Nel centoduesimo numero di (Quasi), Paolo Interdonato e Boris Battaglia si scontrano (e si incontrano) in una conversazione a tutto campo su Dylan Dog. Dal colpo di fulmine per il primo numero di Stano alla delusione per la deriva sclaviana, passando per il gotico, il fumetto postmoderno, le origini seriali e la fortunata bulimia con cui il personaggio bonelliano ha finito per fagocitare tutti gli altri storici indagatori dell’incubo.
Autore: Paolo Interdonato
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Dylan Dog si è mangiato gli indagatori dell’incubo
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Il Lapino è scomodo
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Partendo dal profilo irriverente e intransigente di Titti Demi e analizzando lo stato di salute del fumetto indipendente e dei graphic novel, Paolo recensisce il terzo numero della rivista Lapino. Un progetto editoriale anarchico e senza compromessi che ospita firme d’eccezione come Caroline Sury e Marco Corona, dimostrando come si possa fare grande fumetto internazionale in Italia al di fuori delle logiche di mercato.
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Indagatori dell’incubo
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In occasione dei quarant’anni dall’uscita del primo numero di Dylan Dog, l’editoriale del numero centodue di (Quasi) riflette sui meccanismi della paura e sul genere horror, dai tarocchi letterari di Stephen King all’impatto rivoluzionario della creazione di Tiziano Sclavi e Angelo Stano. Senza esaurirsi nella celebrazione del singolo personaggio, il numero allarga lo sguardo all’intera categoria degli “Indagatori dell’incubo”, esplorando come l’orrore a fumetti si sia evoluto nel tempo tra miti, cliché e disamore senile.
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1971: Construção di Chico Buarque
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Nel primo articolo di Tre minuti di storia, Paolo racconta Construção di Chico Buarque dentro la storia della dittatura militare brasiliana, del Miracolo economico e dello sfruttamento operaio.
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Metropolis: La città di Filemazio
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La notizia della scomparsa di Francesco Guccini diventa l’occasione per ripercorrere un rapporto intimo e accidentato con la sua musica: dalla scoperta infantile di Radici su una cassetta riparata con lo scotch, al memorabile «litigio» per Quattro stracci e D’amore di morte e di altre sciocchezze, fino alla rilettura dell’album Metropolis. Al centro c’è Bisanzio e la figura del protomedico Filemazio, simbolo di una cultura capace di unire alto e basso, fumetti e letteratura, e di un metodo di pensiero che rimane cucito addosso anche dopo le incomprensioni.
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Metropolis
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In principio era Metropolis. Dalla parabola sociale di Fritz Lang e Thea von Harbou fino al cinema contemporaneo e al fumetto (da Superman a Moebius e Inio Asano), quel capolavoro del 1927 ha plasmato la nostra visione delle metropoli e del futuro. Nel 2026, di fronte a un mondo persino peggiore di quello immaginato un secolo fa, (Quasi) torna dopo la pausa estiva per indagare come funziona e si struttura l’immaginario visivo entro cui viviamo.
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Contro la fantascienza
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Un articolo provocatorio contro la fantascienza su un inserto culturale accende la solita tempesta social nella bolla . Ma dietro lo scontro tra lo scrittore in cerca di visibilità e il fandom offeso si nasconde un meccanismo più profondo: la monetizzazione del rancore e il clickbait progettato a tavolino. Dai manga morali di Shun Umezawa agli esperimenti inquietanti con le intelligenze artificiali, una riflessione su cosa significhi oggi fare critica, evitare i veri posizionamenti morali e alimentare, inevitabilmente, il rumore di fondo della rete.
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Cento!
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Cento numeri, in versione digitale, di una rivista che oscilla tra il paradosso del web e il rigore della carta. (Quasi) festeggia un traguardo speciale ripercorrendo la sua storia – fatta di scadenze inventate, ottima critica e un pizzico di ossessione – e regalandovi l’elenco completo di tutte le uscite (più una sorpresa fustellata). Buon centesimo numero!
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John K. in cammino nelle praterie del rimosso
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L’animazione televisiva contemporanea deve moltissimo a John Kricfalusi, il folle creatore di “Ren & Stimpy” che scardinò le regole del medium collaborando anche con Björk nel videoclip di “I Miss You”. Ma la storia di John K. è anche una traiettoria complessa che si addentra nei viottoli dell’underground e si chiude bruscamente nelle praterie del rimosso, tra controversie produttive e pesanti vicende personali. Un’analisi approfondita sulle origini del nostro immaginario visivo, dove le storie edificanti convivono con quelle più oscure.