I coglioni si tengono nelle mutande

Rosso Foxe | Quasiamore |

I coglioni si tengono nelle mutande.
Anche quando sono sporche e puzzolenti. Anche quando non le cambiamo da giorni. Anche quando sono l’unico capo d’abbigliamento che indossiamo.
Reiser era un genio. L’uomo più intelligente del mondo. Disegnava con grandissima rapidità, lasciando colare l’inchiostro sul foglio. Le sue storie, in superficie, erano volgarissime.
Poi le leggevamo e ci coglieva il tramortimento per l’acume dello sguardo, per la ferocia delle critiche che ci si infiggevano nelle nostre carni, per la profondità delle ferite che ci lasciavano.

I coglioni si tengono nelle mutande.
Questa regola a Reiser non andava proprio giù.
Il suo Porcone, ma in francese si chiama Gros dégueulasse, indossava solo quelle. Lerce e puzzolenti, su un corpo altrettanto sporco. E, da quelle mutande, penzolavano i coglioni, appoggiati, esattamente come il mozzicone di sigarette al labbro, a elastici che, nonostante gli scarsi lavaggi, cedevano e si allargavano. Tutto era molle in lui: la presenza nel mondo, la muscolatura flaccida, il ventre, il labbro inferiore, la cicca, gli elastici delle mutande, i coglioni.

Aveva ragione Reiser. Nella vita i coglioni, nelle mutande, non ci vogliono stare. Mollicci, rotondi, coperti di pelo rado e sudati, li vediamo in strada, nei locali, sui mezzi, negli uffici. Vivono tra noi. E sono rumorosi. Il porcone, tenendo i suoi fuori dalle mutande e usandoli come incongruo bastone da rabdomante, li scova ovunque e ce li mostra.

disegno di Titti Demi

Tuono Pettinato muoveva nel mondo un corpo solido. Aveva una presenza fisica importante. Era grande, quasi imponente, ma si muoveva lentamente, senza incutere mai timore. Quando lo si vedeva disegnare, concentrava la massa del suo corpo verso la superficie di carta. Si piegava sul foglio, avvolgendolo. Il pennarello nella sua mano diventava minuscolo e, con la medesima lentezza usata per muoversi nel mondo, depositava segni gentili che componevano narrazioni che gli assomigliavano: enormi, materiche, vive, eppure leggere ed eteree, decise a non offendere mai nessuno.

I corpi dei suoi personaggi erano completamente privi di erotismo. Gli abiti e i movimenti avevano funzione rigorosamente narrativa: non servivano mai a perturbare il sentire del lettore. Pure in quelle poche occasioni in cui la presenza del sesso era innegabile, pareva che l’atto fisico e meccanico non fosse mai avvenuto.
In Enigma: La strana vita di Alan Turing, scritto con Francesca Riccioni, si dice l’arresto del matematico inglese. I fatti sono raccontati chiaramente e senza perbenismi. L’amante di una notte, con cui Turing è tornato a casa da un bar, approfittando del sonno profondo del padrone di casa, lo ha derubato prima di dileguarsi. Lo scienziato denuncia l’accaduto alle forze dell’ordine, senza preoccuparsi di nascondere le dinamiche, e viene condannato alla terapia ormonale che ridurrà la sua libido, trasformerà il suo corpo e, probabilmente, lo condurrà al suicidio.
Anche quando Turing decide di mordere la mela, come Biancaneve, quell’atto, intriso di veleno, ma anche di amore e di morte, nel racconto di Tuono Pettinato, si svuota di erotismo.

disegno di Titti Demi

Nel 2015, in concomitanza con i festeggiamenti per i cinquant’anni della rivista, Tuono Pettinato dedica alcune storie breve ai personaggi più importanti di “Linus”. Ne passa in rassegna diversi, mostrando come quelle strisce abbiano formato il suo sguardo di autore. In agosto è il turno di Reiser. Lo ha amato: si vede, si sente. Quel segno liquido e veloce, quella ferocia e quell’intelligenza gli sono entrati dentro e lo muovono come se fossero un motore narrativo. Eppure, quando deve disegnare il Porcone, non riesce a fare ciò che per Reiser è naturale: le sue mutande sono composte, avvolgenti, pudiche.
I coglioni si tengono nelle mutande.

Eppure, il bastone da rabdomante di Tuono era infallibile. Era capace di stanare il peggio del nostro essere umani, lo schifo che siamo capaci di fare, il coglione che è in ognuno di noi, e di indicarcelo con precisione. Senza fare sconti. Per dire l’amore e la morte, non aveva mai bisogno di mostrare i coglioni. Non gli serviva neppure nominarli. Gli bastava muovere sulla pagina personaggi che parevano lontanissimi dai desideri, dalle pulsioni e dal corpo. E, nonostante questa assoluta distanza, erano assolutamente vivi.

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