{"id":8034,"date":"2021-04-29T08:00:00","date_gmt":"2021-04-29T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=8034"},"modified":"2025-04-25T11:35:52","modified_gmt":"2025-04-25T09:35:52","slug":"il-nemico-dentro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2021\/04\/29\/il-nemico-dentro\/","title":{"rendered":"Il nemico dentro"},"content":{"rendered":"\n<p>In un tempo ormai non troppo vicino, in questa stessa galassia, sul pianeta Sol III, nel contesto territoriale denominato <em>Italia<\/em>, il bassista da salotto si occupava, come al solito senza avere una rotta troppo precisa, di storia contemporanea. Dopo vari tira e molla interiori, in un&#8217;epoca di incertezze massime, nella quale tutti parevano sapere dove andare, manco fossero stati uccelli migratori inquadrati in stormi disciplinati, aveva trovato una sorta di filo conduttore per tentare di tenere insieme quell&#8217;esperienza scombiccherata e darle un verso, come si usa dire a Firenze. Quel filo, visto che non si era in una accademia militare, non poteva essere quello della storia militare <em>tout court<\/em>, quella degli schieramenti di truppe di <strong>Napoleone <\/strong>a Austerlitz, Jena o Marengo o di <strong>Cesare <\/strong>a Fars\u00e0lo \u2013 anche se nello strambo piano di studi c&#8217;era di tutto, dalla letteratura latina agli studi strategici \u2013 perch\u00e9 il dipartimento di storia aveva dalla sua una tradizione robusta di storiografia di scuola marxista, circostanza che portava con s\u00e9, fortunatamente, una posizione netta di disarmo della storiografia puramente <em>evenementielle<\/em>, meramente aneddotica, cronachistica, per abbracciare posizioni pi\u00f9 interdisciplinari, sia per quel che riguarda le scienze sociali che le discipline tecniche e quantitative che il XX secolo vedeva via via maturare sempre di pi\u00f9. Facciamo un po&#8217; un esempio per capirci: quando pensiamo all&#8217;era napoleonica inevitabilmente ci vengono in mente i quadroni a olio di <strong>J.L. David<\/strong> con Napoleone in pose plastiche e eroiche, vero? A nessuno balenano in mente le storie dei circa un milione e duecentomila francesi della cui morte si \u00e8 reso responsabile (per parlare solo di quelli con la sua divisa), la ritirata di Russia viene evocata un po&#8217; pi\u00f9 spesso nella sua dimensione eclatante di <em>ecatombe<\/em> idiota, ma, a parte quello, nel nostro immaginario (e cara grazia se ancora si riesce a ricordare qualcosa dei testi di scuola) non si <em>vede<\/em> niente. Niente delle <em>persone<\/em>, degli <em>individui<\/em>, dei coscritti e dei volontari. Nella campagna di Russia attraversarono in quattrocentoventiduemila il Niemen ghiacciato. Tornarono in diecimila. E noi siamo ancora qui con il tappetto di turno e tutta l&#8217;iconografia glorificante del caso. Sangue e trippaglia umana sparsi a profusione a morire male sui campi di battaglia di mezz&#8217;Europa e a noi ancora brillano gli occhi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"488\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/minard-1024x488.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8037\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/minard-1024x488.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/minard-300x143.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/minard-768x366.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/minard-1536x732.jpg 1536w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/minard.jpg 2003w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La carta di <strong>Minard<\/strong>, la cui fortuna moderna \u00e8 dovuta anche ai pieni voti ricevuti da <strong>Edward Tufte<\/strong>. Fa un saldo netto di quattrocentododicimila stecchiti o mai pi\u00f9 ritrovati.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Certo, la Restaurazione che segu\u00ec quella stagione fu vissuta dai sempre pi\u00f9 nutriti strati borghesi e proletari proto-industriali come un contraltare allo spirito rivoluzionario dell&#8217;89, un momento in cui si era dimostrato che le tre teste del potere di stampo feudale potevano essere fatte cadere se il <em>pueblo unido<\/em>, insomma, ci siamo capiti. Rovesciare il regime, dimostrare di poterlo fare in quel modo, ecco, era stata una prima assoluta. Poi, vabbe&#8217;, il potere, anche quello delegato e rappresentativo (perch\u00e9 non dovrebbe?) corrompe tutto e tutti e le cose vanno come sappiamo. Una volta seppelliti i morti e rimandati a casa i reduci del periodo 1799-1815 l&#8217;<em>Ancien R\u00e9gime<\/em> prova a innestare una marcia indietro disperata, destinata, non sorprendentemente, al fallimento: emergeranno la potenza industriale e coloniale dell&#8217;Impero Britannico e un desiderio di liberazione dai gioghi feudali che continuer\u00e0 a vedere uniti individui di varia estrazione \u2013 consentendo di mettere insieme generazioni di moti rivoluzionari destinati a fortune spesso scarse e a nuovi spargimenti di sangue, segnando per\u00f2 una tendenza costante alla trasformazione delle monarchie assolute in costituzionali. Come, del resto, si evince dai libri di testo anche solo della scuola media, foss&#8217;anche avendoli letti qualche volta senza troppa attenzione, cosa comunque sufficiente a distinguersi. Il patto col diavolo delle aristocrazie sar\u00e0 con la borghesia \u2013 meglio tirarsi su qualche <em>parvenu<\/em>, pagando anche lo scotto di vederlo diventare pi\u00f9 ricco e potente che veder lavorare la ghigliottina o i suoi omologhi. Gli inglesi interpreteranno il nuovo modello di scala sociale nel modo pi\u00f9 scaltro e pragmatico \u2013 e qui introduciamo, con tutta la rapidit\u00e0 e approssimazione che questo spazio cialtronescamente interpretato consente, un altro fattore critico, quello economico-tecnologico \u2013 consentendo a figli di sarti o mugnai o droghieri di diventare <em>Sir <\/em>o <em>Lord <\/em>in ragione delle ricchezze accumulate o delle innovazioni tecniche realizzate, modello che non hanno pi\u00f9 abbandonato, basta vedere l&#8217;approccio tenuto nel fare di Londra uno snodo finanziario e immobiliare (per\u00f2 pensato per quelli che pi\u00f9 assomigliano a figure apicali da <em>Ancien R\u00e9gime<\/em>, cio\u00e8 oligarchi russi e sceicchi arabi, pi\u00f9 altre figure che probabilmente non compaiono troppo in superficie ma sotto sotto ci sono eccome). Elementi propedeutici e antesignani delle moderne tecniche di <em>fracking <\/em>della lotta di classe trovarono gi\u00e0 largo impiego nel corso del XIX secolo. Se posso agganciare anche solo uno del gruppo sociale apparentemente coeso e solidale e far vedere a tutti che, se si concentra su altro, sul profitto, sul progresso tecnico, allora pu\u00f2 elevarsi e raggranellare onori e ricchezza, ho buone possibilit\u00e0 di infrangere una compattezza che, se diretta e agita in certe modalit\u00e0, potrebbe anche abbattere un impero. Difatti la rivoluzione che si rifece a <strong>Marx <\/strong>(e vai di analisi un po&#8217; tritata l\u00ec per l\u00ec) avvenne in Russia, nell&#8217;impero zarista e non dalle parti dei tedeschi, quei tedeschi metodici e programmatori, infaticabili raggranellatori che un <strong>Dostoevskij <\/strong>assai polemico raffigurava, nel<em> Giocatore<\/em>, come tizi che invecchiavano preparandosi ad affrontare con cautela e risparmi adeguati i passi importanti della vita.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"573\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/russia-1024x573.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8047\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/russia-1024x573.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/russia-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/russia-768x430.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/russia.jpg 1301w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Nella carta di Minard, in basso, ci sono le temperature&#8230;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>E ora si dir\u00e0, ok amico, stai andando avanti gi\u00e0 da un po&#8217;, ma quand&#8217;\u00e8 che &#8216;sto pezzo fa il suo lavoro nella rivista che ammazza fascisti?<\/p>\n\n\n\n<p>Se c&#8217;\u00e8 una buona cosa che consente di fare la musica \u00e8 non parlare. Specie non parlare di opinioni e posizioni politiche \u2013 meglio non sapere un cazzo di niente, ve lo garantisco. <em>Don&#8217;t ask, don&#8217;t tell<\/em> \u2013 che nelle forze armate americane era ipocrisia ma nella vostra band suburbana, davvero, \u00e8 meglio lasciar stare (a meno che non sia chiaro il vissuto comune di un <em>milieu<\/em> che pu\u00f2 essere determinante, talvolta, nel guidare il messaggio, come potrebbe essere per gruppi che, nel panorama italiano, vanno dai CCCP\/CSI agli Assalti Frontali, dai Litfiba prima maniera agli Almamegretta e via e via). Nelle vostre (nostre) band del cavolo \u00e8 meglio che non ci sia un messaggio, perch\u00e9 innanzitutto per portarne uno intanto bisogna avercelo, e poi si tratta di saperlo raccontare in un modo che sia interessante. Ecco. Poi \u00e8 del tutto legittimo rilevare come il successo pi\u00f9 compiuto arrida in modo pressoch\u00e9 sistematico a gruppi e autori che raccontano un messaggio egualitario, progressista o pure proprio anti-sistema con le <em>molotov<\/em> e lo spaccatutto (per la rabbia, si vedano, per esempio, i Rage Against The Machine e i progetti collaterali\/successivi), rispetto a soggetti dichiaratamente fascisti che animano, al pi\u00f9, ritrovi di associazioni e club dove ci si prende festosamente a cinghiate. La rete mi dice che esiste anche un <em>cluster <\/em>di genere \u00ab<em>National Socialist Black Metal<\/em>\u00bb, la cui genealogia \u00e8 tracciabile in prima istanza a quella parte di scena <em>metal<\/em> messa in moto, in particolare, dal progetto <em>Burzum<\/em> di quel simpaticone di<strong> Varg Vikernes<\/strong> (ne accennavo anche <a href=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2020\/11\/05\/muor-giovane\/\">qui<\/a> ), ma il punto qui non \u00e8 stare sull&#8217;asse della (fuorviantissima) antinomia rossi-neri.<\/p>\n\n\n\n<p>Difatti \u00e8 indubitabile che ci possa essere alcunch\u00e9 di pi\u00f9 stupido (o disonesto) di questo asse demenziale che ogni anno ci viene riproposto parlando di \u00abmorti di tutte e due le parti\u00bb. Gli archetipi sportivi, lungamente abusati come strumento interpretativo dell&#8217;esperienza bellica \u2013 chi ha voglia e non si trova respinto dalla saggistica pu\u00f2 rivolgersi a <strong>Eric J. Leed<\/strong> e <strong>Paul Fussell<\/strong> per maggiori informazioni \u2013 ci riportano a immagini di riconciliazione post-match da parte di due schieramenti contrapposti sul campo di dimensioni regolamentari, ciascuno con le loro brave casacchine dipinte con i colori sociali e i blasoni del caso. Questa roba \u00e8 tragicamente distorsiva rispetto ad almeno due caratteristiche sostanziali dello scenario che ha portato a far s\u00ec che la data di oggi, quella in cui scrivo, il 25 aprile, sia celebrata.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"877\" height=\"655\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/war_kit.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8049\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/war_kit.jpg 877w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/war_kit-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/war_kit-768x574.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 877px) 100vw, 877px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il kit di base per iniziare a entrare nel discorso, senza evitare il tema della guerra perch\u00e9 \u00absiamo pacifisti\u00bb<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Primo aspetto, l&#8217;asimmetria. Con l&#8217;8 settembre 1943, crocevia della storia al quale il re, lo Stato Maggiore italiano e gli alleati arrivano con un livello di preparazione e un approccio strategico che il tentativo di far partire la Super League calcistica degli ultimi giorni pare un capolavoro al confronto, chi voleva poteva continuare a combattere con i tedeschi, usufruendo di linee di rifornimento e livelli di dotazioni belliche non confrontabili con quelle di chi si dava alla macchia cercando di raccordarsi con elementi militari che avessero accesso almeno a un po&#8217; di armi. Col tempo si iniziarono a organizzare aviolanci per recapitare un po&#8217; di roba utile per fare un tot di lotta armata organizzata. Certo, spesso e volentieri venivano intercettati dai tedeschi e dai repubblichini, non era un sistema efficientissimo. Avvertenza importante, non guardate alle statistiche che indicano il numero di partigiani al 25 aprile 1945. Ne accaddero di cose strane e confuse, <em>in diebus illis<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo aspetto, la frammentazione ideologica. Per quanto alla fine della guerra sia andata in scena la classica spoliazione dei meriti con ciascuna parte politica che tirava quanto pi\u00f9 forte dal proprio lato, operando sistematicamente falsi storici in salsa campagna elettorale permanente, la verit\u00e0 vera degli anni di lotta armata contro invasori tedeschi e repubblica di Sal\u00f2 nei territori occupati \u00e8 che si metteva insieme chi si ritrovava insieme, pi\u00f9 o meno, e all&#8217;inizio erano pochi, pochissimi. Veterani delle campagne d&#8217;Africa e Russia, ex prigionieri di guerra, soldati che non erano transitati nella RSI, a volte soli a volte in gruppi di grandi dimensioni, civili ricercati dalle autorit\u00e0 nazifascisti o, semplicemente, attratti dalla prospettiva di passare all&#8217;azione. Le formazioni politiche, ovviamente, dietro a tutto questo c&#8217;erano, ma all&#8217;impronta organizzativa non faceva necessariamente seguito quella dell&#8217;ortodossia politica. Anche se al loro interno esisteva il ruolo del commissario politico, poteva benissimo accadere che a guidare una brigata Garibaldi ci fosse un ufficiale di orientamento non comunista, magari aristocratico e monarchico, e neppure il commissario politico doveva essere di provata fede comunista. L&#8217;elemento \u00abpolitico\u00bb era quello <em>antifascista<\/em>, democratico e libertario in primo luogo. Un esercito di volontari motivati poteva rendere meglio di legioni di indottrinati, specie se ai secondi veniva via via a mancare il terreno emotivo poco convincente di una <em>Vaterland<\/em> non loro e puntualit\u00e0 nei rifornimenti, di uomini, mezzi e risorse.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/6\/62\/Nuto_Revelli_1944.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Nuto Revelli<\/strong>, dal Don alla Resistenza, uno dei non pochi ufficiali inferiori degli alpini che diedero struttura e organizzazione alle formazioni partigiane<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Nell&#8217;allegria generale del pezzo di questa settimana hanno fatto la loro comparsa varie immagini di morti in quantit\u00e0. Un senso di tali evocazioni \u00e8 pilotare la riflessione su come la quantit\u00e0 di vittime non sia mai stato un argomento contro quelli che erano al comando al momento. Cosa intendo? Napoleone fa questo e quello, fa della Francia repubblicana un Impero che domina per qualche tempo sull&#8217;Europa intera, ma i pi\u00f9 lo ricordano con nostalgia, perch\u00e9 \u00e8 tanto pi\u00f9 forte l&#8217;odio per l&#8217;ordine precedente e tanto pi\u00f9 forte il desiderio di <em>non<\/em> ricostituirlo. La prima guerra mondiale fa un numero mai visto prima di morti, concentrati in particolare tra i militari: tanto per darvi un&#8217;idea siamo intorno a un milione e quattrocentomila morti, quasi il triplo rispetto ai cinquecento trentamila della seconda. Si fa forse la rivoluzione contro la monarchia sabauda? Niente memorie di momenti in stile cannoneggiamenti <em>\u00e0 la <\/em><strong>Bava Beccaris<\/strong> (ricordiamoci che dovette tornare un espatriato per sparare a <strong>Umberto I<\/strong>) a guidare la rabbia delle tante famiglie decimate? No, anche perch\u00e9 in questo ultimo caso il dieci per cento dei mobilitati era morto e gli altri erano in buona parte pesantemente traumatizzati. E siccome la Storia personificata non \u00e8 una entit\u00e0 benevola, uno come Mussolini pass\u00f2 gran parte del tempo in settori del fronte abbastanza addormentati mentre varie coorti demografiche venivano passate al tritacarne, gassate o fiammeggiate sulle alture del Carso.<\/p>\n\n\n\n<p>Una cosa che mi ha sempre colpito dei veterani di guerra \u00e8 che spesso tornano a fare la guerra. Non riescono a starne lontani. Come il protagonista di <em>The Hurt Locker <\/em>(film di quella valchiria di <strong>Kathryn Bigelow<\/strong> che per certi versi non brilla per aderenza a crismi di realismo) che non riesce a reinserirsi nella vita domestica senza provare la nostalgia pi\u00f9 accesa per il <em>lonely walk <\/em>dell&#8217;artificiere che va a disinnescare l&#8217;IED di turno (indizio: non \u00e8 una costosa istituzione di didattica del design). Questa non \u00e8 una fanfaluca, i \u00abmarchiati\u00bb da Ares veramente non hanno pi\u00f9 luogo di appartenenza se non il teatro di guerra stesso \u2013 e in una societ\u00e0 che ha perso apparati di ritualit\u00e0 organizzata che nelle societ\u00e0 prestoriche e tribali consentono di tagliare teste e sbudellare oggi e domani di tornare a coltivare la terra e intrecciare fogliame per il tetto della casa, questo ha condotto a un impazzimento progressivo e a un fenomeno di <em>selezione avversa<\/em> tale per cui i pi\u00f9 produttivi nel sistema industriale della guerra <em>ag\u00ecta<\/em>, e i migliori candidati a tornare a casa, sono i sociopatici.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"744\" height=\"600\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/flandern.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8090\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/flandern.jpg 744w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/flandern-300x242.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 744px) 100vw, 744px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Per il corso di demistificazione visuale della retorica bellica contattare Dix, <strong>Otto Dix<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Lo <em>standard <\/em>dei fascismi moderni nasce quindi qui, in questo ritaglio di terra in mezzo al Mediterraneo, non in ragione di una sconfitta ma della miscela perfetta tra trauma dell&#8217;esperienza bellica, separatezza completa tra <em>fronte <\/em>e <em>retrovie<\/em> e narrativa della \u00abvittoria mutilata\u00bb. Italiani brava gente, certo, ma chi ha imparato a sopravvivere al fronte, sulla prima linea, ha appreso in molti casi anche a fare cose decisamente pericolose dalle quali non \u00e8 semplice tornare indietro. Il bisogno di appartenenza, la pressione post-traumatica, l&#8217;incomprensione della societ\u00e0 dei civili, mettici accanto l&#8217;opportunismo di parecchi a saltare sul carro o a guidarlo e si hanno gi\u00e0 tutti i reagenti necessari per ribaltare l&#8217;equilibrio della societ\u00e0, anche soltanto offrendo la tentazione di <em>cambiare qualcosa<\/em>, fosse anche a casaccio, ma <em>violentemente<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli ingredienti di base quindi sono: nazionalismo identitario posticcio, l&#8217;idea di un popolo <em>tradito<\/em>, una costruzione del <em>noi<\/em> intorno alla connotazione bellica, con una militarizzazione squadrista della societ\u00e0 che sar\u00e0 ingrediente cardine di tutti i fascismi (\u00ab<em>Proud Boys, stand back and stand by<\/em>\u00bb vi dir\u00e0 qualcosa, per fare un esempio fresco fresco) e una retorica mitologica e mitopoietica allo stesso tempo, intrinsecamente retriva, antiliberale, antiparlamentare, con un ancoramento del ruolo della donna a fattrice di portatori di moschetto e angelo del focolare con, infine, un solido, convinto, robusto rapporto di sinergia con latifondisti, capitalisti, finanzieri e mafiosi. Ci vorr\u00e0 il nazionalsocialismo e la sua specifica genesi per mettere nell&#8217;intruglio fascistizzante l&#8217;ingrediente fondamentale dell&#8217;enunciazione del <em>nemico mortale <\/em>su base razziale. Una robusta tradizione antisemita, gi\u00e0 vivissima anche in Francia e in Europa Orientale, forniva grandi opportunit\u00e0 per essere rinnovata nel modo pi\u00f9 virulento possibile. La classica triade Dio, Patria e famiglia diventava Patria ariana e <em>F\u00fchrer<\/em> come divinit\u00e0, Patria, tanto per rinforzare il concetto, e partito nazionalsocialista come famiglia. In nome di questi tre si poteva e doveva fare di tutto. Incluso torturare, ammazzare, trucidare, sopprimere. Uno degli argomenti pi\u00f9 usati dai fascisti del terzo millennio e dai loro sdoganatori sarebbe che i tempi sono cambiati. Non \u00e8 un argomento sano, n\u00e9 da pronunciare n\u00e9 da accettare. Perch\u00e9 i tempi saranno anche diversi, le teste no. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Erich Fromm<\/strong> pubblic\u00f2 <em>Fuga dalla Libert\u00e0 <\/em>nel 1941 e per quanto possa essere un&#8217;opera datata (non so, qualcuno la considera tale?), nondimeno ha fatto centro quando fare centro non era cos\u00ec semplice come quando la verit\u00e0 storica sarebbe stata dispiegata davanti a tutti  e i cittadini di Weimar e altre cittadine si sarebbero fatti una visita guidata al campo di sterminio con le fosse e i carri ancora straripanti di cadaveri smunti. L&#8217;uomo, in buona sostanza e col solito tasso di cialtroneria del bassista, \u00e8 un inetto quando si tratta di decidere cosa farsene della libert\u00e0. La messa a disposizione di margini di libert\u00e0 corrisponde, storicamente, a un incremento di una angoscia esistenziale e a un rifugiarsi, in tempi via via pi\u00f9 tecnologizzati, in metafore di automazione, nel meccanismo come lenitivo del dolore di doversi trovare a scegliere guardandosi dentro, o, almeno, sapendosi responsabili. In <strong>Adolf Eichmann<\/strong> alla sbarra vent&#8217;anni dopo si vede il piccolo burocrate che si proclama innocente in quanto semplicemente \u00abimpiegato\u00bb del sistema. Il participio passato (passivo) non \u00e8 un dettaglio. Se te lo chiedono i grandi capi tu progetti un sistema efficiente di trasporto delle persone da smaltire poi nei campi, no?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"560\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/castagnevizza.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26435\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/castagnevizza.jpg 800w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/castagnevizza-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/castagnevizza-768x538.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Cartoline dalla guerra permanente: Castagnevizza del Carso. <em>Love the smell of flamethrowers in the evening&#8230;<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Per uno di quei classici risvolti ironici della storia, i professionisti professi, ancorch\u00e9 coscritti, della guerra, i votati, i reduci di El Alamein o delle steppe russe, rotti al mestiere delle armi e in buona parte antifascisti per esperienza (tutti odiavano le stupide e codardissime divisioni di camicie nere, cos\u00ec come i livelli di equipaggiamento e rifornimento miserevoli e la subalternit\u00e0 conclamata rispetto all&#8217;alleato con la svastica) \u2013 questi individui, dicevo, andranno ad alimentare le strutture, i ranghi e gli apparati di comando operativo del Corpo Volontari della Libert\u00e0. Stavolta non le associazioni combattentistiche e le squadracce. L&#8217;esempio del monarchico aristocratico che mi veniva da citare qualche paragrafo fa \u00e8 quello di un autore di diaristica che mi torna spesso a mente, <strong>Paolo Caccia Dominioni<\/strong>, conte, architetto cosmopolita, poliglotta e capace illustratore, decorato della Grande Guerra, richiamato nelle guerre coloniali e nel secondo conflitto mondiale, ridecorato pure in quello, anche da Rommel, per le azioni nelle battaglie di El Alamein, sfuggito, dopo aver respinto l&#8217;offensiva di australiani e neozelandesi, con poche altre decine di soldati, all&#8217;annientamento del X Corpo d&#8217;Armata da parte delle forze soverchianti di quel pomposo e poco sopportabile personaggio che era <strong>Montgomery<\/strong>, partigiano e comandante della 106\u00b0 Brigata Garibaldi, catturato due volte dai nazifascisti, altrettante tornato libero, infine nello stato maggiore del CVL all&#8217;epoca della Liberazione, settantacinque anni fa. Ecco, quando penso a come poteva essere la vita da <em>integrati <\/em>nel sistema che per\u00f2 a un certo punto dicono che pu\u00f2 anche bastare e fanno qualcosa questo \u00e8 un buon esempio \u2013 e ho preso qualcuno di \u00abbuona famiglia\u00bb apposta. In piccolo, senza dover progettare il sistema dello sterminio <em>d&#8217;amblais<\/em>, avremmo preso quasi tutti la strada del burocrate \u00abimpiegato\u00bb, magari cercando di evitare il fronte in primo luogo (un buon esempio \u00e8 di nuovo <strong>Drumpf <\/strong>junior, quattro volte non spedito in Vietnam per ragioni di studio e una per \u00absperoni ossei\u00bb nei piedi). [Singolare che Trump sia venuto fuori due volte \u2013 o forse no, visto che il suo vecchio era stato il padrone di casa di <strong>Woody Guthrie<\/strong> per un paio d&#8217;anni]<\/p>\n\n\n\n<p>Il dopoguerra fu meglio della guerra (grazie al &#8230;) ma non fu un granch\u00e9 come periodo. L&#8217;Italia divenne un&#8217;altra tessera nel <em>Great Game<\/em> nuova versione e la normalizzazione divenne necessit\u00e0 imposta. Onestamente non so cosa potesse venirne fuori in circostanze diverse, forse la guerra civile per altri anni, forse altro, chi pu\u00f2 dirlo. Varie amnistie gettarono calce spenta sulle conseguenze delle violenze degli ultimi giorni di guerra e dei primi di \u00abpace\u00bb, nei quali, paradossalmente, a rimetterci furono anche svariati combattenti partigiani di lungo corso. Non c&#8217;\u00e8 giustizia in questi frangenti, non c&#8217;\u00e8 equit\u00e0 o riconoscenza. [Non deve essere stato un caso se l&#8217;ex commilitone e compagno di lotta partigiana di Caccia Dominioni, <strong>Renato Chiodini<\/strong>, tornato a fare l&#8217;operaio meccanico, nel 1950, propone, con successo, al suo ex comandante di raggiungerlo a El Alamein, dove i due si sarebbero dedicati, per i dodici anni successivi, a raccogliere i resti dei morti, non solo italiani, nel deserto egiziano. Quando a casa le cose si \u00absistemano\u00bb diventa difficile restarci, specie quando qualcosa di irrisolto e incompiuto ancora chiama dal teatro di guerra ormai dismesso, dalle dune disseminate di mine ancora attive e di ossa smerigliate dalla sabbia.]<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"557\" height=\"426\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/image-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-8113\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/image-1.png 557w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/image-1-300x229.png 300w\" sizes=\"(max-width: 557px) 100vw, 557px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Passare il deserto al pettine, invece di lavorare&#8230;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>I decenni sono passati e ci siamo barcamenati tra la lettera della <em>XII disposizione transitoria e finale<\/em> della <em>Costituzione <\/em>e l&#8217;attivit\u00e0 non solo del MSI ma anche di una ridda di gruppi che in ragione di tale lettera avrebbero dovuto essere messi in discussione. Ma niente, il \u00abrigurgito\u00bb \u00e8 duro a morire e i bustini di quella macchietta tragica che era <strong>Mussolini <\/strong>abitano le scrivanie di tanti soggetti da notte della Repubblica (ma anche da brutte giornate). Siamo sempre l\u00ec, i morti sono morti, all&#8217;occorrenza vengono impiegati o dimenticati, secondo bisogna, e fior di coglioni fuori misura insistono a tirar fuori il discorso del \u00abha fatto anche cose buone\u00bb. Se possono dire una minchiata di tal portata \u00e8 proprio perch\u00e9 la guerra di Liberazione \u00e8 finita in un modo e non nell&#8217;altro. E anche perch\u00e9 le cose non buone furono in tanti a farle. L&#8217;OVRA lavorava con grande efficienza perch\u00e9 poteva contare su un buon livello di collaborazione (delazione) del cittadino medio. <\/p>\n\n\n\n<p>Per cui, e non poteva essere diversamente, il fascista di oggi ha libert\u00e0 di parola, di azione, di organizzazione, e spazia liberamente senza ritenzione alcuna. Le prime volte che ho messo piede a Roma il mio sguardo \u00e8 sempre stato preso a schiaffi dalla profusione di posteracci neri appiccicati alla cazzo un po&#8217; ovunque, apparentemente disegnati dal <em>graphic designer<\/em> della X Mas, tenuto in vita non si sa bene come o con quale ricetta segreta. Una roba mai vista. Per\u00f2 non vengono da l\u00ec i problemi che definirei sistemici \u2013 senza nulla togliere ai crimini subiti da immigrati, omosessuali, gente che si era messa in mezzo, finiti, solitamente, insultati, malmenati, picchiati, accoltellati \u2013 queste frange, almeno per ora, sono numericamente assai inferiori nel loro potenziale di influenza politica rispetto agli strati veramente pericolosi, quelli della gente \u00abnormale\u00bb, che non gira agghindata come i nazisti dell&#8217;Illinois, che magari si comporta anche bene e professa cose sensate, almeno finch\u00e9 non cede alle sirene di qualcuno dei pezzi forti del repertorio fascista: il nemico esterno e invasore, alieno, il traditore interno, la purezza del gruppo etnico, il ruolo della donna, la famiglia tradizionale, il feticismo delle armi e degli strumenti della violenza. E se fosse che per essere fascisti non \u00e8 necessario tutto il <em>syllabus<\/em> quanto piuttosto anche solo una sua parte?<\/p>\n\n\n\n<p>Vi racconto una storiella, quindi. Sul mio comodino, che ho costruito io facendolo piccolo, sia perch\u00e9 ho poco spazio sia perch\u00e9 cos\u00ec non ci impilo sopra troppi libri non letti, i libri si sono comunque impilati. Uno che ho iniziato a leggere prima di alimentare la pila \u00e8 <em>Cosmos<\/em> di <strong>Michel Onfray<\/strong>, del quale avevo apprezzato in particolare varie parti della sua <em>Controstoria della Filosofia <\/em>(scoprendo, tra l&#8217;altro, il <em>Testament<\/em> di <strong>Jean Meslier<\/strong> \u2013 opera di cui non esiste una traduzione italiana onesta, state attenti). Il problema con <em>Cosmos<\/em> \u00e8 che Onfray, nel suo elogio quasi spinoziano, bench\u00e9 ateo, della natura, trattando del tema del tempo e del rapporto meccanico e asfittico che abbiamo con esso, discetta in lungo e in largo, parliamo di una settantina di pagine, con piglio lirico, dapprima di come lo champagne rappresenti uno spunto di riflessione sulla natura e sul tempo, poi di come i popoli rom interpretino il tempo in un modo totalmente avulso dal sistema di preoccupazioni che attanaglia tutti noialtri <em>occidentali<\/em>. Il protofascista dentro, per quanto abbozzato, incorporeo e malcerto, non perde tempo e subito si infastidisce con l&#8217;intellettuale di grido che viene invitato a far degustazioni nelle cantine Mo\u00ebt &amp; Chandon dove si conservano <em>Dom Perignon <\/em>vecchi di decenni, centenari, e lui a malapena beve un Ruinart, e solo se glielo regalano. Si risente ulteriormente gi\u00e0 dopo mezza pagina di celebrazioni della schietta aderenza ai dettami naturali da parte del popolo rom, della noncuranza degli oggetti e della propriet\u00e0, con l&#8217;autore che la mena a profusione con la caccia al riccio e al legame spirituale con tale animaletto (che finisce puntualmente ammazzato, scuoiato e mangiato \u2013 alla faccia dello spirituale) \u2013 anche perch\u00e9 gran parte di quel che sa dei rom \u00e8 che hanno rubato, vandalizzato e incendiato l&#8217;auto di una persona cara, alla quale le auto non avanzavano di certo.<\/p>\n\n\n\n<p>Onfray, dopo ottanta volumi pubblicati \u00e8 diventato meno interessante, sicuramente, e non ne hanno colpa le bottiglie di <em>Dom Perignon<\/em> (forse s\u00ec) o i rom. La vita si \u00e8 fatta intanto sempre pi\u00f9 faticosa e irta di preoccupazioni, strutturata secondo dettami e sistemi di <em>feedback <\/em>a spirale discendente difficilmente rinunciabili senza un patrimonio disponibile da convertire in <em>\u00fcber-libert\u00e0<\/em>, quella dimensione nella quale ti puoi liberare dalle <em>corv\u00e9e <\/em>che attanagliano molti, nella cosiddetta \u00abpopolazione attiva\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"766\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/la_cave-1-1024x766.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8204\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/la_cave-1-1024x766.jpg 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/la_cave-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/la_cave-1-768x575.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/la_cave-1-1536x1149.jpg 1536w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/la_cave-1-2048x1533.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Un idealtipo di bunker. Facile, zeppo di champagne quantomeno decente.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Facciamoci domande difficili, d\u00e0i. Mettiamo che sei un progettista di qualche sorta. Davanti a una promozione, a uno stipendio bello cicciotto, rinunceresti a progettare nuove strutture di contenimento e segregazione, fisica o morale, per gruppi \u00abdifficili\u00bb come quello dei rom (le bottiglie di <em>Dom Perignon<\/em> no, quelle gi\u00e0 hanno le cantine ben chiuse, ma per non far entrare quelli che se le scolerebbero volentieri)? E se via via ti chiedessero di aggiungere <em>features<\/em> che sanno di sale di tortura o peggio? Che fai, ti licenzi? Non prendiamoci per il culo \u2013 saremmo tutti pi\u00f9 \u00abeichmanniani\u00bb di quanto ci fa piacere pensare. Abbiamo solo la fortuna di non essere, perlopi\u00f9, sottoposti a pressioni di questo tipo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, alla fine, il quadro che potrebbe venir fuori da tutto questo (s)ragionare in spazi stretti e tirati via, ci dice che questa rivista \u00abammazza fascisti\u00bb, almeno per quel che riguarda il pezzo del sottoscritto, solo nella misura in cui porta il messaggio farmaceutico del dubbio, del sollevare lo sguardo, farsi qualche domanda e andare in cerca di risposte oneste, prende a calci nei coglioni (o nelle ovaie) la fede, mette a nudo la nostra quota di individualismo\/familismo amorale e tutti i suoi corollari faziosi o razzisti. Il fascista \u00e8 ovunque, annidato nella nostra pigrizia e nei nostri sistemi di paure. Potrebbe anche essere un&#8217;espressione connessa ad aspetti ancestrali: se in passato si trucidavano i maschi del clan rivale soggiogandone le femmine e la prole, l&#8217;emergere del macello industrializzato e tecnologico non ha fatto altro che dotare certi schemi <em>trogloditici <\/em>di risorse con un potenziale distruttivo di vari ordini di grandezza superiore a quanto disponibile nelle varie et\u00e0 della pietra. La \u00abdifesa\u00bb della vita genera mostri.<\/p>\n\n\n\n<p>[Intermezzo, ora che mi viene in mente: giusto per capirsi, cos\u00ec siamo in pace con tutti da subito, Stalin, per dirne uno, \u00e8 fascista di sicuro per tante ragioni, <em>simple as that<\/em>: non ha nessuna immunit\u00e0 perch\u00e9 la bandiera era rossa e c&#8217;era la falce e il martello e il padre di tutti i lavoratori, ha vinto la guerra e minchiate simili. <em>Kulaki<\/em>, epurati, deportati, il macello in Spagna, le scelte strategiche basate sul <em>numero <\/em>dei vivi da lanciare contro il nemico (alla fine della guerra il conto dir\u00e0 42 milioni di morti sovietici contro 5,3 tedeschi), ecco elementi per un bel <em>curriculum<\/em> da dittatore fascista, punto.]<\/p>\n\n\n\n<p>Ma mi sto dilungando. Come chi sta venendo tirato gi\u00f9 da una corrente di ritorno e forse sta per affogare grida di pi\u00f9, ho solo cercato di farvi giungere un messaggio decisamente concitato e impastato di troppa materia, a mo&#8217; di timballo eccessivamente ambizioso. Il fascismo, inteso come modalit\u00e0 settaria, tribalizzata, sanguinaria e necrofiliaca, di pensare di stare proteggendo la vita (le <em>cose<\/em> della vita, pi\u00f9 precisamente, le cose <em>mie<\/em>, <em>nostre<\/em>) contro qualcosa, contro qualcuno, ci ha mangiato il cervello. Ma non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 tempo, probabilmente, e macchine d&#8217;assedio torreggianti hanno gi\u00e0 preso posizione e messo in atto le debite strategie di conquista, col nostro aiuto, coartato o entusiasta che sia. Non ci sono retrovie in cui ritirarci facendo terra bruciata \u2013 si tiene la posizione ma le energie scemano e la pressione degli \u00abautomi\u00bb fascisti aumenta.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, l&#8217;urto delle settimane ha gi\u00e0 sgretolato nella memoria le sette battute della <em>Giga <\/em>di Bach fin qui faticosamente rimesse insieme e il bassista da salotto sosta, attonito, come un mini Ozymandias abortito e rispedito alla prima casella del gioco dell&#8217;oca, ormai senza pi\u00f9 illusioni, e riadatta il testo, rivolto a non si sa chi: \u00abDeprecate la mia opera e disperiamo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Potrebbe essere il caso di comporre, o scegliere, un nuovo inno per la Resistenza di quest&#8217;epoca ma non sappiamo ancora bene dove trovarci, verso quali montagne incamminarci nottetempo per organizzarci in bande resistenti, n\u00e9 come metterci d&#8217;accordo sulla strategia e sugli obiettivi (ch\u00e9 sono troppi e quasi tutti degni) e non abbiamo, soprattutto, individuato cosa usare, oggi, al posto dello Sten del &#8217;43-&#8217;45.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"546\" src=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/sten-1024x546.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-8044\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/sten-1024x546.png 1024w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/sten-300x160.png 300w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/sten-768x410.png 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/sten.png 1280w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Sembra un pezzo di una macchina da cucire ma \u00e8 il mitra Sten, ottimo per sventagliare raffiche a spaglio da breve distanza in calibro 9mm x 19 (<em>Parabellum<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Intanto i terrorizzati dalla libert\u00e0, l&#8217;altrui prima di tutto, ma un poco anche la propria, sono belli attivi e pieni di entusiasmo, manco fossimo a un settembre 1939. Quando vedo il cassonetto della plastica, con i suoi ridicoli minuscoli boccaporti, fatti piccoli per impedire ai trogloditi di buttar via roba troppo grossa, e il cassonetto \u00e8 vuoto e i piccoli boccaporti turati da sacchetti incastratici dentro a forza, ecco, penso che anche questo \u00e8 fascismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Buon 25 aprile. Dalla prossima settimana si torner\u00e0 a scrivere meno di duemilacinquecento parole, promesso, anche se il discorso, se non si era capito, non si \u00e8 mai ritenuto sciolto dal filo narrativo che ci riporta agli eventi di settantacinque e pi\u00f9 anni fa e a tutto quello che vi ha fatto seguito.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube aligncenter wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Marc Ribot - &quot;The Militant Ecologist (based on Fischia II Vento)&quot; (feat. 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