Paolo Interdonato intervista Spugna, autore di Rust Kingdom, Fingerless, Fat Rot Things e della recente graphic novel di Cattivik. Tra Popeye, Cartoon Network, Mattioli, Bonvi, Hollow Press e One Piece, emerge il ritratto di un fumettista che costruisce mondi, ama i pupazzetti e rivendica una poetica semplice e brutale: fare fumetti con i mostri che si menano.
Facoltà di cazzeggio
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Mostri, pupazzetti e mazzate: intervista a Spugna
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Che cazzo ci fai nel fumetto, Calia?
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Paolo Interdonato e Boris Battaglia dialogano con Claudio Calia a partire dalla nuova edizione di È primavera. Intervista ad Antonio Negri. Il risultato è una riflessione ampia sul graphic journalism, il rapporto tra fumetto e politica, la fatica di raccontare il dolore degli altri, il desiderio di fare narrativa e il progressivo sconfinamento del fumetto fuori dai suoi confini editoriali tradizionali.
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Imparare con le mani: Intervista a Kalina Muhova
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Cosa succede quando un’autrice si stanca del “disegno bello” e cerca la libertà nel ricamo e nella ceramica? Paolo Interdonato intervista Kalina Muhova dopo l’esperienza al Comicon. L’autrice di Il bordello dei fantasmi e Odio l’estate racconta la sua necessità di disegnare velocemente per non “uscire dalla storia”, il suo rapporto con l’automatismo realistico, la scoperta tardiva del fumetto e la sua assoluta devozione alla forza della scrittura rispetto alla trappola dell’estetica fine a se stessa.
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Però e sempre un «Poi ci pensiamo»
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Quattro chiacchiere con Paolo Castaldi Paolo Castaldi è un ottimo amico. Ci si vede spesso in pausa pranzo (io lavoro…
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Cazzo! È morto Edika
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“La prima volta che ho letto Gotlib, mi sono detto: cazzo, c’è qualcuno che lo fa! Allora lo si può…
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(Quasi) un premio 2025: La strada di Manu Larcenet
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Paolo Interdonato e Boris Battaglia discutono del premio assegnato a La strada di Manu Larcenet. Un confronto diretto, a tratti spietato, su perché questo libro si impone: non consola, non edifica, ma scava. Un dialogo che mette a nudo la forza del fumetto e le nostre resistenze.
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Giorgio Canali: Ho bisogno della musica per sentire le parole
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Giorgio Canali parla con Paolo Interdonato della forma delle sue canzoni, del modo in cui scrive e costruisce testi pieni di riferimenti e ritmo. Tra sarcasmo e lucidità, Canali riflette sul rapporto tra musica e parole, sull’amore come atto politico e sul piacere del palco come motore del suo lavoro. Un dialogo su poesia, ipertesto e ostinazione anarchica.
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In principio era lo storyboard: A Kind of Language in Fondazione Prada
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Boris: Ci sono capitato per caso. Sabato me ne stavo al bancone del Camparino in Galleria a gustarmi un Campari…
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Il POP! delle Intelligenze artificiali
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Abbiamo chiesto alle nostre amiche cibernetiche di rispondere alla tassonomia del POP! che il vecchio arnese novecentesco ha prodotto ieri….