Nel penultimo capitolo di Come se fosse Antani, Boris Battaglia indaga la “supercazzola” di Amici miei come oggetto filosofico, non linguistico: un atto performativo privo di concetto, ma carico di libertà cognitiva. Da Wittgenstein a Kant, passando per Monicelli e Tognazzi, Battaglia mostra come la supercazzola non sia una semplice assurdità comica, ma una forma di conoscenza ribaltata, una risata che nasce dal corto circuito tra parola e potere.