Lettori di fumetti non si nasce

Tiziana Metitieri | Spaziami |

Le nostre abilità di navigazione, di pensiero spaziale e anche matematiche sono determinate sia da fattori genetici e neurali predisponenti sia dall’esposizione e pratica che abbiamo avuto fin dall’infanzia con disegni, giochi spaziali, forme e mappe.
Tuttavia, nella società contemporanea, l’immersione nelle immagini è così profonda e continuativa che ne diamo per scontata l’interpretazione. Sono poi le pubblicazioni per bambini, caratterizzate tipicamente da immagini sequenziali abbinate a scritte più o meno lunghe, a indurci a considerare le narrazioni visive come semplici e immediate.
Se non bastasse, le grafiche e i fumetti sono usati da enti e istituzioni a scopo informativo e educativo per la popolazione generale e molti psicologi ricercatori ricorrono a immagini e narrazioni visive per studiare abilità cognitive globali e specifiche nei bambini oppure nelle persone non alfabetizzate. L’idea sottostante è che le sequenze di immagini siano trasparenti e universali. Come sostiene Niel Cohn, scienziato cognitivo e studioso dei fumetti, sebbene l’ubiquità interculturale delle immagini sequenziali le renda una modalità “universale” della comunicazione umana, ciò non significa che siano comprese universalmente. Si tratta, in effetti, di supposizioni, meglio classificabili come quella che ha definito Assunzione di trasparenza dell’immagine sequenziale (l’acronimo inglese è SITA), generate per lo più da adulti con una lunga familiarità con le narrazioni visive.

Questa assunzione si scontra di fatto con le difficoltà di interpretazione delle sequenze visive osservate sia tra diverse culture sia nei bambini fino a circa 4 anni. Per Cohn,«la comprensione delle sequenze di immagini sembra richiedere una fluidità, cioè una competenza acquisita attraverso l’esposizione e la pratica con un sistema di narrazione visiva. Tale fluidità è paragonabile all’esposizione e alla pratica naturali, estese e spesso passive richieste per comprendere il linguaggio».

Le ricerche sullo sviluppo delle abilità visuospaziali dimostrano che, tipicamente, fino all’età di circa 4 anni, i bambini percepiscono ciascuna immagine in una sequenza come un evento isolato: si soffermano sul personaggio o sull’azione di ciascuna immagine senza integrarla con la successiva. È a partire dai 4 anni che inizia a essere percepita la continuità tra immagini ed eventi sequenziali e dopo i 5 anni iniziano gradualmente a essere identificate le conseguenze dell’evento principale di una sequenza. L’esperienza con libri illustrati, puzzle, disegni, giochi spaziali e altri materiali visivi contribuisce allo sviluppo ottimale di tali processi, incrementando la fluidità spaziale individuale.

Brent Wilson e Marjorie Wilson negli anni 1980 condussero una serie di studi sul campo con gruppi di bambini di diverse culture per analizzare le loro narrazioni attraverso i disegni, suddivise in diverse tematiche.
I gruppi non erano molto numerosi ma comprendevano da 50 a 100 bambini dai 9 ai 12 anni, appartenenti alla classe media e abitanti in aree urbane e suburbane di Australia, Egitto, Finlandia e Stati Uniti. Gli autori trovarono molte differenze tra i gruppi, ad esempio, i bambini statunitensi e australiani disegnarono combattimenti e gare il 40% di volte in più dei bambini australiani e finlandesi e il 72% in più dei bambini egiziani; i bambini statunitensi e australiani disegnavano storie di distruzione il 60% più frequentemente dei bambini finlandesi e l’80% in più dei bambini egiziani; i bambini australiani disegnavano storie di vittoria più frequentemente degli altri tre gruppi. Gli autori furono colpiti dalle differenze che osservarono nei disegni dei bambini egiziani rispetto agli altri gruppi, sia nello stile generale sia, ad esempio, perché rappresentavano meno temi carichi di tensione e così decisero di approfondire l’influenza dei fattori culturali sulle narrazioni visive dei bambini. Wilson e Wilson si recarono a Il Cairo, per continuare la loro ricerca con i bambini egiziani di diverso livello socioeconomico e che abitavano in quartieri diversi e a pochi chilometri di distanza. Quasi tutti i bambini reclutati per lo studio nel villaggio di Nahia e nei quartieri di Imbabah e Zamalek avevano accesso alla televisione che trasmetteva cartoni animati americani. Ai bambini dai 9 ai 12 anni delle scuole di Nahia, Imbabah e Zamalek, Wilson e Wilson chiesero di disegnare delle storie a tema, sviluppate in sei scene, per osservare eventuali differenze nelle sequenze visive. Negli anni 1980 Nahia, situato oltre le piramidi di Giza, era un villaggio di contadini e di cordai, sulle sue mura non si contavano molte immagini né rappresentazioni grafiche. Nelle scuole di Nahia i bambini studiavano su libri di testo illustrati da pochi disegni a tratto e da nessuna immagine e disegnavano occasionalmente, senza avere dei modelli da riprodurre. Il quartiere popolare di Imbabah, situato nell’area metropolitana del Grande Cairo, offriva le stesse opportunità di cultura visiva di Nahia. Nel distretto esclusivo di Zamalek, nel centro di Il Cairo, si potevano acquistare riviste illustrate e fumetti in arabo e in altre lingue europee, le aule della scuola privata erano decorate da illustrazioni internazionali, i bambini parlavano inglese e studiavano sui testi illustrati importati da Inghilterra e Stati Uniti. Wilson e Wilson osservarono notevoli differenze nelle produzioni grafiche: nel gruppo di bambini di 9 anni, solo il 4% degli abitanti a Nahia e l’8% degli abitanti a Imbabah aveva disegnato narrazioni sequenziali, in confronto all’87% dei bambini di Zamalak. Rispetto ai bambini di Zamalek, quelli di Nahia e Imbabah disegnavano in modo rudimentale le relazioni spazio-temporali tra eventi da una scena all’altra. Questi risultati non dipendevano da una diversa esposizione a narrazioni orali ma dalla diversa abilità a tradurre un racconto verbale in una sequenza di disegni, in funzione di quanto fossero più o meno ricche le esperienze visive vissute fino ad allora.

In mancanza di una diversificazione dei modelli accessibili di narrazione visiva e di una pratica nella trasformazione di una storia in una sequenza di disegni la fluidità delle creazioni grafiche risulta più semplificata e meno dinamica, cosicché le opportunità di sviluppo del pensiero spaziale – nella comprensione e nella produzione – si restringono, evitabilmente.

Ti è piaciuto? Condividi questo articolo con qualcun* a cui vuoi bene:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Quasi