. Ti consiglio, se l\u2019argomento \u00e8 di tuo gradimento, di leggerti la <strong><em>Storia della fotografia pornografica<\/em><\/strong><em>,<\/em> di <em><strong>Ando Gilardi <\/strong><\/em>edita da Bruno Mondadori.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Quattro.<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6976\" width=\"386\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap4.jpg 400w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap4-300x298.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap4-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 386px) 100vw, 386px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nella Roma del Papa Re, anche di quello restaurato dai francesi, non era inusuale che una giovane sarta esercitasse anche la pi\u00f9 remunerativa professione della prostituta. Non \u00e8 difficile da capire il perch\u00e9. Le sartine erano, per dispensa canonica quando c\u2019era motivo di \u201ctemporanea necessit\u00e0\u201d, ammesse senza scandalo al domicilio dei prelati. Va da s\u00e9 che, essendo statisticamente il previtoccolume la categoria pi\u00f9 numerosa tra gli utilizzatori finali delle puttane, convenisse a ogni ragazza di vita farsi anche sarta. Cos\u00ec la nostra Carolina, moglie del Diotallevi, in quanto sarta e bagascia, aveva vasta clientela per i suoi \u201cricami e cuciti\u201d presso il sacerdotame romano quello pi\u00f9 in vista, quello che punto niente tollerava l\u2019indipendenza politica ma che apprezzava e di molto quella sessuale (la propria in primis) e che oltre alle prestazioni della Carolina apprezzava anche la loro rappresentazione dagherrotipa. Aggiungici poi che pagavano bene. Ecco perch\u00e9 Carolina e Martino tennero bottega (il famosissimo Atelier dei quattro Pontefici) al numero 9 di vicolo del Farinone fino al maggio del 1862. Quel mese l\u00ec, in una splendida mattina di primavera il Diotallevi e sua moglie videro, per aver confuso pornografia e politica, interrotta bruscamente dalla sbirraglia pontificia la loro redditizia professione, e furono tradotti in catene lui nel carcere di San Michele, lei nelle carceri delle Terme di Diocleziano. Il pretesto fu un fotomontaggio pornografico dedicato alla borbonica e devotissima e bellissima anche, regina di Napoli, <strong>Maria Sofia <\/strong>esule con il marito <strong>Franceschiello <\/strong>proprio a Roma, ospite graditissima di <strong>Pio IX<\/strong>; per quell\u2019oltraggio si dice avesse chiesto la testa del Diotallevi. In realt\u00e0 la questione era politica: il Diotallevi e sua moglie erano coinvolti in un complotto volto a screditare i due borboni e il loro ospite, i cui mandanti erano i piemontesi. Ci si potrebbe cavare una spy-story storica, ma questa storia non ci interessa. Preme qui altra questione. Il dagherrotipo, che sar\u00e0 sostituito gi\u00e0 negli anni Sessanta del diciannovesimo secolo dalla calotipia, richiedeva tempi di esposizione lunghissimi. Dagli otto minuti fin quasi al quarto d\u2019ora. Te li immagini due prestanti porno modelli restare in posa fissa mentre si fottono per quell\u2019eternit\u00e0? Una tortura impensabile. Improbabile. Impossibile. Bisognava, per avere dagherrotipi osceni, ricorrere a un trucco complicato. I fotopornografi che operavano prima della diffusione delle innovazioni di Talbot (la calotipia, appunto che permetteva tempi di esposizione di un decimo rispetto a quelli del dagherrotipo) e di Eastman (il fondatore della <strong>Kodak<\/strong> che nel 1889 fabbric\u00f2 la prima pellicola 35 mm in nitrocellulosa aprendo la strada al cinema) facevano, e la semplifico assai, pi\u00f9 o meno cos\u00ec: impressionavano un lastra di rame per un tempo minimo; poi su quel pallido fantasma di cui si intravedevano solo i contorni applicavano un procedimento simile a quello delle incisioni arricchendolo con dovizia di particolari. Alla fine stampavano quell\u2019acquaforte sulla carta. A questo punto impressionavano una nuova lastra di rame usando come posa l\u2019immagine ottenuta precedentemente. Avevano cos\u00ec agio di prolungare l\u2019esposizione finch\u00e9 era opportuno. Ottenevano cos\u00ec un nuovo dagherrotipo da vendere a carissimo prezzo. I coniugi Diotallevi, al soldo della sabauda marmaglia, sopravvalutato il valore della loro pornografia si pensavano capaci di riscrivere il reale (cio\u00e8 far cadere Pio IX con un po\u2019 di propaganda libertina). Gli sfuggivano due cose, una: che il loro lavoro si basava tutto su di un falso ontologico. Come avrebbero potuto anche solo scalfire chi di un falso ontologico (l\u2019esistenza di dio) si era fatto piedistallo di potere per duemila anni circa? due: che \u00e8 il reale (come in modo molto divertente ci dimostra un film come\u00a0<strong><em>Inception<\/em><\/strong>), come aveva ben capito Freud, che riscrive ed everte sempre le narrazioni.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cinque.<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6977\" width=\"386\" height=\"217\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap5.jpg 320w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap5-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 386px) 100vw, 386px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Succede cos\u00ec. I cacciatori americani, andando a caccia con la loro carabina Weatherby, spesso si trovano \u2013come tutti i cacciatori- a dover fare fuoco in modo del tutto istintivo. Il colpo fulmineo tirato d\u2019istinto senza prendere la mira, loro lo chiamano snapshot. <strong>George Eastman<\/strong>, oltre che buon cacciatore, era un fabbricante di lastre fotografiche. Un giorno ha un\u2019idea di quelle che, se uno ha il coraggio di perseguirle, cambiano poi e di un bel po\u2019 i paradigmi culturali di un\u2019epoca (e di quelle a venire- alle volte). Nel 1888 Eastman, che non difettava certo di coraggio, realizza la sua idea. Una macchina a cassetta per le fotografie di dimensioni ridotte (un parallelepipedo di circa 9 cm per 10 per 15) sulla quale ha innestato un obiettivo a fuoco fisso con una lunghezza focale di 27 mm e un diaframma di f\/9. Oltre alle dimensioni, due sono le cose destinate a fare rivoluzione del modo di fotografare: il fatto che la macchinetta monta un rullo di pellicola al collodio (lo sai che Talbot gi\u00e0 aveva liberato i fotografi dall\u2019unicit\u00e0 del dagherrotipo grazie all\u2019introduzione del negativo, la pellicola di Eastman n\u00e9 \u00e8 praticamente la serializzazione) lunga a sufficienza per almeno 100 pose per la quale la ditta di Eastman garantisce sviluppo, stampa e ricarica; e cosa fondamentale un otturatore ingegnosissimo che permette tempi di esposizione brevissimi rispetto al passato. Con un atto di fantasia e genialit\u00e0 quasi onomatopeiche Eastman battezza (spiegando che scelse quel nome perch\u00e9 suonava bene e non significava nulla) quella macchinetta <strong>Kodak<\/strong>. Chi se la comprava per 25 dollari, non doveva che guardare nell\u2019obiettivo e tirare la cordicella dell\u2019otturatore. Come tirare un colpo di fucile. Snapshot, cos\u00ec gli americani chiamano l\u2019istantanea. Torniamo all\u2019applicazione pornografica. Quale libert\u00e0, grazie all\u2019invenzione di Eastman, per il pornofotografo e per i pornomodelli: finalmente esentati da quelle pose estenuanti e quei lunghi trucchi calcografici. Il dagherrotipo impressionato sempre in positivo, era per sua natura tecnica, un\u2019immagine unica, irriproducibile: una specie di simulacro, una cosa per cui (in qualche modo) il significante avrebbe potuto coincidere perfettamente con il significato. Ma se cos\u00ec fosse potrebbero avere ragione quelli, e ce n\u2019\u00e8 in giro alcuni, che sostengono la pornografia sia eversiva perch\u00e9 non \u00e8 rappresentazione ma realt\u00e0 che incide sulla realt\u00e0 stessa. Eppure abbiamo visto che proprio in quei primi dagherrotipi pornografici non c\u2019era verit\u00e0 alcuna dell\u2019atto, ma solo rappresentazione; abbiamo visto come pur non essendo riproducibile il dagherrotipo pornografico non svolgeva assolutamente nessun discorso veritativo (che sarebbe stato in questo caso socialmente vincolante e di conseguenza s\u00ec: eversivo), quanto piuttosto un discorso manipolabile e falsificato. Dalle tecniche usate per svolgerlo. Per\u00f2 cazzo! L\u2019invenzione di Eastman sembra proprio che rivoluzioni tutto. La Kodak permette un\u2019aderenza maggiore alla verit\u00e0. Quando poi l\u2019anno dopo (1889) Kodak commercializzer\u00e0 la prima pellicola da 35 mm di celluloide, la cosa diventer\u00e0 ancora pi\u00f9 evidente. Edison se ne servir\u00e0 per progettare la prima cinepresa e l\u2019aderenza alla realt\u00e0 diverr\u00e0, secondo certe teorie ontologiche grazie al cinema, totale. Stai a vedere che allora, alla fine ci hanno ragione proprio quelli l\u00ec, che sostengono che la pornografia \u00e8 atto veridico e che influisce sulla realt\u00e0 evertendola. Stai a vedere che Edison progetta la prima cinepresa proprio perch\u00e9 si potessero girare i primi filmetti con penetrazioni integrali e non che l\u2019invenzione della cinepresa stimola subito in qualcuno l\u2019idea di fare soldi vendendo a ricchi segaioli borghesi la riproduzione animata di gente che scopa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Sei.<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6978\" width=\"385\" height=\"643\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap6.jpg 313w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap6-180x300.jpg 180w\" sizes=\"(max-width: 385px) 100vw, 385px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Approfondendo quell\u2019intuizione gramsciana, accennata nei\u00a0<em>Quaderni del carcere<\/em> (<em>Letteratura e vita nazionale<\/em>, Ed. Riuniti, 1975), secondo la quale chi legge un romanzo poliziesco lo fa per un impulso pratico, <strong>Leonardo Sciascia<\/strong> ci spiega (nella sua <strong><em>Breve storia del romanzo poliziesco<\/em><\/strong>, raccolta in <em>Cruciverba<\/em>, Adelphi, 1998) quale sarebbe questo impulso pratico: trovare un modo per passare il tempo. Secondo Sciascia l\u2019aspirazione alla bellezza e all\u2019avventura che dovrebbe caratterizzare ogni lettore, in quelli di gialli si esaurisce in un\u2019esperienza vicaria. Molto simile a quella del fruitore assiduo di pornografia cinematografica. Infatti l\u2019impulso pratico che ne spinge alla visione (la spinta sessuale) si esaurisce in un\u2019esperienza vicaria: la masturbazione. Il segaiolo con l\u2019hardisk carico di pornazzi (nessuna denigrazione; appartengo alla categoria) \u00e8 un po\u2019 come il filosofo kantiano: l\u2019osceno lo attrae, non lo pratica se non intransitivamente e non pu\u00f2 farne a meno, pur essendo puntualmente (in punta di cazzo) consapevole del rischio che corre. La perdita dell\u2019Io (l\u2019ineludibilit\u00e0 di un attivit\u00e0 sessuale). In favore dell\u2019Es (la nevrosi dell\u2019attivit\u00e0 sessuale ridotta a sega). C\u2019\u00e8 un solo rimedio al rischio di questa perdita. Ci\u00f2 che i filosofi e gli psicologi si sono provati a fare, con assai scarsi risultati, dalle origini del pensiero a oggi, e che i cinepornografi sono riusciti a fare bene e in breve tempo: la costruzione di un SISTEMA.<br>Nel 1953 <strong>Theodor W. Adorno<\/strong> spara una fucilata a bruciapelo contro il pi\u00f9 odiato (da lui) epifenomeno dell\u2019industria culturale: il jazz. Come \u00e8 possibile si chiedeva (in quel \u2013comunque- capolavoro che \u00e8 il saggio <em>Moda senza tempo<\/em>, raccolto in <em>Prismi: Saggi sulla critica della cultura<\/em>, Einaudi, 1972) che una struttura armonica e metrica cos\u00ec elementare, inviolabile e monotona, basata sull\u2019uniformit\u00e0 del ritmo basilare in cui persino le cosiddette improvvisazioni si riducono a perifrasi delle formule fondamentali e lo schema riappare ad ogni tratto sotto il loro velo, possa eccitare milioni di persone che non ne sembrano mai sazi? Si dava anche una risposta il caro Adorno. Una palese cazzata che tirava in ballo una parodia della catarsi mischiata a una caricatura della reificazione marxiana, definendola \u2013se non ricordo male- come una variante dell\u2019umiliazione sociale (seriale?). Ti apparir\u00e0 chiarissimo che Adorno non ce l\u2019aveva con il jazz in generale, quanto piuttosto con l\u2019idea di \u201cgenere\u201d. Un po\u2019 quello che fa chi sostiene che la pornografia \u00e8 un genere reazionario perch\u00e9 ha sostanzialmente una struttura narrativa basilare, inviolabile e monotona. Perch\u00e9 \u00e8, insomma, un sistema (pi\u00f9 o meno) diegetico. Quello che capisco \u00e8 che se per costoro la pornografia non \u00e8, come era per Adorno il jazz e come \u00e8 per, una filosofa che invece non capisce niente come <em>Michela Marzano, <\/em>proprio la pornografia, un dispositivo totalitario per la cancellazione dell\u2019umano, \u00e8 quanto meno un dispositivo reazionario per l\u2019induzione della noia. Il punto \u00e8 che l\u2019eccitazione necessaria per giungere alla masturbazione, dovuta alla visione dell\u2019attivit\u00e0 sessuale ha la sua base proprio nella NOIA, se per noia\u00a0intendiamo\u00a0(insieme a Bataille) quello stato indottoci dall\u2019osservazione metodica propria della scienza.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Sette.<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap7-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6979\" width=\"391\" height=\"391\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap7-2.jpg 690w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap7-2-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/cap7-2-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 391px) 100vw, 391px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>\u00abPlay something different, man, play something different. This is jazz, man. You played that last night, and the night before\u00bb. <\/em>\u00c8 con queste parole, ci racconta l\u2019etnomusicologo Paul Berliner (leggiti, mi raccmando, il fondamentale <em>Thinking in jazz<\/em>), che <strong>Mingus<\/strong> apostrof\u00f2 un giovane sassofonista della sua band che aveva ripetuto per tre sere di seguito lo stesso assolo. Quanto fosse grande, quindi, l\u2019abbaglio preso da Adorno, ce lo spiega poi \u2013 pur cercando di salvare qualcosa del pensiero adorniano sul jazz- <strong>Davide Sparti<\/strong> (nell\u2019ottimo <em>Suoni inauditi. L\u2019improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana<\/em>, Il Mulino, 2005) raccontandoci che gi\u00e0 <strong>Bud Powell<\/strong> e <strong>Cecil Taylor <\/strong>avevano liberato l\u2019improvvisazione da qualsiasi riferimento a un beat costante, arrivando a <strong>Coltrane<\/strong> per il quale la progressione di accordi non rappresenta pi\u00f9 la base melodica, fino a <strong>Miles Davis<\/strong> del quale non si pu\u00f2 nemmeno pi\u00f9 parlare in termini armonici: butta via le complesse sequenze di accordi per concentrarsi su uno solo e sviluppare le sue fantasiosissime idee di ritmo. Quando qualche segaiolo che si crede originale sostiene che il porno \u00e8 eversione perch\u00e9 sovverte il rapporto tra finzione e reale; che non \u00e8 \u201crappresentazione di atto\u201d ma atto in quanto tale, non simulacro che aspira al vero, ma atto che altera la realt\u00e0, afferma una cosa falsa. Perch\u00e9 in ogni film porno, come in ogni film, l\u2019attore non fa veramente quello che sta facendo, ma finge di fare ci\u00f2 che sta veramente facendo. Non c\u2019\u00e8 bisogno di aver studiato semiologia. Basta aver letto <strong>Ovidie <\/strong>(e il suo <em>Pornomanifesto<\/em>) o <strong>Stoya<\/strong> \u00a0(e il suo <em>Philosophy, Pussycats and Porn<\/em>). \u00c8 vero, i porno attori sono performer, pi\u00f9 che veri attori, ma le posizioni che i assumono, non sono scelte liberamente dagli stessi, ma sono imposte dalla struttura che finalizza tutto alla noia del dettaglio anatomico. Lo sforzo ginnico di mantenere quelle posizioni, e il montaggio dei dettagli, bastano a tramutare l\u2019atto in rappresentazione. Sistema. Beat costante. Noia in effetti, se non intervenisse una cosa simile a quanto accade nel jazz, l\u2019improvvisazione. Un diffuso luogo comune, smascherato da <strong>Simone Regazzoni<\/strong> (nel suo <em>Pornosofia<\/em>, Ponte alle Grazie, 2010), vuole che il porno sia costituito solo da sequenze di dettagli di organi genitali. Questo \u00e8 vero, costituisce la base melodico-armonica del porno, ma nel porno \u2013 come dimostra Regazzoni tirando in ballo Agamben e Levinas- si presta grandissima attenzione ai volti. E su questi volti, se hai letto <strong>David Foster Wallace<\/strong> (<em>Considera l\u2019aragosta<\/em>) lo sai, quando capita che si mostri l\u2019anima nascosta dell\u2019attore, cos\u00ec Wallace definisce quella che a me sembra essere l\u2019espressione di consapevolezza del proprio corpo sul volto dell\u2019attore, in questo momento la fredda meccanica del pornocinema, varia improvvisamente ritmo, coinvolgendoti come l\u2019assolo di un grande jazzista. Non hai pi\u00f9 bisogno di farti la sega. Guardi e basta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intro. 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