Terzo numero (anche se in copertina è indicato come “2”) per “La fine del mondo”, rivista di fumetti che oscilla tra sperimentazione, compagnia di giro e scelte discutibili. Tra la noia per Shintaro Kago e alcune delusioni annunciate, emergono però pagine sorprendenti: Il lavoro dei sogni di Eliana Alberti e soprattutto Ninnananna di Manuele Fior. Una lettura attraversata da pregiudizi, entusiasmi improvvisi e fastidi dichiarati, che conferma quanto sia difficile – e necessario – continuare a comprare (e criticare) le riviste di fumetto.
Autore: Paolo Interdonato
Continua a leggere
“La fine del mondo” come lo conosciamo (e mi sento bene)
Continua a leggere
Continua a leggere
Iris e le torte
Continua a leggere
Nel 1968, dieci anni prima di Contratto con Dio, Thé Tjong-Khing e Lo Hartog van Banda pubblicano Iris, libro a fumetti edito da De Bezige Bij e oggi riscoperto da Fantagraphics come Iris: A Novel for Viewers. Nato nel solco dell’erotismo pop europeo inaugurato da Barbarella di Jean-Claude Forest e proseguito da Guy Peellaert e Guido Crepax, Iris è un racconto visionario che smonta il mito dell’origine americana del graphic novel. Dalla Giava coloniale ai Paesi Bassi, fino ai silent book come Tortintavola, il percorso di Thé dimostra che il “romanzo grafico” è una forma che precede l’etichetta e che può culminare in dodici tavole mute capaci di costruire un romanzo corale.
Continua a leggere
Il libro della giungla: Il fardello di Harvey Kurtzman
Continua a leggere
Nel 1959 Harvey Kurtzman pubblica Jungle Book, primo libro a fumetti statunitense composto interamente da materiali inediti pensati per il formato tascabile. Nato dopo l’esperienza di “Mad”, “Trump” e “Humbug”, il volume è un esperimento radicale: 144 pagine originali, quattro storie satiriche feroci sul mito del progresso americano. Stampato male, distribuito con prudenza e venduto poco, diventa un’occasione mancata che avrebbe potuto cambiare la storia del fumetto molto prima della consacrazione della “graphic novel”. Un libro dimenticato, oggi riscoperto, che resta più libero e più moderno di gran parte di ciò che è venuto dopo.
Continua a leggere
(Quasi) bambini
Continua a leggere
In occasione della Will Eisner Week, (Quasi) affida a Omar Martini un percorso tra i libri che hanno anticipato l’idea di graphic novel. Tra questi, un’assenza pesa più delle altre: Tantrum (1979) di Jules Feiffer, allievo diretto di Will Eisner. Uscito pochi mesi dopo A Contract with God, il libro racconta la regressione di Leo, quarantaduenne che, in piena crisi, si trasforma fisicamente in un bambino di due anni mantenendo coscienza e desideri da adulto. Una satira feroce su infantilismo, responsabilità e illusioni di libertà, che interroga anche noi lettori: davvero i fumetti sono cose da bambini? O sono, proprio per questo, una faccenda serissima?
Continua a leggere
Fight da F.A.I.D.A.
Continua a leggere
F.A.I.D.A., Fumettofili Associati Italiani Diversamente Amici, è nata da poco e già minaccia di implodere tra risse, ironie e paranoie redazionali. Tra citazioni colte e bottiglie di vino sprecate, Boris e Paolo mettono in discussione il lessico del fumetto e propongono un declassamento polemico: chiamarlo “narrazione a figure”. Una satira sull’ambiguità del linguaggio, sull’ego culturale e sulla paura di essere presi troppo sul serio.
Continua a leggere
Il fumetto tira la catena: Quando il magazzino tracima
Continua a leggere
Il mercato del fumetto italiano rallenta: calano fatturato e marginalità, Bonelli riduce la produzione e il magazzino diventa il vero indicatore di crisi. Tra manga che tengono, graphic novel che cedono ed edicole sempre più vuote, resta una domanda sull’innovazione che non arriva.
Continua a leggere
Nasce l’associazione!
Continua a leggere
(Quasi) fa coming out: siamo nerd, siamo Legione. Nasce F.A.I.D.A., un’associazione che difende il fumetto come materia sporca, ossessione monomaniaca e arte effimera da strappare all’oblio. Un manifesto contro graphic novel, collezionismo imbalsamato e democrazia del gusto.
Continua a leggere
Mortimer: I cerchi del tempo
Continua a leggere
La rilettura completa di Mortimer smonta definitivamente il mito: una serie mediocre, con poche buone idee disperse in una produzione seriale frettolosa. Il discorso sul tempo resta un gioco incompiuto, mentre emerge una riflessione più ampia sulla critica e sulla tentazione di sovrainterpretare fumetti nati per essere consumati e dimenticati. A volte non c’è nulla da decifrare: sono solo disegnetti per perditempo. Ed è anche per questo che valgono la pena.
Continua a leggere
Mortimer: Intervallo etico e autodenuncia
Continua a leggere
La rilettura di Mortimer si trasforma in un’interruzione etica. L’idea sul tempo nel fumetto, che aveva reso memorabile la serie, emerge ora come un accidente isolato dentro un’opera mediocre, segnata da scrittura disordinata, lavoro forzato e una gestione delle figure femminili profondamente violenta. Il testo diventa un’autodenuncia: dello sguardo di chi legge, della cultura tossica che permea il fumetto popolare e dell’alibi teorico del tempo come rifugio maschile.