{"id":988,"date":"2020-06-17T08:00:00","date_gmt":"2020-06-17T06:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/?p=988"},"modified":"2021-01-20T15:22:08","modified_gmt":"2021-01-20T14:22:08","slug":"la-lingua-anfibia-delle-storie-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/2020\/06\/17\/la-lingua-anfibia-delle-storie-1\/","title":{"rendered":"La lingua anfibia delle storie \u2013 1"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di Otto Gabos<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Stamattina, nel dormiveglia, mi stavo liberando da un sogno fastidioso. Ero stato costretto, sotto ricatto, a far parte di una banda criminale che doveva fare fuori un magnate. I cattivi minacciavano di sequestrare e far fuori moglie e figli e, non essendo io un criminale come loro, avevo dovuto accettare. Avevamo fatto le prove generali in uno spiazzo in campagna, di notte, in un inverno freddo. C\u2019era pure un po\u2019 di nebbia. Indossavamo tutti un cappotto nero. Tornando a casa, la stessa dove sono cresciuto a Cagliari, mi trascinavo a testa bassa reggendo sulla spalla sinistra un borsone da palestra. Pensavo che forse sarei stato ancora in tempo per mandare tutto e tutti a quel paese, non presentarmi e provare a denunciare il fatto alla polizia. Mentre riflettevo sullo stato delle cose continuavo a fissare le mattonelle di graniglia che, oltre a essere indistruttibili, occultano gli oggetti che cadono sul pavimento. Era una visione psichedelica che mi portava in una condizione di straniamento involontario. Mi sono svegliato con il senso di angoscia di quando sei ancora a met\u00e0 tra i due mondi. Ho cercato di liberarmi dai cascami del sogno, focalizzandomi su cosa avrei dovuto fare oggi. Niente esami, niente lezioni, i disegni sono l\u00ec che aspettano e anche le sceneggiature. Oggi devo scrivere un pezzo per QUASI.<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai alle 7:30 ero tornato definitivamente da questa parte e stavo pensando a come iniziare a scrivere.<br>Il tema da affrontare potrebbero essere vischioso dato che \u00e8 una ricerca in territori di confine poco battuti. Provare a fissare alcuni punti cardine di una modalit\u00e0 narrativa ancora senza nome che mi appassiona e che uso sempre pi\u00f9 spesso, perch\u00e9 mi consente di muovermi in corsa, cambiando registro, tono, canone e codice. Da qualche anno cerco di raccontare le mie storie spaziando dal fumetto all\u2019illustrazione, fino al testo in cui le parole evocano le immagini. Ho una scrittura decisamente visiva perch\u00e9, senza girarci intorno, \u00e8 da l\u00ec che provengo; \u00e8 attraverso le immagini che riesco a dare forma ai concetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo varie discussioni, riflessioni condivise con amici e colleghi, ho deciso di provare a fissare alcuni concetti che, alla fine, sono soprattutto pratica del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino a ieri ero sicuro che sarei partito da <em>Gemma Bovery<\/em> di Posy Simmonds, invece stamattina \u00e8 arrivata all\u2019improvviso e senza essere annunciata la folgorazione. Quasi di prepotenza mi sono apparse le tavole del <em>Dottor Oss<\/em> pubblicate per la prima volta sul \u201cCorriere dei Piccoli\u201d nel 1964. Mi sono rivisto da bambino mentre sfogliavo le pagine enormi del giornalino. Non sapevo ancora leggere ma ero ipnotizzato dalla bellezza dei disegni di Grazia Nidasio che evocavano un mondo antico ma sembravano proiettate in un futuro sconosciuto. Ai tempi non era ancora stato inventato lo steampunk e forse nemmeno il termine retrofuturista. Esistevano solo le storie alla Giulio Verne (nessuno lo chiamava mai Jules).<\/p>\n\n\n\n<p>In calce alle illustrazioni curatissime, sei per pagina, c\u2019erano i testi di Mino Milani che si era firmato con lo pseudonimo Piero Selva, usato spesso per non monopolizzare il sommario della rivista. Non sapevo ancora leggere e potevo solo immaginare cosa raccontassero quei disegni e, in quel momento, ho deciso di fare il mio esordio come sceneggiatore e mi sono messo a reinventare le storie di cui divoravo le immagini.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"512\" height=\"256\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dr-oss-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-993\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dr-oss-2.jpg 512w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dr-oss-2-300x150.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Poi, una volta andato a scuola, le ho anche lette. E ho letto il testo di Jules Verne (che continuavo a chiamare Giulio), il cui dottor Oss, Ox nell\u2019originale, aveva ispirato la serie uscita a puntate sul \u201cCorriere dei Piccoli\u201d dal 1964 al 1969.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa ricognizione mentale mattutina non riesco a mettere a fuoco nella memoria un episodio specifico. Allora sfilo dalla libreria la bellissima edizione della raccolta dei racconti di Milani e Nidasio curata da Laura Scarpa per Comicout e pubblicata qualche anno fa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"670\" height=\"961\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Oss-cover-copia-670x961-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Oss-cover-copia-670x961-2.jpg 670w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Oss-cover-copia-670x961-2-209x300.jpg 209w\" sizes=\"(max-width: 670px) 100vw, 670px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Mi ricordavo di abissi e sottomarini e la scelta era tra <em>Il grande viaggio<\/em> e <em>La citt\u00e0 sommersa<\/em>. Entrambi sono ambientati in fondo al mare. Poi ho affiancato i tasselli, allineato le sinapsi e sono tornato a quando avevo cinque anni ed ero di fronte alla tavola con l\u2019obl\u00f2 da cui il dottore osserva un orrido pesce di profondit\u00e0, in compagnia di una bella fanciulla. L\u2019episodio impresso nella mia memoria \u00e8 La citt\u00e0 sommersa. Approfittando del silenzio \u2013 era mattina molto presto \u2013 mi sono messo a rileggere i testi, come e se fosse la prima volta. Ho avuto la conferma dell\u2019intuizione improvvisa perch\u00e9 non si tratta di un semplice racconto illustrato e nemmeno di un fumetto. La versione di Oss di Mino Milani e Grazia Nidasio \u00e8 qualcosa che sfugge a una catalogazione precisa. \u00c8 bella e affascinante e basta. Anche se in apparenza potrebbe ricordare proprio le vecchie tavole del \u201cCorrierino\u201d, quelle con i testi in rima del Signor Bonaventura o di Sor Pampurio, si tratta solo di una parentela e nemmeno di primo grado. \u00c8 un legame periferico che potrebbe giocare di rimando, a tratti ma neppure troppo, al primissimo Tarzan di Hal Foster, che sfoggiava anche lui i testi a pi\u00e8 di vignetta. Nel dottor Oss abbiamo un\u2019illustrazione ricchissima e perfettamente compiuta nella sua unit\u00e0 che si moltiplica all\u2019interno dei bordi precisi, in perfetta armonia con un testo che \u00e8, al contempo, descrittivo, evocativo e narrativo.<br>Il dottor Oss di Milani e Nidasio pare, allo stesso tempo, un romanzo e un fumetto. Una combinazione per palati molto fini: non per niente ha avuto pochi seguaci.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine ho trovato un nesso tra Oss e <em>Gemma Bovery<\/em> di Posy Simmonds, un fumetto che ho scoperto e letto molto pi\u00f9 tardi; una trentina di anni dopo quando ormai, oltre ad avere imparato a leggere gi\u00e0 da un po\u2019, provavo anche a scrivere e a disegnare.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"587\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gemma-Bovery-1-587x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1001\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gemma-Bovery-1-587x1024.jpg 587w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gemma-Bovery-1-172x300.jpg 172w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gemma-Bovery-1-768x1339.jpg 768w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gemma-Bovery-1-881x1536.jpg 881w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gemma-Bovery-1-1174x2048.jpg 1174w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gemma-Bovery-1.jpg 1468w\" sizes=\"(max-width: 587px) 100vw, 587px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Quando questo volume bizzarro usc\u00ec per Hazard, avevo gi\u00e0 iniziato a collaborare con Black Velvet di Omar Martini. Stavamo progettando insieme a Massimo Semerano <em>Frontiera, romanzo incompiuto in otto capitoli<\/em>, un\u2019antologia di fine millennio che raccoglieva il contributo di diversi autori con brevi storie. Alcune le avevo scritte io, come gli intermezzi narrativi, brevissimi racconti illustrati da Carlo Angelozzi che facevano da cerniera tra un fumetto e l\u2019altro. Erano rivolte a un pubblico di adulti, notoriamente poco avvezzi alla commistione tra immagini e parole, a meno che non si tratti di fumetto. \u00c8 stato proprio in questo periodo che ho cominciato a sentire l\u2019esigenza di esplorare le zone di confine tra diversi linguaggi. Volevo unire le mie passioni di sempre (fumetti e narrativa letteraria) in un unico flusso di racconto. Avevo idee ancora a livello embrionale, a intermittenza casuale, di sicuro molto frammentarie, tant\u2019\u00e8 che non ne parlavo con nessuno, o quasi. Ogni tanto, ma comunque di rado, con gli amici e colleghi pi\u00f9 intimi come Massimo Semerano, Vanna Vinci, Menotti, Francesca Ghermandi e Omar Martini.<\/p>\n\n\n\n<p>Posy Simmond con il suo <em>Gemma Bovery<\/em> aveva aperto una porta, L\u2019aveva fatto con grande naturalezza. Non so quante volte avr\u00f2 letto quel libro cercando di capirne il metodo. Mi spiace di non aver mai incontrato l\u2019autrice ma, considerando che sono schivo, forse \u00e8 stato meglio cos\u00ec. Ho sempre un po\u2019 di timore a scoprire l\u2019essere umano che sta dietro l\u2019autore.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"274\" height=\"473\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gemma-bovery-tavola-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-995\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gemma-bovery-tavola-1.jpg 274w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gemma-bovery-tavola-1-174x300.jpg 174w\" sizes=\"(max-width: 274px) 100vw, 274px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In quel momento di passaggio epocale, a cavallo tra due millenni, a Bologna, dove vivevo allora e continuo a vivere, c\u2019erano di nuovo diversi fermenti editoriali. Dopo la chiusura sofferta di Granata Press, l\u2019esperienza formativa con \u201cCyborg\u201d e la ventata d\u2019aria fresca di \u201cMondo Naif\u201d c\u2019erano stati alcuni anni di stasi. Poi, dalla met\u00e0 degli anni Novanta, sono entrate in scena Black Velvet, Kappa Edizioni e Coconino Press nel 2000. Nel giro di qualche anno si ricompone la scena editoriale, questa volta con una netta virata verso il bacino delle fumetterie e delle librerie di varia. Si passa dalla rivista da edicola alla rivista libro. Nascono \u201cBlack\u201d e ritorna \u201cMondo Naif\u201d in una nuova incarnazione, in cui oltre ai fumetti ci sono redazionali, interviste e racconti. In quel periodo lavoro in Kappa come redattore. Mi occupo dell\u2019editing di alcune testate manga per Star Comics, curate e prodotte proprio da Kappa Edizioni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"670\" height=\"951\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/copertina-cyborg-n\u00b01-seconda-serie-670x951-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-990\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/copertina-cyborg-n\u00b01-seconda-serie-670x951-1.jpg 670w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/copertina-cyborg-n\u00b01-seconda-serie-670x951-1-211x300.jpg 211w\" sizes=\"(max-width: 670px) 100vw, 670px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ovviamente, data la mia passione per il calcio, mi era stato affidato \u201cCapitan Tsubasa\u201d, noto al pubblico degli appassionati di anime come \u201cHolly e Benji\u201d. Per me che non seguivo gli anime fu una scoperta piacevole e, editando le traduzioni, mi sentivo un po\u2019 Sandro Ciotti o Enrico Ameri durante le radiocronache per \u201cTutto il calcio minuto per minuto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a seguire i manga, mi occupavo con il nucleo storico del primo \u201cMondo Naif\u201d della sua nuova vita imminente. In quel 1999 intensissimo ero stato a lungo prima a Berlino e poi a Londra. Dall\u2019esperienza berlinese nascono i racconti apparsi su <em>Frontiera<\/em>, dal periodo londinese nasce il racconto che appare su \u201cMondo Naif\u201d seconda serie. Avevo deciso di riprendere Algida, la protagonista femminile de I Camminatori e incentrare su di lei un racconto illustrato. Per Tunnel Stiletto Heels avevo chiesto a Menotti, autore assai colto, di realizzare i disegni con quel suo bellissimo bianco e nero con tanti rimandi a Aubrey Beardlsey.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia scaturiva da un venerd\u00ec notte londinese, quando le strade si riempivano di ubriachi e ubriache all\u2019uscita dei pub e discoteche, che approfittano di quel giorno di salario per fare baldoria. Tra i tanti incontri incredibili, a piedi, in metropolitana e poi su un bus che passava per Tottenham Court Road ero rimasto molto colpito dai piedi delle ragazze. Era scoppiata, importata dagli Usa, la moda di uscire d\u2019inverno a gambe nude con sandali estivi con tacco altissimo. Gli stiletto heels. Questa moda, come tanti altri trend, era stata decretata da Anna Wintour, regina di \u201cVogue America\u201d e in quel venerd\u00ec di un marzo particolarmente freddo per strada era tutto un trionfo di piedi nudi con sandali vertiginosi. Spesso le dita erano rossastre quasi fossero sulla via del congelamento, ma le ragazze non sembravano nemmeno accorgersene e continuavano a ridere e a bere come se niente fosse. La situazione mi era rimasta cos\u00ec impressa che quando mi misi a scrivere il racconto avevo deciso di fare vivere anche ad Algida quest\u2019esperienza londinese. L\u2019idea che avevo proposto a Massimiliano De Giovanni era strutturata in una narrazione che passava con disinvoltura dalle sequenze scritte, a quelle illustrate, alternandole con altre a fumetti. Avrei voluto fare le prove generali, per poi confrontarmi con qualcosa di pi\u00f9 lungo e articolato. Purtroppo non and\u00f2. Forse non ero pronto io, forse non ero stato abbastanza convincente o forse Kappa non era l\u2019editore giusto per l\u2019esperimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso c\u2019\u00e8 la convinzione che il pubblico non sia pronto, a volte addirittura che non sia mai pronto. Io penso che, al contrario, sia quasi sempre pronto perch\u00e9 chi legge vuole contemporaneamente tradizione e novit\u00e0. Un desiderio schizofrenico, ma di sicuro un atteggiamento assai meno pavido di quanto si possa immaginare.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"900\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dinamite-cover-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-992\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dinamite-cover-1-1.jpg 600w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dinamite-cover-1-1-200x300.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per la nuova incarnazione di \u201cMondo Naif\u201d riprendo un progetto iniziato anni prima quando Davide Toffolo e Giovanni Mattioli avevano creato la rivista \u201cDinamite\u201d per Granata Press. Loving The Alien sarebbe dovuta uscire a puntate a partire da non ricordo quale numero. Ma poco importa visto che la rivista dur\u00f2 pochissimo e fu un vero peccato perch\u00e9 dopo anni finalmente c\u2019era qualcosa che aveva deciso di parlare direttamente agli adolescenti. Parte di questo spirito trov\u00f2 una dimensione concreta a met\u00e0 di quel decennio quando ero entrato in un gruppo formato dai quattro Kappa e da Vanna Vinci, Giovanni Mattioli, Andrea Accardi, Davide Toffolo. Ci riunivamo nella vecchia sede di via del Rondone per parlare di fare dei fumetti insieme, ambientati tutti nello stesso presente, in una citt\u00e0, Bologna, che stava vivendo una nuova stagione intensa e creativa in pieno boom dei centri sociali occupati.<br>Cos\u00ec, impegnato com\u2019ero con Loving the Alien a raccontare di sbarchi dei venusiani sul litorale cagliaritano e di nerd innamorati, ero costretto a lasciar perdere l\u2019ipotesi di scrivere e disegnare altri racconti, con Algida protagonista, che oscillassero in zone di confine in cui si parlava una lingua anfibia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"642\" height=\"934\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/MONDONAIF05-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-997\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/MONDONAIF05-1.jpg 642w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/MONDONAIF05-1-206x300.jpg 206w\" sizes=\"(max-width: 642px) 100vw, 642px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ma era solo un distacco momentaneo, quell\u2019idea ribalda era come un tarlo che scavava, che mi lasciava una certa irrequietudine, che si manifestava a folate improvvise.<br>Quel 2000 sarebbe stato un anno denso, come il 1999 del resto, ma ancora pi\u00f9 intenso. Tanto da risultare decisivo<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe stato l\u2019anno della fuga da Bologna, dell\u2019amore e del primo soggiorno in America.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sarebbero stati tutti i presupposti per tornare a confrontarmi con la lingua anfibia di cui mi sentivo parlante solitario.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"342\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/camminatori.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-989\" srcset=\"https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/camminatori.jpg 342w, https:\/\/www.obloaps.it\/quasi\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/camminatori-205x300.jpg 205w\" sizes=\"(max-width: 342px) 100vw, 342px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>(continua)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Otto Gabos Stamattina, nel dormiveglia, mi stavo liberando da un sogno fastidioso. 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