La leggenda di Pat Martino

Tiziana Metitieri | Spaziami |

Uno spazio vuoto nella regione temporale sinistra. Pat Martino guarda l’immagine della sua risonanza magnetica post-operatoria con la consapevolezza che con quel tessuto cerebrale asportato se ne sono andati molti suoi ricordi. In 26 anni è riuscito a ricostruirne diversi, tornando sui luoghi della sua storia personale e incontrando amici e musicisti. È riuscito a recuperare anche la sua musica ma il modo in cui questo è stato raccontato ha preso forma di leggenda, a partire dagli aneddoti citati nel documentario Martino Unstrung (Martino scordato, nella traduzione italiana ancora più evocativa) del 2008.

Risonanza magnetica, sezione coronale, T1, post-intervento di lobectomia temporale sinistra.
Immagine tratta da: Jazz, Guitar and Neurosurgery: the Pat Martino Case Report, 2014

Pat Martino è uno dei musicisti che si è portato via il difficile anno passato. Si è spento a 77 anni il 1° novembre a Philadelphia, negli Stati Uniti, nella stessa casa in cui era cresciuto come Patrick Azzara, prima di prendere, ancora adolescente, le vie del jazz e il nome d’arte. Una malattia respiratoria cronica lo aveva costretto a concludere la sua straordinaria carriera nel 2018 dopo una serie di concerti in Italia, l’ultimo a Mantova il 24 novembre di quell’anno.

La lobectomia temporale fu resa necessaria nel 1980 da un’emorragia intracerebrale dovuta alla rottura di una malformazione artero-venosa, un gomitolo anomalo di vasi sanguigni che occupava una porzione del lobo temporale sinistro del cervello di Martino. Si tratta di una lesione congenita che viene identificata solo se diventa sintomatica a causa del sanguinamento (che mette a rischio la vita come nel caso di Martino) o di altre manifestazioni cliniche come crisi epilettiche, disturbi neurologi e neuropsicologici, oppure, incidentalmente, se viene prescritto un esame neuroradiologico per altri accertamenti. Negli anni precedenti, il chitarrista aveva presentato sia crisi epilettiche sia alterazioni comportamentali che non erano state riconosciute e non avevano condotto ad accertamenti neurologici bensì a cure e ricoveri psichiatrici. Questo periodo gli pregiudicò diverse relazioni, inclusa quella con la prima moglie e lo portò a sperimentare diverse sostanze stupefacenti.

A operarlo in un ospedale di Philadelphia fu il neurochirurgo Frederick Simeone che fu intervistato tra il 2006 e il 2007, assieme a familiari, amici e musicisti, per il documentario Martino Unstrung diretto da Ian Knox, ed è stato poi autore, assieme a Claire Isaac, Paul Broks e altri, dell’articolo con la descrizione clinica del caso Martino, pubblicata nel 2014 su World Neurosurgery.

Claire Isaac e Paul Broks sono i due neuropsicologi britannici che si recarono a Philadelphia per intervistare il chitarrista e sottoporlo a una serie di test di linguaggio e di memoria.

Immagine tratta dal documentario Martino Unstrung, 2008

Il lobo temporale sinistro è quella porzione del nostro cervello in cui tipicamente, se si è destrimani, vengono immagazzinate tutte le conoscenze verbali che accumuliamo fin dall’infanzia. Nei musicisti professionisti, in quella regione viene archiviata anche la conoscenza musicale. Per Martino quell’intervento chirurgico che gli salvò la vita cambiò anche la sua identità o se ne convinse. Ricominciò ad apprendere i significati delle parole, i nomi dei familiari e degli amici, così come i brani musicali nella loro notazione. Furono necessarie diverse settimane dopo l’intervento per riprendere in mano la chitarra. Un certo rifiuto era motivato. Alla dimissione dall’ospedale Pat Martino appariva cambiato, certamente non ricordava i nomi delle persone né i titoli della sua produzione musicale e il comportamento era completamente diverso dal periodo precedente all’intervento, migliorato. Il padre, nel timore che avesse dimenticato di suonare, lo sottopose a un ascolto intensivo dei suoi dischi, una terapia d’urto tale da far allontanare chiunque, figuriamoci lo stesso chitarrista. Dopo un periodo di distanziamento, riprese la chitarra e ritrovò quelle azioni conosciute, la destrezza delle sue mani, la padronanza degli accordi e delle scale.

La lesione aveva risparmiato l’ippocampo sinistro, una struttura fondamentale alla nostra memoria e, limitandosi al polo, la porzione più anteriore del lobo temporale, aveva preservato la possibilità di ricostruire i ricordi e formarne di nuovi sia di natura dichiarativa (i nomi, i titoli delle canzoni, il vocabolario, ecc.) sia di natura episodica (gli eventi personali o pubblici). Inoltre, la memoria procedurale, situata anatomicamente nei gangli della base e nel cervelletto, non era coinvolta nell’area lesionale e garantiva il recupero di azioni ben apprese che vanno dal preparare il caffè o dall’andare in bicicletta con gesti automatici, fino al suonare la chitarra o a danzare per chi lo faccia di professione.

Rappresentazione delle aree di Brodmann che evidenzia il polo temporale.

Significativamente, l’ultimo album che Pat Martino aveva inciso prima dell’intervento neurochirurgico era del 1977 e aveva per titolo Exit, mentre il primo album che pubblicò dopo, nel 1987, aveva per titolo The Return e ne sono seguiti altri quindici, con l’ultimo, Formidable, del 2017.

Come ha scritto Paul Broks nel libro The Darker the Night, the Brighter the Stars, in cui tra diversi casi neuropsicologici racconta anche il suo incontro con il chitarrista, «la storia di Martino è una leggenda moderna verosimile. Ci sono componenti reali – l’emorragia cerebrale, l’intervento chirurgico, la perdita di memoria, l’abbandono della chitarra, il ritorno e così via – e ci sono componenti leggendarie, abbellimenti, interpretazioni errate, che conferiscono alla storia di Pat una qualità mistica. Al centro della leggenda di Martino c’è l’idea di dover riapprendere la chitarra totalmente da zero».

Non fu così, non ricominciò a suonare da zero. La ricostruzione della lesione e dello specifico disturbo di memoria associato ha permesso di comprendere come siano andate veramente le cose, senza per questo offuscare la carriera leggendaria di un indimenticabile chitarrista.

Fonte: http://www.patmartino.com/
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