Questa intervista al curatore ceco Jonáš Kucharský in occasione della proiezione del restauro da lui curato del film Až přijde…
La cassetta degli attrezzi
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Tempo al tempo – Intervista ad Arby Ovanessian intorno a Cheshmeh
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Questa intervista al regista iraniano Arby Ovanessian in occasione della proiezione del restauro del suo film Cheshmeh alla 56ma edizione…
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Maurice Sendak, il re di tutte le cose selvagge
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In occasione del centesimo numero di (Quasi), recuperiamo pezzi del nostro passato. Questo articolo di Francesco Pelosi è stato pubblicato…
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Il cyberpunk è morto, perché è arrivato davvero e fa cagare
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Volevamo il cyberspazio, le IA senzienti, i fantini della console e le zaibatsu; ci siamo ritrovati con la miseria dei social media, OnlyFans, la profilazione commerciale e il culto anestetizzante di se stessi. Un viaggio nostalgico e rabbioso che parte dalle scoperte letterarie degli anni Novanta – tra William Gibson, Bruce Sterling e il taccheggio in libreria – per arrivare a una conclusione inevitabile: il cyberpunk è morto semplicemente perché si è realizzato, ma nella sua versione più mediocre, noiosa e alienante.
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La ballata dei quadernetti perduti, ovvero i grandi uomini che mi hanno conosciuto
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Lavorare alla storia della rivista “Linus” significa perdersi nella giungla delle interviste non registrate. Paolo Interdonato traccia una mappa ironica e spietata dei testimoni dell’editoria milanese, divisi in quattro categorie di narratori impossibili, custodi di verità che preferiscono portare con sé.
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Architettura e narrazione visiva. Da Assurbanipal a Chris Ware
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Cosa accomuna gli scultori del sovrano assiro Assurbanipal a un maestro del fumetto contemporaneo come Chris Ware? La risposta risiede nell’uso dello spazio fisico come dispositivo narrativo. Esplorando i rilievi della caccia ai leoni del British Museum, l’articolo svela come le sale del Palazzo di Ninive fossero progettate secondo una logica sequenziale di vignette e “volta pagina” architettonici. Una riflessione sulla potenza del linguaggio visivo capace di generare empatia oltre la propaganda e attraverso i millenni.
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Questa è… la guerra…
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Partendo dal discorso This is Water di David Foster Wallace, Emiliano Barletta riflette sul rischio di assuefazione alla realtà, in particolare alla guerra. L’esperienza diretta della Siria durante gli anni precedenti al conflitto rende impossibile per Emiliano considerare la guerra come un evento distante o prevedibile. Attraverso il fumetto e il lavoro di Naji al-Ali, emerge la necessità di contrastare la normalizzazione della violenza, mantenendo uno sguardo consapevole e non automatico. Emiliano Barletta invita a riconoscere “l’acqua” in cui siamo immersi e a scegliere attivamente come guardare il mondo.
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Il fumetto ha bisogno di tempo. Un elogio della serialità
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Il fumetto ha bisogno di tempo per esistere. Ha bisogno del tempo che gli dedichiamo nel leggerlo, del tempo che…
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Children e AT field: adolescenti e comunicazione
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Non mi è mai importato nulla dei robottoni. Né di quelli di Go Nagai né di quelli di Yoshiyuki Tomino,…